lunedì 19 agosto 2019

Geotermia a Castel Giorgio – il rischio sismico


 Contro il chiaro NO espresso dalle Regioni Umbria e Lazio, dai Comuni del comprensorio e dalla popolazione, il Consiglio dei Ministri nella sua riunione del 31 luglio, ha deliberato “di consentire la prosecuzione del procedimento di realizzazione dell’impianto pilota denominato “Castel Giorgio” per ricerca di risorse geotermiche sito nel Comune di Castel Giorgio (TR), proposto da ITW LKW Geotermia Italia S.p.a.".

Comuni e associazioni hanno deciso di ricorrere contro questa decisione presso i tribunali nazionali e le istituzioni europee, e anche le Regioni si sono espressi in questo senso. In un recente post avevamo parlato di questa decisione imminente e avevamo esposto i rischi che presenta l’impianto per la popolazione e l’ambiente.

centrale geotermica a ciclo chiuso
Tra i rischi evocati e dimostrati, il più immediato e importante per gli abitanti di Castel Giorgio è il rischio sismico. Non è di questo avviso il “general manager” della ditta proponente, l’ITW-LKW Italia: secondo i suoi comunicati e le sue affermazioni pubbliche, l’impianto pilota geotermico a Castel Giorgio è a “zero sismicità indotta o innescata”. In questo post vogliamo discutere questo parere.

L’impianto di Castel Giorgio appartiene alla categoria degli impianti “idrotermali” ed è “ad acqua dominante”: si rifornisce, cioè, per il suo funzionamento di “fluido geotermico” – nel nostro caso acqua calda (tra 125 e 150°C) satura di CO2, in cui sono disciolti altri gas come metano, H2S, NH3, radon, con importanti concentrazioni di arsenico e mercurio – presente nel sottosuolo nel “serbatoio geotermico”. Questo serbatoio è uno strato di rocce che nei suoi pori e fratture ospita il liquido pericoloso. È un impianto “binario” a “ciclo chiuso”: il fluido viene pompato nella centrale, dove cede in uno scambiatore di calore grande parte della sua energia termica che viene trasformata in energia elettrica. Il fluido raffreddato è reiniettato interamente (il che è una sfida tecnologica non da poco a causa dell’alta concentrazione di gas incondensabili nel liquido) nello stesso “serbatoio” nel sottosuolo.

Il rischio di causare sismi di un tale impianto è legato alla fase della sua realizzazione e al suo esercizio. Durante la realizzazione, le trivellazioni e gli stress meccanici e termici che l’accompagnano come anche eventuali iniezioni di liquido nei pozzi, possono provocare movimenti violenti nel sottosuolo.

Durante l’esercizio il pericolo viene dal prelievo di grandi volumi di fluido (1000 tonnellate all’ora) dalla zona di estrazione profonda circa 1000 m e dall’iniezione dello stesso volume di fluido raffreddato in una zona lontana dalla prima, a più di 2000 m di profondità. Inevitabilmente si creano stress termici, sovrappressione e conseguenti stress meccanici nella roccia della zona di reiniezione, e una certa sottopressione nella zona di estrazione. Questi stress e squilibri pressori sono tanto più grandi, quanto minore è la possibilità del fluido a circolare liberamente nel serbatoio.

Altopiano dell'Alfina
Inoltre, durante l’esercizio spesso si ricorre, anche per impianti idrotermali, a specifiche iniezioni intense di fluido per aumentare la permeabilità nel serbatoio (“fracking”) che provocano eventi sismici – queste iniezioni sono caratteristiche di, ed essenziali per impianti della categoria “a rocce calde secche” (HDR: hot dry rock).

