mercoledì 13 giugno 2018

Geotermia Castel Giorgio: Aggiornamenti


Il 24 maggio è avvenuto un incontro presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per decidere le sorti dell’impianto geotermico di Castel Giorgio in Umbria. Dal verbale risulta che i sindaci convocati erano tutti presenti mentre la Regione Lazio non si era presentata, malgrado fosse stata convocata  e informata che potrebbe subire gravi conseguenze dall’esercizio della centrale.

Lago di Bolsena visto dal territorio di Castel Giorgio

Il precedente governo a guida PD sosteneva la geotermia a livello nazionale. Il PD non è più al governo, ma dello stesso partito sono rimasti i Presidenti delle Regioni Lazio e dell’Umbria che ancora seguono l’onda lunga della vecchia direttiva governativa favorevole alla geotermia a livello nazionale.
Dal verbale della riunione del 24 maggio risulta che la Presidente della Regione Umbria Marini vorrebbe approvare l’impianto, ma non lo fa perché tutti i sindaci convocati sono contrari. Tuttavia durante una riunione informale avvenuta l’11 giugno presso il comune di Castel Giorgio, la Presidente Marini, pressata dai presenti, ha assicurato che si esprimerà decisamente contro la centrale geotermica.
  
Il Presidente Zingaretti, che era stato esaurientemente informato dal Presidente della Provincia di Viterbo Nocchi sui rischi d’inquinamento da arsenico dell’acquifero del Lago di Bolsena, ritiene che il problema non sia di sua competenza perché l’impianto si trova in altra regione (gesto di cortesia fra presidenti?). 
Uno sguardo alla mappa ci insegna che questo è parere opinabile: infatti, le strutture in superficie dell’impianto si trovano effettivamente in Umbria, ma proprio sul confine idrogeologico del Lago di Bolsena.
I pozzi di produzione sono diretti verso il quadrante nord, ma data la vicinanza del confine regionale è molto probabile che il fondo di alcuni dei pozzi deviati si trovi nel Lazio.

La piazzola dei pozzi di reiniezione si trova in Umbria, ma interamente nel bacino idrogeologico del Lago di Bolsena. Il tracciato dei pozzi deviati è diretto verso sud e il loro fondo si trova nel Lazio secondo le indicazioni della ditta proponente. Data la presenza di innumerevoli faglie è molto probabile la risalita di fluido geotermico cancerogeno verso la falda superficiale dalla quale viene attinta acqua per uso potabile. Il deflusso è diretto verso il Lago.
In sintesi, il fluido geotermico prelevato in Umbria da sotto il bacino del Tevere viene riversato sotto il bacino del Lago di Bolsena.


È evidente che la Regione Lazio dovrebbe essere presente e farsi sentire. Non presentandosi lascia soli i propri sindaci e omette di proteggere i suoi cittadini.
Neanche sull’Assessore all’Ambiente Onorati si può contare perché segue le direttive del proprio Presidente. Invece la Commissione Ambiente, presieduta dal M5S Novelli che ha come Vicepresidenti Cartaginesi (FI) e Ognibene (LeU) avrebbe i necessari titoli per far sentire la propria voce al Presidente Zingaretti. In particolare LeU che fa parte della Giunta.

La riunione del 24 maggio si è conclusa rinviando ogni decisione a due ulteriori riunioni di cui la prima è fissata per il 22 giugno.
Le tre riunioni sono prescritte dalla legge e "finalizzate al raggiungimento dell'intesa, attraverso la formulazione di specifiche indicazioni necessarie alla individuazione di una soluzione condivisa, anche volta a modificare il progetto originario, motivando un’eventuale decisione in contrasto con il motivato assenso”.
A questo fine, durante la prossima riunione sarà raccolta la documentazione presentata dalle varie parti in causa. L’oggetto degli incontri al Ministero non è quello di discutere fra geotermia SI o geotermia NO a livello nazionale, ma quello di valutare localmente se l’impianto di Castel Giorgio è compatibile o meno con le esigenze e la sicurezza del territorio.
Per quanto riguarda il pericolo per l’acquifero del Lago di Bolsena, le motivazioni tecniche a tutela della parte laziale sono descritte in una relazione tecnica già resa disponibile ai sindaci e alla linea gerarchica regionale relativa alla tutela ambientale. Se il Presidente Zingaretti vuole la geotermia a Castel Giorgio, che motivi esplicitamente la sua decisione in maniera che tutti lo sappiano in modo trasparente.

