venerdì 18 agosto 2017

Emergenza laghi: stress climatico, inquinamento, ecoreati


I laghi d’Italia sono sotto stress a causa della scarsità idrica e dell’eccezionale calore estivo. Il Lago di Bolsena quest’anno ha ricevuto meno del 80% dell’apporto idrico medio che proviene dalle piogge sul suo bacino.


Per fortuna, il suo livello non è sceso drammaticamente come in altri laghi - ad esempio il Lago di Vico con 1 m sotto la media, e il Lago di Bracciano con 1,7 m sotto la media. Questo grazie, in piccola parte, alla chiusura delle bocchette che regolano il deflusso dell’emissario Marta, e soprattutto alla particolare conformazione dell’acquifero di cui il Lago è la parte affiorante. Infatti verso nord (Castel Giorgio), verso est (Montefiascone) e verso ovest (Gradoli) la falda acquifera nei suoi punti più alti raggiunge quota 480 m s.l.m., mentre la quota media dello specchio d’acqua si trova a 304 m s.l.m (vedi la carta idrogeologia sottostante). In mancanza di pioggia la falda si svuota a partire dai suoi livelli più alti in conseguenza dell’evaporazione dallo specchio lacustre e delle captazioni tramite pozzi.
 

Comunque, gli ecosistemi dei laghi soffrono delle condizioni climatiche estreme, e dobbiamo chiederci: potrà a lungo resistere il nostro lago allo stress climatico se perdurerà e si aggraverà negli anni a venire? Questo sarà possibile soltanto se è in buona salute, se viene curato e protetto: come un corpo umano, che resiste allo stress se è forte e sano, e che si ammala quando è indebolito.

Purtroppo il nostro lago non sta proprio bene: il suo stato ecologico conosce un continuo degrado a causa della sovrabbondanza di sostanze nutrienti nelle sue acque - in particolare il fosforo che fa aumentare la biomassa di vegetali e degli animali che se ne cibano. Nel corso degli ultimi anni, il suo stato di salute è peggiorato da “buono” a “sufficiente”. Dall’anno scorso si osservano chiari segni dell’avvio del processo di eutrofizzazione, con un’estesa assenza di ossigeno sul fondo del Lago (per un riassunto vedi qui).

L’apporto eccessivo di fosforo ha due origini principali: il sistema fognario del bacino del Lago e l’agricoltura.

Il sistema fognario è deficiente in più aspetti:

    - il collettore circumlacuale è gravemente avariato,

    - le reti fognarie comunali sono difettosi e insufficienti.

Questo stato di fatto è documentato e generalmente riconosciuto, a tutti i livelli, da quello comunale fino all’Unione Europea. Altrettanto chiaro e riconosciuto è l’urgenza di prendere misure efficaci – adesso più che mai.

Dopo la prima audizione nel 2015 della petizione n. 2191/2013 presentata da Piero Bruni, la presidente della Commissione Petizioni dell’UE aveva rilevato “la grave situazione ambientale delle acque lacustri che potrebbe portare a una procedura d’infrazione” e “gli alti valori di fosforo e arsenico causati da una cattiva gestione delle acque reflue urbane e delle acque ad uso agricolo” chiedendo l’adozione di “un piano efficace che permetta di preservare l’equilibrio ambientale del lago di Bolsena, riparando e completando in primis il collettore fognario circumlacuale attualmente incompleto e disastrato”.

In risposta alla petizione la Regione ha dichiarato di avere stanziato 2 milioni di € per il ripristino del collettore; però nessun lavoro concreto era stato intrapreso. Soltanto in seguito a un lungo tira e molla, e dopo la seconda audizione della petizione il 10 luglio 2017 a Bruxelles (dove vari eurodeputati hanno pronunciato dure parole) è stata fissata la data per l’affidamento dei lavori (al 5 settembre) per l’adeguamento del collettore esistente e del depuratore (totalmente fuori funzione da molti mesi, con conseguente inquinamento del fiume Marta e della sua foce). Però, con fondi insufficienti per un completo ripristino del collettore, e senza neanche prendere in considerazione il suo completamento.
 