Esiste un’ampia letteratura scientifica internazionale che dimostra, documenta e analizza questi meccanismi e pericoli, e che riporta ed esamina sismi indotti da centrali geotermiche, di tipo idrotermale e non, in tutto il mondo. Illustriamo brevemente due esempi tra i tanti, interessanti perché molto ben studiati:

1) Le centrali geotermiche nella zona di Monaco (Baviera). Tra queste ci sono impianti quasi identici a quello progettato a Castel Giorgio, che prelevano acqua calda da una falda geotermica profonda inserita nel Bacino della Molassa prealpino. Per merito delle caratteristiche del suo sottosuolo è una zona quasi priva di sismicità naturale. Dall’inizio della realizzazione della prima centrale a Unterhaching circa 15 anni fa, sono stati registrati i sismi indotti e indubbiamente riconducibili all’esercizio degli impianti, di solito di magnitudo massima attorno a 2. Il che, anche a causa della bassa profondità degli ipocentri, basta per provocare lievi danni: come circa due anni fa, quando l’esercizio della centrale di Poing fu interrotto a causa di un terremoto indotto.

2) Le centrali del campo geotermico di Salton Sea nella California meridionale. Sono centrali del tipo “flash” come quelle dell’Amiata in una zona con una sismicità locale naturale comparabile a quella dell’Alfina. Si approvvigionano da un serbatoio con fluido molto caldo (circa 300 °C). Secondo lo studio disponibile online, esistono registrazioni accessibili della sismicità dal 1981 (caso quasi unico al mondo), che dimostrano una chiara correlazione tra attività delle centrali geotermiche e frequenza dei terremoti, con una magnitudo massima di 5,1.

Il database online mondiale dei terremoti indotti (lontano da essere completo) attribuisce alla geotermia, nella nostra zona, il terremoto del 2000 del Monte Amiata (magnitudo M = 4,5) che causò gravi danni materiali perché l’ipocentro era a bassa profondità (il che è tipico per terremoti indotti), quello di Torre Alfina del 1977 (M = 3) e uno di Latera (1984, M = 2,9).

Senza possibilità di dubbio, la geotermia, che sia della categoria “idrotermale” o di quella “HDR”, causa terremoti. Perché negarlo?

Il sottosuolo di Castel Giorgio, situato sul bordo del complesso vulcanico Volsini, è particolare e porta le tracce della sua storia – l’origine con la formazione di un centinaio di vulcani, l’espulsione e l’accumulo di materiale durante le eruzioni, e finalmente il crollo dei coni vulcanici e la formazione della caldera. Una storia e una struttura geologica complessa, con molteplici fratture della roccia e con molte faglie, in parte attive e causa dell’importante sismicità naturale della zona: con i terremoti, con epicentri proprio a Castel Giorgio, del 1957 (magnitudo 4,9) e del 2016 (M = 4,1) che hanno provocato danni anche gravi. Lo strato profondo di rocce carbonatiche che contiene il fluido geotermico è strutturato in compartimenti che impediscono la circolazione libera dei fluidi. Questa inomogeneità (anche in termini di permeabilità) favorisce l’accumulo di pressioni e stress meccanici, che causano fratture e spostamenti della roccia lungo le linee di fratture e i piani delle faglie. In più, gli squilibri di pressione provocano la risalita del fluido lungo le faglie e la discesa di acqua dalle falde superficiali. Queste caratteristiche della struttura geologica sono dimostrate inequivocabilmente, tra l’altro dal lavoro scientifico di Vignaroli et. al.

La domanda da porre, considerando queste circostanze e la mole delle prove scientifiche da tutto il mondo, è: come può non provocare terremoti la realizzazione e l’esercizio della centrale di Castel Giorgio?

E infatti: la centrale di Castel Giorgio provocherà eventi sismici. La magnitudo di questi terremoti indotti, secondo il consenso del mondo scientifico, potrà raggiungere la magnitudo della sismicità naturale della zona.

Come può parlare allora di “sismicità zero” della centrale il “general manager” dell’ITW-LKW, come si possono apostrofare “cretini” cittadini che avanzano preoccupazione e riserve fondate, e “piccola mafietta locale senza competenze, da diserbare come l’erba cattiva”?

