sabato 27 agosto 2022

Crisi idrica - come affrontare un futuro incerto


Immagine 1: Siccità nelle campagne

La siccità quest’anno colpisce l’Europa. Tra i 35° e i 55° di latitudine, fino al 80% meno di precipitazioni, sorgenti e torrenti a secco, fiumi ridotti a rigagnoli, il livello di laghi e invasi ai minimi storici.

Non è solo la mancanza di acqua che minaccia la natura e l’uomo, ma anche le temperature elevate, gli incendi che devastano boschi e campagne e le ricadute sugli ecosistemi, sull’agricoltura, sull’economia e sulla salute umana che spesso agiscono in sinergia con altri comportamenti e azioni non-sostenibili.

Immagine 2: Mappa di siccità in Europa per la prima decade di Agosto 2022, che mostra il Combined Drought Indicator CDI, un indicatore di siccità che tiene conto del volume di precipitazioni, dell’umidità del suolo e dell’attività fotosintetica delle piante (vedi qui)

 

La siccità affligge molti paesi nel mondo, dalla California alla Cina. Ancora, si tratta di un fenomeno puntuale che rischia, secondo le previsioni dell’IPCC (Intergovernmental Panel for Climate Change – Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico), di ripetersi sempre più spesso (vedi immagine 3) assieme ad altri eventi estremi come tempeste, diluvi e inondazioni.

Immagine 3: Scarsità d’acqua nel 2050. Previsione dell’IPCC, sesto rapporto (2022), TS, p. 75

Il cambiamento climatico rappresenta dunque una sfida mondiale anche alla gestione del patrimonio idrico, e di conseguenza richiede una pianificazione intelligente e a lungo termine che deve affrontare le situazioni estreme e mitigare le loro conseguenze. Nell’attuale situazione incerta e instabile, l’IPCC raccomanda di agire da subito, passo per passo e in modo flessibile, favorendo soluzioni che comunque portano benefici anche ad altri aspetti della salute e resilienza degli ecosistemi (soluzioni “no-regret”).

Tutti i laghi soffrono e anche il nostro, con un livello di circa 50 cm sotto la media pluriennale in continua discesa. Responsabile, certo, la mancanza di piogge, ma anche una gestione che non tiene conto né della sua specifica vulnerabilità, né del pericolo che incombe su di lui.

L’immagine schematica dell’acquifero del Lago illustra le sue caratteristiche particolari e la sua vulnerabilità (immagine 4). Lo specchio del Lago è la parte affiorante di un acquifero più esteso, ospitato nel materiale permeabile espulso dai vulcani del Complesso Vulcanico dei Vulsini. Il suo livello è determinato dal bilancio idrico, risultato dell’insieme di entrate e uscite rappresentate nell’immagine dalle frecce blu e rosse, la cui lunghezza è proporzionale ai valori indicati nell’ultimo bilancio idrico ufficiale del 2005 (Capelli G., Mazza R., Gazzetti C. (2005), Strumenti e strategie per la tutela e l’uso compatibile della risorsa idrica nel Lazio, Pitagora Editrice, Bologna).

 Il Lago di Bolsena riceve la sua acqua dalle piogge che cadono su un’area decisamente piccola definita dall’insieme dei bacini imbrifero e idrogeologico. Quest’area è solo circa 3 volte più grande dello specchio del lago (situazione simile a quella degli altri laghi vulcanici dell’Italia centrale), mentre per i laghi alpini questa zona di raccolta è molto più grande, fino a 30 volte più estesa dello specchio per il Lago Maggiore: la disponibilità del nostro lago a fornire acqua per i vari usi e consumi è quindi molto limitata, fatto che lo rende vulnerabile e richiama alla prudenza.

Immagine 4: Rappresentazione schematica dell’acquifero del Lago di Bolsena e bilancio idrico. L’acquifero è diviso in due parti principali – nel volume libero del Lago e nella parte ospitata nel materiale vulcanico espulso di struttura eterogena, che a sua volta è un acquifero a strati multipli fra loro idraulicamente interconnessi. Confrontato al flusso rapido di acqua nel volume libero, la circolazione è notevolmente rallentata nel materiale vulcanico, che ha come base strati antichi sedimentari a bassa permeabilità, la cui struttura è essenzialmente sconosciuta. Attraverso discontinuità nel basamento gli acquiferi dei laghi vulcanici sono interconnessi, con relativi flussi di scambio

 

Come proteggere il patrimonio idrico del Lago?

 In che maniera possiamo gestire questo patrimonio di acqua dolce, come possiamo proteggerlo?

 Possiamo intervenire sulle uscite di acqua in due modi, riducendo sia i prelievi che il deflusso dal fiume Marta. Sono interventi evidenti e fondamentali per la tutela del Lago. Un altro modo per limitare le perdite d’acqua dal bacino del Lago consiste in un insieme di misure agricolturali per ridurre la evapotraspirazione (vedi qui): la perdita d’acqua per evaporazione dai suoli nel comprensorio e per rilascio all’atmosfera dalla vegetazione di copertura.

Abbiamo anche la possibilità di intervenire, ma solo entro certi limiti, sulle entrate di acqua nel Lago tentando di aumentare la quantità di piogge che cade sul suo bacino: si tratta di interventi sulla vegetazione e sul paesaggio con lo scopo di favorire la formazione di turbolenze e di abbassare la velocità dei venti, creando “ruvidità” nel comprensorio (vedi qui). Nell’insieme, questo studio dell’ETH di Zurigo prospetta un possibile aumento delle precipitazioni che compenserebbe la diminuzione a causa del cambiamento climatico.

 C’è un altro intervento sulle entrate d’acqua che può portare grandi benefici; non si tratta di un loro aumento ma di una loro ridistribuzione, modificando le percentuali relative delle acque piovane che raggiungono l’acquifero via ruscellamento (“piogge ruscellate” nello schema) e delle acque piovane che percolano nel terreno (“piogge percolate”). L’idea centrale qui è di favorire la ricarica dell’acquifero e di ridurre il defluire rapido di acqua nello specchio del Lago, di ridare naturalità ai flussi di acqua che si intrecciano con la terra, in superficie e in profondità.

 Fondamentale è, però, che la possibilità di una gestione, cioè di interventi mirati per conservare o migliorare lo stato del patrimonio idrico del Lago, presuppone una conoscenza dello stato di fatto, dei parametri che determinano l’evoluzione dell’acquifero e dei meccanismi che la caratterizzano. In altre parole: prima di intervenire sul Lago, dobbiamo capire come funziona e qual è il suo stato attuale. Purtroppo, questa conoscenza è insufficiente:

1) Non disponiamo di un bilancio idrico aggiornato.

2)  La quantità dei prelievi dai molti pozzi sparsi nel bacino è sconosciuta – manca l’aggiornamento del censimento dei pozzi (l’ultimo, già allora incompleto, data di circa 20 anni fa). Manca anche il rilevamento dei volumi prelevati (ma i contatori obbligatori sono stati installati solo in pochi casi).

3) La quantità attuale del deflusso è sconosciuta, causa la mancanza di un flussometro e della registrazione del movimento delle paratoie.

4) Né il volume dell’acqua ospitata nei depositi vulcanici all’interno del bacino idrogeologico (che forma un serbatoio, una specie di invaso a monte dello specchio del Lago – vedi immagine 4) è conosciuto, né la sua distribuzione né la dinamica dell’afflusso di acqua da questo “serbatoio” nel volume libero del Lago. L’afflusso è forte quando il “serbatoio” è pieno e raggiunge nei punti più alti (lungo lo spartiacque idrogeologico oppure “idrodinamico”) valori elevati (480 m nei pressi di Castel Giorgio nell’immagine 4); man mano che la riserva d’acqua nei piroclastiti si riduce, l’afflusso diminuisce.

Solo una conoscenza completa dell’acquifero permetterebbe l’ottimale gestione del patrimonio idrico del Lago:

- Con una gestione del livello secondo le linee indicate nella prima delle misure di conservazione per il sito Natura 2000 (7.1.1 Divieti ed obblighi generali, vedi qui), che prescrive che tale gestione deve assicurare l’andamento annuale del livello indicato nell’immagine 5.

 Immagine 5: Legge di Gestione dell’incile del Lago di Bolsena. Ritraccia l’andamento del livello nella media pluriennale ed è incentrata su un livello di 90 cm, lontano dal livello di 140 cm dove il Lago esonda e dalla soglia minima di 70 cm sotto la quale la vegetazione ripariale viene danneggiata. Ricordiamo anche che il deflusso non deve scendere sotto il minimo vitale di 0,5 m3/s per l'ecosistema dell'alto corso del fiume Marta, e che un deflusso ancora minore allungherebbe il tempo di ricambio del Lago a più di 300 anni. 

 - Con la cura di evitare la diminuzione del volume globale della risorsa d’acqua (obbligo di conservazione), monitorando in continuazione la sua consistenza e favorendo la sua ricarica: assicurando che possa, anche in periodi di siccità, ricaricare a lungo termine il volume libero del Lago.

Comunque sia, oggi siamo lontani da una tale gestione ottimale - già la misura di conservazione sulla gestione del livello è semplicemente disattesa - la regolazione dell’apertura delle paratoie sul fiume Marta avviene in modo approssimativo e mira soprattutto a evitare le esondazioni. Il volume globale della risorsa d’acqua non è neanche rilevato.


Come affrontare il futuro?

 Come suggerisce l’IPCC, potremmo da subito implementare un insieme di soluzioni evidenti e utili:

1) Limitare i consumi d’acqua ed evitare sprechi

– nei comportamenti quotidiani di ognuno (vedi qui per un utile catalogo di misure);

– nella gestione delle reti di distribuzione, eliminando perdite dalle tubazioni;

– nell’agricoltura con una gestione dei suoli e altre misure colturali che riducono evaporazione, deflusso superficiale e erosione, e favoriscono infiltrazione e percolazione nell’acquifero – copertura permanente del suolo, impianto di fasce vegetate o interi appezzamenti di arbusti e alberi, rallentando il flusso nei fossi esistenti e/o creando nuovi corsi d’acqua con flusso lento (soluzioni permaculturali adottate con successo nel mondo, per esempio qui), e ancora 

– nell’agricoltura, evitando colture con alto fabbisogno di acqua non adatte alle nostre zone e, se del caso, adottando sistemi di irrigazione di precisione.

2) Eliminare prelievi abusivi, in primis i pozzi da grande derivazione realizzati recentemente, p. es. per irrigare nuovi noccioleti, rigorosamente abusivi.

3) Risanare i suoli e gli ecosistemi per aumentare la loro resilienza.

4) Creare condizioni favorevoli per precipitazioni impiantando boschi e fasce boschive e arbustive.

5) Raccogliere le acque bianche e grigie e farle infiltrare nel terreno.

6) Riutilizzare le acque nere depurate per usi irrigui.

7) Proteggere il Lago: evitare ogni inquinamento dell'acquifero e il degrado degli ecosistemi che lo ospitano.

8) Di fondamentale importanza rimane però il compito di approfondire la nostra conoscenza dello stato dell’acquifero del Lago, dei parametri che determinano la sua evoluzione e dei meccanismi che la caratterizzano: di stabilirne un bilancio idrico dinamico e di seguire la sua evoluzione tramite monitoraggi costanti.

In assenza di queste informazioni, per precauzione non si possono autorizzare piani, progetti, interventi e attività che possano incidere in maniera significativa sull’acquifero del Lago di Bolsena, protetto come risorsa preziosa di acqua dolce dalla Direttiva Quadro sulle Acque e come habitat di un sito della rete Natura 2000 dalla Direttiva Habitat, che vieta ogni suo degrado.

 Prendiamoci cura del nostro lago! Abbiamo davanti agli occhi l'esempio dei due laghi fratelli del nostro, del Lago di Vico e del Lago di Bracciano, che ci dovrebbe mettere in guardia: l'acqua dell'acquifero del Lago di Vico non è potabile a causa dell'inquinamento degli ecosistemi (vedi qui), la risorsa d'acqua del Lago di Bracciano è stata drasticamente diminuita dai prelievi sconsiderati dell'ACEA e stenta a ricostituirsi (vedi qui).