 
Le carenze nella raccolta delle acque reflue si riflettono anche sulla balneabilità del Lago e quindi sul turismo. Tra i laghi del Lazio, la Goletta dei Laghi 2017 di Legambiente trova “nel Lago di Bolsena la situazione peggiore con 5 punti inquinati su 7”: una fotografia soprattutto delle carenze delle reti fognarie comunali. Malgrado le richieste insistenti e ripetute della cittadinanza di verificare queste reti, nessun comune è intervenuto per migliorare la situazione che invece è lampante, tutt’intorno al Lago:

In tutti i comuni si conoscono scarichi fognari abusivi nei fossi, in alcuni comuni nelle condotte delle acque bianche, a Bolsena, San Lorenzo e Valentano interi quartieri scaricano in fossi, a Gradoli, Capodimonte, Marta, Montefiascone e Bolsena si conoscono scarichi abusivi di esercizi turistici e case singole nel Lago …  Con le piogge, l'inquinamento nei fossi raggiunge il Lago.

Giustamente Legambiente nel suo rapporto parla di “vergogna” a proposito della “Foce torrente nei pressi del parco giochi“, dove per il nono anno consecutivo trova le acque balneabili “fortemente inquinate” da batteri fecali (vedi anche questo video).

 
Dichiara Cristiana Avenali, Consigliera regionale e componente della Commissione Ambiente:

I comuni, che sono le istituzioni competenti per la depurazione ed ai quali sono state inviate le segnalazioni, non possono più rimandare gli interventi … E cosa ancora più grave, come denuncia Legambiente, in alcuni casi non posizionano i cartelli di divieto di balneabilità, come previsto per legge, omettendo quindi l'informazione dell'inquinamento ai cittadini. In alcuni di questi punti ci sono anche delle indagini della procura in corso.”

Visto queste gravi inadempienze, Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, chiede “alle autorità competenti di intervenire applicando la nuova legge 68 del 2015 sugli ecoreati”.
Il nuovo articolo 452-bis del codice penale punisce l'inquinamento ambientale con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 10.000 a 100.000 € chiunque abusivamente cagioni una compromissione o un deterioramento "significativi e misurabili" dello stato preesistente "delle acque o dell'aria, o di porzioni estese o significative del suolo e del sottosuolo" o "di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.” Il disastro ambientale è punito con la reclusione da 5 a 15 anni. Riguarda un'alterazione irreversibile dell'equilibrio di un ecosistema: “un'alterazione dell'equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali”.

lunedì 24 luglio 2017

Geotermia Nuova Latera: Quando gli incentivi aumentano l’effetto serra


Gli incentivi nel settore energetico sono motivati in primo luogo dall’urgenza di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra e di evitare un surriscaldamento catastrofico dell’atmosfera. Sono incentivate le energie “rinnovabili” - termine impreciso che sottintende e include due aspetti della sostenibilità ambientale: quello di fonti rinnovabili di energia (non esauribili nella scala dei tempi geologici) e quello di fonti “pulite” (sfruttabili senza emissione di sostanze inquinanti e/o dannose per gli ecosistemi, p. e. gas ad effetto serra).


La vecchia centrale geotermica di Latera chiusa a causa delle sue emissioni nocive
 
Tradizionalmente, “rinnovabili” sono considerate in modo sommario tutte le fonti di energia che non generano gas ad effetto serra durante il processo stesso di generazione di energia. Il loro “fattore di emissione” (emission factor EF) – la quantità di gas ad effetto serra prodotta per unità di energia – era definito uguale a zero.

“Rinnovabili” erano perciò definite l’energia del sole, del vento, del moto ondoso, l’energia idroelettrica, geotermica e anche quella nucleare.

Nel corso degli ultimi 20 anni la scienza ha elaborato un’analisi più differenziata della questione. Oggi i fattori di emissione delle diverse fonti di energia considerano l’insieme di tutti i gas emessi (in unità di “equivalenti CO2” – CO2eq) da una parte, e in più tutto il processo riguardo alla produzione di energia con una data fonte di energia, con un dato processo in un dato impianto, e questo “dalla culla alla morte” – durante tutto il ciclo di vita dell’impianto, dal reperimento dei materiali necessari fin al suo smantellamento.

