domenica 18 maggio 2014

15 maggio 2014, convegno a Montefiascone: riassunto degli interventi

Lago di Bolsena: un lago da bere [?] – pianificare il futuro

Apre il convegno il Sindaco di Montefiascone, Luciano Cimarello, che saluta il pubblico nella gremita sala conferenze della Rocca dei Papi. Presenti l’assessore regionale alle infrastrutture, politiche abitative e ambiente, Fabio Refrigeri, il Consigliere regionale Riccardo Valentini, l’ing. Bruno Placidi direttore della direzione regionale infrastrutture, ambiente e politiche abitative, il presidente della commissione ambiente, Enrico Panunzi, una parte dei sindaci del comprensorio, il direttore del COBALB Massimo Pierangeli, scienziati e rappresentanti delle associazioni ambientaliste.
Il sindaco Cimarello riassume le varie criticità del Lago da affrontare – il sistema fognario, l’inquinamento da varie fonti, la geotermia, la tutela del paesaggio e la potabilità dell’acqua – e chiede risposte e presa in carico definitive dai massimi dirigenti regionali.



Il primo intervento congiunto dell’ing. Piero Bruni (associazione Lago di Bolsena) e prof. Giuseppe Nascetti (Università della Tuscia) discute il lato scientifico delle criticità del Lago e il loro impatto sulla potabilità delle acque. Bruni rileva il tenore basso di arsenico nell’acqua del Lago di circa 5 µg/l che la rende idonea alla miscelazione con l’acqua degli acquedotti, offrendo una soluzione conveniente e definitiva al problema della potabilità. Parla del rischio collegato all’inquinamento della falda dallo sfruttamento geotermico che potrebbe indurre la risalita di acque termali. Nascetti esibisce le prove scientifiche per il lento degrado ecologico del Lago, citando la progressiva deossigenazione profonda, il crescente contenuto di fosforo e la diminuzione della trasparenza: lo stato ecologico, in passato “buono”, nel 2011 risultava solo “sufficiente”. Questa tendenza mette in pericolo i vari servizi ecosistemici che il Lago ci offre: ogni intervento, ogni sfruttamento delle risorse e servizi pone la questione della compatibilità con l’ecosistema. Illustra che anche il Lago di Bolsena corre il rischio di proliferazione dell’alga rossa che produce microcistine tossiche e cancerogeni e potrebbe compromettere la potabilità. Elencando le criticità, Nascetti accenna alle possibili risposte. L’apporto di nutrienti dall’agricoltura dev’essere affrontato dalla concimazione a lento rilascio, l’aumento del fosforo va contrastato con il potenziamento del sistema fognario, l’impatto del turismo va minimizzato dal controllo efficace degli impianti e dalla gestione responsabile delle fonti d’inquinamento. Obiettivo generale è un miglioramento globale della qualità delle acque che dovrebbe essere monitorato con un programma di attente rilevazioni pluriennali. I fondi per le opere di risanamento sarebbero da ricercare nei progetti europei, come nel progetto Life 2000 elaborato dall’università della Tuscia, purtroppo rimasto senza appoggio dall’amministrazione regionale precedente.

L’assessore regionale Refrigeri assicura che è ben informato sui problemi del Lago, e che la qualità di questo “straordinario lago” ha la massima attenzione della Regione. Dopo un periodo di ascolto, riflessione e concertazione, adesso si possono progettare le azioni. Annuncia che il risanamento del bilancio regionale ha permesso di rendere disponibili risorse di 2 milioni € per risanare e completare il sistema di depurazione (applausi). Sottolinea che bisogna trovare il sistema di gestione del sistema adatto. Il problema dell’acqua potabile sarebbe strettamente legato al problema della salute del Lago. Per affrontare il problema arsenico occorrono altre risorse, comunque sono già previste fondi regionali a proposito. Per non aumentare i problemi già esistenti, si dice contrario alla geotermia nel comprensorio del Lago. Accenna alla necessità di una governance locale che unisce sindaci e associazioni, e dell’urgenza di invertire le tendenze negative. Infine dichiara che per gestire meglio il livello del Lago, sono stanziati fondi per una gestione automatica delle paratie. Conclude: “La voglia c’è di fare bene; insieme ce la possiamo fare”, e deve partire per mantenere altri impegni.

Prof. Roberto Minervini, che funge da moderatore, interviene brevemente per informare sul pericolo per l’ecosistema e per il turismo che presenterebbe l’introduzione, accidentale o consapevole, del pesce siluro nel Lago. Propone di includere nelle misure di conservazione della ZPS un divieto dell’introduzione e chiede un controllo efficace.