 

giovedì 10 maggio 2018

Castel Giorgio – Emergenza Impianto Geotermico


È sempre in corso la lotta contro i progetti di centrali geotermiche nel bacino del Lago di Bolsena. Non è finita neanche la compatta opposizione del territorio, che unisce tutti i cittadini, i sindaci del comprensorio e il presidente della Provincia Viterbo di fronte ai pericoli che comportano gli impianti a media e alta entalpia: rischio sismico, rischio di inquinamento dell’aria e del suolo, rischio di depauperamento e inquinamento delle falde acquifere compreso lo stesso lago.
 

Dopo la bocciatura del progetto pilota “Torre Alfina” da parte del Consiglio dei Ministri e l’annullamento dell’autorizzazione alla ricerca geotermica concessa alla Tosco Geo per Montalfina e Monte Rubiaglio, per “inattività”, ecco la recente allarmante notizia:

Il TAR dell’Umbria, con una sentenza dell’8 aprile 2018, attribuisce al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) l’autorità di decidere entro 45 giorni (con scadenza il 23 maggio 2018) se consentire o meno la realizzazione dell’impianto a Castel Giorgio, per il quale l’ITW & LKW Geotermia Italia aveva ottenuto dallo stesso MISE l’autorizzazione allo sfruttamento di una concessione geotermica tramite un impianto “pilota”.

La normativa dispone che la Regione Umbria, per competenza territoriale, debba esprimersi in merito: può dare il suo consenso finale (“l’intesa”) per rendere attiva l’autorizzazione rilasciata dal MISE, oppure può negarlo.  Da due anni la Giunta Regionale dell’Umbria non riesce a decidere di negare l’intesa, come richiesto da numerosi comuni e dallo stesso Consiglio Regionale dell’Umbria.

La soluzione più chiara e trasparente in risposta alla sentenza del TAR sarebbe che la Giunta Regionale finalmente negasse la propria intesa alla realizzazione della centrale, prima che il MISE si esprima, troncando la questione.

Per quanto riguarda il MISE, il ministero è praticamente obbligato ad autorizzare l’impianto perché lo aveva approvato in precedenza. Per negare l’autorizzazione deve sopraggiungere un valido motivo, un fatto nuovo, altrimenti gli agguerriti avvocati del Proponente chiederebbero al funzionario che ha negato l’autorizzazione un risarcimento di milioni di euro come già avvenne nei confronti della Regione Umbria, quando aveva il potere di VIA, poi passato al ministero grazie all’intervento dell’On. Abrignani del gruppo dell’On. Verdini.

Il “fatto nuovo”, per ottenere dal MISE quantomeno una moratoria, potrebbe essere un tempestivo intervento della Regione Lazio per chiedere al MISE e alla regione Umbria una più attenta lettura di quanto dichiarato dallo stesso proponente a pagina 76 della presentazione progettuale: “… solo il tratto terminale della tubazione di reiniezione e i pozzi di reiniezione si collocano nell’area dove il drenaggio sotterraneo dell’acquifero delle vulcaniti è diretto verso il lago di Bolsena. I pozzi di produzione sono invece ubicati nelle zone dove il drenaggio è in direzione opposta, verso il fiume Paglia e il Tevere ..”
 
Castel Giorgio - impianto e strutture in superficie
 
Da essa si evince che i pozzi di produzione estraggono fluido geotermico dall’Umbria e, mediante pozzi deviati, lo reiniettano nel Lazio in direzione del lago di Bolsena. Sulla base della documentazione disponibile non è possibile stabilire se il fondo dei pozzi deviati è nella Regione Umbria o nella Regione Lazio, per cui occorre una perizia per accertare se è rispettata o meno la competenza territoriale.