La tabella presenta valori aggiornati di fattori di emissione per varie energie “rinnovabili” e non; ci permette quindi di paragonare il contributo all’effetto serra delle varie tecnologie:

Fattori di emissione in (gCO2eq)/kWh riferiti a tutto il ciclo di vita, per varie tecnologie di generazione di elettricità. Da "IPCC Working Group III – Mitigation of Climate Change, Annex III, p. 10, e Annex II, p. 14-31; IPCC (2014). In ordine di medie decrescenti.
 
 
tecnologia
minimo
medio
massimo
 
 
 
 
carbone
740
820
910
biomassa + carbone
620
740
890
gas – ciclo combinato
410
490
650
biomassa
130
230
420
solare fotovoltaico industriale
18
48
180
solare fotovoltaico residenziale
26
41
60
geotermia
6
38
79
solare a concentrazione
9
27
63
idroelettrio
1
24
2200
eolico in mare
8
12
35
nucleare
4
12
110
eolico su terra
7
11
56
 
 
 
 

 (Il valore per la biomassa corrisponde all’ipotesi che il CO2 liberato durante la combustione viene sequestrato dalla prossima generazione della vegetazione bruciata)

Questa tabella non considera tutti i casi particolari e tutte le condizioni particolari di emissione, e specificamente non prende in considerazione alcuni impianti geotermici, come per esempi la centrale Nuova Latera.

Il fluido geotermico estratto è particolare: contiene un’alta percentuale di CO2 (il “classico” gas ad effetto serra) – dal 3 al 6% del suo peso. Quasi tutto questo gas verrebbe rilasciato all’atmosfera. La centrale con una potenza nominale di 14 MWe estrae 500 tonnellate di fluido all’ora (i dati sono presi dalla descrizione tecnica fornita da ENEL Green Power).

Il fattore di emissione risulta quindi di più di 1000 (gCO2eq)/kWh (considerando solo CO2, e solo il processo stesso di generazione di energia, e in più negligendo il carattere ibrido dell’impianto). Uno sguardo alla tabella ci dice che la Nuova Latera avrebbe un contributo all’effetto serra più grande di una centrale a carbone (a parità di potenza).

La centrale Nuova Latera è un caso particolare, ma non unico: altri esempi simili sono la centrale di Kizildere nell’Anatolia e le centrali ENEL nella zona del Monte Amiata.

Siamo qui di fronte a un fatto grottesco: con gli incentivi destinati alla riduzione dell’effetto serra (pagati dalle famiglie con le loro bollette) l’ENEL vuole realizzare una centrale geotermica che aumenta l’effetto serra. Lo vogliamo permettere?
 
Nuova Latera - planimetria generale

 

sabato 15 luglio 2017

Audizione a Bruxelles: Applausi per il Lago


Il 10 luglio si è svolta davanti alla Commissione Petizioni del parlamento europeo, la seconda audizione sulla petizione n. 2191/2013 sull'inquinamento del lago di Bolsena, presentata da Piero Bruni e Georg Wallner. L’audizione è stata possibile grazie all’interessamento del gruppo M5S al Parlamento Europeo.
Cecilia Wikström: "che il Lago possa essere tanto pulito quanto bello!"

Piero Bruni, Presidente dell’associazione Lago di Bolsena, ha ricordato che, dopo la prima audizione il 5 maggio 2015, la Presidente della Commissione Petizioni aveva inviato una lettera di sollecito alla regione Lazio chiedendo azioni concrete per ridurre l’apporto di fosforo al Lago. Nella lettera la Presidente aveva auspicato “che la Regione Lazio e le autorità locali adottino un piano efficace che permetta di preservare l’equilibrio ambientale del lago di Bolsena, riparando e completando in primis il collettore fognario circumlacuale attualmente incompleto e disastrato”.
Bruni ha fatto presente che invece nessuna misura per salvaguardare il Lago è stata realizzata. Dal 2015, la concentrazione di fosforo nelle acque del Lago è ulteriormente aumentata, la qualità ecologica è diminuita da “buona” a “sufficiente” e si è rilevato che è in atto un processo di eutrofizzazione.
Ne sono cause il sistema fognario disastrato e incompleto, l’apporto crescente di fosforo dall’agricoltura (incentivi ai noccioleti) e l’assenza di un piano efficace globale per la tutela dell’ecosistema del Lago. Bruni ha precisato che la Regione Lazio ha omesso di adottare il Piano di Gestione (PdG) della Zona Speciale di Conservazione del Lago di Bolsena elaborato dai massimi esperti dell’ecosistema del Lago, finanziato dall’UE ed approvato nel 2009 dalla Provincia di Viterbo. In sostituzione nel 2016 la Regione ha adottato un piano completamente inutile per ridurre l’arrivo del fosforo. Se il PdG fosse stato adottato nel 2009 il Lago non sarebbe nelle condizioni in cui si trova attualmente.
Come ultimo punto, Bruni si è soffermato sulla necessità di interdire lo sfruttamento della geotermia a media e alta entalpia nel bacino idrografico del Lago, che rischia di inquinare le acque con sostanze tossiche e cancerogene.