Immagine 6: Piantare alberi per combattere la siccità

sabato 2 luglio 2022

Isola Bisentina - aspetti naturalistici

 


Abbiamo seguito con grande soddisfazione l'attento lavoro di ripristino e restauro del patrimonio storico e architettonico dell'Isola Bisentina intrapreso dalla famiglia Rovati in questi ultimi anni, e la loro sensibilità per la tutela dell'ambiente e del paesaggio unico dell'isola. Sensibilità che pone l'accento sul suo valore spirituale, sul suo carattere sacro che si riflette in tutti i suoi aspetti materiali. 

La breve relazione che segue si concentra su uno di questi aspetti, quello naturalistico, per presentarlo e illustrarne la sua importanza a livello nazionale e europeo, assieme ai suoi principali valori che dipendono da vari fattori - dalla sua situazione al crocevia di correnti di migrazione e scambio, e in qualche misura protetta dal "rumore degli uomini".

Il valore naturalistico dell'isola è oggetto anche di norme che permettono al suo proprietario, tale tutore, a proteggerla e lo indirizzano negli interventi e misure di tutela, le quali saranno brevemente presentate e seguite da proposte, come meglio attuare un'efficace tutela dell'aspetto naturalistico.

 La relazione è organizzata così:

1 - Principali valori naturalistici presenti sull'Isola Bisentina e nelle sue acque

2 - Tutela e norme

3 - Principali motivi di attenzione

4 - Bibliografia di riferimento


1. PRINCIPALI VALORI NATURALISTICI PRESENTI SULL'ISOLA E NELLE SUE ACQUE


L'Isola Bisentina rappresenta un "hot spot" di biodiversità per il Lago; si riportano di seguito in via sintetica i principali motivi di interesse naturalistico in essa presente.

  • Il Lago e le acque intorno all’isola costituiscono un importante sito di svernamento per molte specie di uccelli acquatici con una media di circa 10.000 individui censiti ogni anno nell’ambito dell’IWC (International Waterfowl Census) appartenenti a 15-18 specie, inclusa la Strolaga mezzana Gavia arctica (cfr. Figura 1. Brunelli et al., 2004, 2009) per la quale il sito è di “importanza nazionale” secondo i criteri stabiliti dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica ora ISPRA (Baccetti et al., 2002, Zenatello et al., 2014).
Figura 1: Strolaga mezzana, specie presente in inverno nelle acque nei pressi dell'Isola Bisentina



  • Le isole costituiscono un sito riproduttivo per il Falco pellegrino Falco peregrinus (una coppia per ogni isola) (Brunelli, Bulgarini, Calvario, Sarrocco vid.), cfr. Figura 2).
Figura 2: Falco pellegrino fotografato su un albero dell'Isola Bisentina (a sinistra) e sulla cupola della Rocchina (a destra).

  • Presenza di una garzaia mista con 3 specie di Ardeidi (Airone guardabuoi Bubulcus ibis, Nitticora Nycticorax nycticorax, Garzetta Egretta garzetta) e Cormorano Phalacrocorax carbo sinensis, localizzata sull’Isola Bisentina; dal 2019 il Cormorano ha iniziato a nidificare anche sull’Isola Martana. Si tratta della sola garzaia dell’Italia centrale con questa ricchezza e composizione di specie (Calvario et al., 2008b; Calvario et al., 2009, Biancolini et al., 2017).
Fig. 3: Sull'Isola Bisentina è presente una importante garzaia mista con tre specie di Ardeidi e Cormorano. In senso orario: Airone gardabuoi, Nitticora, Cormorano, Garzetta.

  • Il Lago e le acque intorno all’Isola Bisentina in particolare, costituiscono un sito riproduttivo di rilevanza regionale per la nidificazione (15 coppie stimate nel 2019) e lo svernamento (434 individui nel 2022) del Fistione turco Netta rufina, specie per la quale sono noti nel Lazio solo pochi altri siti, occupati prevalentemente in modo irregolare e da coppie isolate (Brunelli et al., 2011; Bernoni et al., 2019), cfr. Figura 4.
Figura 4: Il Lago e le acque intorno all'Isola ospitano contingenti di Fistione turco svernanti, oltre 400 individui nel 2022 (foto sopra) e coppie nidificanti (foto sotto, un maschio con un pulcino a seguito).
  • Presenza di due habitat vegetali terrestri di interesse comunitario tutelati dalla Direttiva Habitat: un habitat erbaceo di tipo xerico, considerato prioritario dalla Direttiva Habitat ubicato solo in alcuni punti dell’Isola: habitat 6220* “Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea”, ed un habitat forestale denominato 9340 “Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia”, la lecceta compresi gli ambiti rupestri in cui tale formazione è insediata, (cfr. Figura 5).
Figura 5: I due habitat vegetali terrestri di interesse comunitario tutelati dalla Direttiva Habitat: in primo piano l'habitat xerico prioritario denominato 6220* "Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Theo-Brachypodietea" localizzato solo in alcuni punti dell'Isola; sullo sfondo l'habitat 9340 "Foreste di Quercus Ilex e Quercus rotundifolia", la lecceta che ricopre buona parte dell'Isola compresi alcuni ambiti rupestri in cui tale formazione è insediata.

  • Presenza di due habitat vegetali acquatici di interesse comunitario tutelati dalla Direttiva Habitat situati nelle acque dell’Isola: “3140 Acque oligomesotrofe calcaree con vegetazione bentica di Chara spp.”, “3150 “Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnapotamion e del Hydrocharition”. In particolare, per le alghe Caracee il Lago di Bolsena presenta uno dei più significativi popolamenti d’Italia. Sono state censite 14 specie di Caracee su 32 specie presenti in Italia (44%) e 54 in Europa 26%, 4 delle quali considerate rare in Italia (sottolineate): Chara globularis Nitellopsis obtusa, Chara aspera, Chara hispida, Chara vulgaris, Nitella hyalina, Chara intermedia, Chara polyacantha, Chara tomentosa, Chara delicatula, Nitella gracilis, Nitella opaca, Nitella tenuissima, Chara gymnophylla (Azzella, 2014). Il Lago può essere considerato un “hotspot” europeo per la biodiversità di Caracee e dovrebbe essere incluso nelle “Important Plant Area” italiane in un prossimo aggiornamento rispetto delle aree attualmente designate a livello nazionale (Blasi et al., 2010). Un aumento del livello di pressione antropica così come il cambiamento climatico potrebbero influenzare negativamente questo hotspot (cfr. Figura 6).
Figura 6: Immagine aerea nella quale sono bene evidenti le praterie sommerse di alghe caracee che circondano le acque dell'Isola. Tale formazione vegetale è un habitat di interesse comunitario tutelato dalla Direttiva Habitat e denominato "3140 Acque oligomesotrofe calcaree con vegetazione bentica di Chara spp.".

  • Presenza di una specie di flora stenomediterranea, rara in Italia e rarissima per il Lazio: Speronella stafisagria Delphinium staphysagria (cfr Figura 7).
Figura 7: Speronella stafisagia fotografata nel corso degli studi condotti per la redazione del Piano di Gestione.



2. NORME DI TUTELA PER GLI ASPETTI NATURALISTICI

L’Isola Bisentina è inserita all’interno delle aree tutelate dalla Rete Natura 2000 a seguito del recepimento delle Direttive comunitarie denominate Habitat (92/43/CEE) ed Uccelli (79/409/CEE sostituita dalla 2009/147/CE), che hanno reso cogente il concetto di “Rete Ecologica” e portato alla designazione da parte dello Stato italiano, di diversi siti denominati Zone di Protezione Speciale (ZPS), a tutela esclusiva degli Uccelli, e Zone Speciali di Conservazione (ZSC), a tutela di habitat vegetali naturali e seminaturali (quindi utilizzati e derivanti da pratiche di utilizzo da parte dell’uomo) e di specie animali (compresi numerosi gruppi di invertebrati), tranne gli Uccelli. In particolare l’Isola Bisentina è stata quindi designata sia come ZPS che come ZSC (cfr. Tabella 1).

SITI NATURA 2000 PER L’ISOLA BISENTINA

Nome del sito

Codice

Comuni

Estensione in ha

ZPS “Lago di Bolsena – Isole Bisentina e Martana”  

IT6010055

Capodimonte, Marta, Gradoli, Grotte di Castro, S. Lorenzo Nuovo, Bolsena, Montefiascone

11.501,4

ZSC Isole Bisentina e Martana 

IT6010041

Capodimonte, Marta

26,1

Tabella 1. Siti Natura 2000 in cui è inserita l’Isola Bisentina.


All’interno di questi siti vi è l’obbligo del rispetto delle Misure di Conservazione emanate dalla Regione Lazio con la DGR 612/2011 (misure di conservazione da applicarsi nelle Zone di protezione Speciale (ZPS) e nelle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e con la DGR 162/2016 (Adozione delle Misure di Conservazione finalizzate alla designazione delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC), ai sensi della Direttiva 92/43/CEE (Habitat) e del DPR 357/97 e s.m.i. – codice IT60100 (Viterbo).

La Provincia di Viterbo, su incarico della Regione Lazio, ha redatto nel 2009 (AA.VV., 2009) il Piano di Gestione della ZPS del Lago di Bolsena e dei siti in essa interclusi compresa l’Isola Bisentina, che costituisce ad oggi il documento di carattere naturalistico-ambientale gestionale, più completo sull’area e che delineava, con chiarezza, problematicità e possibili soluzioni.

Una delle misure di tutela più efficaci derivata dalla Direttiva Habitat prevista dallo strumento normativo di recepimento (DPR 120/2003, articolo 6), è costituita dall’obbligo dell’attivazione della procedura di incidenza, nel caso si voglia realizzare qualsiasi intervento/progetto/piano/attività: 

I proponenti di interventi non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nel sito, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi, presentano, ai fini della valutazione di incidenza, uno studio volto ad individuare e valutare, secondo gli indirizzi espressi nell'allegato G, i principali effetti che detti interventi possono avere sul proposto sito di importanza comunitaria, sul sito di importanza comunitaria o sulla zona speciale di conservazione, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi”.

È bene chiarire che tale procedura deve essere attivata anche quando intervento/progetto/piano/attività venga realizzato all’esterno dei siti Natura 2000 ma le conseguenze si possano riflettere all’interno dei siti.
I recepimenti nazionali delle Direttive Comunitarie e le DGR della Regione Lazio non prevedevano sanzioni (amministrative o penali) per l’infrazione delle norme previste; tale lacuna è stata colmata nel 2011 con il DECRETO LEGISLATIVO n. 121 del 7 luglio 2011, “Attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell'ambiente, nonché della Direttiva 2009/123/CE che modifica la Direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni”. In questo Decreto Legge sono stati inseriti i due articoli sotto riportati:

Art. 227 – bis (Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette)

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, fuori dai casi consentiti, uccide, cattura o detiene esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta è punito con l'arresto da uno a sei mesi o con l'ammenda fino a 4.000 euro, salvo i casi in cui l'azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie. Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge, preleva o detiene esemplari appartenenti ad una specie vegetale selvatica protetta è punito con l'ammenda fino a 4.000 euro, salvo i casi in cui l'azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie.»;

Art. 733 –bis (Distruzione o deterioramento di habitat all'interno di un sito protetto)

Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge un habitat all'interno di un sito protetto o comunque lo deteriora compromettendone lo stato di conservazione, è punito con l'arresto fino a diciotto mesi e con l'ammenda non inferiore a 3. 000 euro.». Ai fini dell'applicazione dell'articolo 727-bis del codice penale, per specie animali o vegetali selvatiche protette si intendono quelle indicate nell'allegato IV della direttiva 92/43/CE e nell'allegato I della direttiva 2009/147/CE. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 733-bis del codice penale per 'habitat all'interno di un sito protetto' si intende qualsiasi habitat di specie per le quali una zona sia classificata come zona a tutela speciale a norma dell'articolo 4, paragrafi 1 o 2, della direttiva 2009/147/CE, o qualsiasi habitat naturale o un habitat di specie per cui un sito sia designato come zona speciale di conservazione a norma dell'art. 4, paragrafo 4, della direttiva 92/43/CE.


