venerdì 25 novembre 2022

Le acque del lago – pubbliche o private?

Acque agitate nella questione della privatizzazione di Talete: cedere a privati il 40 % delle sue quote, con lo scopo di risolvere i gravi problemi finanziari della SpA che gestisce il servizio idrico nel Viterbese?

Di tale operazione l’attuale amministratore unico, Salvatore Genova, è deciso sostenitore. Il 28 aprile 2022 ha proposto un atto d’indirizzo dove definiva ”ormai residuale l’ipotesi di poter ottenere finanziamenti” tanto da far emergere ”la necessità di consentire l’ingresso di un socio privato nella società …” (vedi qui); atto che è stato approvato dalla conferenza dei sindaci dell’ATO Viterbo (51 comuni della Tuscia) - anche il presidente dell'ATO 1 e della Provincia, Alessandro Romoli, sindaco di Bassano in Teverina, spinge alla privatizzazione. “Socio privato” sta qui molto probabilmente per l’ACEA, multinazionale nel cui capitale sociale sono presenti Suez e Caltagirone, e al 51% Roma Capitale.

Le attività di Talete riguardano direttamente il Lago di Bolsena non solo perché la depurazione delle acque reflue nel suo comprensorio è determinante per il suo stato di salute, ma anche perché le acque captate e distribuite da Talete provvengono in buona parte dalle falde che lo alimentano. 

Il 10 giugno, due giorni prima delle elezioni comunali, l’assemblea dei soci di Talete ha votato modifiche statuarie che permettono l’ingresso di privati nella società finora interamente pubblica (vedi qui). Ciò con una maggioranza di soltanto il 33% delle quote sociali, mentre Viterbo e Montefiascone, detentrici di importanti quote, erano ancora commissariati e non si sono espressi.

Di seguito, Tarquinia, Viterbo, Monte Romano, Soriano nel Cimino, Vasanello e Sutri hanno deciso di impugnare questo voto (vedi qui).

Chi favorisce la parziale privatizzazione (ma la quota del 40% prometterebbe nelle condizioni attuali il controllo effettivo della società) si aspetta vantaggi importanti: “l’immediata immissione di liquidità, l’avvio di sinergie e risparmi gestionali e l’incremento di efficienza, efficacia ed economicità del servizio reso all’utenza.”

L’esperienza nazionale e internazionale insegna invece che la realtà non è tutta positiva - investitori privati farebbero valere senz’altro i loro interessi per trarre profitto dall’investimento e usare il patrimonio gestito a loro vantaggio - per un’analisi scientifica comprensibile e succinta vedi qui.

Risulta evidente, che lo scopo principale di investitori privati è di ricavare cospicui profitti dalla gestione del ciclo dell’acqua potabile, tenendo poco conto dei costi sociali e ambientali delle loro azioni. Le conseguenze negative più importanti sono:

  • aumento drastico delle tariffe,
  • degrado della risorsa acqua potabile e dell’ambiente,
  • degrado delle infrastrutture di distribuzione e depurazione,
  • degrado dei servizi,
  • aumento della disoccupazione nel settore a causa dell’impiego di manodopera inesperta a basso costo,
  • mancanza di trasparenza e partecipazione del pubblico.

Per non parlare del punto principale e fondamentale: si tratta qui di alienare un bene pubblico di vitale importanza per renderlo merce.

Abbiamo sotto gli occhi gli esempi della gestione dall’ACEA dell’acqua di Roma con lo svuotamento del Lago di Bracciano e le perdite di rete al circa 40%, con l’aumento smisurato delle tariffe in Ciociara (sempre ACEA), dove gli investimenti promessi per rinnovare le infrastrutture non arrivano. Molte sono le esperienze negative all’estero – le più eclatanti di Londra e Manila.

Dall’altro canto, numerosi sono però anche gli esempi incoraggianti, come ad Amburgo dove la cittadinanza si è opposta alla privatizzazione, permettendo la creazione di un’esemplare società di gestione pubblica. Oppure a Berlino dove nel 2013, il 98% della popolazione ha imposto la ripubblicazione della sua acqua. E non dimentichiamo Napoli, che nel 2014 ha ripubblicizzato la sua acqua.

Quali sono le ragioni che consiglierebbero una privatizzazione di Talete?

Da un lato, i problemi finanziari della società, che un socio privato potrebbe risolvere con una “immediata immissione di liquidità”. Infatti, privati possono ricorrere facilmente a crediti dalle banche (comunque a costi elevati), possibilità più difficile per la mano pubblica. I sostenitori della privatizzazione dipingono una situazione drammatica con il rischio del fallimento di Talete. Mentre l’ultimo bilancio di Talete è piuttosto incoraggiante, preoccupa la elevata morosità. Non sembra precluso però, secondo il parere di un esperto della Regione espresso nell’assemblea pubblica delle associazioni del lago svoltasi a fine agosto, l’alternativa di un finanziamento pubblico dall’ARERA. Certo è che un servizio idrico corretto ha il suo giusto costo che deve essere anche pagato: un aumento delle tariffe sarà inevitabile per chiunque lo gestisce.

Dall’altro lato, un argomento in favore della privatizzazione sarebbero “risparmi gestionali e l’incremento di efficienza, efficacia ed economicità del servizio reso all’utenza”. Però, non convincono i modi in cui di solito i privati attuano i “risparmi gestionali” – degrado di servizi e infrastrutture, elevati costi sociali e ambientali, riduzione del personale. Per quanto riguarda “efficienza ed efficacia”, Talete ha dimostrato, nel modo in cui ha portato avanti il ripristino del sistema fognario del Lago di Bolsena e del depuratore sul Marta, sostenuta da una decisa volontà della Regione, che oggi è senz’altro un’impresa capace e efficace.