Riassumendo, le misure da adottare sono:

Per ridurre l’apporto di fosforo dalle fognature: Riparare e completare il sistema fognario.
Per ridurre l’arrivo di fosforo dall’agricoltura: Incentivare la volontaria conversione alla agricoltura biologica e promuovere pratiche agricole sostenibili.
Per salvaguardare l’ecosistema lacustre: Adottare un piano di gestione efficace per la Zona Speciale di Conservazione. Aggiornare ed applicare il Piano di Gestione finanziato dalla UE.
Per evitare l’inquinamento da arsenico del lago e della falda potabile: Inserire il bacino idrogeologico del lago di Bolsena e le zone limitrofe fra le “zone non idonee per l’esplotazione geotermica ad elevata entalpia “.
 

Dopo questa esposizione, la Presidente Cecilia Wikström (del partito liberale svedese) ha ringraziato costatando che il Lago di Bolsena dovrebbe diventare tanto pulito quanto è bellissimo da vedere, per il bene di tutti.
A questo punto si è prodotto un caso singolare, senza precedenti: i rappresentanti della Commissione Europea, che dovrebbero fornire informazioni e pareri per conto dello Stato Italiano, non si sono presentati alla discussione senza dare avvertimento o spiegazione.
Dopo un periodo di attesa, la Presidente ha dato la parola ai parlamentari. Sono intervenuti 

Eleonora Evi (M5S) che ha rilevato il fatto grave che la Commissione Europea non si sia presentata. Ha sottolineato che il Lago di Bolsena, come Zona Speciale di Conservazione che rientra sia nella direttiva Habitat sia nella direttiva Uccelli, è un’area che dovrebbe essere assolutamente tutelata. Visto l’assenza di efficaci misure di conservazione, il Lago di Bolsena, di un alto valore ecologico, è ben lontano da essere tutelato e lo Stato Italiano non sta facendo il suo dovere.
Margarete Auken (del partito socialista popolare danese) che ha dichiarato di trovare scandalosa l’assenza della Commissione che rappresenterebbe una mancanza di rispetto nei confronti dei suoi obblighi e della Commissione Petizioni, e che il caso del Lago di Bolsena presenta una violazione della legislazione europea. Ha chiesto una linea dura nei confronti della Commissione che da anni rinvia e promette decisioni importanti senza arrivare a risultati concreti,
Peter Jahr (deputato dell’Unione Cristiano-Democratico (CDU) tedesca) che chiede di chiarire se ci sia di fronte a violazioni della legislazione europea, se la commissione abbia intenzione di avviare una procedura di infrazione, e se ci sia un dialogo con lo stato membro per trovare soluzioni. Considerando il continuo peggioramento della qualità delle acque, suppone che ci sia violazione di leggi europei, ciò che bisognerebbe chiarire rapidamente con uno sforzo comune.
Dario Tamburrano (M5S) mette l’accento sul rischio che la situazione peggiori ancora e si concentra sui progetti di centrali geotermiche nel comprensorio, che rappresentano un rischio importante sia di contaminazione delle acque del Lago da fluidi geotermici venefiche - il che rappresenterebbe un disastro ambientale, sia di terremoti indotti dall’attività delle centrali che colpirebbero zone già minacciate dalla loro sismicità naturale.

La Presidente conclude l’audizione dichiarando che la petizione rimane aperta in attesa di ulteriori indagini e sviluppi. Chiederà che la Commissione dia subito una risposta che sarà rapidamente trasmessa al petizionario, e che si pronunci sull’intenzione di avviare o non una procedura di infrazione. Sottolinea che si tratta di qualche cosa di gravissimo e garantisce che la Commissione Petizioni prenderà estremamente sul serio la questione.
Infine esprime tutto il suo rispetto per l’impegno personale del petizionario e della esposizione scientifica della questione, e che apprezza moltissimo gli sforzi continui che fa per migliorare la situazione del Lago. Infine ringrazia infinitamente questo uomo “di una certa età” che ha lavorato tanto duramente. L’Assemblea si è conclusa con un applauso.