Più recentemente, con la legge regionale del 22 ottobre 2018, n°7 “Disposizioni per la semplificazione e lo sviluppo regionale”, sono state introdotte alcune integrazioni e modifiche alla L.R. °29/97 “Norme in materia di aree naturali protette regionali”; in particolare la legge introduce sanzioni per violazioni di norme all’interno dei siti Natura 2000 (Zone di Protezione Speciale - ZPS, Zone Speciali di Conservazione – ZSC), come di seguito indicate:
  • violazioni alle Misure di Conservazione per le ZPS e per le ZSC (cfr DGR citate);
  • violazioni alle prescrizioni formulate dalla Regione Lazio in sede di parere di incidenza in riferimento a specifici piani e/o progetti;
  • contrasto con gli obiettivi specifici di tutela e di conservazione del sito, così come definito dalle Misure di Conservazione.
3. PRINCIPALI MOTIVI DI ATTENZIONE

- Tutti gli interventi, i progetti, le attività, gli eventi che si intraprendono sull’isola devono essere sottoposti per legge alla procedura di valutazione di incidenza prevista dall’articolo 6 del DPR 120/2003 di recepimento della Direttiva Habitat 92/43/CEE.

- Il percorso delle visite guidate così come la realizzazione di servizi fotografici e di eventi devono assicurare la conservazione degli habitat vegetali (evitando il calpestio in alcuni contesti come ad esempio quello in cui è localizzato l’habitat prioritario 6220* “Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea”) e delle specie animali di interesse comunitario presenti sull’Isola con particolare riferimento alla colonia di Ardeidi e Cormorano (evitando qualsiasi forma di disturbo durante il periodo riproduttivo fino allo svezzamento e all’involo dei piccoli). E’ importante pianificare e ragionare in modo opportuno su tali aspetti, identificando anche il carico giornaliero opportuno per l’Isola in ragione delle diverse aree e della stagione.

- Le prateria di Caracee afferenti all’habitat di interesse comunitario “3140 Acque oligomesotrofe calcaree con vegetazione bentica di Chara spp” presenti intorno all’Isola sono fortemente frammentate a causa della rimozione della vegetazione determinata dagli ancoraggi delle imbarcazioni da diporto. Andrebbe predisposto in accordo con il Comune di Capodimonte un sistema di ancoraggio fisso (con corpi morti fissi) con agganci a moschettone e a numero determinato in modo da evitare l’utilizzo delle ancore da parte dei singoli mezzi nautici.

- L’osservazione della colonia di Ardeidi e Cormorano costituisce potenzialmente una forte attrattiva turistica; andrebbero determinate le modalità per ottemperare alla necessità di salvaguardia e a quelle di fruizione.

Enrico Calvario (2022)




4. BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO


· AA.VV., 2009 Piano di Gestione e Misure di Conservazione della ZPS “Lago di Bolsena – Isole Bisentina e Martana”. Regione Lazio, Provincia di Viterbo. Disponibile su: http://www.provincia.vt.it/Ambiente/ natura2000/bolsena.asp.

· Anzalone B., Iberite M., Lattanzi E., 2010. La Flora vascolare del Lazio. Inform. Bot. Ital., 42 (1): 187-317.

· Bernoni M., Brunelli M:; Calvario E., Paziani E., Sarrocco S., 2019. importanza dei laghi vulcanici del lazio settentrionale per la conservazione del fistione turco netta rufina in italia. Alula 26 (1-2): 147-149
Biancolini D., Angelici C., Biondi M., Brunelli M., Demartini L., Mantero F., Muratore S., Papi R., Sterpi L., Sterpi M., Sarrocco S., 2017. Le garzaie nel Lazio, aggiornamento al 2016. Alula XXIV (1-2): 13-27 (2017).

· Brunelli M., Corbi F., Sarrocco S., Sorace A. (a cura di), 2009. L’avifauna acquatica svernante nelle zone umide del Lazio. Edizioni ARP (Agenzia Regionale Parchi), Roma - Edizioni Belvedere, Latina, 176 pp.

· Bruni P., 1992. Valori ambientali e problemi di tutela del comprensorio del Lago di Bolsena. In: Olmi M., Zapparoli M (Eds.), 1992. L’ambiente dellaTuscia laziale. Aree protette e di interesse naturalistico della Provincia di Viterbo. Università della Tuscia. Union Printing Ed. Viterbo, pp. 283-290.

· Calvario E., Brunelli M., Bordignon L., 2008b. Nidificazione di Nitticora Nycticorax nycticorax e di Garzetta Egretta garzetta nella ZPS del Lago di Bolsena (VT) Alula XIV (1-2): 126-127 (2007).

· Calvario E., Forti G., Leone A., Tellini Florenzano G., Busatto M., Modenesi L., Piazzai T. 2010. Importanza naturalistica, identità culturale e sviluppo durevole del comprensorio del Lago di Bolsena: il ruolo del sistema museale. In: Falchetti E, Forti G. (Eds). Atti del XVIII Congresso ANMS Musei scientifici italiani verso la sostenibilità. Stato dell’arte e prospettive. Roma 3-5 dicembre 2008, Bolsena 6-7 dicembre 2008. Museologia Scientifica Memorie, 6: 299-302.

· Calvario E., Sarrocco S., Brunelli M., 2009. Prima nidificazione di Cormorano Phalacrocorax carbo e nuovo sito Riproduttivo di Airone guardabuoi Bubulcus ibis nel Lazio all’interno della ZPS Lago di Bolsena – Isole Bisentina e Martana. Alula XV (1-2): 233-235.

· Iberite M., Palozzi A.M., Resini A.M., 1995. La vegetazione del lago di Bolsena (Viterbo, Italia centrale). Fitosociologia, 29: 151 – 164.

· Lucchese F., 2018. Atlante della Flora Vascolare del Lazio, cartografia, ecologia e biogeografia. Vol. 2. La flora di maggiore interesse conservazionistico. Regione Lazio, Direzione Capitale Naturale, Parchi e Aree Protette, Roma, pp. 400.

· Scoppola A., 1995. Piante minacciate, vulnerabili o molto rare della provincia di Viterbo. Amm. Prov. di Viterbo. Assessorato all'Ambiente. Viterbo. 159 pp.

· Zenatello M., Baccetti N., Borghesi F., 2014. Risultati dei censimenti degli uccelli acquatici svernanti in Italia. Distribuzione, stima e trend delle popolazioni nel 2001- 2010. ISPRA, Serie Rapporti, 206/2014





lunedì 31 gennaio 2022

L’Osservatorio Ambientale del Lago di Bolsena compie 10 anni


È interessante ritornare sui ben 29 post (siamo stati un bebè molto attivo) del nostro primo anno di vita. Vi troviamo tutti i temi e problematiche attuali ancor’oggi: stato del Lago, cittadinanza attiva, scarichi abusivi e sistema fognario, abuso di fitofarmaci, degrado del patrimonio arboreo, geotermia, le analisi dell’ARPA, la Goletta dei Laghi, l’abusivismo edilizio, la navigazione a motore …  

Essere in grado di ricordare questi fatti, seguire i cambiamenti nel corso degli anni, vedere come sono stati affrontati i pericoli, come appaiono sempre nuove minacce e per quali motivi, quali meccanismi si oppongono alla salvaguardia del Lago di Bolsena, è istruttivo. Infatti, creare memoria, che poi diventa base per un’azione coerente e consapevole: questa è stata una delle prime e fondamentali idee dell’Osservatorio.


A gennaio 2012 siamo all'inizio, sono ancora pochi i lettori di questi post storici; man mano però aumentano. Oggi siamo arrivati a 153 post, in media 1300 persone leggono ogni post, la nostra pagina su facebook è seguita da quasi 3 mila persone. Il massimo di letture (8 mila) ha raggiunto il post "Madre Terra ammonisce" sui terremoti di Castel Giorgio nel 2016. Purtroppo, il monito di Madre Terra è rimasto inascoltato.

Non solo memoria, l’Osservatorio è anche uno strumento della cittadinanza attiva: offre un’informazione scientificamente corretta su attuali problematiche ambientali del Lago di Bolsena, è un forum dove cittadini possono chiedere informazioni e proporre contributi e attività; segnala problemi e abusi alle autorità competenti. In questo modo, potrebbe essere unico in Italia.

Autori degli articoli sono esperti nei vari settori, italiani e stranieri. Gli articoli sono sottoposti a un peer-review interno, un meccanismo di autocontrollo per assicurare la qualità scientifica dei contributi.

L’osservatorio è cambiato. Ci siamo resi conto negli ultimi anni, che non siamo più in grado di seguire tutti i temi importanti e attuali. Oggi, dell’informazione breve e rapida sui fatti ambientali si occupano le sezioni di news sui siti delle associazioni ambientaliste del comprensorio (ass.Bolsena Lago d’Europa e ass. Lago di Bolsena), mentre l’Osservatorio pubblica per lo più articoli di approfondimento.


sabato 8 gennaio 2022

Buon Anno. Con il diserbo?

Che sia un anno dorato dal sole, per noi e la nostra Terra!

Dorato di oro vero come questo prato illuminato dal sole all'alba del primo giorno dell'anno.


Ma non così: Il terreno nell'immagine che segue è stato "dorato" dal diserbo.



Il campo di circa 30 ettari in riva al Lago nel comune di Capodimonte, è costeggiato da fossi - il Fosso Spinetto, il Fosso Mereo - che dànno luogo a marcati fenomeni di erosione. In tal modo, le piogge portano una buona parte dei veleni sparsi direttamente nel Lago, sulle sue rive dove il coregone si appresta a deporre le uova. Un'altra parte del biocida penetra nel suolo e raggiunge l'acquifero del Lago che si trova ad appena qualche metro sotto terra,

Sconosciuto il prodotto usato poiché assente ogni segnaletica, ma molto probabilmente si tratta di glifosato, il “serial killer” a buon prezzo, che uccide indiscriminatamente la vita nel suolo e nelle acque.

L’ISPRA constata che il glifosato è persistente nell’acqua e tossico per gli organismi acquatici con effetti a lunga durata. Sottolinea che “ne va assolutamente proibito l’uso all’interno di aree naturali protette” come è il Lago di Bolsena.

Già nel 1998 Antonio Leone (Professore Ordinario presso la Facoltà di Agraria dell'Università della Tuscia ed esperto nella gestione degli ecosistemi terrestri e acquatici) rilevava, riguardo al Lago di Vico, che “[…] è assolutamente incompatibile l’uso del glyphosate”, a causa della sua altissima solubilità nell’acqua e la sua persistenza nel suolo. Lo stesso Leone lega senza mezze parole il degrado dello stato del Lago di Vico (vedi qui) alle pratiche agricole nel suo comprensorio.

Il fatto è stato segnalato alle autorità che dovrebbero intervenire relativo alle varie violazioni delle normative – l’assenza della segnaletica obbligatoria, l’inosservanza delle distanze di sicurezza da corsi d’acqua e la violazione delle disposizioni per la tutela delle acque, degli habitat e degli uccelli prescritte dal testo unico ambientale. Annotiamo, che sarebbero utilissimi regolamenti comunali sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (vedi anche qui), per informare gli agricoltori e per prevenire azioni sconsiderate come quella riportata in queste righe.

Più volte abbiamo parlato di fatti simili:

 Osservatorio Ambientale del Lago di Bolsena: Diserbanti sulla riva del Lago (osservatoriodellagodibolsena.blogspot.com)

Osservatorio Ambientale del Lago di Bolsena: Qual è il colore della primavera? Giallo! (osservatoriodellagodibolsena.blogspot.com)

Osservatorio Ambientale del Lago di Bolsena: La nocciola, ricchezza o condanna per il Lago? 1: I rischi ambientali (osservatoriodellagodibolsena.blogspot.com)

Osservatorio Ambientale del Lago di Bolsena: Attacco chimico (osservatoriodellagodibolsena.blogspot.com)

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La nostra violenza contro la Terra è lo specchio della nostra violenza contro il nostro prossimo, e contro noi stessi.


martedì 7 dicembre 2021

Lago di Bolsena – ricostituire le fasce di vegetazione ripariale

 

Tutti i laghi in natura sono circondati dalla vegetazione, in particolare da una fascia di piante specifiche che si estende dalla costa fin nelle acque. È la zona dove la vita su terraferma si intreccia con quella nell’acqua, dove avvengono scambi e passaggi essenziali per la salute dei due ecosistemi, ripariale–acquatico e terrestre.