All’inizio del suo intervento, prof. Claudio Margottini dichiara di essere, quanto insegnante di geotermia, globalmente favorevole allo sfruttamento di questa energia. Non è però d’accordo quando compromette la salute dell’ambiente, come potrebbe essere nella zona del Lago, dove sono in corso molte richieste per permessi di ricerca geotermica, e dove è imminente la fase di realizzazione di un impianto pilota a Castel Giorgio, grazie alla deregulation introdotta da una legge del 2010. Espone le varie criticità per il comprensorio: la contaminazione della falda acquifera da arsenico, il pericolo di eruzioni di gas, il rischio sismico legato, da una parte, a un eventuale insufficiente scambio traversale nel serbatoio geotermico, e dall’altra alla sismicità naturale importante della zona che può essere stimolata dallo sfruttamento. Pone l’accento sulle incertezze circa la potenzialità della fonte, poiché la geotermia non è rinnovabile, mentre il calore della Terra (quasi) lo è.
Propone una moratoria per la realizzazione dell’impianto pilota e la ricerca di aree idonee su livello regionale per tutte le rinnovabili. Per eventuali impianti da realizzare chiede il ricorso alla governance locale, al monitoraggio sismico e la mappatura delle condizioni della falda acquifera. Ritiene necessario rivedere tutti i meccanismi d’incentivazione per contrastare la speculazione finanziaria; si esprime in favore della copertura dell’autoconsumo tramite piccoli impianti, e della preferenza da dare a imprese italiane.

Il consigliere Riccardo Valentini ringrazia i relatori, i sindaci e soprattutto le associazioni che con tenacia hanno seguito la problematica da tanti anni, e che sono uniti in una rete importante. Dichiara che “oggi è stato fatto un passo di storia” e conferma che dopo la rimessa in sesto del bilancio regionale, il finanziamento dell’intervento sugli impianti di depurazione è sicuro. Per risolvere il problema arsenico, la Regione intende ricorrere a fondi europei previsti nero su bianco dall’UE. Afferma che, anche se rimane tanta strada da fare, il Lago di Bolsena è un faro d’attenzione delle politiche ambientali regionali. Bisogna comprendere che il Lago è una risorsa non rinnovabile, un sistema irreversibile comparabile, su piccola scala, alla foresta amazzonica o ai ghiacciai della Groenlandia – un collasso dell’ecosistema lo rende inutilizzabile nei suoi molteplici servizi ecosistemici, con conseguenze irreversibili anche economici.
Ritiene che occorre, per quanto riguarda il progetto di depurazione, tenere conto dei problemi del passato ed evitarli. Imperativo è di ridurre i costi di gestione. L’acqua del Lago è una risorsa importante per quasi tutta la Tuscia anche per risolvere il problema arsenico, e conviene condurre uno studio attento a proposito; bisogna regolare deflusso e prelievi con razionalità. Nell’agricoltura, Valentini propone un sistema integrato di gestione con ricorso a un’agricoltura meno impattante, a progetti partecipati e l’incentivazione di prodotti biologici e tipici. Sembra che ci siano anche problemi apparsi nella pesca sportiva, dove l’inquinamento da esche incontrollate fa riflettere.
Per quanto riguarda la geotermia, Valentini esprime l’attenzione e la preoccupazione della Regione facendo riferimento alla grande sensibilità sismica della zona e dei centri storici. Propone una moratoria per impianti geotermici nella zona. Richiama alla riflessione su che cosa significa produrre energia e chiede un piano energetico regionale e delle regole che devono essere definite assieme ai cittadini e sindaci: ”L’energia non è un business e deve servire a tutti noi”. Prima importanza riviene al risparmio energetico e alla copertura dell’autoconsumo. Invita a un dialogo continuo con le forze del territorio e un percorso comune da realizzare con i cittadini e le amministrazioni, nel senso di un processo partecipatorio. Un grande applauso lo ringrazia per il suo intervento.

L’intervento di Enrico Panunzi non ha luogo perché è partito in anticipo per seguire un’altra iniziativa.
 

 
Dopo gli interventi programmati, rimane pochissimo tempo per alcuni interventi dal pubblico.