Una ripresa video dell’audizione è accessibile qui. Tutti i documenti – un riassunto e documenti di approfondimento - trasmessi alla Commissione possono essere visionati sul sito bolsenaforum.

venerdì 30 giugno 2017

Bolsena - Lago in Pericolo?

Inizio giugno, una ventina di associazioni, comitati e gruppi informali del comprensorio del Lago di Bolsena hanno organizzato con grande successo le Giornate dell’Ambiente – “un Lago da amare”. Durante questa manifestazione che si è svolta in varie località tutto intorno al Lago, hanno ricevuto grande attenzione alcuni manifesti e stand informativi che avvertivano “Bolsena – Lago in Pericolo!”

Si tratta di preoccupazione fondata, di dovere di informare e allertare? Oppure di “allarmismo” o addirittura “terrorismo ambientale” come sostengono alcuni? Qual è la base scientifica per questa affermazione che la salute del Lago a lungo termine è in pericolo?

 

Il Lago di Bolsena, osservato in superficie, appare, oltre che bellissimo, in buona salute. Preoccupano invece i monitoraggi fisici e chimici che registrano il progressivo aumento della concentrazione del fosforo nel corpo d’acqua che causa l’esaurimento dell’ossigeno disciolto al fondo. È una situazione che anticipa un processo degenerativo che, in mancanza di azioni correttive, porterà al declassamento qualitativo, con grave danno ambientale ed economico.

Il fosforo è una sostanza che aumenta la produzione del fitoplancton e con esso degli animali che se ne cibano.
Il fosforo è presente nei liquami del sistema fognario, e sui campi attorno al Lago in seguito alla loro concimazione. Arriva nel Lago dal sistema fognario, difettoso in molti rispetti, nonché per dilavamento dai campi.
Il fosforo viene eliminato con la deposizione delle spoglie vegetali ed animali che cadono sul fondo del lago dove vi rimangono segregate come sedimenti. Se la quantità delle spoglie eccede quella che può per essere trattenuta nei sedimenti, parte del fosforo rimane in soluzione aggiungendosi ogni anno alle eccedenze precedenti. Ne consegue un progressivo accumulo nel corso degli anni. In caso di grave mancanza di ossigeno al fondo un’ulteriore quantità di fosforo viene rilasciata dai vecchi sedimenti aggiungendosi al carico esterno esistente.


Evoluzione della concentrazione totale di fosforo negli ultimi anni, rilevata nel periodo di massimo rimescolamento.

Nel lago di Bolsena il graduale aumento della concentrazione del fosforo nel corso degli anni è illustrato nell’immagine. In essa si vede che la concentrazione, che era 8,1 microgrammi per litro (μg/l) nel 2005 è gradualmente aumentata fino a 16,2 μg/l nel gennaio del 2017.
Per quanto riguarda l’ossigeno le misure durante l’anno 2016 mostrano la presenza al fondo di uno strato senza ossigeno, che in dicembre raggiunge uno spessore di circa 9 metri. Nello strato anossico è presente ammoniaca che è indice di processi putrefattivi in atto.
 


Tutto ciò indica chiaramente l’inizio dell’eutrofizzazione del Lago di Bolsena

 È da sottolineare che questi dati e conclusioni scientifici sono indiscutibili. Sono stati riconosciuti come validi da tutte le autorità scientifiche e amministrative in occasione di un recente incontro nella Prefettura di Viterbo. Sono stati confermati da un recentissimo studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) che nella conclusione rileva “l’aumento del livello trofico in corso e la necessità di una urgente azione correttiva”.

 Siamo quindi arrivati ad una situazione di allarme che richiede interventi urgenti ed efficaci:
Il Lago di Bolsena è in pericolo.

Le alternative oggi possibili sono illustrate schematicamente nell’immagine qui sotto, nella quale è indicato il trend del fosforo dal 2005 al 2017. Se non si prenderà alcun efficace provvedimento per ridurre l’arrivo del fosforo il trend si impennerà ulteriormente per il rilascio di fosforo solubile da parte dei sedimenti causato dalle prevedibili future anossie. Eventuali provvedimenti che conservino l’attuale arrivo di fosforo non avrebbero senso. Occorre quindi affrontare la strada del ripristino resa ardua soprattutto dal lunghissimo tempo di rinnovo del nostro Lago, realizzando una serie di interventi in vari settori.