Da molto tempo la scienza ha riconosciuto che la fascia di vegetazione ripariale svolge importanti funzioni ecologiche: stabilizza le sponde e garantisce la capacità autodepurativa dei corpi idrici superficiali, fa da filtro per inquinanti, offre protezione e luoghi di riproduzione per molte specie e con ciò contribuisce a conservare la biodiversità. Agisce da salvagente, filtro, pelle; è luogo di rifugio, è culla.

Di conseguenza, la fascia ripariale naturale (chiamata "fascia tampone" o "buffer") è protetta per legge, dalle disposizioni della Direttiva Quadro sulle Acque, delle Direttive Habitat e Uccelli, della Direttiva sull’Utilizzo Sostenibile dei Pesticidi, e da vari piani di azione e documenti d’indirizzo dell’UE, come pure dalle disposizioni nazionali da esse discendenti (vedi qui sotto).

"Per legge", che è qui purtroppo sinonimo di "in teoria", la realtà è diversa e desolante.

Il divario tra legge e realtà è illustrato dall'esempio del Lago di Bolsena. Molti di noi si ricordano ancora del Lago di una volta, documentato in racconti e fotografie, dove ancora 50 anni fa ampi tratti delle rive erano coperti da una larga fascia di vegetazione estesa molte decine di metri nelle acque: prati, arbusti e alberi come salice, pioppo e ontano, carici, canneti, e piante acquatiche natanti, flottanti e sommerse.



Già nel 2009 la carta dei fragmiteti (allegata al Piano di Gestione dei ZPS e SIC "Lago di Bolsena" (1)) evidenziava un grave stato di degrado. Oggi, questi canneti e tutta la vegetazione ripariale sono ridotti a frammenti che sopravvivono solo in pocchissimi tratti; la fauna che vi era ospitata è sparita. Le rive del Lago sono state fortemente antropizzate e così la vegetazione acquatica è stata via via eliminata per far posto ai pratini, ai campi fino al bordo delle acque, alle strade, ai campeggi, alle proprietà private, alle case. Ne abbiamo parlato più volte - vedi qui e qui.

Nei pochi posti dov'è ancora presente, il suo degrado continua.

Le leggi citate non vietano soltanto la riduzione della vegetazione ripariale naturale. Prescrivono anche il suo ripristino. Ormai bisogna puntare su questo: sulla ricostituzione di fasce ripariali con specie autoctone, con erbe spontanee, con salici ed ontani, con cannuccia di palude, con giunchi e con piante acquatiche.

Uno dei primi progetti del neonato biodistretto ha proprio questo obiettivo.




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Per quanto riguarda la Direttiva Quadro sulle Acque:

Ai sensi dell'Art. 36 (Misure di tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici) del PTAR, sono obbligatorie misure per la tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici superficiali interni. In particolare prevede (Art. 36, comma 3): "L'area di pertinenza, fatte salve misure più cautelative contenute in altri atti di pianificazione regionale, comunale o di bacino, ai sensi dell'articolo 115 del d.lgs. 152/2006, è costituita da una fascia di almeno 10 metri dalla sponda di fiumi, torrenti, laghi, stagni, lagune e altre acque demaniali. All'interno di detta area viene istituita una fascia tampone lungo tutti i corsi d'acque o corpi idrici, con funzioni di filtro per i solidi sospesi e gli inquinantidi origine diffusa, per la stabilizzazione delle sponde e di conservazione della biodiversità [...]."

Riguardo alle Direttive Habitat e Uccelli:

Nei siti Natura 2000 nel territorio del Lago di Bolsena vige, come misura di conservazione regolamentare, l'obbligo di mantenimento di fasce tampone di almeno 10 m da corpi idrici (lago, corsi d'acqua naturali, canali di irrigazione). Ogni progetto che può avere ripercussioni sulle funzioni ecologiche di queste fasce, deve essere sottoposto alla valutazione della sua incidenza sul sito.

Il Piano di Salvaguardia delle Risorse Idriche Europee (2012) (paragrafo 2.1) prevede fasce tampone vegetate come misura chiave per salvaguardare le risorse idriche dall'inquinamento agricolo, come anche il Piano per le risorse idriche europee (2014).

A livello nazionale, le Direttive Europee sono state pienamente accolte nella legislazione italiana e in vari Piani vincolanti come

- le Linee Guida del Piano d'Azione Nazionale (PAN) per l'uso sostenibile dei Prodotti Fitosanitari prevedono la realizzazione e gestione di fasce di rispetto vegetate.

- il Piano di Tutela delle Acque Regionali del Lazio (PTAR) dedica ampio spazio all'importanza delle fasce tampone.

Una buona guida alle fasce tampone sono i manuali della Regione Piemonte: Il Manuale per le fasce tampone riparie erbacee, e il Manuale per le fasce tampone riparie arbustive-arboree.



(1)

CARTA DELLA DISTRIBUZIONE E DELLA CONTINUITA' DEI CANNETI A PHRAGMITES AUSTRALIS, allegato 5 al PIANO DI GESTIONE DELLA ZPS “LAGO DI BOLSENA E ISOLE BISENTINA E MARTANA” (IT6010055) E DEI SIC “LAGO DI BOLSENA” (IT6010007) E “ISOLE BISENTINA E MARTANA” (IT6010041), STUDIO GENERALE - ASPETTI NATURALISTICI E ACQUE - Aprile 2009, Lynx Ambiente e Natura, link: Provincia di Viterbo - Piano di gestione dei SIC/ZPS Lago di Bolsena

sabato 11 settembre 2021

Uso sostenibile di prodotti fitosanitari – normativa, linee guida, ordinanze

 È sempre attuale la questione dei noccioleti e del pericolo per l’ambiente e le persone che proviene dalla loro espansione nella Provincia di Viterbo. Aumenta costantemente la loro superficie anche nel comprensorio del Lago di Bolsena.

La questione è stata messa a fuoco recentemente dall’ordinanza del sindaco di Nepi, Franco Vita, contro la quale l’associazione dei produttori Assofrutti s.r.l. ha presentato un ricorso al TAR Lazio. In parallelo, la Provincia di Viterbo, dopo il tentativo senza esito del Tavolo Tecnico indetto dal Prefetto, sta lavorando sull’aggiornamento delle “Linee Guida Provinciali sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari” con l’intenzione di aprire una “discussione serena e condivisa sul tema”.


Una discussione ampia e di grande importanza, un tema essenziale per la salute degli ecosistemi e delle persone – sostenibilità ambientale contro interessi di multinazionali, salvaguardia degli ecosistemi, agroecologia e agricoltura contadina contro l’industrializzazione del paesaggio agricolo, protezione delle risorse di acqua dolce e del suolo oppure il loro sfruttamento economico?

In ambedue i casi, sia a proposito delle linee guida provinciali che nella discussione circa l’ordinanza di Nepi, sono intervenuti i biodistretti del territorio e le associazioni ambientaliste.

In quanto segue, tentiamo di orientarci in questa materia complessa – nelle basi giuridiche, nella problematica ambientale.

 

Normativa

La Direttiva 2009/128/CE – il Decreto Legislativo 150/2012

La Direttiva assieme al Decreto n. 150 definiscono le misure per un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PFS) al fine di ridurre i rischi e gli impatti sulla salute umana, sull’ambiente e sulla biodiversità, e di promuovere l’applicazione della difesa integrata e di approcci alternativi o metodi non chimici. Provvedono alla programmazione, all’attuazione, al coordinamento e al monitoraggio delle misure i ministeri delle politiche alimentari e forestali, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, e della salute, e le Regioni e le Province autonome, avvalendosi del supporto di un Consiglio tecnico-scientifico (Art. 4, 5).

I PFS [1] sono preparati potenzialmente (e quasi sempre) pericolosi per la salute umana e per l’ambiente. La Direttiva 2009/128/CE, recepita con il Decreto Legislativo del 14 agosto 2012, n. 150 [2], ha istituito un "quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi" e ha stabilito le norme per il loro commercio, uso e controllo [3]. La citata Direttiva riconosce il “principio di precauzione”, pilastro su cui si fonda la politica ambientale dell’UE [4].

Il Decreto nel suo Art. 6 prevede la redazione di un Piano d’Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei PFS che ha come obiettivi: la protezione degli utilizzatori dei prodotti e della popolazione, la tutela dei consumatori, la salvaguardia dell’ambiente acquatico e delle acque potabili e la conservazione della biodiversità e degli ecosistemi [5]. Il primo PAN è stato adottato nel 2014 ed è attualmente in fase di revisione. La pubblicazione del nuovo PAN è prevista entro l’anno (2021).

Il Decreto regolamenta la formazione di tutti gli utilizzatori professionali, i distributori e consulenti sull’impiego dei PFS (Art.  7), le certificazioni all’abilitazione alla vendita e all’attività di consulenza (Art. 8), il rilascio di certificati di abilitazione all’acquisto e all’utilizzo di PFS (Art. 9), le prescrizioni per la vendita dei PFS (Art. 10), le modalità di informazione e sensibilizzazione della popolazione sui rischi dell’impiego di PFS (Art. 11), e le modalità dei controlli delle attrezzature per l’applicazione dei PFS (Art. 12).

Non solo la Direttiva 2009/128/CE inquadra l’uso dei PFS, ma anche varie altre direttive e disposizioni comunitarie: alle tre direttive, la Direttiva Uccelli, la Direttiva Habitat e la Direttiva Quadro sulle Acque, si aggiungono vari piani, regolamenti, strategie e documenti d’indirizzo tra cui il “Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee” [6], il Regolamento PPP, l’iniziativa dell’UE a favore degli impollinatori , la strategia sulla biodiversità per il 2030 dell’UE, la strategia comunitaria farm to fork e il Piano d’azione “Azzerare l’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo”.

Sono gli Articoli 14 (misure specifiche per la tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile) e 15 (riduzione dell’uso dei prodotti fitosanitari o dei rischi in aree specifiche) del Decreto n.150 che tengono conto delle esigenze delle tre Direttive, e più specificamente alcuni importanti documenti che integrano il quadro normativo:

- il decreto 10 marzo 2015 (“Linee Guida di indirizzo per la tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile e per la riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari e dei relativi rischi nei Siti Natura 2000 e nelle aree naturali protette”) [7] redatto dal Consiglio tecnico-scientifico,

- i Piani di Tutela delle Acque Regionali (PTAR) [8] e

- i Piani di gestione dei distretti idrografici.

Nella gerarchia discendente dalla normativa comunitaria e nazionale, le Regioni e le Province autonome sono responsabili della programmazione, del processo di valutazione e della scelta delle misure necessarie per attuare gli obiettivi normativi. Nel processo, dovrebbero coinvolgere tutti gli “stakeholder”, cioè i soggetti che hanno competenza in materia di disciplina dell’uso dei PFS, di tutela dell’ambiente e della salute nonché, relativamente alle misure pertinenti, gli Enti gestori dei Siti Natura 2000 e delle aree naturali protette, come pure le Autorità di Bacino/Distretto Idrografico.

Le misure da adottare sono le più varie, tra cui:

- prescrizioni specifiche per la limitazione, sostituzione e/o eliminazione di certi PFS,

- aumento delle superfici agricole condotte con i metodi dell’agricoltura biologica e dell’agricoltura integrata,

- indirizzi e divieti per il commercio e l’applicazione dei prodotti, norme tecniche,

- misure di prevenzione, mitigazione e compensazione,

- iniziative di informazione e formazione.

Da notare che la scelta delle misure dipende essenzialmente da monitoraggi di parametri ambientali [9].

Tali misure possono essere obbligatorie o raccomandate, e devono essere accompagnate da adeguati stanziamenti di fondi [10].

 


La Direttiva Quadro sulle Acque – il Decreto Legislativo 152/2006

Aree di salvaguardia, aree di pertinenza, il PTAR

Nelle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano di cui all'art. 94 del D.Lgs 152/2006, la Regione individua prescrizioni specifiche per la limitazione, sostituzione e/o eliminazione dei PFS che possono contaminare le acque destinate al consumo umano [11]. Prescrizioni di entità diversa si definiscono per la zona di tutela assoluta costituita dall'area immediatamente circostante le captazioni, la zona di rispetto costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d'uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata, e la più vasta zona di protezione dov’è da assicurare la protezione del patrimonio idrico nelle aree di ricarica della falda, delle emergenze naturali e artificiali della falda e nelle zone di riserva.