Infine, come soluzione principale per i problemi della Talete, c’è la strada indicata dal referendum del 2011, dove i cittadini italiani hanno deciso che l’acqua deve rimanere pubblica. L’ha presa la città di Napoli deliberando la trasformazione della spa pubblica gestrice del servizio idrico (Talete nel nostro caso) in "un’azienda speciale" (un ente pubblico economico senza scopo di lucro), sotto il controllo dei comuni e della Corte dei conti. I vantaggi sono evidenti: l’acqua rimane pubblica e la gestione del servizio è ben sorvegliata, e libera dall’obbligo di fare profitto; inoltre, l’azienda speciale per legge non può fallire.

A proposito: la Regione Lazio ha dato seguito al referendum con la Legge Regionale del 4 aprile 2014, N° 5 - vale la pena leggerla per capire quanto è disattesa quotidianamente!

Riteniamo, che non si dovrebbe forzare un passaggio critico sotto tanti aspetti come la privatizzazione dell’acqua pubblica senza una corretta informazione dei cittadini, senza trasparenza, senza coinvolgimento della popolazione e senza neanche tener conto del fatto che l’acqua che si vuole privatizzare è il cuore di una zona protetta della rete Natura 2000, il lago di Bolsena.



sabato 27 agosto 2022

Crisi idrica - come affrontare un futuro incerto


Immagine 1: Siccità nelle campagne

La siccità quest’anno colpisce l’Europa. Tra i 35° e i 55° di latitudine, fino al 80% meno di precipitazioni, sorgenti e torrenti a secco, fiumi ridotti a rigagnoli, il livello di laghi e invasi ai minimi storici.

Non è solo la mancanza di acqua che minaccia la natura e l’uomo, ma anche le temperature elevate, gli incendi che devastano boschi e campagne e le ricadute sugli ecosistemi, sull’agricoltura, sull’economia e sulla salute umana che spesso agiscono in sinergia con altri comportamenti e azioni non-sostenibili.

Immagine 2: Mappa di siccità in Europa per la prima decade di Agosto 2022, che mostra il Combined Drought Indicator CDI, un indicatore di siccità che tiene conto del volume di precipitazioni, dell’umidità del suolo e dell’attività fotosintetica delle piante (vedi qui)

 

La siccità affligge molti paesi nel mondo, dalla California alla Cina. Ancora, si tratta di un fenomeno puntuale che rischia, secondo le previsioni dell’IPCC (Intergovernmental Panel for Climate Change – Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico), di ripetersi sempre più spesso (vedi immagine 3) assieme ad altri eventi estremi come tempeste, diluvi e inondazioni.

Immagine 3: Scarsità d’acqua nel 2050. Previsione dell’IPCC, sesto rapporto (2022), TS, p. 75

Il cambiamento climatico rappresenta dunque una sfida mondiale anche alla gestione del patrimonio idrico, e di conseguenza richiede una pianificazione intelligente e a lungo termine che deve affrontare le situazioni estreme e mitigare le loro conseguenze. Nell’attuale situazione incerta e instabile, l’IPCC raccomanda di agire da subito, passo per passo e in modo flessibile, favorendo soluzioni che comunque portano benefici anche ad altri aspetti della salute e resilienza degli ecosistemi (soluzioni “no-regret”).

Tutti i laghi soffrono e anche il nostro, con un livello di circa 50 cm sotto la media pluriennale in continua discesa. Responsabile, certo, la mancanza di piogge, ma anche una gestione che non tiene conto né della sua specifica vulnerabilità, né del pericolo che incombe su di lui.

L’immagine schematica dell’acquifero del Lago illustra le sue caratteristiche particolari e la sua vulnerabilità (immagine 4). Lo specchio del Lago è la parte affiorante di un acquifero più esteso, ospitato nel materiale permeabile espulso dai vulcani del Complesso Vulcanico dei Vulsini. Il suo livello è determinato dal bilancio idrico, risultato dell’insieme di entrate e uscite rappresentate nell’immagine dalle frecce blu e rosse, la cui lunghezza è proporzionale ai valori indicati nell’ultimo bilancio idrico ufficiale del 2005 (Capelli G., Mazza R., Gazzetti C. (2005), Strumenti e strategie per la tutela e l’uso compatibile della risorsa idrica nel Lazio, Pitagora Editrice, Bologna).

 Il Lago di Bolsena riceve la sua acqua dalle piogge che cadono su un’area decisamente piccola definita dall’insieme dei bacini imbrifero e idrogeologico. Quest’area è solo circa 3 volte più grande dello specchio del lago (situazione simile a quella degli altri laghi vulcanici dell’Italia centrale), mentre per i laghi alpini questa zona di raccolta è molto più grande, fino a 30 volte più estesa dello specchio per il Lago Maggiore: la disponibilità del nostro lago a fornire acqua per i vari usi e consumi è quindi molto limitata, fatto che lo rende vulnerabile e richiama alla prudenza.