È ora di cambiare: concentriamo la nostra attenzione sulla difesa e la cura del Lago,  e smettiamo di considerarlo soltanto una risorsa da utilizzare e sfruttare.

INTERVENTI URGENTI DA ADOTTARE

1. Revisione e aggiornamento del collettore circumlacuale esistente.

2. Adozione di soluzioni di tutela per la parte mancate di collettore sul versante ovest.

3. Aggiornamento e applicazione del Piano di Gestione (PdG) adottato dalla Provincia.

4. Verifica se le fognature dei comuni, delle attività turistiche e delle case private isolate sono collegate al collettore e adozione di soluzioni efficaci ed economicamente fattibili.

5. Istituzione del contratto di lago da parte della Regione Lazio (L.R. 31/12/2016 n. 17).

6. Creazione di fasce tampone lungo i corsi d’acqua afferenti al lago.

7. Per evitare sversamenti inquinanti in caso di piogge intense, provvedere specifiche soluzioni nelle stazioni di sollevamento del collettore che oltre ai liquami ricevono acque piovane.

8. Incentivo supplementare per l’agricoltura biologica nel bacino.

9. Adeguato finanziamento per la manutenzione del collettore e delle stazioni di sollevamento.

10. Il bacino idrogeologico del lago dev’essere dichiarato “zona non idonea per la geotermia a media ed alta entalpia”.
 



 

mercoledì 7 giugno 2017

per una navigazione sostenibile


Un Lago in Pericolo
C’è un consenso generale che il Lago di Bolsena è in pericolo: si osserva un suo continuo e progressivo degrado e l’inizio del processo di eutrofizzazione.

C’è consenso generale anche sul fatto che è urgente prendere misure per salvare il lago, in tutti i settori:
- nella raccolta e nel trattamento delle acque reflue,
- con la riduzione dell’apporto di inquinanti dall’agricoltura,
- riducendo l’effetto dell’urbanizzazione e dell’antropizzazione del territorio,
- con la gestione ecosostenibile di tutti i settori della vita comune e privata, tra cui
- l’ecosostenibilità nei trasporti e nel turismo.


Priorità è dunque garantire la piena tutela del Lago, di questa immensa risorsa ambientale, storica e paesaggistica. “Dobbiamo lasciare ai nostri nipoti ciò che abbiamo avuto in eredità dai nostri nonni”. Priorità dunque al turismo ecosostenibile, al trasporto ecosostenibile, alla navigazione ecosostenibile.

Effetti nocivi della motonautica
C’è consenso generale anche sul fatto che la navigazione con motore a combustione inquina il Lago e deteriora il suo ecosistema, poiché:

- una parte del carburante consumato è rilasciato nell’acqua - fino al 30% per motori a 2 tempi (in estinzione), molto meno per motori a 4 tempi e di modesta cilindrata;
- molte barche turistiche (di ogni tipo) scaricano le acque nere (spesso arricchite di prodotti chimici) nel Lago;
- le aree di sosta delle barche con motore a combustione sono fonte di forte inquinamento, che irradiano sulle zone limitrofe e su tutto il Lago;
- le barche con motore a combustione causano inquinamento acustico;
- con ogni passaggio veloce di un motoscafo in acque basse, una parte del fosforo sul fondo viene rimesso in sospensione ed è disponibile come nutriente;
- il passaggio veloce di barche in acque basse e vicino alle rive causa turbolenze che distruggono o disturbano flora e fauna;
- le barche a motore facilitano l’accesso a zone protette dalla riva, con un degrado conseguente di flora e fauna;
- le sostanze antivegetative usate per proteggere le carene delle barche (di ogni tipo) inquinano le acque.



Possibili rimedi
C’è infine consenso generale che occorre porre rimedio a questi effetti dannosi. Si distinguono due modalità:


1 - divieto della navigazione con motori a combustione (eccezioni per uso professionale):
Soluzione scelta in molti laghi in Italia e nel mondo, tra cui negli laghi di dimensioni medio-grandi dell’Italia centrale (Vico, Bracciano, Trasimeno), nella parte settentrionale del Lago di Garda, in una grande parte dei laghi in Austria, Svizzera, Francia e Germania. Sono ammesse barche con motori elettrici.
Soluzione efficace e semplice da applicare, poiché il controllo è facile.