Ai sensi dell’Art. 36 (Misure di tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici) del PTAR, sono obbligatorie misure per la tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici superficiali interni, finalizzate a incrementare la capacità autodepurativa dei corpi idrici superficiali, garantire le funzioni di filtro per i solidi sospesi e per gli inquinanti di origine diffusa, stabilizzare le sponde e favorire la conservazione della biodiversità, nonché le connessioni ecologiche tra ecosistemi acquatici e ripariali [12].

 

Direttive Habitat e Uccelli – il Decreto Legislativo 152/2006

Tutela dei Siti Natura 2000 e delle aree naturali protette. Misure specifiche [13]

I Ministeri dell'ambiente, delle politiche agricole e della salute, nel novembre 2014 hanno predisposto ed emanato le linee guida, per la scelta delle misure specifiche da inserire nei piani di gestione e nelle misure di conservazione dei Siti natura 2000 e delle aree naturali protette, tenendo conto delle caratteristiche di pericolo e di rischio delle sostanze attive e dei PFS, nonché delle attività agricole ivi presenti, in funzione almeno dei seguenti target da salvaguardare:

- habitat e specie di interesse comunitario legate agli ecosistemi acquatici;

- habitat e specie di interesse comunitario legate agli ecosistemi terrestri;

- habitat in cui vi è la necessità di tutelare le api e gli altri impollinatori, come ad esempio gli imenotteri selvatici e i lepidotteri.

Le misure di riduzione dell'uso dei PFS e/o dei rischi sono definite, sulla base delle linee guida di cui sopra, entro 2 anni dall'entrata in vigore del Piano, dalla regione competente, in accordo con l'Ente gestore, laddove esistente, in base alle specifiche caratteristiche del sito da tutelare.

L’ ISPRA, con il rapporto Valutazione del rischio potenziale dei prodotti fitosanitari nelle Aree Natura 2000 ha fornito i dati relativi al pericolo potenziale dei prodotti fitosanitari nelle Aree Natura 2000, sulla base della stima della sensibilità di habitat e specie animali e vegetali tutelate dalle Direttive europee e sulla base di un modello concettuale che tiene conto anche del destino ambientale delle singole sostanze attive.

Ciò ha consentito di analizzare le possibili risposte in funzione di pratiche agronomiche sostenibili, che consentano la riduzione dell’utilizzo di fitofarmaci nelle aree Natura 2000, in accordo con il Piano d’Azione Nazionale per la riduzione dei prodotti fitosanitari (PAN) per l’attuazione della Direttiva 2009/128/CE. 

Biancone

Disposizioni particolari

L’opportuna valutazione d’Incidenza:

È importante sottolineare, che la Direttiva Habitat, Art. 6, paragrafo 3, prescrive:

«Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell’incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione dell’incidenza sul sito e fatto salvo il paragrafo 4, le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l’integrità del sito in causa e, se del caso, previo parere dell’opinione pubblica.»

Tale prescrizione e il suo significato sono elucidati nel documento della Commissione Europea: Gestione dei siti Natura 2000. Guida all'interpretazione dell'articolo 6 della direttiva 92/43/CEE (2019/C 33/01). In relazione all’uso sostenibile di PFS, ciò significa per esempio che l’introduzione di colture che possono avere incidenze significative sul sito – perché abbisognano di importanti trattamenti fitosanitari, oppure di prelievi di acqua significativi, oppure perché incidono sul habitat a causa del loro carattere monocolturale ecc. – che siano collocate all’interno o all’esterno del sito stesso, deve essere sottoposta alla valutazione dell’incidenza.

 

La legge regionale n. 7 (2018):

Un altro strumento normativo rilevante è costituito dalla legge regionale del 22 ottobre 2018, n°7 “Disposizioni per la semplificazione e lo sviluppo regionale”, nella quale sono state introdotte alcune integrazioni e modifiche alla L.R. 06/10/1997, n°29 “Norme in materia di aree naturali protette regionali” (legge 29/97 integrazioni e modifiche, vedi articolo 5). In particolare la legge introduce sanzioni per violazioni di norme all’interno dei siti Natura 2000 (Zone di Protezione Speciale - ZPS, Siti di Interesse Comunitario – SIC, ormai trasformati in Zone Speciali di Conservazione – ZSC), in particolare:

- violazioni alle Misure di Conservazione;

- violazioni alle prescrizioni formulate dalla Regione Lazio in sede di parere di incidenza in riferimento a specifici piani e/o progetti;

- contrasto con gli obiettivi specifici di tutela e di conservazione del sito, così come definito dalle Misure di Conservazione.

 

La legge regionale n. 11 (2019):

Questa legge disciplina e promuove i biodistretti, “al fine di diffondere la cultura del biologico e i principi dell’agro-ecologia”. 

I biodistretti si distinguono dall’elevata qualità ambientale del territorio che consenta di perseguire la tutela delle qualità intrinseche dei prodotti biologici, la conservazione della biodiversità e la tutela del patrimonio naturalistico e paesaggistico.

I comuni rappresentati nel soggetto gestore del biodistretto pianificano tra l’altro interventi per sviluppare l’agricoltura biologica, progetti per l’uso razionale ed ecosostenibile delle materie prime ed interventi per regolamentare e ridurre l’uso dei fitofarmaci e dei fertilizzanti di sintesi.

 

Anche dal punto di vista normativo, il territorio – dei comuni, delle province, delle regioni, dell’Italia e dell’Europa – non è uniforme: contiene aree dove la risorsa fondamentale acqua è specificamente e in vario modo tutelata, contiene zone dove le specie e la risorsa fondamentale biodiversità godono di speciale interesse e protezione, consiste di aree naturali protette con norme stringenti che le proteggono, è disseminato di comuni compresi nei biodistretti che hanno deciso di prestare maggiore attenzione alla tutela della natura e della salute della popolazione, e contiene anche zone dove l’ambiente è fortemente compromesso e in bisogno di ripristino e cura.

 


L’attuazione

La normativa circa l’uso sostenibile dei PFS rappresenta una parte della risposta della Comunità Europea all’enorme compito davanti all’umanità: di affrontare il “Global Change” – il Grande Cambiamento Globale del sistema Terra – in un modo che permetta la sopravvivenza della specie umana. Tale risposta deve tenere conto, da una parte, delle evidenze scientifiche che si accumulano da molti anni, circa il degrado della salute degli ecosistemi terrestri e dei servizi da loro forniti all’umanità e della conseguente urgenza di cambiare radicalmente i meccanismi fondamentali di tutti i settori della nostra vita, in questo caso dell’impostazione dell’agricoltura comunitaria: pone quindi chiari indirizzi e precisi target (sempre più stringenti) per il cambiamento (riduzione/eliminazione dei PFS, aumento delle superfici in regime biologico e integrato, miglioramento dello stato degli ecosistemi …).

Dall’altra parte, tiene conto dell’inerzia degli attori – nella politica, nelle società, nell’economia … - concedendo tempo al cambiamento e ricorrendo nel frattempo a misure di mitigazione e compensazione.

L’individuazione delle misure necessarie e la loro attuazione corretta però presentano attualmente grandi problemi, più grandi di quanto previsto: molti degli attori principali difendono con tutti i mezzi il loro “diritto” abituale di sfruttare e distruggere gli ecosistemi [14].

L’illustrazione di questo fatto è davanti a noi, in tutti i settori della vita. Se parliamo della realizzazione del cambiamento nell’uso dei PFS nella Provincia di Viterbo, questo è effettivamente bloccato da molti anni.

La programmazione del cambiamento presuppone

- una conoscenza sufficiente tramite monitoraggi dello stato attuale dei parametri ambientali che determinano lo stato degli ecosistemi e la loro evoluzione,

- la conoscenza dell’impatto dei PFS sullo stato degli ecosistemi e sulla salute degli esseri viventi,

- l'individuazione delle misure necessarie per attuare il cambiamento e la loro programmazione,

- l’attuazione di queste misure,

- il controllo dell’efficacia delle misure.

Ad oggi, nella Provincia di Viterbo e nel comprensorio del Lago di Bolsena, questo percorso è disseminato di ostacoli.

Da una parte perché i monitoraggi sono carenti e molti parametri ambientali essenziali non sono disponibili, il che rende difficile (anche dal punto di vista normativo) programmare e giustificare le misure urgenti e necessarie. Per esempio non è disponibile un bilancio idrico aggiornato dell’acquifero del Lago di Bolsena, indispensabile per programmare il suo uso sostenibile. Un altro esempio: l’erbicida ad ampio spettro glifosato, che insieme al suo metabolita Ampa presenta il maggior numero di superamenti (rapporto Ispra 2015/2016) nelle acque superficiali e sotterranee italiane [15], nel Lazio è monitorato nelle acque sotterranee solo in 12 punti (sui 3129 nazionali); nessuno di questi punti monitora l’acquifero del Lago.

Ancora a proposito dei monitoraggi: il PTAR adottato nel 2018 si basa su dati ambientali almeno in grande parte non aggiornati e superati. Per esempio, nel PTAR si assume che lo stato del Lago di Bolsena sia “buono”, e che di conseguenza non siano necessarie misure per fare fronte alle criticità, mentre secondo l’ARPA, l’ente preposto ai monitoraggi, lo stato era “sufficiente” a partire dal 2015 [16]. Conseguenza: per le istituzioni, non ci sono criticità e non c’è bisogno di intervenire e finanziare misure di salvaguardia.

Esistono buone conoscenze sull’impatto dei PFS sull’ambiente e sulla salute, che sono alla base dell’attuale normativa. Le misure necessarie sono in parte definite, mancano però ricerche relative a misure alternative all’uso di PFS di sintesi.

Programmazione e attuazione degli interventi necessari invece, risultano completamente insufficienti. In particolare, le norme tecniche e le misure dell’agricoltura integrata obbligatoria [17] sono diffusamente disattese – l’obbligo alla segnalazione, il controllo dei macchinari, le modalità di impiego e di stoccaggio ecc. - questo a causa dell’assenza di un sistema di controllo valido. Ricordiamo inoltre che in fondo, già il sistema “integrato” escluderebbe il diserbo chimico poiché sono disponibili metodi adeguati alternativi [18].

Nel comprensorio del Lago (e non solo), sono state completamente disattese le misure obbligatorie per la tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici superficiali e tutte le misure di mitigazione legate alla creazione di fasce tampone e simili. Inoltre, nessuna delle misure per la protezione delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano è stata attuata.

Gli obblighi alla valutazione d’incidenza (VINCA) di piani e progetti che possono avere un’incidenza su uno dei siti protetti nel comprensorio sono rimasti completamente disattesi – in particolare, in nessun caso è stata presentata (e neanche richiesta) la VINCA per l’impianto di noccioleti [19].

Disatteso anche il monitoraggio dell’efficienza delle misure.

 

fascia tampone

Complessivamente in Italia, la situazione non è migliore. Per quanto riguarda la tutela dei siti Natura 2000, l’ISPRA conclude nel suo rapporto 330/2020 “La sperimentazione dell’efficacia delle Misure del Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN) per la tutela della biodiversità” (pagina 40): “Quindi, alla luce del quadro complessivo descritto si evince che, a dicembre 2018, per la maggior parte dei Siti Natura 2000 nelle diverse Regioni/PPAA non erano state definite delle misure che limitano l’uso dei prodotti fitosanitari in modo adeguato e conforme con quanto previsto dal PAN e dalle relative Linee guida, né misure di formazione/sensibilizzazione, né reali incentivi per l’adozione di metodi di gestione che prevedano un utilizzo ridotto o nullo dei prodotti fitosanitari, al fine della conservazione della biodiversità nelle aree naturali protette e nei Siti Natura 2000.”

Specificamente e per quanto riguarda l’impiego di PFS nei noccioleti del Lazio, l’ISPRA conclude (p. 212): In conclusione nessuno dei prodotti maggiormente utilizzati nei noccioleti convenzionali è compatibile con quanto previsto dalla Misura 13, per i pericoli sopra descritti relativi agli habitat acquatici, alla flora e alla fauna e pertanto non dovrebbero essere utilizzati nelle aree protette [20].