Immagine 4: Rappresentazione schematica dell’acquifero del Lago di Bolsena e bilancio idrico. L’acquifero è diviso in due parti principali – nel volume libero del Lago e nella parte ospitata nel materiale vulcanico espulso di struttura eterogena, che a sua volta è un acquifero a strati multipli fra loro idraulicamente interconnessi. Confrontato al flusso rapido di acqua nel volume libero, la circolazione è notevolmente rallentata nel materiale vulcanico, che ha come base strati antichi sedimentari a bassa permeabilità, la cui struttura è essenzialmente sconosciuta. Attraverso discontinuità nel basamento gli acquiferi dei laghi vulcanici sono interconnessi, con relativi flussi di scambio

 

Come proteggere il patrimonio idrico del Lago?

 In che maniera possiamo gestire questo patrimonio di acqua dolce, come possiamo proteggerlo?

 Possiamo intervenire sulle uscite di acqua in due modi, riducendo sia i prelievi che il deflusso dal fiume Marta. Sono interventi evidenti e fondamentali per la tutela del Lago. Un altro modo per limitare le perdite d’acqua dal bacino del Lago consiste in un insieme di misure agricolturali per ridurre la evapotraspirazione (vedi qui): la perdita d’acqua per evaporazione dai suoli nel comprensorio e per rilascio all’atmosfera dalla vegetazione di copertura.

Abbiamo anche la possibilità di intervenire, ma solo entro certi limiti, sulle entrate di acqua nel Lago tentando di aumentare la quantità di piogge che cade sul suo bacino: si tratta di interventi sulla vegetazione e sul paesaggio con lo scopo di favorire la formazione di turbolenze e di abbassare la velocità dei venti, creando “ruvidità” nel comprensorio (vedi qui). Nell’insieme, questo studio dell’ETH di Zurigo prospetta un possibile aumento delle precipitazioni che compenserebbe la diminuzione a causa del cambiamento climatico.

 C’è un altro intervento sulle entrate d’acqua che può portare grandi benefici; non si tratta di un loro aumento ma di una loro ridistribuzione, modificando le percentuali relative delle acque piovane che raggiungono l’acquifero via ruscellamento (“piogge ruscellate” nello schema) e delle acque piovane che percolano nel terreno (“piogge percolate”). L’idea centrale qui è di favorire la ricarica dell’acquifero e di ridurre il defluire rapido di acqua nello specchio del Lago, di ridare naturalità ai flussi di acqua che si intrecciano con la terra, in superficie e in profondità.

 Fondamentale è, però, che la possibilità di una gestione, cioè di interventi mirati per conservare o migliorare lo stato del patrimonio idrico del Lago, presuppone una conoscenza dello stato di fatto, dei parametri che determinano l’evoluzione dell’acquifero e dei meccanismi che la caratterizzano. In altre parole: prima di intervenire sul Lago, dobbiamo capire come funziona e qual è il suo stato attuale. Purtroppo, questa conoscenza è insufficiente:

1) Non disponiamo di un bilancio idrico aggiornato.

2)  La quantità dei prelievi dai molti pozzi sparsi nel bacino è sconosciuta – manca l’aggiornamento del censimento dei pozzi (l’ultimo, già allora incompleto, data di circa 20 anni fa). Manca anche il rilevamento dei volumi prelevati (ma i contatori obbligatori sono stati installati solo in pochi casi).

3) La quantità attuale del deflusso è sconosciuta, causa la mancanza di un flussometro e della registrazione del movimento delle paratoie.

4) Né il volume dell’acqua ospitata nei depositi vulcanici all’interno del bacino idrogeologico (che forma un serbatoio, una specie di invaso a monte dello specchio del Lago – vedi immagine 4) è conosciuto, né la sua distribuzione né la dinamica dell’afflusso di acqua da questo “serbatoio” nel volume libero del Lago. L’afflusso è forte quando il “serbatoio” è pieno e raggiunge nei punti più alti (lungo lo spartiacque idrogeologico oppure “idrodinamico”) valori elevati (480 m nei pressi di Castel Giorgio nell’immagine 4); man mano che la riserva d’acqua nei piroclastiti si riduce, l’afflusso diminuisce.

Solo una conoscenza completa dell’acquifero permetterebbe l’ottimale gestione del patrimonio idrico del Lago:

- Con una gestione del livello secondo le linee indicate nella prima delle misure di conservazione per il sito Natura 2000 (7.1.1 Divieti ed obblighi generali, vedi qui), che prescrive che tale gestione deve assicurare l’andamento annuale del livello indicato nell’immagine 5.

 Immagine 5: Legge di Gestione dell’incile del Lago di Bolsena. Ritraccia l’andamento del livello nella media pluriennale ed è incentrata su un livello di 90 cm, lontano dal livello di 140 cm dove il Lago esonda e dalla soglia minima di 70 cm sotto la quale la vegetazione ripariale viene danneggiata. Ricordiamo anche che il deflusso non deve scendere sotto il minimo vitale di 0,5 m3/s per l'ecosistema dell'alto corso del fiume Marta, e che un deflusso ancora minore allungherebbe il tempo di ricambio del Lago a più di 300 anni. 

 - Con la cura di evitare la diminuzione del volume globale della risorsa d’acqua (obbligo di conservazione), monitorando in continuazione la sua consistenza e favorendo la sua ricarica: assicurando che possa, anche in periodi di siccità, ricaricare a lungo termine il volume libero del Lago.

Comunque sia, oggi siamo lontani da una tale gestione ottimale - già la misura di conservazione sulla gestione del livello è semplicemente disattesa - la regolazione dell’apertura delle paratoie sul fiume Marta avviene in modo approssimativo e mira soprattutto a evitare le esondazioni. Il volume globale della risorsa d’acqua non è neanche rilevato.