"L'Altra Camminata" per raccogliere fondi per il ricorso

Preferiamo di non dare risposta, ma vogliamo illustrare quali passi, secondo le raccomandazioni internazionali, potrebbe seguire il processo decisionale per creare l’accettanza pubblica di un progetto geotermico:

·         Informare apertamente la popolazione,

·         illustrare chiaramente tutti i rischi e i vantaggi della centrale,

·         elaborare una risposta condivisa, 

·         coinvolgere gli stakeholder locali nel processo decisionale e nella gestione,

·         presentare garanzie valide per evitare danni (monitoraggi, sistema di salvaguardia “a semaforo”) e, nel caso estremo, per compensare i cittadini degli eventuali danni.

Può succedere anche che si arrivi alla decisione di non realizzare il progetto – perché ritenuto rischioso, poco vantaggioso, perché la ditta proponente è ritenuta poco affidabile e credibile. Oppure perché esistono valide alternative, sicure e poco costose, all’impianto – come nel nostro caso, dove l’aumento di efficacia ed efficienza energetica nella zona, o l’allestimento di una modesta superficie di pannelli fotovoltaici potrebbero rendere superflua la discussa centrale geotermica.
 
Cartografia delle sequenza sismica del 2016. La linea mediana dello sciame sismico segue approssimativamente la linea della faglia attiva e passa attraverso la zona dei pozzi di reiniezione della centrale
 

martedì 30 luglio 2019

Geotermia a Castel Giorgio: verso l'approvazione tra falsi e omissioni


All’ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio dei Ministri, mercoledì 31 luglio, è prevista l’approvazione del progetto dell’impianto pilota geotermico di Castel Giorgio, proposto dall’ITW-LKW Geotermia Italia.

Tutti i comuni del territorio, nell’Umbria e nel Lazio, ed anche la Regione Umbria hanno espresso la loro motivata contrarietà alla realizzazione della centrale. I comuni laziali hanno chiesto che anche il Presidente Zingaretti si esprima nello stesso senso.

Lago dalla zona di reiniezione nel comune di Bolsena
L’impianto di Castel Giorgio aveva ottenuto il parere positivo del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e del Ministero dei beni e delle attività culturali (MIBAC). Pare che adesso non possano far altro che confermare il parere espresso precedentemente da questi stessi ministeri, sulla base delle valutazioni verbalizzate nella conferenza dei servizi dell’8 settembre 2015.

Queste valutazioni positive sono state formulate da una Commissione VIA presieduta da Guido Monteforte Specchi, che (in evidente conflitto d’interesse) era contemporaneamente consulente privato della Società ITW-LKW proponente il progetto. Secondo il parere della commissione, la realizzazione e l’esercizio della centrale non avrebbero presentati pericoli per il territorio.

L’esito positivo della Valutazione d’Incidenza Ambientale poggia essenzialmente su due presupposti formulati dalla ditta proponente:

·         che la copertura dal serbatoio che contiene il fluido geotermico e impermeabile;

·         che il fluido geotermico può circolare liberamente all’interno del suo serbatoio.

Questi presupposti sono però stati confutati in una pubblicazione scientifica di Vignaroli et. al. (vedi qui), di cui gli “esperti” della commissione VIA (un astrofisico, un geologo specializzato in ghiacciai alpini e un avvocato) e la ditta proponente erano al corrente. Il permesso per la realizzazione dell’impianto di Castel Giorgio si basa quindi su un errore scientifico – incompetenza, svista, errore, falso?

carta dei terremoti maggio/giugno 2016, con epicentro a Castel Giorgio

Tenendo conto della realtà e quindi della conformazione specifica del sottosuolo fortemente fratturato nel comprensorio del Lago di Bolsena, è stato dimostrato che l’impianto presenta diversi possibili pericoli per la popolazione e l’ambiente. In particolare:

·         il pericolo di depauperamento dell’acquifero superficiale nella zona di prelievo del fluido geotermico, a causa della presenza di numerose faglie;

·         il pericolo della risalita del fluido geotermico verso la falda acquifera superficiale nella zona di reiniezione, inquinandola con arsenico e altre sostanze cancerogene;

·         il pericolo del trasferimento permanente di fluido geotermico dalla zona di produzione a quella di reiniezione, a causa della formazione di “compartimenti” nella roccia del serbatoio dovuta alle faglie, che ostacolano i flussi orizzontali;

·         l’aumento del rischio sismico dovuto agli squilibri di pressione e di temperatura nelle zone di produzione e di reiniezione, tenendo conto anche della presenza di faglie attive nella zona (evidenziata dal terremoto del 2016 e da altri eventi sismici che si verificano numerosi in questa zona).