Katia Maurelli, portavoce del Movimento Donne per il Lago e rappresentante dell’associazione La Porticella e del Comitato Cittadino di Bolsena, deplora che la cittadinanza non era stata invitata a intervenire nel convegno. Sottolinea l’importanza del movimento cittadino che da anni interviene in favore della salvaguardia del Lago, che con la petizione Salvalago ha trovato l’adesione di 14 mila cittadini e che anima varie associazioni e gruppi. Ritiene che i cittadini sono i promotori principali di vari convegni tra cui di quello attuale – senza i cittadini l’importanza prestata alla salute del Lago sarebbe ben minore. Allo stesso tempo, il volontariato cittadino ha acquistato notevoli competenze, e la prova ne è che i dati scientifici citati relativi allo stato di salute del Lago provengono esclusivamente dai cittadini. Sollecita gli amministratori a prendere atto di questa realtà. Richiamo l’attenzione al fatto che in ogni comune ci sono sversamenti fognari abusivi, conosciuti alle amministrazioni, che non intervengono, e che i comuni non hanno mai preso in considerazione il controllo e la revisione della rete fognaria comunale richiesta dai cittadini. Sottolinea l’importanza fondamentale di un cambiamento nell’impostazione dell’agricoltura e chiede la definizione di norme scaturite dalle Misure di Conservazione della ZPS. Si oppone decisamente al completamento dell’anello del COBALB a ponente che implicherebbe grandi e lunghe opere, proponendo come soluzione piccoli impianti di fitodepurazione. Ricorda l’uso diffuso del diserbo chimico in tutti i comuni e chiede l’intervento delle amministrazioni. Ricorda che la legge referendaria sulla gestione pubblica delle acque chiama a una gestione locale della risorsa e propone una riflessione su modi di gestione innovativi come un azionariato cittadino. Prima di essere interrotta dal moderatore, propone una soluzione integrata per la gestione energetica degli impianti COBALB, un progetto con piccoli impianti di produzione di energia rinnovabile sul quale lavora la cittadinanza, e viene premiata da un lungo applauso.

Milvo Ferrara, presidente di una cooperativa di professionisti nel settore dell’ambiente, propone di adottare le buone pratiche proposte dalla CE e consiglia ai cittadini di mettersi insieme come cooperativa di comunità, nell’obiettivo di non fare gestire da altri quello che è del cittadino, il bene comune. Significa unirsi in uno strumento unico dove mettere la politica nelle condizioni di seguirli. Occorre decidere su quale territorio intervenire, e con quale strategia, che comunque oggi si sintetizza con la parola SMART. Se immaginiamo il Lago di Bolsena e la sua comunità come una cooperativa di comunità SMART, la comunità avrebbe un orizzonte enorme; se dei 14 mila firmatari della petizione Salvalago ognuno versa solo 100 €, la comunità si prende il sistema idrico e decide come farlo nell’ambito di una progettazione partecipata. L’esempio della cooperativa di comunità di Prato allo Stelvio dimostra, che insieme si vince. Unico vincolo: non fare cose grosse, bisogna stare nel piccolo.

In conclusione interviene il moderatore Roberto Minervini dicendo che la CE non finanzia praticamente più iniziative che non abbiano una condivisione dal basso, nel contesto dei “contratti” locali.

Anna Claudia Cenciarini dell’associazione Lago di Bolsena annuncia che il dirigente regionale responsabile delle conferenze di servizi riguardanti progetti di esplorazione geotermica ha sospeso le convocazioni, considerando l’opposizione della popolazione, e attendendo una decisione politica. Si dichiara preoccupata dalla proposta di un piano energetico regionale: piani di questo genere servirebbero secondo la sua esperienza a permettere e non per regolare, e comunque sono in continuazione bypassati. Rileva l’assenza della possibilità alla partecipazione dei cittadini, e il fatto che l’assessore responsabile per i progetti di geotermia, l’assessore alle attività produttive, non è presente.

Il direttore del COBALB Pierangeli pone una domanda al consigliere Valentini che avrebbe voluto fare all’assessore Refrigeri: i fondi per il ripristino del collettore fra quanto tempo saranno a disposizione? E, considerando i tempi burocratici lunghi, come si pensa di superare le emergenze durante la stagione estiva? Dice di avere spedito, 20 giorni fa, una lettera al prefetto, alla Provincia e all’assessore Refrigeri a questo proposito, chiedendo 50/60 mila € di fondi. Il sindaco di Marta interviene accusandolo di avere specificato poco fa che il sistema fosse a posto. Pierangeli puntualizza che, anche se al momento il sistema funziona, ci sono criticità attuali e previsibili dove conviene prevenire invece di rischiare sversamenti durante la stagione, ad esempio nei casi dove una stazione di pompaggio dispone di una sola pompa invece delle 4 pompe previste. Dopodiché il convegno finisce in una discussione comune e vivace, durante la quale il consigliere Valentini si dichiara disposto a verificare, assieme ai cittadini, diverse situazioni abusive oggetto di denunce ignorate dalle autorità.

  

 

Nessun commento:

Posta un commento