Per quanto riguarda la tutela degli impollinatori, sono disattese le misure proposte dall’ISPRA , e l’Italia non aderisce al programma comunitario di monitoraggio degli impollinatori (Pollinators Initiative).

Siamo davanti, nella Provincia di Viterbo, nella Regione Lazio e in Italia, a un quadro di inadempienza e inosservanza delle normative generalizzato. Un quadro del quale tutte le istituzioni, fino al livello più alto, e tutte le associazioni di categoria non possono non essere a conoscenza.

diserbo vicino al Lago


Le azioni locali - linee guida provinciali, ordinanze sindacali

Linee guida provinciali

La Provincia di Viterbo ha emanato, a febbraio 2015, le “Linee Guida Provinciali per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari in agricoltura e per l’adozione di regolamenti comunali o intercomunali”.

Due fattori importanti hanno motivato la loro redazione:

Il primo - la necessità di informare e di divulgare l’importante riforma in atto del quadro normativo comunitario e nazionale prevista dalla Direttiva CE 2009/128/CE, dal D. Lgs., n. 150/2012, e attuata dall’adozione del PAN nel 2014.

Il secondo motivo è stato “il grande allarme che recentemente si è venuto a creare nel territorio provinciale, determinato dall’intensificarsi dei trattamenti sui castagneti da frutto nel comprensorio dei Monti Cimini …”, e la volontà di inquadrare “le ordinanze sindacali che alcuni Comuni hanno già adottato per affrontare l’emergenza venutasi a creare sia in seguito alle proteste e al malcontento espresso da parte della cittadinanza, sia per scongiurare inconvenienti e danni alla salute pubblica e all’ambiente.”

Anche se la Provincia non ha competenze normative in materia, la sua volontà di portare rapidamente sul territorio la riforma circa l’uso sostenibile dei PFS sarebbe stata importante e positiva, se solo l’avesse fatto in modo corretto e completo, e se avesse sollecitamente attuato tutte le misure indispensabili: come abbiamo visto qui sopra, non è stato così.

In particolare, la Provincia ha omesso di includere nelle sue Linee Guida gli indirizzi delle “Linee Guida di indirizzo per la tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile e per la riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari e dei relativi rischi nei Siti Natura 2000 e nelle aree naturali protette” (menzionate qui sopra) definite a novembre 2014, le quali integrano di PAN del 2014. L’omissione della tutela degli ecosistemi acquatici, dell’acqua potabili e delle aree protette è inammissibile e priva le Linee Guida Provinciali di ogni valore.

Nella primavera 2021, la Provincia ha iniziato una discussione circa l’aggiornamento delle sue linee guida, motivata dall’intento di inquadrare le ordinanze comunali dirette contro la diffusione dei noccioleti nella Provincia. La discussione, annunciata come dialogo sereno e condiviso con i vari portatori di interesse, è iniziata, a dire il vero, molto male, sotto il segno della prepotenza della lobby del nocciolo: nell’invito all’audizione sono stati esclusi associazioni, biodistretti e esperti senza legame di interesse con questa lobby, la redazione dell’aggiornamento invece è stata affidata ad agronomi allineati.

All’ultimo momento solo è stato possibile includere nell’audizione (qui il riassunto degli interventi) alcuni rappresentanti dei biodistretti e delle associazioni ambientaliste. 

Il Comitato Promotore del biodistretto del Lago di Bolsena e due delle associazioni ambientaliste del Lago di Bolsena hanno sottomesso le loro osservazioni e hanno chiesto audizioni per discuterne (qui i link alle osservazioni del CP, osservazioni di ALB, osservazioni di BLEU). Dopo le audizioni hanno trasmesso le loro proposte di integrazione delle linee guida alla Provincia assieme a due richieste di carattere generale – di affidare la redazione delle linee guida non soltanto a dei tecnici agronomi, ma anche a esperti in materia di ecologia e di salute umana [21], e di rimandare la redazione a una data posteriore all’adozione del nuovo PAN.

Infatti, è degna di nota l’urgenza con la quale la Provincia spinge all’adozione delle nuove Linee Guida Provinciali in un momento in cui è imminente l’adozione del nuovo PAN e delle nuove Linee Guida di indirizzo che dovranno integrarlo. Definire le Linee Guida Provinciali in questo momento non ha senso, oppure ha senso solo se si intende evitare, ancora una volta, di tutelare i nostri ecosistemi acquatici e le aree protette. E ha senso anche se si vuole evitare di prendere atto della scomoda realtà che - dopo l'imminente riconoscimento del biodistretto del Lago di Bolsena - la maggioranza dei comuni della Provincia ha deciso di dare priorità alla salvaguardia dell'ambiente e della salute delle persone.

 

acque di Nepi

Le ordinanze comunali

Le prime ordinanze comunali contro l’uso indiscriminato di PFS nella Provincia di Viterbo risalgono a dieci anni fa ed erano rivolti contro “la pioggia di veleni nei castagneti dei Cimini”. Seguirono le ordinanze dei sindaci per arginare l’abuso di PFS e la diffusione dei noccioleti – dapprima nei comuni dei monti Cimini (rappresentativa l’ordinanza di Corchiano), poi attorno al Lago di Bolsena (vedi anche qui). L’ultima ordinanza di questo genere è l’ordinanza di Nepi. E stata oggetto di un ricorso al TAR Lazio dalla parte di Assofrutti con la richiesta di sospendere l’esecutività dell’ordinanza. Il TAR non ha ancora emesso un giudizio di merito, ma ha il 21 luglio respinto la richiesta cautelare. Fatto singolare: in favore di Assofrutti si è schierato, ufficialmente con una memoria di costituzione, il Ministero della Transizione Ecologica, acriticamente e senza tenere minimamente conto del contesto di inosservanza della normativa ambientale illustrato qui sopra.

Vogliamo qui in breve, senza entrare nei dettagli giuridici della questione, elencare i principali punti, oggetto di contestazione, dell’ordinanza di Nepi. L’ordinanza vieta:

1. L’utilizzo e/o lo spandimento all’interno del territorio comunale di diserbanti/fitosanitari/pesticidi e/o concimi e fertilizzanti chimici nel raggio di 200 metri rispetto al punto di captazione o di derivazione di acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano,

2. L’utilizzo su tutto il territorio comunale dei prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva “GLIFOSATE”, in tutte le sue forme e dosaggi;

3. L’utilizzo su tutto il territorio comunale dei prodotti neonicotinoidi contenenti i seguenti principi attivi in tutte le sue forme e dosaggi anche in miscele quali “IMIDACLOPRID, CLOTHIANIDIN, TIAMETHOXAM, ACETAMIPRID, THIACLOPRID”, in quanto causa accertata della moria di api e impollinatori vari, come anche di piccoli uccelli, farfalle, invertebrati e di molteplici altre forme viventi facenti parte attiva della biodiversità;

4. L’utilizzo dei prodotti fitosanitari nelle aree interne dei centri urbani e delle Forre e delle zone “ACQUA ETRURIA” e “TERME DEI GRACCHI” ad eccezione dei trattamenti per agricoltura biologica.

Il primo punto riprende alla lettera una delle disposizioni della Direttiva Quadro Acque.

Il secondo punto, il divieto totale del glifosato, trova la sua giustificazione nell’importanza della tutela delle acque e degli ecosistemi terrestri. Il glifosato uccide indiscriminatamente (“serial killer”) migliaia di specie vegetali e di batteri nel suolo e nelle acque. Per quanto riguarda gli ecosistemi acquatici, già nel 1998 Leone [22] rilevava, riguardo al Lago di Vico, che “… è assolutamente incompatibile l’uso del glyphosate”, a causa della sua altissima solubilità nell’acqua e la sua persistenza nel suolo. Notiamo anche che già Leone lega senza mezze parole il degrado dello stato del Lago di Vico alle pratiche agricole nel suo comprensorio [23]

Secondo la nota informativa dell’ISPRA (Effetti del Glifosate sulla qualità ambientale e gli organismi viventi), a proposito del glifosato e del suo metabolita AMPA: “Trattandosi di sostanza pericolosa per l’ambiente acquatico, è necessario evitarne per quanto possibile l’uso in ambiti (compresi margini stradali o ferroviari) interessati da corridoi ecologici (ad es. aree ripariali, bordi dei coltivi e fossi, ecc.) o da corpi idrici e in presenza di habitat agricoli caratterizzati da colture non intensive (agricoltura biologica, biodinamica ed aree agricole ad alto valore naturalistico). Ne va invece assolutamente proibito l’uso all’interno di aree naturali protette (Rete Natura 2000, Parchi e Riserve nazionali e regionali, Zone Ramsar, ecc.), dove dovrebbe essere sempre scoraggiato l’uso degli erbicidi per il controllo della vegetazione, in quanto hanno effetti diretti sulla biodiversità e sulla qualità dell’ambiente[24]. Comunque, l'obiettivo dovrebbe essere di eliminare gli erbicidi dappertutto.

A proposito del terzo punto, il divieto dei principali prodotti neonicotinoidi si riferisce alla protezione degli insetti impollinatori e in particolare delle api come specificato nel Regolamento PPP (Plant Protection Products Regulation [25]), Art. 3.8.3, cioè che l’uso di un certo prodotto è da approvare solo se …:

“- comporta un’esposizione trascurabile per le api, o

- non ha alcun effetto inaccettabile acuto o cronico per la sopravvivenza e lo sviluppo della colonia, tenendo conto degli effetti sulle larve di api e sul comportamento delle api”.

In effetti, il regolamento limita solo l’uso di questi prodotti all’aperto, e non in spazi chiusi (p. es. serre). L’UE ha già ritirato l’approvazione di 4 di questi prodotti [26], e ha deciso che il quinto prodotto, l’acetamiprid, “dovrebbe essere considerato candidato alla sostituzione” [27].

Il quarto punto ancora si riferisce alle disposizioni della Direttiva Quadro sulle Acque e della Direttiva 2009/128/CE.

Tutto sommato, è difficile comprendere la feroce contestazione da parte di Assofrutti e soprattutto del Ministero della Transizione Ecologica di questi punti completamente in linea con lo spirito della normativa ambientale comunitaria (e di una vera transizione ecologica), con le raccomandazioni degli esperti ministeriali che hanno redatto le linee guida d’indirizzo del 2014 e con i pareri dell’ISPRA.

 




[1]             Direttiva 2009/128/CE, Art 3: Cosa sono i prodotti fitosanitari

"Si definiscono prodotti fitosanitari i preparati contenenti una o più sostanze attive, destinate a proteggere i vegetali o i prodotti vegetali da tutti gli organismi nocivi o a prevenirne gli effetti;  influire sui processi vitali dei vegetali, senza peraltro fungere da fertilizzanti;  conservare i prodotti vegetali, sempre ché se tali sostanze o prodotti non siano disciplinati da disposizioni speciali in materia di conservanti; eliminare o controllare l’accrescimento delle piante indesiderate o infestanti."

 

[2]             “Attuazione delle direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi”

 

[3]             È importante ricordare, che non è corretto il punto di vista che il fatto che un certo prodotto fitosanitario ha ricevuto l’autorizzazione relativa all’immissione sul mercato e che quindi soddisfa le norme relative all'autorizzazione della vendita, dell'utilizzo e del controllo nell'UE, significa che il prodotto con ciò ha dimostrato, “con evidenze e studi scientifici, di non possedere effetti nocivi sulla salute umana, compresi i gruppi più vulnerabili, né effetti inaccettabili sull'ambiente.” Significa soltanto che potenzialmente potrebbe non possedere tali effetti nocivi, se tutte le disposizioni precauzionali fossero soddisfatte. Inoltre, l’autorizzazione all’immissione (oppure la decisione di non ritirare l’autorizzazione) è in realtà il risultato di un compromesso politico-economico tra gli interessi dell’agroindustria e le evidenze scientifiche (su livello europeo della concertazione tra i pareri della Commissione Europea e del Parlamento). Emblematico il caso del glifosato al quale non viene ritirata l’autorizzazione malgrado le chiare evidenze scientifiche sulla sua pericolosità per l’ambiente.