Sempre in base alla dichiarazione del proponente è certo che i fondi dei pozzi di reiniezione sono sotto il bacino idrogeologico del lago di Bolsena. Da una rilettura del verbale della relazione di VIA si evince che non è stato considerato il recente lavoro pubblicato sulla rivista scientifica specializzata “Tectonophysics” N 608 pagine 482-498 avente per titolo: “Structural compartmentalisation of a geothermal system, the Torre Alfina field (central Italy)” a firma di Gianluca Vignaroli et al. (2013) con il coordinamento del Prof. Guido Giordano dell’Università di Roma Tre.

Il lavoro dimostra, che le faglie determinano una struttura a “compartimenti stagni” del serbatoio di rocce carbonatiche dell’Alfina per cui le faglie ostacolano il ritorno ipogeo del fluido geotermico dal compartimento laziale a quello umbro. La conseguenza è un aumento del rischio sismico e la risalita di fluidi geotermici, notoriamente cancerogeni per il loro alto contenuto di arsenico, verso il Lago e verso la falda dalla quale viene attinta acqua potabile. Su questa possibilità sta studiando anche la Commissione Ambiente europea.
 

In conclusione il MISE potrebbe decidere una moratoria motivandola con la richiesta ufficiale (più incisiva  sarebbe una diffida) da parte della Regione Lazio per verificare la competenza territoriale e la tutela ambientale, sulla base di una revisione della VIA che tenga conto del lavoro scientifico di Vignaroli.

Un’altra possibilità sarebbe il ricorso presso il Consiglio di Stato contro la sentenza che sotto molti aspetti sembra equivoca ed erronea – un ricorso del MISE stesso, oppure della Regione Umbria e del Comune di Castel Giorgio. Gli altri comuni interessati e la Provincia di Viterbo, non sono citati nella sentenza, ma possono intervenire ad adiuvandum. Tuttavia, se il ricorso fosse vincente, la situazione sarebbe immutata nel senso che la regione Umbria rimarrebbe con la facoltà di decidere non si sa come, non si sa quando.

sabato 24 marzo 2018

L’Europa e il Lago: eppure si muove

Per la terza volta, Piero Bruni, il firmatario della petizione N° 2191/2013 sull'inquinamento del lago di Bolsena, è stato accolto dalla Commissione Petizioni dell’Unione Europa a Bruxelles. L’audizione avvenuta il 21 marzo si era resa necessaria, sia perché in occasione della precedente audizione del luglio 2017 il rappresentante della Commissione Europea, tenuto a rispondere alla problematica sollevata, non si era presentato, sia perché nel frattempo le condizioni del Lago sono peggiorate anche a causa dei continui rinvii degli interventi necessari.


Si deve premettere che il tempo di parola concesso durante le audizioni è di solo cinque minuti e quindi, nel caso del Lago di Bolsena, assolutamente insufficiente per illustrare le varie tematiche sul suo stato ecologico e sulla geotermia. In pratica l’intera sostanza tecnica della petizione viene trattata in precedenza con un dettagliato scambio di corrispondenza fra il firmatario e la Commissione Europea e fra questa e le autorità italiane.  La finalità dell’audizione è quella di informare sinteticamente i Membri della Commissione Petizioni presenti in aula sullo stato di avanzamento della petizione prima che venga sottoposta al loro voto. I membri hanno la facoltà di votare se la loro Commissione deve continuare a sostenere l’azione chiesta dal firmatario o se chiuderla perché ritenuta superata. Dopo l’intervento del firmatario e le risposte del tecnico della Commissione Europea, i membri presenti hanno votato di mantenere attiva la petizione. Ciò consentirà al firmatario di fornire informazioni supplementari, e ai tecnici della Commissione di continuare ad interloquire con le autorità italiane.

Complessivamente per via epistolare e in audizione Bruni ha esposto i punti salienti: il continuo degrado dello stato di salute del Lago, causato dall’apporto di sostanze nutrienti dal disastrato sistema fognario e dall’agricoltura. Ha rilevato che questa situazione presenta violazioni di tre importanti direttive europee: della Direttiva Acque Reflue (91/271/CEE), della Direttiva Quadro sulle Acque (DQA, 2000/60/CE) e della Direttiva Habitat (92/43/CEE). Durante l’audizione gli efficaci interventi degli eurodeputati Dario Tamburrano ed Eleonora Evi (M5S) hanno confermato il potenziale grave pericolo per le acque del Lago dovuto allo sfruttamento industriale dell’energia geotermica nel bacino del Lago, che rischierebbe a contaminare irreversibilmente la sua falda acquifera con sostanze tossiche e cancerogene.