Nella consapevolezza dei pericoli imminenti per la popolazione, tutto il territorio ha espresso una decisa opposizione all’impianto. Però, la verità scientifica e il No unito e motivato di tutto il territorio non valgono niente contro la lobby dell’industria geotermica.

In una lettera al Consiglio dei Ministri, il Sindaco del Comune di Bolsena, Paolo Dottarelli, ha espresso, a nome del Comune di Bolsena, parere contrario all’autorizzazione dell’impianto in oggetto perché questo costituisce “un inaccettabile rischio sanitario” in quanto può contaminare “la falda acquifera dalla quale viene estratta l’acqua per uso potabile ed irrigua” con “sostanze cancerogene, notoriamente presenti ad elevata concentrazione nei fluidi di geotermici.” Chiede pertanto “di respingere il progetto geotermico in oggetto”.
terremoto a Castel Giorgio nel 1957, "omesso" dalla Commissione VIA"
Anche il Sindaco di Castel Giorgio si è rivolto al Consiglio dei Ministri costatando che è suo dovere, “a salvaguardia del territorio e della salute della cittadinanza, denunciare che i pareri tecnici recentemente (il 31 maggio e il 5 luglio 2019) forniti dalla Commissione Via, sono inaccettabili e fuorvianti, in quanto tali da indurre le SS.VV. a prendere decisioni basate su dati incompleti”.

Suddetti pareri della Commissione che, sempre presieduta dall’Ing. Monteforte Specchi, si doveva esprimere in merito all’importanza degli eventi sismici nella zona di Castel Giorgio, affermano che c’è una sismicità locale moderata, fornendo una tabella di sismi locali di magnitudo tra 0,8 e 3,4, tra il 1985 e il 2014.

Si escludono dalla tabella (per motivi non specificati) due recenti terremoti che hanno causato gravi danni a Castel Giorgio: quello del 6 dicembre 1957 di magnitudo 4,9, e quello del 31 maggio 2016 di magnitudo 4,1.

Quest’è un’omissione voluta, che può avere conseguenze gravi.

Pochi giorni fa, nella sua consueta superficialità e ignoranza, il rappresentante dell’ITW-LKW Italia, Diego Righini, interpreta la massiccia adesione di enti e associazioni al Contratto del Lago di Bolsena, Fiume Marta e Costa antistante Tarquinia come una manifestazione del territorio in sostegno della geotermia parlando addirittura di “benedizione” da parte dei firmatari.

centrale geotermica a ciclo chiuso
Questa affermazione fuorviante è stata duramente respinta con richiesta di rettifica, da Luciano Dottarelli, Presidente del Club per l’UNESCO Viterbo Tuscia.

È vero: il Contratto del Lago è un forte SÌ, ma all’uso ecosostenibile del territorio, alla tutela del Lago, alla protezione dell’ambiente, alla salvaguardia dei cittadini, al biodistretto del Lago di Bolsena. È un chiaro NO allo sfruttamento industriale delle nostre terre, un NO alla geotermia, un NO alla coltura intensiva della nocciola (anche se qualcuno non l’ha ancora capito).

lunedì 22 luglio 2019

Goletta dei Laghi e Comune di Gradoli: come risolvere il problema dell’inquinamento dei fossi


Da molti anni Legambiente segnala, sulla base delle analisi della Goletta dei Laghi, l’inquinamento batterico alla foce di alcuni fossi affluenti nel Lago di Bolsena.

Uno dei punti dove le acque risultavano ogni volta inquinate era alla foce del Fosso del Rigo, nel comune di Gradoli. A luglio dell’anno scorso durante la presentazione pubblica dei risultati di Legambiente, l’allora sindaco di Gradoli, Luigi Buzi, aveva avanzato una proposta concreta per affrontare il problema, invitando l’associazione ambientalista e la cittadinanza a una collaborazione con la sua amministrazione per tentare, tramite prelievi e analisi, di accertare se ci fosse davvero un inquinamento del Fosso del Rigo.