2 - regolamento della navigazione per limitare gli effetti nocivi: La via scelta in altri laghi, con limitazione della velocità e/o della potenza dei motori, introduzione di una distanza di rispetto dalle rive, con un limite alla grandezza delle barche e del numero delle barche ammesse, e con divieti per certi tipi di barche.
Soluzione proponibile soltanto se accompagnata da una sorveglianza efficace e dettagliata.

 

 
Lago di Bolsena
Per il Lago di Bolsena esiste un approfondito studio scientifico degli massimi esperti dell’ecosistema del Lago di Bolsena. Le proposte per la salvaguardia del Lago sono riassunte in Misure di Gestione, che contemplano “tutti fattori che incidono sulla conservazione e l’eventuale ripristino dell’Habitat”. Queste misure sono state adottate dalla Provincia di Viterbo 8 anni fa: sono la base scientifica per tutte le decisioni che riguardano l’ambiente del comprensorio.

Per la navigazione, lo studio definisce questi interventi:
- “numero chiuso” delle barche (riduzione a mille come primo passo);
- limitazioni a motori a quattro tempi della potenza massima di 40 HP;
- per l’Isola Bisentina, divieto per la navigazione per tutte le imbarcazioni per una distanza di circa 100 metri dalle pareti rocciose;
- utilizzo di un mezzo di ancoraggio per le soste brevi, che non “strappi” la vegetazione.

Questi interventi si devono aggiungere alle misure già stabilite in precedenza dalla Provincia (e tuttora in vigore), e in particolare:
- velocità massima per tutte le barche di 25 nodi;
- divieto i natanti a motore del tipo “moto d’acqua” o “acquascooters”;
- nell’intero perimetro del lago una fascia di protezione di m 150 dalla battigia, nella quale è vietata la navigazione a motore;
- divieto della navigazione a motore nei mesi da novembre a febbraio.


“L’indotto” – per chi, a quale prezzo?
Quali ragioni per non imboccare una delle due strade indicate (della limitazione o del divieto)? Viene avanzato l’indotto – “… il turismo nautico rappresenta un indotto economico straordinario, seppure non espresso ancora con il pieno potenziale” afferma l’associazione Nautica Martana.
Detto così, senza che venga operata alcuna differenziazione tra barche con motori a combustione e altre barche (a vela anzitutto), questa affermazione riferita al Lago di Bolsena non ha alcuna base seria. Non è possibile stimare a quanto potrebbe ammontare questo indotto, e chi ne potrebbe beneficiare.
Se parliamo di barche con motore a combustione: questa affermazione tiene conto del danno alla risorsa acqua potabile rappresentata dal Lago? Tiene conto del danno all’ecosistema e dei costi di questo degrado per la comunità? Un danno economico diretto, quantificabile, e anche un costo indiretto – poiché si danneggia il turismo ecosostenibile, che rappresenta la vera risorsa - “straordinaria” quella sì – del comprensorio. Basta aprire gli occhi e guardare oltre il campanile, a realtà dinamiche e orientate verso il futuro sostenibile come il Lago di Garda (e in particolare nel Trentino), dove l’accento posto consapevolmente sulla risorsa ecosostenibile – con attività come vela, canottaggio e simili, windsurf, kitesurf, escursionismo a piedi o in bici, tiro on l’arco, ippica, tennis, golf, birdwatching, wellness, turismo spirituale e culturale - ha portato a uno sviluppo enorme del settore.

pista ciclabile sul Lago di Garda

Quindi?
Esiste una soluzione per la navigazione nel Lago di Bolsena che permette di realizzare allo stesso tempo le due priorità per il suo comprensorio – la tutela del suo ecosistema e lo sviluppo economico del territorio. Questa soluzione è la conversione a una navigazione ecosostenibile.

Questo significa:
- eliminare da subito barche con motori a combustione a due tempi;
- eliminare i posteggi (spesso abusivi) al di fuori dei porti;
- limitare, in un primo passo, il numero delle barche con motore a combustione a mille in tutto il Lago;
- limitare la potenza dei motori a 40 HP;
- applicare con rigore le norme emesse dalla Provincia.

Però:
Poiché per il Lago di Bolsena il controllo efficace delle misure necessarie per limitare i danni da una navigazione con motori a combustione – limite di velocità massima, rispetto delle fasce di protezione - è impossibile (mancano i mezzi e il personale formato per garantire questo controllo), si impone la strada del divieto globale della navigazione con motori a combustione (con diverse eccezioni p. e. per i pescatori, da limitare nel tempo).