La vera notizia, nuova e importante, dell’esame della petizione è stata la risposta della Commissione Europea. Finora i suoi interventi si erano limitati ad esigere adattamenti del sistema fognario come richiesto dalla Direttiva Acque Reflue. Per quanto riguarda lo stato ecologico del Lago, la Commissione aveva ritenuto, sulla base dei dati forniti dallo Stato Italiano, che il corpo idrico non presentasse rischi significativi di eutrofizzazione e che il suo stato fosse buono. I nuovi elementi forniti dal firmatario – il degrado dello stato del Lago da “Buono” a Sufficiente” certificato dall’ARPA Lazio, le registrazioni multiparametriche dell’Associazione Lago di Bolsena, le contestuali analisi chimiche effettuate dall’Istituto per gli Ecosistemi di Pallanza - hanno indotto la Commissione a considerare un’eventuale violazione anche della DQA. Infine, la Commissione ritiene possibile anche una violazione della Direttiva Habitat, perché le Misure di Conservazione adottate dalla Regione Lazio non corrisponderebbero ai requisiti stabiliti.

Quindi, se anche con tempi lunghi – dovuti alla complessità delle vie di comunicazione come pure ai ritardi delle autorità italiane nel rispondere – l’intervento di Bruni si sta dimostrando efficace.

Il primo risultato ne era stato l’avvio di un’indagine della Commissione con EU Pilot 6800/14, che ha dato luogo a numerosi scambi con le autorità italiane. Dopo aver constatato che il Lago e il suo bacino sono stati designati come area sensibile ai sensi della DGR 317/2003, la Commissione aveva invitato le autorità italiane a riparare e completare l'impianto di trattamento delle acque reflue, non conforme alla pertinente legislazione dell'UE. Le autorità italiane si erano impegnate a farlo e secondo le ultime informazioni fornite alla Commissione, i lavori di riparazione dovevano iniziare il 5 settembre 2017. A tale proposito Bruni ha comunicato che i lavori non sono ancora iniziati, malgrado siano trascorsi 12 mesi dall’aggiudicazione dell’appalto e sei mesi dalla consegna del cantiere all’impresa designata. È un rinvio che aumenta significativamente il contenuto di fosforo nel lago.

Un secondo risultato si sta delineando adesso e consiste nel fatto che  la Commissione Europea considera il degrado ecologico del Lago una possibile violazione del principio di non-degrado della DQA e svolgerà ulteriori indagini a questo proposito.

Non potrà non essere oggetto di questa procedura quella che è la causa fondamentale dei pericoli in cui versa il Lago: l’assenza di una gestione coordinata ed efficace di tutto l’insieme dell’ecosistema e delle sue problematiche. L’introduzione di un tale “lake management” è anche una fondamentale richiesta delle tre Direttive Europee in questione, ed è questo l’ultimo punto sollevato dal firmatario.

Al momento dell’uscita di Piero Bruni dalla sala dell’audizione, la Presidente Cecilia Wikström e scesa dal suo palco per salutarlo con una inattesa e calorosa stretta di mano.

 

 


mercoledì 28 febbraio 2018

Addio Pioppi?


Ricordiamoci, e rileggiamo la cronologia degli eventi: un anno fa, il 20 febbraio 2017, il Comune di Capodimonte affida i lavori di abbattimento di 22 pioppi del viale alberato sul Lungolago di Capodimonte. Questo storico viale chiamato “I Pioppi” è unico al mondo per bellezza, estensione e antichità – l’impianto originale risale al 1400.
 
 
Tutti i grandi pioppi nella parte finale del viale tra il Fosso del Tavolino e il campeggio saranno tagliati.  Molti cittadini protestano, l’associazione locale La Porticella chiede spiegazioni al Comune e tenta di aprire un dialogo. Il movimento cittadino prende ampie dimensioni, una raccolta firme durante l’estate raggiunge quasi mille firme, la popolazione aderisce in massa a una fantasiosa manifestazione-festa in sostegno degli alberi - l'Abbraccio dei Pioppi.