Si era quindi concordata una collaborazione: prelevare, insieme, campioni lungo il percorso del Fosso del Rigo e nel caso se ne fosse accertato l’inquinamento, risalire alla sua fonte e risolvere il problema.
 
alla foce del Fosso del Rigo
 
Così è stato fatto nella tarda primavera di quest’anno. Le analisi hanno dato riscontro ai tratti dove si ipotizzavano possibili fonti d’inquinamento. Il Comune di Gradoli si è immediatamente attivato per eliminare la causa principale dell’inquinamento, che era localizzata in un tratto della condotta che collega le fogne del paese al collettore circumlacuale. Benché il problema fosse di responsabilità del COBALB e non del Comune, il sindaco Attilio Mancini ha fatto intervenire una ditta specializzata per risolverlo, e in più a spese del Comune, visto che il Consorzio attualmente è paralizzato dal processo di liquidazione.

Questo caso può servire da modello per risolvere simili problemi in altri comuni: invece di negare, come al solito, i presunti inquinamenti, adducendo il fatto che l’ARPA Lazio ogni anno certifica un’eccellente qualità delle acque di balneazione, Gradoli ha agito in maniera costruttiva, il che ha permesso di superare la sterile contrapposizione che finora aveva bloccato la soluzione del problema (abbiamo parlato di questa situazione incresciosa nel 2017, 2016, 2015, 2014, 2013 e 2012).
 
Vediamo i dettagli di questa azione comune. Per vari motivi – soprattutto per colpa delle persistenti piogge durante il mese di maggio – il campionamento è stato fatto soltanto il 6 giugno. Al campionamento hanno partecipato rappresentanze del Comune di Gradoli e dell’associazione Bolsena Lago d’Europa (BLEU). Sono stati prelevati 6 campioni in cinque punti diversi lungo il percorso del Fosso del Rigo, che ha il suo inizio nel paese di Gradoli e sfocia nel Lago poco a nord della Peschiera (vedi carta).


La tabella 1 informa sui vari punti di prelievo, la tabella 2 sui risultati dell’analisi batteriologica (Eurolab Marta).

 Tabella 1
 
punto, descrizione
GPS N
GPS E
alt
s.l.m
N° campione
1: uscita dal paese, canale a sud prima del ponte
42°38'35.9"N
11°51'29.2"E
422
1
2: prima possibilità di prendere campioni dopo il paese
42°38'33.28"N
11°52'3.53"E
364
2
3: punto incrocio fosso COBALB: uscita tubo di scarico
42°38'32.88''N
11°52'4.78''E
360
3
4: punto incrocio: acque mischiate
42°38'32.88''N
11°52'4.79''E
360
4
5: guado con resti di chiuse, poco a monte ponte della SP
42°38'20.19''N
11°52'50.49''E
320
5
6: foce
 
42°38'10.3"N
11°53'17.4"E
304
6

Il Fosso del Rigo, oggi, inizia al punto di unione di due canali di scolo di sezione rettangolare realizzati in cemento armato, che raccolgono le acque bianche e quelle grigie del paese. Il canale che proviene dalle frazioni settentrionali (canale N) era asciutto al momento del campionamento, il canale meridionale (canale S) portava una piccola quantità di acqua, di cui è stato preso un campione nel punto 1, poco prima dell’unione dei due canali. Come si vede dalla tabella 2, quest’acqua è leggermente inquinata, come si potrebbe supporre per acque di scolo stradale. Durante l’indagine preliminare al campionamento, abbiamo saputo che fino a due anni fa, l’inizio del fosso era fortemente inquinato da un’immissione illegittima di acque nere nel canale N (informazioni confermate da COBALB e Comune).
 