Come affrontare il futuro?

 Come suggerisce l’IPCC, potremmo da subito implementare un insieme di soluzioni evidenti e utili:

1) Limitare i consumi d’acqua ed evitare sprechi

– nei comportamenti quotidiani di ognuno (vedi qui per un utile catalogo di misure);

– nella gestione delle reti di distribuzione, eliminando perdite dalle tubazioni;

– nell’agricoltura con una gestione dei suoli e altre misure colturali che riducono evaporazione, deflusso superficiale e erosione, e favoriscono infiltrazione e percolazione nell’acquifero – copertura permanente del suolo, impianto di fasce vegetate o interi appezzamenti di arbusti e alberi, rallentando il flusso nei fossi esistenti e/o creando nuovi corsi d’acqua con flusso lento (soluzioni permaculturali adottate con successo nel mondo, per esempio qui), e ancora 

– nell’agricoltura, evitando colture con alto fabbisogno di acqua non adatte alle nostre zone e, se del caso, adottando sistemi di irrigazione di precisione.

2) Eliminare prelievi abusivi, in primis i pozzi da grande derivazione realizzati recentemente, p. es. per irrigare nuovi noccioleti, rigorosamente abusivi.

3) Risanare i suoli e gli ecosistemi per aumentare la loro resilienza.

4) Creare condizioni favorevoli per precipitazioni impiantando boschi e fasce boschive e arbustive.

5) Raccogliere le acque bianche e grigie e farle infiltrare nel terreno.

6) Riutilizzare le acque nere depurate per usi irrigui.

7) Proteggere il Lago: evitare ogni inquinamento dell'acquifero e il degrado degli ecosistemi che lo ospitano.

8) Di fondamentale importanza rimane però il compito di approfondire la nostra conoscenza dello stato dell’acquifero del Lago, dei parametri che determinano la sua evoluzione e dei meccanismi che la caratterizzano: di stabilirne un bilancio idrico dinamico e di seguire la sua evoluzione tramite monitoraggi costanti.

In assenza di queste informazioni, per precauzione non si possono autorizzare piani, progetti, interventi e attività che possano incidere in maniera significativa sull’acquifero del Lago di Bolsena, protetto come risorsa preziosa di acqua dolce dalla Direttiva Quadro sulle Acque e come habitat di un sito della rete Natura 2000 dalla Direttiva Habitat, che vieta ogni suo degrado.

 Prendiamoci cura del nostro lago! Abbiamo davanti agli occhi l'esempio dei due laghi fratelli del nostro, del Lago di Vico e del Lago di Bracciano, che ci dovrebbe mettere in guardia: l'acqua dell'acquifero del Lago di Vico non è potabile a causa dell'inquinamento degli ecosistemi (vedi qui), la risorsa d'acqua del Lago di Bracciano è stata drasticamente diminuita dai prelievi sconsiderati dell'ACEA e stenta a ricostituirsi (vedi qui).


Immagine 6: Piantare alberi per combattere la siccità

sabato 2 luglio 2022

Isola Bisentina - aspetti naturalistici

 


Abbiamo seguito con grande soddisfazione l'attento lavoro di ripristino e restauro del patrimonio storico e architettonico dell'Isola Bisentina intrapreso dalla famiglia Rovati in questi ultimi anni, e la loro sensibilità per la tutela dell'ambiente e del paesaggio unico dell'isola. Sensibilità che pone l'accento sul suo valore spirituale, sul suo carattere sacro che si riflette in tutti i suoi aspetti materiali. 

La breve relazione che segue si concentra su uno di questi aspetti, quello naturalistico, per presentarlo e illustrarne la sua importanza a livello nazionale e europeo, assieme ai suoi principali valori che dipendono da vari fattori - dalla sua situazione al crocevia di correnti di migrazione e scambio, e in qualche misura protetta dal "rumore degli uomini".

Il valore naturalistico dell'isola è oggetto anche di norme che permettono al suo proprietario, tale tutore, a proteggerla e lo indirizzano negli interventi e misure di tutela, le quali saranno brevemente presentate e seguite da proposte, come meglio attuare un'efficace tutela dell'aspetto naturalistico.

 La relazione è organizzata così:

1 - Principali valori naturalistici presenti sull'Isola Bisentina e nelle sue acque

2 - Tutela e norme

3 - Principali motivi di attenzione

4 - Bibliografia di riferimento


1. PRINCIPALI VALORI NATURALISTICI PRESENTI SULL'ISOLA E NELLE SUE ACQUE


L'Isola Bisentina rappresenta un "hot spot" di biodiversità per il Lago; si riportano di seguito in via sintetica i principali motivi di interesse naturalistico in essa presente.

  • Il Lago e le acque intorno all’isola costituiscono un importante sito di svernamento per molte specie di uccelli acquatici con una media di circa 10.000 individui censiti ogni anno nell’ambito dell’IWC (International Waterfowl Census) appartenenti a 15-18 specie, inclusa la Strolaga mezzana Gavia arctica (cfr. Figura 1. Brunelli et al., 2004, 2009) per la quale il sito è di “importanza nazionale” secondo i criteri stabiliti dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica ora ISPRA (Baccetti et al., 2002, Zenatello et al., 2014).
Figura 1: Strolaga mezzana, specie presente in inverno nelle acque nei pressi dell'Isola Bisentina



  • Le isole costituiscono un sito riproduttivo per il Falco pellegrino Falco peregrinus (una coppia per ogni isola) (Brunelli, Bulgarini, Calvario, Sarrocco vid.), cfr. Figura 2).
Figura 2: Falco pellegrino fotografato su un albero dell'Isola Bisentina (a sinistra) e sulla cupola della Rocchina (a destra).