 
Il Comune però rifiuta ogni incontro e dialogo. Avanza di nuovo motivi futili (la “lanuggine”, le allergie – inesistenti, allergogena invece la Tingide del Platano) e la pericolosità degli alberi. La Porticella chiede al Comune di accertare quest’ultimo punto. Il Comune rifiuta. Così l’associazione, con una raccolta fondi chiede il parere di un esperto esterno. Questo, dopo un attento esame visivo, accerta che gli alberi non sono pericolanti. Il perito chiede, per approfondire l’esame e stabilire eventuali interventi curativi, il permesso per un esame visivo in quota.

La riposta del Comune è negativa:

… con Determinazione n. 46/T del 20/02/2017 è stato disposto conseguentemente l’abbattimento delle piante di pioppo che ostacolano la regolare crescita delle nuove essenze impiantate.

Pertanto, ferma restando l’illegittimità dell’incarico ricevuto per conto di un soggetto privo di titolo si comunica con la presente il formale diniego ad effettuare le richieste indagini.

Nel diffidare la S. V. a proseguire le attività come commissionate dall’Associazione “La Porticella”, si fa presente che in difetto questa Amministrazione provvederà a tutelare i propri interessi nelle sedi competenti …

Va ricordato invece che sia cittadini che associazioni sono “portatori d’interesse” (nel caso specifico La Porticella è anche iscritta come tale nei registri della Regione), e di conseguenza hanno un titolo legittimo per chiedere e ottenere informazioni in materia ambientale.

Non se la passano meglio alcuni vecchissimi alberi dalla parte iniziale del viale. Due di loro, compresi nell’area occupata da un chiosco, sono stati ridotti in fin di vita da modalità inadatte di potatura. L’anno scorso uno di loro è stato rimosso, in questi giorni l’altro. Il Comune non si è opposto a questa azione, denunciata dal 2013: Lasciateci vivere!

 
Già il famoso statuto Farnesiano del 1558 stabiliva: “Si doveva subito ripiantare un novo albero, dove per qualunque cagione alcuno ne fosse mancato … “. Lo stesso principio è confermato il 18 giugno 1823 dall’Assessorato Camerale dello Stato di Castro.

Ci risulta che anche in anni recenti sia stata concordata una simile regola, come ci rivela un commento su facebook di un membro del Consiglio Comunale di Capodimonte: “…  da accordi presi e firmati dal sindaco nel momento in cui si sarebbero seccati [gli alberi], …sarebbero stati rimpiazzati con altri uguali”.

Vorremmo essere fiduciosi che questo accordo venga rispettato. Però … almeno per adesso, l’albero rimosso l’anno scorso non è ancora stato sostituito. Altri, rimossi anni fa per creare parcheggi presso un ristorante sul Lungolago, nemmeno.
 
 

sabato 3 febbraio 2018

COBALB, il crollo di un sistema


Siamo al punto di collasso del sistema “COBALB”, in tutti i sensi.
In senso materiale, perché ormai da mesi (o piuttosto da anni) non assolve più la sua funzione. Che è quella di raccogliere i reflui di tutti i comuni del bacino del Lago di Bolsena e di avviarli alla corretta depurazione. In questo momento il quadro è il seguente.

Marta - scarico irregolare nel fiume Marta presso la stazione 20
 
Tutte le stazioni di sollevamento sono in uno stato tecnico insoddisfacente. I quadri elettrici e di comando sono obsoleti e insufficienti, il sistema di teleallarme fuori servizio, le tubazioni malridotte, le pompe spesso in uno stato precario, presenti nelle stazioni in numero minimo o addirittura assenti. Ciò comporta sversamenti frequenti di acque fognarie nel Lago da molte stazioni.
pianta del sistema COBALB
In dettaglio:

– Sono completamente fuori servizio le stazioni: SS 20 a Marta, “ Le Fontane” e “S.P. I Felceti” a Valentano e quella di “San Lorenzo Lago”.
– Le altre stazioni, soprattutto la SS 9 (Grancaro), lavorano con funzionalità ridotta.

– Il depuratore situato sul fiume Marta è completamente fuori servizio da circa un anno.