Per tutta la prima parte del percorso del fosso, dal paese fino a poco a valle della Fontana delle Cannelle, un sentiero stretto ma carrabile accompagna il Fosso del Rigo sulla sua sponda meridionale. In quasi tutta questa parte, sotto il sentiero si trova la tubazione del COBALB che convoglia le acque nere del paese di Gradoli al collettore circumlacuale. Sono visibili i tombini dei pozzetti di ispezione e di salto di questa tubazione.

È un sentiero molto bello che porta dal paese al Lago, fiancheggiato da vegetazione rigogliosa, con sguardi sul fosso che scorre al fondo della sua stretta e profonda valle. Per un lungo tratto, il fosso ha sponde ripidissime e non è accessibile per il campionamento. 
 
Il punto 2 di campionamento è, scendendo dal paese, il primo punto in cui il fosso è accessibile dal sentiero. L’analisi dimostra un aumento significativo dell’inquinamento da batteri fecali, comparato al punto iniziale del fosso. È probabile che l’inquinamento provenga dalle case sul ciglio nord del fosso, all’uscita del paese.

punto 3
Il terzo e quarto campione sono stati prelevati nella zona dove la tubazione del COBALB attraversa il fosso (vedi foto). Sulla sponda sud del fosso si trova un pozzetto di curva. A poca distanza, nel fosso si vede un tubo di scarico dal quale fuoriusciva acqua mischiata con evidente materiale fognario – carta, plastica, feci, e si sentiva puzza di fogna. Il punto 3 è all’uscita del tubo di scarico, il punto 4 è a un metro di distanza, dove le acque del fosso e dello scarico si mischiano.

Le analisi delle acque prelevate in questi punti mostravano un importante carico batterico. Come si era constatato durante un sopralluogo cui hanno assistito anche gli operai del COBALB, il pozzetto di curva in questione era completamente ostruito. Tramite il suo scarico di troppo pieno, una grande parte delle acque fognarie provenienti dal paese erano scaricate nel Fosso del Rigo.
 
pozzetto ostruito
Tabella 2
 
N° campione
Escherichia coli
Enterococchi intestinali
Unità di misura
 
1
50
0
 
 
u.f.c./100 ml
2
100
48
3
850
900
4
650
420
5
120
620
6
90
480
 
A valle della Fontana delle Cannelle, il cui fontanile è completamente nascosto nella vegetazione, il sentiero lascia il percorso del fosso e raggiunge la strada della Fratta. Il fosso attraversa terreni privati e recintati, non accessibili al campionamento. Il punto 5 si trova vicino al ponte dove il fosso passa sotto la strada provinciale del Lago. Le acque in questo punto risultavano ancora inquinate. La concentrazione di enterococchi intestinali era perfino più alta che nel punto 4. Si presume ci sia un’ulteriore immissione di acque fognarie tra il punto 4 e il punto 5.

L’ultimo punto di prelievo è il punto 6 alla foce del fosso. Il carico batterico era più basso di quello nel punto 5, sicuramente per diluizione da acque di scolo dal terreno, però sempre importante, con una concentrazione di batteri compatibile nei limiti dell’errore con i risultati della Goletta dei Laghi.
 
Abbiamo constatato quindi un importante inquinamento del Fosso del Rigo che proveniva da tre zone distinte lungo il suo percorso:

­– dalla sua parte iniziale, probabilmente da case sul ciglio settentrionale
– dal punto dove la tubazione del COBALB attraversa il fosso, dallo scarico di troppo pieno del pozzetto di curva forse intasato da sabbia, fanghi e altro materiale solido;
– dal suo tratto tra il punto 4 e la strada provinciale, probabilmente da scarichi irregolari da case o allevamenti. 
 
sentiero lungo il Fosso del Rigo
Tutto sommato, secondo la nostra esperienza, quella del Fosso del Rigo a Gradoli è una situazione diffusa e riscontrabile in molti paesi e fossi attorno al Lago. Situazioni per cui la soluzione proposta dal Comune di Gradoli – la collaborazione delle amministrazioni con la cittadinanza – può servire da modello che contribuirà ad eliminare questi inquinamenti, per il bene della salute del Lago e del suo turismo.

venerdì 12 luglio 2019

Lavori per il collettore: problemi, ritardi e audizione


I ritardi nei lavori di ripristino del sistema fognario mettono a dura prova la pazienza dei cittadini e delle amministrazioni del Lago di Bolsena. Come già un anno fa, le speranze in “un’estate finalmente tranquilla, con acque pulite, senza notizie allarmanti su inquinamenti fognari” non si sono concretizzate. Anche se una grande parte dei lavori sull’anello circumlacuale è terminata, i rischi di malfunzionamenti, guasti e sversamenti nel Lago durante il difficile periodo estivo sono ancora alti.