  • Presenza di una garzaia mista con 3 specie di Ardeidi (Airone guardabuoi Bubulcus ibis, Nitticora Nycticorax nycticorax, Garzetta Egretta garzetta) e Cormorano Phalacrocorax carbo sinensis, localizzata sull’Isola Bisentina; dal 2019 il Cormorano ha iniziato a nidificare anche sull’Isola Martana. Si tratta della sola garzaia dell’Italia centrale con questa ricchezza e composizione di specie (Calvario et al., 2008b; Calvario et al., 2009, Biancolini et al., 2017).
Fig. 3: Sull'Isola Bisentina è presente una importante garzaia mista con tre specie di Ardeidi e Cormorano. In senso orario: Airone gardabuoi, Nitticora, Cormorano, Garzetta.

  • Il Lago e le acque intorno all’Isola Bisentina in particolare, costituiscono un sito riproduttivo di rilevanza regionale per la nidificazione (15 coppie stimate nel 2019) e lo svernamento (434 individui nel 2022) del Fistione turco Netta rufina, specie per la quale sono noti nel Lazio solo pochi altri siti, occupati prevalentemente in modo irregolare e da coppie isolate (Brunelli et al., 2011; Bernoni et al., 2019), cfr. Figura 4.
Figura 4: Il Lago e le acque intorno all'Isola ospitano contingenti di Fistione turco svernanti, oltre 400 individui nel 2022 (foto sopra) e coppie nidificanti (foto sotto, un maschio con un pulcino a seguito).
  • Presenza di due habitat vegetali terrestri di interesse comunitario tutelati dalla Direttiva Habitat: un habitat erbaceo di tipo xerico, considerato prioritario dalla Direttiva Habitat ubicato solo in alcuni punti dell’Isola: habitat 6220* “Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea”, ed un habitat forestale denominato 9340 “Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia”, la lecceta compresi gli ambiti rupestri in cui tale formazione è insediata, (cfr. Figura 5).
Figura 5: I due habitat vegetali terrestri di interesse comunitario tutelati dalla Direttiva Habitat: in primo piano l'habitat xerico prioritario denominato 6220* "Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Theo-Brachypodietea" localizzato solo in alcuni punti dell'Isola; sullo sfondo l'habitat 9340 "Foreste di Quercus Ilex e Quercus rotundifolia", la lecceta che ricopre buona parte dell'Isola compresi alcuni ambiti rupestri in cui tale formazione è insediata.

  • Presenza di due habitat vegetali acquatici di interesse comunitario tutelati dalla Direttiva Habitat situati nelle acque dell’Isola: “3140 Acque oligomesotrofe calcaree con vegetazione bentica di Chara spp.”, “3150 “Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnapotamion e del Hydrocharition”. In particolare, per le alghe Caracee il Lago di Bolsena presenta uno dei più significativi popolamenti d’Italia. Sono state censite 14 specie di Caracee su 32 specie presenti in Italia (44%) e 54 in Europa 26%, 4 delle quali considerate rare in Italia (sottolineate): Chara globularis Nitellopsis obtusa, Chara aspera, Chara hispida, Chara vulgaris, Nitella hyalina, Chara intermedia, Chara polyacantha, Chara tomentosa, Chara delicatula, Nitella gracilis, Nitella opaca, Nitella tenuissima, Chara gymnophylla (Azzella, 2014). Il Lago può essere considerato un “hotspot” europeo per la biodiversità di Caracee e dovrebbe essere incluso nelle “Important Plant Area” italiane in un prossimo aggiornamento rispetto delle aree attualmente designate a livello nazionale (Blasi et al., 2010). Un aumento del livello di pressione antropica così come il cambiamento climatico potrebbero influenzare negativamente questo hotspot (cfr. Figura 6).
Figura 6: Immagine aerea nella quale sono bene evidenti le praterie sommerse di alghe caracee che circondano le acque dell'Isola. Tale formazione vegetale è un habitat di interesse comunitario tutelato dalla Direttiva Habitat e denominato "3140 Acque oligomesotrofe calcaree con vegetazione bentica di Chara spp.".

  • Presenza di una specie di flora stenomediterranea, rara in Italia e rarissima per il Lazio: Speronella stafisagria Delphinium staphysagria (cfr Figura 7).
Figura 7: Speronella stafisagia fotografata nel corso degli studi condotti per la redazione del Piano di Gestione.



2. NORME DI TUTELA PER GLI ASPETTI NATURALISTICI

L’Isola Bisentina è inserita all’interno delle aree tutelate dalla Rete Natura 2000 a seguito del recepimento delle Direttive comunitarie denominate Habitat (92/43/CEE) ed Uccelli (79/409/CEE sostituita dalla 2009/147/CE), che hanno reso cogente il concetto di “Rete Ecologica” e portato alla designazione da parte dello Stato italiano, di diversi siti denominati Zone di Protezione Speciale (ZPS), a tutela esclusiva degli Uccelli, e Zone Speciali di Conservazione (ZSC), a tutela di habitat vegetali naturali e seminaturali (quindi utilizzati e derivanti da pratiche di utilizzo da parte dell’uomo) e di specie animali (compresi numerosi gruppi di invertebrati), tranne gli Uccelli. In particolare l’Isola Bisentina è stata quindi designata sia come ZPS che come ZSC (cfr. Tabella 1).