– Il depuratore di Valentano è fermo almeno dal 2013.

– Di conseguenza, una grande parte delle acque reflue raccolte nei comuni di Gradoli, Grotte di Castro, San Lorenzo Nuovo e Bolsena finisce nel Lago nei pressi della stazione SS 9. Il resto, assieme ai reflui di Montefiascone, Marta e Capodimonte, viene sversato nel fiume Marta nei pressi della stazione SS 20. Le acque reflue del comune di Valentano finiscono interamente in vari fossi, senza depurazione.
Valentano - scarico irregolare nella località Le Fontane
 
Senza parlare delle gravi mancanze di tutte le reti comunali, dell’assenza di trattamento corretto dei reflui sul versante ovest del Lago, delle case sparse senza fosse settiche regolamentari, del fatto che il sistema è ormai sottodimensionato e incapace di accogliere tutti i reflui del bacino …
Tutto ciò arreca un grave danno ambientale al Lago di Bolsena, ne minaccia l’ecosistema e mette in pericolo la base dell’economia locale.

Tre procure stanno indagando su questi fatti e sulle responsabilità inerenti al “sistema COBALB” in senso ampio: un sistema anche di malgestione, pure questo arrivato al crollo.
Il COBALB, la Comunità Bacino del Lago di Bolsena S.p.A., era nato come consorzio di tutti i comuni del bacino cui si sono associati il Comune di Bagnoregio e la Provincia di Viterbo, una “primaria e insostituibile opera di raccolta e depurazione delle acque reflue”, come si proponeva di essere. In tal modo, avrebbe potuto rappresentare l’esempio per una cooperazione solidale delle amministrazioni del bacino.
Le amministrazioni invece non sono riuscite ad affrontare in modo efficace e solidale i vari problemi della gestione unitaria del ciclo dell’acqua. Il COBALB, in tale contesto, si è limitato a gestire il suo servizio tecnico come poteva, allo stesso tempo – e questo è un fatto grave – oscurando il vero stato delle cose, con la compiacenza degli organi di controllo. “La trasparenza è l’arma migliore per battere illegalità e corruzione”, ricorda Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.

Di questo stato delle cose erano a conoscenza i responsabili almeno dal 2013, quando un rapporto tecnico interno documenta lo stato di abbandono delle strutture; ne riportiamo alcune valutazioni: “stazione ferma … tubazioni rotte e bucate … nessuna pompa … quadro elettrico bruciato … manutenzione mai eseguita dal 1995 … sversamenti continui … quadro elettrico pieno di ratti …”.
Bolsena - scarico irregolare nella località Guadetto

Comunque la verità man mano è emersa. Una tappa importante è stato lo studio intrapreso da un gruppo di scienziati dell’Università tedesca di Weimar, esperti nella gestione delle acque urbane, che comprendeva sopralluoghi sul posto nel mese di maggio 2017 e un analisi dei problemi tecnici e gestionali del sistema COBALB. Un altro contributo sono le ricerche da parte di cittadini impegnati degli scarichi irregolari, che in pochi mesi hanno reso palese il dissesto del sistema fognario al di là della bella facciata.

Ma non indugiamo sul passato, c’è tanto da fare per il futuro:
– Priorità assoluta alla tutela del Lago. Tutte le risorse vanno concentrate sul rinnovo completo del sistema fognario in tutte le sue parti: rete COBALB, reti comunali, case ed esercizi sparsi, anche facendo ricorso alla “somma urgenza”.

– Rinnovo del sistema gestionale, trasparenza e partecipazione del pubblico ai processi decisionali.

– Ricorso alla giustizia in materia ambientale.

Citiamo dalla Convenzione di Aarhus, articolo 1 (ratificata dall’Italia e integrata nella legislazione nazionale):
Per contribuire a tutelare il diritto di ogni persona, nelle generazioni presenti e future, a vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere, ciascuna Parte garantisce il diritto di accesso alle informazioni, di partecipazione del pubblico ai processi decisionali e di accesso alla giustizia in materia ambientale ..."


venerdì 5 gennaio 2018

Buon Anno?


Ancora un anno molto duro per il Lago, il 2017. Però, con alcuni segnali positivi negli ultimi mesi e giorni.