 Da molti mesi i lavori di rifacimento del sistema circumlacuale sono rimasti essenzialmente fermi, senza che se ne conoscessero i motivi. Nonostante siano stati concessi ulteriori importanti finanziamenti,
il depuratore del COBALB, fermo da anni
 
• il depuratore è ancora in stato di completo abbandono e sversa, come già da anni, le acque reflue del bacino nel fiume Marta senza depurarle

• nelle stazioni di sollevamento mancano sempre alcune pompe, in molte stazioni i gruppi elettrogeni non funzionano, l’allacciamento dei nuovi quadri elettrici non è completato, il sistema di teleallarme non è installato.

Secondo il direttore del COBALB, a rischio sono in particolare le stazioni SS9 (al Grancaro), SS13 e SS15 (sul Lungolago di Montefiascone e Marta), SS19 (a Capodimonte) e SS20 (sul Marta). E in effetti, recentemente si sono verificati sversamenti dalla SS13, con danni alla salute del lago e al turismo.

sversamento dalla SS13
 
Qual è il motivo di questi ritardi, di questi problemi interminabili?

Poiché gli uffici della Regione non rispondono alle richieste d’informazione, la cittadinanza ha presentato un esposto alla Procura. Inoltre, si è rivolta alla consigliera regionale Silvia Blasi (M5S) che rapidamente è riuscita a organizzare un’audizione davanti all’VIII Commissione Regionale, la commissione congiunta Agricoltura e ambiente.
 
All’audizione, avvenuta il 9 luglio, erano invitati le amministrazioni di Bolsena e Montefiascone (rappresentate dal vicesindaco Andrea di Sorte e dal sindaco Massimo Paolini), le associazioni ambientaliste (rappresentate da Piero Bruni e Georg Wallner), la consigliera del comune di Montefiascone Rosita Cicoria, il direttore del COBALB Massimo Pierangeli, l’ingegnera Wanda D’Ercole direttrice regionale Lavori pubblici, stazione unica appalti, risorse idriche e difesa del suolo, e Massimiliano Proietti, il responsabile unico del procedimento del progetto di rifacimento. Erano presenti il presidente della Commissione, Valerio Novelli, e i consiglieri Silvia Blasi (M5S) e Eugenio Patané (PD).

Su invito del presidente ha preso la parola Silvia Blasi, esprimendo la sua preoccupazione per lo stato di salute del Lago, che è sito Natura2000 e ha un’importanza essenziale per l’economia del suo bacino e della provincia di Viterbo. Silvia Blasi ha riferito che durante due sopralluoghi, a ottobre 2018 e febbraio 2019, ha constatato un essenziale stato di fermo dei lavori sulla circumlacuale; inoltre non è stato fatto nulla per il depuratore.
 
all'audizione: Paolini, Pierangeli, di Sorte

Andrea di Sorte (qui il suo intervento) ha ripercorso la storia del degrado del sistema fognario. Ha messo in dubbio l’idoneità della ditta appaltatrice, che si appoggia esclusivamente su subappaltatori, causa questa di ritardi e del frastagliamento dei lavori. Ha chiesto informazioni sui tempi previsti, più chiarezza, più collegamento con il territorio dei responsabili per i lavori che dovrebbero almeno informare i comuni sullo stato del rifacimento.

Massimo Paolini ha detto di essere sconvolto, di non sapere più che fare di fronte ai problemi e i ritardi nei lavori. Secondo lui, “ormai siamo al momento della protesta fisica”.