SITI NATURA 2000 PER L’ISOLA BISENTINA

Nome del sito

Codice

Comuni

Estensione in ha

ZPS “Lago di Bolsena – Isole Bisentina e Martana”  

IT6010055

Capodimonte, Marta, Gradoli, Grotte di Castro, S. Lorenzo Nuovo, Bolsena, Montefiascone

11.501,4

ZSC Isole Bisentina e Martana 

IT6010041

Capodimonte, Marta

26,1

Tabella 1. Siti Natura 2000 in cui è inserita l’Isola Bisentina.


All’interno di questi siti vi è l’obbligo del rispetto delle Misure di Conservazione emanate dalla Regione Lazio con la DGR 612/2011 (misure di conservazione da applicarsi nelle Zone di protezione Speciale (ZPS) e nelle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e con la DGR 162/2016 (Adozione delle Misure di Conservazione finalizzate alla designazione delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC), ai sensi della Direttiva 92/43/CEE (Habitat) e del DPR 357/97 e s.m.i. – codice IT60100 (Viterbo).

La Provincia di Viterbo, su incarico della Regione Lazio, ha redatto nel 2009 (AA.VV., 2009) il Piano di Gestione della ZPS del Lago di Bolsena e dei siti in essa interclusi compresa l’Isola Bisentina, che costituisce ad oggi il documento di carattere naturalistico-ambientale gestionale, più completo sull’area e che delineava, con chiarezza, problematicità e possibili soluzioni.

Una delle misure di tutela più efficaci derivata dalla Direttiva Habitat prevista dallo strumento normativo di recepimento (DPR 120/2003, articolo 6), è costituita dall’obbligo dell’attivazione della procedura di incidenza, nel caso si voglia realizzare qualsiasi intervento/progetto/piano/attività: 

I proponenti di interventi non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nel sito, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi, presentano, ai fini della valutazione di incidenza, uno studio volto ad individuare e valutare, secondo gli indirizzi espressi nell'allegato G, i principali effetti che detti interventi possono avere sul proposto sito di importanza comunitaria, sul sito di importanza comunitaria o sulla zona speciale di conservazione, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi”.

È bene chiarire che tale procedura deve essere attivata anche quando intervento/progetto/piano/attività venga realizzato all’esterno dei siti Natura 2000 ma le conseguenze si possano riflettere all’interno dei siti.
I recepimenti nazionali delle Direttive Comunitarie e le DGR della Regione Lazio non prevedevano sanzioni (amministrative o penali) per l’infrazione delle norme previste; tale lacuna è stata colmata nel 2011 con il DECRETO LEGISLATIVO n. 121 del 7 luglio 2011, “Attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell'ambiente, nonché della Direttiva 2009/123/CE che modifica la Direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni”. In questo Decreto Legge sono stati inseriti i due articoli sotto riportati:

Art. 227 – bis (Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette)

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, fuori dai casi consentiti, uccide, cattura o detiene esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta è punito con l'arresto da uno a sei mesi o con l'ammenda fino a 4.000 euro, salvo i casi in cui l'azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie. Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge, preleva o detiene esemplari appartenenti ad una specie vegetale selvatica protetta è punito con l'ammenda fino a 4.000 euro, salvo i casi in cui l'azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie.»;

Art. 733 –bis (Distruzione o deterioramento di habitat all'interno di un sito protetto)

Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge un habitat all'interno di un sito protetto o comunque lo deteriora compromettendone lo stato di conservazione, è punito con l'arresto fino a diciotto mesi e con l'ammenda non inferiore a 3. 000 euro.». Ai fini dell'applicazione dell'articolo 727-bis del codice penale, per specie animali o vegetali selvatiche protette si intendono quelle indicate nell'allegato IV della direttiva 92/43/CE e nell'allegato I della direttiva 2009/147/CE. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 733-bis del codice penale per 'habitat all'interno di un sito protetto' si intende qualsiasi habitat di specie per le quali una zona sia classificata come zona a tutela speciale a norma dell'articolo 4, paragrafi 1 o 2, della direttiva 2009/147/CE, o qualsiasi habitat naturale o un habitat di specie per cui un sito sia designato come zona speciale di conservazione a norma dell'art. 4, paragrafo 4, della direttiva 92/43/CE.


Più recentemente, con la legge regionale del 22 ottobre 2018, n°7 “Disposizioni per la semplificazione e lo sviluppo regionale”, sono state introdotte alcune integrazioni e modifiche alla L.R. °29/97 “Norme in materia di aree naturali protette regionali”; in particolare la legge introduce sanzioni per violazioni di norme all’interno dei siti Natura 2000 (Zone di Protezione Speciale - ZPS, Zone Speciali di Conservazione – ZSC), come di seguito indicate:
  • violazioni alle Misure di Conservazione per le ZPS e per le ZSC (cfr DGR citate);
  • violazioni alle prescrizioni formulate dalla Regione Lazio in sede di parere di incidenza in riferimento a specifici piani e/o progetti;
  • contrasto con gli obiettivi specifici di tutela e di conservazione del sito, così come definito dalle Misure di Conservazione.
3. PRINCIPALI MOTIVI DI ATTENZIONE

- Tutti gli interventi, i progetti, le attività, gli eventi che si intraprendono sull’isola devono essere sottoposti per legge alla procedura di valutazione di incidenza prevista dall’articolo 6 del DPR 120/2003 di recepimento della Direttiva Habitat 92/43/CEE.