Abbiamo assistito al crollo quasi totale del sistema fognario circumlacuale, con continui sversamenti da varie stazioni di pompaggio, nel Lago, nel fiume Marta e nei fossi. Il depuratore è rimasto privo di ogni funzionalità. A questo si aggiunge la completa immobilità dei comuni di fronte alle carenze delle loro reti fognarie comunali, malgrado il fatto che durante la riunione in Prefettura il 28 marzo era stato deciso di richiamare i sindaci alle proprie responsabilità.

Però, a due anni dallo stanziamento di fondi per il ripristino del sistema fognario circumlacuale, sembra che i lavori possano iniziare: il direttore del COBALB prevede che a cominciare dalla metà di gennaio le stazioni di pompaggio saranno ripristinate e rinnovate, e l’anello sarà di nuovo funzionante entro aprile. Seguirà la riparazione del depuratore.

Rimangono comunque molte perplessità: sulla qualità dei lavori e del materiale (pompe non di prima scelta) utilizzato, sul fatto che non è prevista nessuna verifica della tenuta del sistema: attualmente al depuratore arriva molto meno del volume di acque nere previsto, meno di un decimo …
tutte le acque nere raccolte dall'anello scaricate nel Marta
Perplessità anche per il futuro: tutti i comuni hanno votato "l'estinzione del contratto di servizio con COBALB SpA e il conferimento a Talete SpA delle infrastrutture idriche". In teoria questo passo dovrebbe liberare la via perché Talete, come previsto dalla legge, potesse prendere in mano la gestione delle acque reflue. Ma sarà così? Talete si occuperà della manutenzione onerosa del sistema? Del debito accumulato dal COBALB?

Intanto, la qualità globale delle acque del Lago non è più “buona” come ancora alcuni anni fa, ma solo “sufficiente”, in continuo peggioramento. La balneabilità è la peggiore dei laghi laziali.

Sul fronte della geotermia, l’assalto al territorio da parte di varie imprese ha continuato per tutto l’anno: avanzano i progetti a Farnese-Ischia di Castro, a Caprarola e Latera. Tuttavia, cittadinanza e amministrazioni si dimostrano unite nel loro NO alla geotermia attorno al Lago: anche i due candidati alla presidenza della Provincia si sono impegnati in difesa dell’ambiente. Pietro Nocchi, divenuto presidente, è di parola e organizza un primo convegno, sabato 13 presso la Provincia, sul tema della geotermia.
 
Poi il 22 dicembre, a sorpresa, il Consiglio dei Ministri mette la parola fine sul progetto di impianto pilota geotermico denominato “Torre Alfina” presentato dalla ITW&LKW Geotermia Italia. Anche se le motivazioni non sono basate su una valutazione d’incompatibilità di un tale impianto con il nostro territorio, essendo piuttosto legate a una particolare costellazione giuridica, almeno in parte questo diniego dà riscontro all’energica resistenza della cittadinanza: uniti si vince!

Questa cittadinanza, con il sostegno essenziale degli europarlamentari Eleonora Evi e Dario Tamburrano (M5S), si è rivolta di nuovo all’Unione Europea, con una seconda audizione della petizione “Salvalago”. Piero Bruni è stato accolto calorosamente e ascoltato con attenzione a Bruxelles; anche in Europa però i tempi sono lunghi e le procedure lente. In ogni caso, si è aperto un dialogo con la Commissione Ambiente dell’UE che ha dovuto prendere atto del fatto che la qualità del Lago è scesa a “sufficiente”– dettaglio che lo Stato Italiano si era dimenticato di notificare – e sta prendendo i dovuti provvedimenti.