Anche Piero Bruni ha ripercorso gli ultimi 10 anni evidenziando che dal momento della cancellazione dei finanziamenti al COBALB la concentrazione del fosforo nel lago – indicatore del suo stato di salute – ha iniziato a salire: adesso lo stato del lago è passato da buono a sufficiente, mentre la normativa europea e nazionale richiede che tutti i corpi d’acqua dovrebbero passare a uno stato buono. Sono in corso indagini dell’UE per violazioni della Direttiva Quadro delle Acque e della Direttiva Acque Reflue, che potrebbero comportare multe che superano di molto gli investimenti necessari per risanare il sistema fognario.

Georg Wallner ha sottolineato che, a parte il problema dei lavori di rifacimento in grave ritardo, esiste il problema almeno altrettanto grave della gestione, attuale e futura, del sistema COBALB. Attualmente, non è chiaro chi gestisce e organizza i lavori necessari, con il direttore in pensione e il COBALB in liquidazione. Per il futuro la gestione dovrebbe finalmente passare al gestore unico (Talete). I comuni si oppongono, perché Talete è considerato inefficace e fallimentare, e in effetti non è né trasparente né accessibile. Ha proposto una mediazione tra Regione e Comuni, per ascoltare le preoccupazioni delle amministrazioni e dare garanzie per il futuro. Trasparenza e coinvolgimento degli stakeholder locali nelle decisioni della Regione, pertanto obbligatori per legge, sono assenti, il che rende inefficaci i processi e crea conflitti inutili.

Rosita Cicoria ha presentato un dettagliato dossier sulla ditta appaltatrice, sulle inadeguatezze dei lavori di ripristino e sui finanziamenti: 2.838.000,00 euro stanziati di cui 727.000,00 già liquidati alla data del 03/04/2019, 1.127.000,00 da liquidare entro il 31/12/2019 e 984.000,00 circa previsti con un impegno di spesa futuro.
 
Il direttore del COBALB, Massimo Pierangeli, ha rilevato che tutti i problemi non sarebbero apparsi se fosse stata applicata la legge, secondo la quale tutti i comuni avrebbero dovuto entrare in Talete nel 2007. Questo non è stato messo in pratica dalla Regione. Per quanto concerne i lavori di rifacimento, ci sono gravi problemi con la ditta appaltatrice che negli ultimi mesi ha disatteso gli ordini di servizio. Il fornitore delle pompe si rifiuterebbe di fornire le pompe mancanti e di sbloccare alcune pompe già fornite, a meno che venga versato un deposito cauzionale. Le ditte subappaltatrici non intervengono più perché non sono state ancora pagate. Secondo Pierangeli, “la ditta è inidonea”.

La direttrice regionale per i Lavori pubblici, Wanda d’Ercole, ha riferito che l’appalto era già in corso quando è stata nominata, che non si può esprimere sulla ditta e che non era al corrente di molti dei problemi. Ritiene essenziale risolvere il problema gestionale e quindi ha imposto il commissariamento dei comuni che si rifiutano di entrare in Talete (vedi qui), che adesso è effettivo: secondo lei, nel giro di 90 giorni sarà definitivo il passaggio del COBALB a Talete.

L’ingegnere Proietti ha constatato che sull’appalto ha pesato molto il sequestro del depuratore con cui si è perso un anno; inoltre, alcuni aspetti contabili hanno portato “all’apnea economica dell’appalto”. Adesso le criticità sono superate, mancano un paio di mesi per risolvere i problemi della circumlacuale, entro 90 giorni le gestione passerà alla Talete che già immediatamente entrerà, in modo graduale, nella conduzione. Entro l’anno 2019 il depuratore avrà una funzionalità discreta che sarà completa all’inizio del 2020.

In conclusione, Silvia Blasi e Andrea di Sorte, pur esprimendo la loro insoddisfazione con le spiegazioni sui ritardi fornite, invitano la commissione di riunirsi a settembre a Bolsena. Ringraziando del “fruttuoso lavoro”, il presidente Novelli dichiara di voler continuare a monitorare la situazione.