- Il percorso delle visite guidate così come la realizzazione di servizi fotografici e di eventi devono assicurare la conservazione degli habitat vegetali (evitando il calpestio in alcuni contesti come ad esempio quello in cui è localizzato l’habitat prioritario 6220* “Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea”) e delle specie animali di interesse comunitario presenti sull’Isola con particolare riferimento alla colonia di Ardeidi e Cormorano (evitando qualsiasi forma di disturbo durante il periodo riproduttivo fino allo svezzamento e all’involo dei piccoli). E’ importante pianificare e ragionare in modo opportuno su tali aspetti, identificando anche il carico giornaliero opportuno per l’Isola in ragione delle diverse aree e della stagione.

- Le prateria di Caracee afferenti all’habitat di interesse comunitario “3140 Acque oligomesotrofe calcaree con vegetazione bentica di Chara spp” presenti intorno all’Isola sono fortemente frammentate a causa della rimozione della vegetazione determinata dagli ancoraggi delle imbarcazioni da diporto. Andrebbe predisposto in accordo con il Comune di Capodimonte un sistema di ancoraggio fisso (con corpi morti fissi) con agganci a moschettone e a numero determinato in modo da evitare l’utilizzo delle ancore da parte dei singoli mezzi nautici.

- L’osservazione della colonia di Ardeidi e Cormorano costituisce potenzialmente una forte attrattiva turistica; andrebbero determinate le modalità per ottemperare alla necessità di salvaguardia e a quelle di fruizione.

Enrico Calvario (2022)




4. BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO


· AA.VV., 2009 Piano di Gestione e Misure di Conservazione della ZPS “Lago di Bolsena – Isole Bisentina e Martana”. Regione Lazio, Provincia di Viterbo. Disponibile su: http://www.provincia.vt.it/Ambiente/ natura2000/bolsena.asp.

· Anzalone B., Iberite M., Lattanzi E., 2010. La Flora vascolare del Lazio. Inform. Bot. Ital., 42 (1): 187-317.

· Bernoni M., Brunelli M:; Calvario E., Paziani E., Sarrocco S., 2019. importanza dei laghi vulcanici del lazio settentrionale per la conservazione del fistione turco netta rufina in italia. Alula 26 (1-2): 147-149
Biancolini D., Angelici C., Biondi M., Brunelli M., Demartini L., Mantero F., Muratore S., Papi R., Sterpi L., Sterpi M., Sarrocco S., 2017. Le garzaie nel Lazio, aggiornamento al 2016. Alula XXIV (1-2): 13-27 (2017).

· Brunelli M., Corbi F., Sarrocco S., Sorace A. (a cura di), 2009. L’avifauna acquatica svernante nelle zone umide del Lazio. Edizioni ARP (Agenzia Regionale Parchi), Roma - Edizioni Belvedere, Latina, 176 pp.

· Bruni P., 1992. Valori ambientali e problemi di tutela del comprensorio del Lago di Bolsena. In: Olmi M., Zapparoli M (Eds.), 1992. L’ambiente dellaTuscia laziale. Aree protette e di interesse naturalistico della Provincia di Viterbo. Università della Tuscia. Union Printing Ed. Viterbo, pp. 283-290.

· Calvario E., Brunelli M., Bordignon L., 2008b. Nidificazione di Nitticora Nycticorax nycticorax e di Garzetta Egretta garzetta nella ZPS del Lago di Bolsena (VT) Alula XIV (1-2): 126-127 (2007).

· Calvario E., Forti G., Leone A., Tellini Florenzano G., Busatto M., Modenesi L., Piazzai T. 2010. Importanza naturalistica, identità culturale e sviluppo durevole del comprensorio del Lago di Bolsena: il ruolo del sistema museale. In: Falchetti E, Forti G. (Eds). Atti del XVIII Congresso ANMS Musei scientifici italiani verso la sostenibilità. Stato dell’arte e prospettive. Roma 3-5 dicembre 2008, Bolsena 6-7 dicembre 2008. Museologia Scientifica Memorie, 6: 299-302.

· Calvario E., Sarrocco S., Brunelli M., 2009. Prima nidificazione di Cormorano Phalacrocorax carbo e nuovo sito Riproduttivo di Airone guardabuoi Bubulcus ibis nel Lazio all’interno della ZPS Lago di Bolsena – Isole Bisentina e Martana. Alula XV (1-2): 233-235.

· Iberite M., Palozzi A.M., Resini A.M., 1995. La vegetazione del lago di Bolsena (Viterbo, Italia centrale). Fitosociologia, 29: 151 – 164.

· Lucchese F., 2018. Atlante della Flora Vascolare del Lazio, cartografia, ecologia e biogeografia. Vol. 2. La flora di maggiore interesse conservazionistico. Regione Lazio, Direzione Capitale Naturale, Parchi e Aree Protette, Roma, pp. 400.

· Scoppola A., 1995. Piante minacciate, vulnerabili o molto rare della provincia di Viterbo. Amm. Prov. di Viterbo. Assessorato all'Ambiente. Viterbo. 159 pp.