 

[4]             Che viene dettagliato nell’articolo del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). Specifica l’Art. 2 del d.lgs. n. 150/2012: “Le disposizioni del presente decreto si applicano tenendo conto del principio di precauzione, quando è necessario un intervento di limitazione o di divieto di utilizzo di prodotti fitosanitari in circostanze o aree specifiche, a fronte di un potenziale pericolo per la salute umana, animale e per l’ambiente.”

 

[5]             In linea con i contenuti della direttiva 2009/128/CE e del d.lgs. n. 150/2012, il Piano si propone di raggiungere i seguenti obiettivi generali, al fine di ridurre i rischi associati all’impiego dei prodotti fitosanitari: 

a. ridurre i rischi e gli impatti dei prodotti fitosanitari sulla salute umana, sull'ambiente e sulla biodiversità;

b. promuovere l'applicazione dei principi della difesa integrata e di approcci o tecniche alternativi all’uso dei prodotti fitosanitari;

c. promuovere e incentivare la produzione integrata, certificata ai sensi della legge n. 4 del 3 febbraio 2011, e l’agricoltura biologica;

d. proteggere gli utilizzatori dei prodotti fitosanitari e la popolazione interessata;

e. tutelare i consumatori;

f. salvaguardare l'ambiente acquatico e le acque potabili;

g. conservare la biodiversità e tutelare gli ecosistemi.

 

I principali obiettivi quantitativi del Piano, da raggiungere entro la sua data di scadenza, (quinto anno dall’entrata in vigore), sono:

1) aumento del 30% della superficie agricola condotta con il metodo della produzione integrata, certificata ai sensi della legge n. 4 del 3 febbraio 2011, con riferimento all’anno 2017;

2) aumento del 60% della superficie agricola condotta con il metodo dell’agricoltura biologica, con riferimento all’anno 2017;

3) aumento dell’80% della superficie agricola condotta con il metodo dell’agricoltura biologica nelle aree naturali protette e nei Siti Natura 2000, con riferimento all’anno 2017;

4) riduzione del 20% delle quantità di sostanze attive di prodotti fitosanitari candidate alla sostituzione immesse in commercio, con riferimento alla media del triennio 2016 - 2018;

5) riduzione del 10% delle quantità di sostanze attive di prodotti fitosanitari prioritarie e pericolose prioritarie immesse in commercio, di cui alla tabella 1/A del d.lgs. 13 ottobre 2015, n 172, con riferimento alla media del triennio 2016 - 2018;

6) percentuale non superiore all’1% dei campioni di alimenti di origine vegetale con presenza di residui di sostanze attive di prodotti fitosanitari non conformi ai requisiti del regolamento (CE) n. 396/2005;

7) percentuale pari al 25% degli utilizzatori professionali dei prodotti fitosanitari che operano nei siti della Rete Natura 2000 e nelle aree naturali protette, ai quali è erogata una formazione specifica sui temi riguardanti le peculiarità di tali aree e la necessità di tutela della biodiversità.

8) percentuale inferiore allo 0,5% di campioni che presentano sostanze attive prioritarie e pericolose prioritarie in concentrazioni superiori allo 0,1 microgrammi/l nelle acque superficiali, fatto salvo il rispetto degli obblighi previsti dalla normativa sulla tutela della qualità delle acque.

9) percentuale inferiore allo 0,5% di campioni che presentano sostanze attive candidate alla sostituzione in concentrazioni superiori allo 0,1 microgrammi/l nelle acque superficiali.

 

[6]             COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI . Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee, 14/11/2012.

 

[7]             in particolare le Misure 10. Limitazione/Sostituzione/Eliminazione dei prodotti fitosanitari per il raggiungimento del “Buono” stato ecologico e chimico delle acque superficiali e 13. Sostituzione/limitazione/ eliminazione dei prodotti fitosanitari per la tutela delle specie e habitat ai fini del raggiungimento degli obiettivi di conservazione ai sensi delle direttive habitat 92/43/CEE e uccelli 2009/147/CE e per la tutela delle specie endemiche o ad habitat 92/43/CEE e uccelli 2009/147/CE e per la tutela delle specie endemiche o ad elevato rischio di estinzione, degli apoidei e degli altri impollinatori elevato rischio di estinzione, degli apoidei e degli altri impollinatori e relative misure accompagnamento.

 

[8]             Il PTAR del Lazio in vigore è stato adottato nel 2018. Purtroppo è carente per il fatto che si basa su dati ambientali non aggiornati a dovere. Un esempio: lo stato del Lago di Bolsena è considerato “buono” mentre dal 2015 era solo “sufficiente”. Con ciò il PTAR non prevede misure per il suo ripristino (vedi qui, pag. 26).

 

[9]          Linee Guida PAN pag. 4: “Nella scelta delle misure si dovrebbe seguire un criterio di gradualità del livello di intervento, commisurato alle criticità riscontrate, rispetto al rischio per la salute umana e per l’ambiente.

L’adozione di misure di limitazione, sostituzione o eliminazione dovrebbe essere presa in considerazione qualora le criticità evidenziate dalle analisi territoriali e ambientali o dalla valutazione del rischio per i target sensibili (salute umana, corpi idrici, specie e habitat tutelati, ecc.) siano tali da non consentirne la risoluzione mediante l’adozione di misure di mitigazione di diversa natura. Qualora le informazioni a disposizione non siano sufficienti, preliminarmente all’adozione di tali misure, è da considerarsi opportuno il ricorso ad analisi e valutazioni più approfondite, quali gli studi di vulnerabilità delle acque sotterranee o l’attivazione di specifici monitoraggi, tesi a valutare gli impatti o i rischi di impatto su determinati target.

Per specifici ambiti territoriali, e nel caso in cui le esigenze di tutela siano particolarmente elevate, può essere presa in considerazione la possibilità di applicare misure di limitazione, sostituzione o eliminazione di prodotti fitosanitari, anche qualora non si disponga dei risultati del monitoraggio ambientale, sulla base di oggettive e comprovate informazioni relative all’uso dei prodotti fitosanitari, o dei controlli di potabilità eseguiti ai sensi della normativa vigente.”

 

[10]            Linee Guida PAN pag. 5: “In tutti i casi in cui la tipologia di intervento è prevista nell’ambito dei Piani di Gestione/Misure di conservazione dei Siti Natura 2000 o dei Piani di Gestione dei Distretti idrografici, o perché connessa alle misure obbligatorie in quanto legata all’implementazione delle direttive 92/43/CEE, 147/2009/CE, 2000/60/CE, o perché prevista come misura supplementare ma coatta, (lo decide l’Autorità competente sulla base dell’analisi economica e delle criticità del territorio e delle esigenze di tutela della biodiversità e delle risorse idriche), lo strumento finanziario è l’articolo 30, dove si prevede l’erogazione, rispettivamente, delle cosiddette Indennità Natura 2000 o delle Indennità di Bacino, a compensazione di costi o mancati redditi connessi all’attuazione delle suddette direttive. Tali impegni, infatti, in quanto previsti come Misure di conservazione/Piani di Gestione dei Siti Natura 2000 o dei Piani di Gestione dei Distretti idrografici, si configureranno come obbligatori (requirements), pur dovendo essere, più elevati della cosiddetta baseline che, nel caso delle Indennità Natura 2000, è costituita, fra l’altro, dalle Buone Condizioni Agronomiche ed Ambientali (BCAA), mentre nel caso delle Indennità di bacino è costituita, fra l’altro, dagli Atti e dalle BCAA della Condizionalità.”

 

[11]            (Il testo che segue fa parte della richiesta di integrazione dell’aggiornamento delle Linee Guida Provinciali trasmessa alla Provincia dal CP del biodistretto Lago di Bolsena e da due associazioni ambientaliste del Lago di Bolsena)

I requisiti minimi richiesti dall’art. 94 sono:

La zona di tutela assoluta è costituita dall'area immediatamente circostante le captazioni o derivazioni e deve:

·        avere un'estensione di almeno dieci metri di raggio dal punto di captazione

·        essere adeguatamente protetta

·        essere adibita esclusivamente a opere di captazione e infrastrutture di servizio.


La zona di rispetto è costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d'uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata; può essere suddivisa in zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata, in relazione alla tipologia dell'opera di presa o captazione e alla situazione locale di vulnerabilità e rischio per la risorsa.

In particolare, nella zona di rispetto sono vietati tra altro:

·        la dispersione di fanghi e acque reflue, anche se depurati;

·        l’accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi;

·        lo spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, salvo che l'impiego di tali sostanze sia effettuato sulla base delle indicazioni di uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche;

·       

·        l’apertura di pozzi, ad eccezione di quelli che estraggono acque destinate al consumo umano;

·       

·        lo stoccaggio di sostanze chimiche pericolose e sostanze radioattive;

·       

·        il pascolo e la stabulazione di bestiame.

 

Per gli insediamenti o le attività preesistenti, ad eccezione delle aree cimiteriali, sono adottate le misure per il loro allontanamento e, in ogni caso, deve essere garantita la loro messa in sicurezza.

Nelle zone di rispetto sono disciplinate queste strutture e attività:

·        fognature;

·        edilizia residenziale e opere di urbanizzazione;

·        opere viarie, ferroviarie e infrastrutture di servizio;

·        pratiche agronomiche e contenuti dei piani di utilizzazione.

 

In caso d’inerzia da parte delle regioni circa l’individuazione della zona di rispetto, la medesima conserva un'estensione di 200 metri di raggio rispetto al punto di captazione o di derivazione.

 

Le zone di protezione devono essere delimitate dalle regioni e delle province autonome per assicurare la protezione del patrimonio idrico. Possono essere adottate misure relative alla destinazione del territorio interessato, alle limitazioni e prescrizioni per gli insediamenti civili, produttivi, turistici, agro-forestali e zootecnici da inserirsi negli strumenti urbanistici territoriali.

Ai fini della protezione delle acque sotterranee, le regioni e le province autonome individuano e disciplinano, all'interno delle zone di protezione, le aree:

·        di ricarica della falda;

·        emergenze naturali e artificiali della falda;

·        zone di riserva.

 

La zona di protezione dell’acquifero del Lago di Bolsena corrisponde all’estensione dell’insieme dei suoi bacini imbrifero e idrogeologico che definiscono l’area di ricarica delle falde. Occorre tenere conto anche della particolare vulnerabilità di questo acquifero, che è falda freatica insediata nel sottosuolo di aree in grande parte ad uso agricolo, e quindi particolarmente esposta alle sostanze nocive e tossiche disciolte nelle acque di percolazione.

All’interno della zona suddetta sono da vietare prodotti fitosanitari persistenti nell’acqua e nocivi e/o tossici per ambienti acquatici elencate nella tabella 1.

 

 

[12]            (Il testo che segue fa parte della richiesta di integrazione dell’aggiornamento delle Linee Guida Provinciali trasmessa alla Provincia dal CP del biodistretto Lago di Bolsena e da due associazioni ambientaliste del Lago di Bolsena)

Ai sensi dell’Art. 36 (Misure di tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici) del PTAR, sono obbligatorie misure per la tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici superficiali interni, finalizzate a incrementare la capacità autodepurativa dei corpi idrici superficiali, garantire le funzioni di filtro per i solidi sospesi e per gli inquinanti di origine diffusa, stabilizzare le sponde e favorire la conservazione della biodiversità, nonché le connessioni ecologiche tra ecosistemi acquatici e ripariali.

Art. 36, comma 3 prevede: L'area di pertinenza, fatte salve misure più cautelative contenute in altri atti di pianificazione regionale, comunale e di bacino, ai sensi dell'articolo 115 del d.lgs. 152/2006, è costituita da una fascia di almeno 10 metri dalla sponda di fiumi, torrenti, laghi, stagni, lagune e altre acque demaniali. All'interno di detta area viene istituita una fascia tampone lungo tutti i corsi d’acqua o corpi idrici, con funzioni di filtro per i solidi sospesi e gli inquinanti di origina diffusa, per la stabilizzazione delle sponde e di conservazione della biodiversità. La fascia tampone assicura il mantenimento o il ripristino della vegetazione spontanea e interessa ambedue le sponde a partire dal ciglio di sponda o dal piede esterno dell’argine. In particolare, la fascia tampone è presente lungo tutti i corsi d’acqua o corpi idrici che attraversano terreni adibiti ad uso agricolo, coltivati con larghezza congrua ad assicurare le funzioni di filtro delle attività agricole.