Nel 2017 si è rafforzata la cittadinanza attiva assieme alle sue azioni in sostegno del Lago: a cominciare dalle Giornate dell’Ambiente d’inizio giugno, che hanno riunito una ventina di associazioni e comitati impegnati, poi con i vari comitati che si sono formati nella lotta contro la geotermia (a Latera, Ischia, Farnese, Canino) e, ancora, con il grande programma di educazione ambientale “Conoscere il Lago di Bolsena”, che coinvolge tutte le scuole medie del comprensorio e 800 studenti …

Movimento in sostegno del Lago anche sul fronte giuridico: Il M5S Montefiascone ha presentato un esposto alla Procura, denunciando i continui sversamenti di grandi quantità di acque fognarie dal collettore fognario, tra cui quelli nel fiume Marta. Inoltre, la Procura sta indagando sul “porto” di Marta, opera realizzata “in somma urgenza” , come tante altre (un "collaudato sistema criminale") finite nel mirino della magistratura. Tra i protagonisti dell’iter autorizzativo di questa opera sfortunata, ci sono vari personaggi indagati o condannati per simili reati, alcuni coinvolti nell’indagine “Vox Populi” di Acquapendente.

Quale augurio per il Nuovo Anno?

Cittadini informati e impegnati, amministratori responsabili e illuminati, l’Europa che sostiene il Lago, e una botta di tramontana che lo ossigena fino al fondo!
 


sabato 23 dicembre 2017

Geotermia, il Consiglio dei Ministri blocca l’impianto di Torre Alfina

 
Nel Consiglio dei Ministri del 22 dicembre 2017 è stato affrontato il tema della autorizzazione dell’impianto pilota geotermico di Torre Alfina. L’autorizzazione è stata negata, così come auspicato dai Sindaci dell’area interessata, dalle popolazioni dell’Alta Tuscia e dalle associazioni del territorio. L’impianto aveva ottenuto parere positivo della Commissione Tecnica di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) in capo al Ministero dell’Ambiente ma in quel procedimento, aveva avuto parere negativo da parte del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo per la presenza nell’area interessata, di un vincolo paesaggistico.




La controversia tra i pareri discordanti, come da legge, è arrivata al Consiglio dei Ministri che, valutata tutta la documentazione inerente il caso, ha espresso parere negativo. Sembrerebbe giunta, quindi, alla sua conclusione una vicenda che ha visto in questi anni le amministrazioni locali dell’Alta Tuscia insieme alla popolazione opporsi alla realizzazione dell’impianto geotermico pilota denominato “Torre Alfina”.
Nell’area dell’altopiano dell’Alfina gli impianti pilota geotermici previsti erano due: uno nel Comune di Castelgiorgio (TR) e uno, quello valutato oggi dal CDM, nel Comune di Acquapendente (VT). Il primo ha quasi ultimato il proprio iter amministrativo, è stato autorizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico ed è tutt’ora in attesa del pronunciamento da parte della Regione Umbria chiamata a sottoscrivere l’intesa: alla Regione Umbria, cioè, spetta l’ultima parola. Sul gemello impianto denominato “Torre Alfina” invece, la parola finale è stata pronunciata oggi dal CDM. In questi anni si è verificato il moltiplicarsi dei progetti presentati: oltre ai due citati, ulteriori richieste riguardano un impianto pilota a Latera e tre impianti non pilota a Latera, Farnese e Caprarola. Per citare solo la provincia di Viterbo.
La posizione unanimemente espressa in questi anni dal territorio, e sostenuta dal lavoro svolto in Parlamento e in Regione, è stata quella di contrarietà alla imposizione di impianti potenzialmente dannosi all’ambiente, il cui eventuale beneficio economico non sarebbe stato a favore dell’intero territorio bensì, in virtù degli elevati incentivi previsti, dei soli proponenti l’iniziativa.
Oggi, con il moltiplicarsi delle richieste per la realizzazione di centrali geotermiche, si afferma il concreto rischio che il territorio vada incontro ad una radicale modifica del modello di sviluppo che ha intrapreso per decenni e che ha permesso, nel tempo, la nascita di aziende agricole che fanno produzioni di qualità e di agriturismi nati dall’affermarsi della multifunzionalità. Attività che rappresentano reali opportunità di lavoro per numerose famiglie e di tutela e salvaguardia ambientale e paesaggistica che si traduce anche in offerta turistica per l’intera area.
Credo che oggi sia improcrastinabile e ancora più utile che in passato lavorare ad una programmazione di sviluppo territoriale che comprenda anche linee guida sulla programmazione energetica, con l’obiettivo ambizioso di farla diventare una priorità interregionale.
(On.Alessandra Terrosi)

da Orvietosi