· Zenatello M., Baccetti N., Borghesi F., 2014. Risultati dei censimenti degli uccelli acquatici svernanti in Italia. Distribuzione, stima e trend delle popolazioni nel 2001- 2010. ISPRA, Serie Rapporti, 206/2014





lunedì 31 gennaio 2022

L’Osservatorio Ambientale del Lago di Bolsena compie 10 anni


È interessante ritornare sui ben 29 post (siamo stati un bebè molto attivo) del nostro primo anno di vita. Vi troviamo tutti i temi e problematiche attuali ancor’oggi: stato del Lago, cittadinanza attiva, scarichi abusivi e sistema fognario, abuso di fitofarmaci, degrado del patrimonio arboreo, geotermia, le analisi dell’ARPA, la Goletta dei Laghi, l’abusivismo edilizio, la navigazione a motore …  

Essere in grado di ricordare questi fatti, seguire i cambiamenti nel corso degli anni, vedere come sono stati affrontati i pericoli, come appaiono sempre nuove minacce e per quali motivi, quali meccanismi si oppongono alla salvaguardia del Lago di Bolsena, è istruttivo. Infatti, creare memoria, che poi diventa base per un’azione coerente e consapevole: questa è stata una delle prime e fondamentali idee dell’Osservatorio.


A gennaio 2012 siamo all'inizio, sono ancora pochi i lettori di questi post storici; man mano però aumentano. Oggi siamo arrivati a 153 post, in media 1300 persone leggono ogni post, la nostra pagina su facebook è seguita da quasi 3 mila persone. Il massimo di letture (8 mila) ha raggiunto il post "Madre Terra ammonisce" sui terremoti di Castel Giorgio nel 2016. Purtroppo, il monito di Madre Terra è rimasto inascoltato.

Non solo memoria, l’Osservatorio è anche uno strumento della cittadinanza attiva: offre un’informazione scientificamente corretta su attuali problematiche ambientali del Lago di Bolsena, è un forum dove cittadini possono chiedere informazioni e proporre contributi e attività; segnala problemi e abusi alle autorità competenti. In questo modo, potrebbe essere unico in Italia.

Autori degli articoli sono esperti nei vari settori, italiani e stranieri. Gli articoli sono sottoposti a un peer-review interno, un meccanismo di autocontrollo per assicurare la qualità scientifica dei contributi.

L’osservatorio è cambiato. Ci siamo resi conto negli ultimi anni, che non siamo più in grado di seguire tutti i temi importanti e attuali. Oggi, dell’informazione breve e rapida sui fatti ambientali si occupano le sezioni di news sui siti delle associazioni ambientaliste del comprensorio (ass.Bolsena Lago d’Europa e ass. Lago di Bolsena), mentre l’Osservatorio pubblica per lo più articoli di approfondimento.


sabato 8 gennaio 2022

Buon Anno. Con il diserbo?

Che sia un anno dorato dal sole, per noi e la nostra Terra!

Dorato di oro vero come questo prato illuminato dal sole all'alba del primo giorno dell'anno.


Ma non così: Il terreno nell'immagine che segue è stato "dorato" dal diserbo.



Il campo di circa 30 ettari in riva al Lago nel comune di Capodimonte, è costeggiato da fossi - il Fosso Spinetto, il Fosso Mereo - che dànno luogo a marcati fenomeni di erosione. In tal modo, le piogge portano una buona parte dei veleni sparsi direttamente nel Lago, sulle sue rive dove il coregone si appresta a deporre le uova. Un'altra parte del biocida penetra nel suolo e raggiunge l'acquifero del Lago che si trova ad appena qualche metro sotto terra,

Sconosciuto il prodotto usato poiché assente ogni segnaletica, ma molto probabilmente si tratta di glifosato, il “serial killer” a buon prezzo, che uccide indiscriminatamente la vita nel suolo e nelle acque.

L’ISPRA constata che il glifosato è persistente nell’acqua e tossico per gli organismi acquatici con effetti a lunga durata. Sottolinea che “ne va assolutamente proibito l’uso all’interno di aree naturali protette” come è il Lago di Bolsena.

Già nel 1998 Antonio Leone (Professore Ordinario presso la Facoltà di Agraria dell'Università della Tuscia ed esperto nella gestione degli ecosistemi terrestri e acquatici) rilevava, riguardo al Lago di Vico, che “[…] è assolutamente incompatibile l’uso del glyphosate”, a causa della sua altissima solubilità nell’acqua e la sua persistenza nel suolo. Lo stesso Leone lega senza mezze parole il degrado dello stato del Lago di Vico (vedi qui) alle pratiche agricole nel suo comprensorio.

Il fatto è stato segnalato alle autorità che dovrebbero intervenire relativo alle varie violazioni delle normative – l’assenza della segnaletica obbligatoria, l’inosservanza delle distanze di sicurezza da corsi d’acqua e la violazione delle disposizioni per la tutela delle acque, degli habitat e degli uccelli prescritte dal testo unico ambientale. Annotiamo, che sarebbero utilissimi regolamenti comunali sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (vedi anche qui), per informare gli agricoltori e per prevenire azioni sconsiderate come quella riportata in queste righe.

Più volte abbiamo parlato di fatti simili:

 Osservatorio Ambientale del Lago di Bolsena: Diserbanti sulla riva del Lago (osservatoriodellagodibolsena.blogspot.com)

Osservatorio Ambientale del Lago di Bolsena: Qual è il colore della primavera? Giallo! (osservatoriodellagodibolsena.blogspot.com)

Osservatorio Ambientale del Lago di Bolsena: La nocciola, ricchezza o condanna per il Lago? 1: I rischi ambientali (osservatoriodellagodibolsena.blogspot.com)

Osservatorio Ambientale del Lago di Bolsena: Attacco chimico (osservatoriodellagodibolsena.blogspot.com)

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La nostra violenza contro la Terra è lo specchio della nostra violenza contro il nostro prossimo, e contro noi stessi.