 

 

[13]            (Il testo che segue fa parte della richiesta di integrazione dell’aggiornamento delle Linee Guida Provinciali trasmessa alla Provincia dal CP del biodistretto Lago di Bolsena e da due associazioni ambientaliste del Lago di Bolsena)

I Ministeri dell'ambiente, delle politiche agricole e della salute, nel novembre 2014 hanno predisposto ed emanato le linee guida, per la scelta delle misure specifiche da inserire nei piani di gestione e nelle misure di conservazione dei Siti natura 2000 e delle aree naturali protette, tenendo conto delle caratteristiche di pericolo e di rischio delle sostanze attive e dei prodotti fitosanitari, nonché delle attività agricole ivi presenti, in funzione almeno dei seguenti target da salvaguardare:

·        habitat e specie di interesse comunitario legate agli ecosistemi acquatici;

·        habitat e specie di interesse comunitario legate agli ecosistemi terrestri;

·        habitat in cui vi è la necessità di tutelare le api e gli altri impollinatori, come ad esempio gli imenotteri selvatici e i lepidotteri.

Le misure di riduzione dell'uso dei prodotti fitosanitari e/o dei rischi sono definite, sulla base delle linee guida di cui sopra, entro 2 anni dall'entrata in vigore del Piano, dalla regione competente, in accordo con l'Ente gestore, laddove esistente, in base alle specifiche caratteristiche del sito da tutelare. Ciascuna misura, ivi comprese eventuali misure di riduzione e/o divieto di prodotti fitosanitari, deve essere integrata nel Piano di gestione del sito (o altro piano equivalente) o con le misure di conservazione, sulla base delle specifiche esigenze in funzione delle specie e/o degli habitat da tutelare e degli esiti delle attività di monitoraggio ambientale. A tale riguardo costituiscono riferimenti importanti la DGR 612/2011 “Rete Europea Natura 2000: misure di conservazione da applicarsi nelle Zone di protezione Speciale (ZPS) e nelle Zone Speciali di Conservazione (ZSC). Sostituzione integrale della Deliberazione della Giunta Regionale 16 maggio 2008, n. 363, come modificata dalla Deliberazione della Giunta regionale 7 dicembre 2008, n.928” e la DGR 162/2016 “Adozione delle Misure di Conservazione finalizzate alla designazione delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC), ai sensi della Direttiva 92/43/CEE (Habitat) e del DPR 357/97 e s.m.i. – codice IT60100 (Viterbo)”.

 

Con riferimento alle specie endemiche o ad elevato rischio di estinzione, le regioni e le province autonome e gli enti gestori delle aree naturali protette possono definire ulteriori misure per la riduzione e/o il divieto d'uso di prodotti fitosanitari, sulla base delle linee guida di cui sopra.

Le misure di cui sopra si integrano con gli strumenti ed i dispositivi della PAC, come previsto al comma 3 dell'art. 2 del decreto legislativo n. 150/2012.

L’ISPRA nel 2015 con la pubblicazione del Rapporto tecnico denominato “Valutazione del rischio potenziale dei prodotti fitosanitari nelle Aree Natura 2000. Rapporti, 216/2015. ha messo a disposizione della Regione e degli enti gestori delle aree naturali protette, le prime informazioni più rilevanti sulla tossicità, l'ecotossicità, il destino ambientale e gli aspetti fitosanitari relativi ai prodotti fitosanitari in commercio in riferimento agli habitat ed alle specie animali e vegetali tutelate dalle Direttive comunitarie “Habitat” ed “Uccelli”.

Gli enti interessati garantiscono la formazione delle competenze tecniche necessarie per operare le scelte relative alle prescrizioni e limitazioni da adottare in modo mirato, tenendo conto dei target da salvaguardare e delle specifiche caratteristiche di pericolosità dei prodotti fitosanitari.

 

Facendo riferimento al Rapporto tecnico sopra indicato, si evince che, i siti Natura 2000 interclusi nel perimetro del proposto Biodistretto del Lago di Bolsena, ospitano habitat e specie animali e vegetali risultate “mediamente” ed “altamente sensibili” ai prodotti fitosanitari utilizzati nelle attività agricole, secondo quanto indicato nell’ultima colonna della tabella di seguito riportata (ISPRA, 2015).  

 

SITI NATURA 2000 INCLUSI (PARZIALMENTE O TOTALMENTE) NELL’AREA DEL BIODISTRETTO

Nome del sito

Codice

Comuni

Estensione in ha

Potenziale pericolo derivante dalluso dei prodotti fitosanitari. Indice Pe.Nat

ZSC Lago di Bolsena

IT6010007

Capodimonte, Marta, Gradoli, Grotte di Castro, S. Lorenzo Nuovo, Bolsena, Montefiascone

11.475,3

Medio

ZSC Isole Bisentina e Martana

IT6010041

Capodimonte, Marta

26,1

Medio

ZSC Fiume Marta - alto corso

IT6010020

Tuscania, Monte Romano, Capodimonte, Marta. Estensione

704,0

Medio

ZSC-ZPS Monti Vulsini

IT6010008

Bolsena, Montefiascone, Bagnoregio

2.389,3

Alto

ZSC-ZPS Caldera di Latera

IT6010011

Valentano, Latera

1.218,0

Alto

Tabella 1. Siti Natura 2000 inclusi (totalmente o parzialmente)  nell’area del Biodistretto (bacino idrogeologico e idrografico) e nell’area vasta del Biodistretto (Comuni aderenti).  Nell’ultima colonna è riportato il giudizio relativo alla valutazione del potenziale pericolo di esposizione a prodotti fitosanitari delle specie tutelate nelle aree Natura 2000, secondo l’ indice Pe.Nat. 2000, ( PEsticidi NATura 2000), in grado di correlare le aree interessate al potenziale pericolo derivante dall’uso dei prodotti fitosanitari. Fonte: ISPRA, 2015.

 

Nei siti Natura 2000 sopra indicati sono presenti le seguenti specie animali appartenenti alla Direttiva Habitat e Direttiva Uccelli, risultate molto sensibili ai fitofarmaci (Ispra, 2015):

Tritone crestato (Triturus carnifex), 

Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata)

Barbo tiberino (Barbus tyberinus), 

Tarabusino (Ixobrichus minutus)

Garzetta (Egretta garzetta)

Nitticora (Nycticorax nycticorax)

Moretta tabaccata (Aythya nyroca)

Falco pellegrino (Falco peregrinus)

Averla piccola (Lanius collurio)

 

Nei siti Natura 2000 sopra indicati sono presenti i seguenti habitat vegetali appartenenti alla Direttiva Habitat, risultati molto sensibili ai fitofarmaci (Ispra, 2015):

 

“3150 “Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnapotamion e del Hydrocharition”,

“92A0 Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba”,

 “3280 Fiumi mediterranei a flusso permanente con il Paspalo-Agrostidion e con filari ripari di Salix e Populus alba”

 

Facendo riferimento ai dati sopraindicati, che delineano l’elevata sensibilità ambientale ai fitofarmaci degli habitat e delle specie di interesse unionale presenti nei siti Natura 2000 inclusi nel territorio del Biodistretto del Lago di Bolsena, al suo interno vigono le seguenti misure di conservazione

 

Misure di conservazione regolamentari

-         Divieto di utilizzo di prodotti fitosanitari che presentano la frase di rischio N (pericolo per l’ambiente), e le frasi di pericolo per l’ambiente SPe3 e SPe4

-         Obbligo di mantenimento di fasce tampone di almeno 10 m da corpi idrici (lago, corsi d’acqua naturali, canali di irrigazione)

 

Misure di incentivazione

-         Realizzazione di fasce tampone con specie autoctone o con la vegetazione naturale di almeno 5 metri

-         Inerbimento permanente delle colture perenni (frutteti, vigneti, oliveti)

-         Attuazione della lavorazione del suolo secondo le linee di livello su suoli agricoli da 1 a 13% di pendenza

-         Accordi agroambientali per il sostegno alla conversione delle aziende convenzionali ad aziende biologiche, formazione, marketing territoriale per promozione dei prodotti

 

Misure di sensibilizzazione e informazione

-         Formazione degli agricoltori sugli effetti dei prodotti fitosanitari sulle specie e gli habitat tutelati nei Siti Natura 2000, sui servizi ecosistemici da essi forniti in particolare su quello dell’impollinazione e del ciclo dell’acqua

-         Sensibilizzazione delle comunità locali e dei visitatori all’acquisto dei prodotti locali

-         Sensibilizzazione delle strutture recettive e dei punti vendita alimentari e della grande distribuzione sulla vendita delle produzioni locali

 

[14]            Poiché ai benefici che ci forniscono gli ecosistemi non sono assegnati valori monetari e non sono oggetto di scambi sui mercati, alla loro tutela e al loro sviluppo non viene data la dovuta attenzione dai dominanti sistemi economici e politici del mondo – “Nature has no Lobby”.

 

[15]            Nelle acque superficiali il glifosato risulta superiore agli standard di qualità previsti dalla norma nel 24,5% dei siti monitorati e del suo metabolita Ampa nel 47,8%, e nelle acque sotterranee la sua presenza supera gli standard qualitativi nel 8,3% dei punti di monitoraggio.

 

[16]            Con un trend negativo confermato recentemente (vedi qui).

 

[17]            Dettagliate nell’Allegato III del d.lgs. n. 150/2012.

 

[18]            Decreto n. 150, Allegato III, comma 4: Ai metodi chimici devono essere preferiti metodi biologici sostenibili, mezzi fisici e altri metodi non chimici se consentono un adeguato controllo degli organismi nocivi

 

[19]            Obbligatoria pertanto secondo comunicazioni ufficiali dell’ufficio regionale preposto.

 

[20]            Misura 10: Limitazione/Sostituzione/Eliminazione di prodotti fitosanitari per il raggiungimento del "Buono" stato ecologico e chimico delle acque superficiali.

Misura 13. Sostituzione/limitazione/eliminazione dei prodotti fitosanitari per la tutela delle specie e habitat ai fini del raggiungimento degli obiettivi di conservazione ai sensi delle direttive habitat 92/43/CEE e uccelli 2009/147/CE e per la tutela delle specie endemiche o ad habitat 92/43/CEE e uccelli 2009/147/CE e per la tutela delle specie endemiche o ad elevato rischio di estinzione, degli apoidei e degli altri impollinatori elevato rischio di estinzione, degli apoidei e degli altri impollinatori e relative misure accompagnamento.

 

[21]            Seguendo l’esempio della composizione del consiglio tecnico-scientifico sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (Art. 5 del Decreto n. 150).

 

[22]            A. Leone: Assetto territoriale del bacino del Lago di Vico e tutela del corpo idrico. Assessorato Ambiente della Provincia di Viterbo, UNITUS (1998).

 

[23]            Vedi qui: L’evoluzione dello stato trofico del Lago di Vico.

 

[24]            La scheda dell’ISPRA:

 

Glifosate (organofosforici, HB)

Persistente in acqua (ARPAT, 2017). Il metabolita AMPA può permanere più di 100 giorni nei sedimenti acquatici (TD50=132 giorni).

Tossico per gli anfibi anuri (ISPRA 2015, tab. 46). Altamente tossico per diatomee e cianobatteri (Åkerblom, 2004). Tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata (Classification Reg. 1272/2008).

È tra le sostanze maggiormente rinvenute nelle acque superficiali italiane (ISPRA, 2016, 2018a). Il metabolita AMPA è tra le sostanze più diffuse nelle acque italiane (dove misurato) ed è quello con il maggior numero di superamento degli standard di qualità ambientale (ISPRA, 2016, 2018a). In Italia nel 2014 il 52.2 % dei punti di monitoraggio (Lombardia e Toscana) aveva valori al di sopra degli SQA (ISPRA, 2016). È stato rinvenuto in tutti i principali corpi idrici

 

 

[25]            Regolamento (EC) No 1107/2009 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 Ottobre 2009 (testo consolidato e ammendato del 21 marzo 2021)

 

[26]            Per quanto riguarda le sostanze clothianidin, thiamethoxam e imidacloprid, la loro approvazione è scaduta rispettivamente il 31 gennaio 2019, il 30 aprile 2019 e il 1° dicembre 2020. L’approvazione del thiacloprid è stata ritirata il 3 febbraio 2020.