giovedì 10 aprile 2014

Il Movimento Donne per il Lago incontra Riccardo Valentini


 Il 9 marzo 2014 il Movimento Donne per il Lago aveva inviato una lettera aperta al Consigliere Regionale Riccardo Valentini chiedendo un incontro "per trovare insieme una strada per salvare il nostro Lago".
Lunedì 7 Aprile si è svolto l’incontro tra le portavoci del Movimento Donne per il Lago (MDL) e il Consigliere Regionale Riccardo Valentini. All’incontro era presente anche Daniele Camilli, della segreteria provinciale del consigliere. MDL era rappresentato da Angela Ricci, Catherine Bardinet, Francesca Ferri e Katia Maurelli.
Pubblichiamo qui il report di questo incontro:

 Al consigliere abbiamo narrato lo stato di profonda preoccupazione delle Donne per lo stato di salute del Lago di Bolsena, per il generale stato di abbandono del nostro territorio rispetto alla salvaguardia ed alla valorizzazione del suo patrimonio ambientale, a fronte di tante parole spese dagli uomini della politica sul valore delle nostre terre. Si è denunciata la minaccia che grava sulle terre attorno al lago da parte di speculatori e sfruttatori di risorse (Geotermia industriale, parchi eolici e solari di grande estensione). Si è riferito della lunga battaglia condotta per il ripristino dell’anello fognario, che allo stato attuale ha prodotto solo carta e promesse non mantenute. Abbiamo espresso il desiderio di una nuova politica agricola di conversione al biologico e di uno sviluppo verso un turismo responsabile, che garantiscano alta qualità della vita per tutte e tutti.


 Il Consigliere Valentini ha affrontato i singoli argomenti, esprimendo piena comprensione ed in generale una adesione alle istanze del MDL, rispondendo nel seguente modo:

 1) I tempi della politica sono lentissimi, e lasciano costernato una persona che come lui giunge alla politica dalla dimensione della ricerca applicata; la lentezza burocratica spiega il fatto che ancora non siano disponibili i soldi stanziati per l’ammodernamento dell’anello fognario. Nel corso di Aprile saranno istallate le nuove pompe che la Regione Lazio ha acquistato direttamente (evitando di girare fondi al Cobalb) per un importo di euro 60.000. Un intervento simile era stato fatto nell’agosto del 2013. Quest’anno hanno voluto anticipare i tempi di riparazione rispetto alla stagione estiva. Dobbiamo considerarlo un buon risultato. La Regione Lazio sta varando la normativa derivante dal Piano di gestione dello ZPS (Zona a Protezione Speciale), ma su questo punto Valentini si è dimostrato evasivo, o comunque non informato. Abbiamo fatto la richiesta di inserire un tecnico rappresentante dei Comitati Cittadini, e comunque siamo pronte a presentare le nostre valutazioni sul nuovo regolamento entro 90 giorni dalla sua pubblicazione, come previsto dalla legge.

 2) La nuova legge regionale sull’acqua pubblica (che per prima in Italia accoglie i risultati referendari sull’acqua bene comune) rimette in discussione l’intero sistema delle società di gestione, ed il dibattito è in corso fra i politici e chi aspira a lottizzare nuovamente l’acqua potabile (anche se la nuova legge crea forti impedimenti alla lottizzazione, giacché stabilisce che la gestione dell’acqua potabile non deve produrre utili). Valentini si è dichiarato favorevole all’idea di un organismo pubblico di gestione dell’acqua pubblica e dell’anello fognario del Lago, creato sulla base di un azionariato cittadino, e vincolato da un serio meccanismo di verifica e controllo. I tempi di definizione del nuovo ente di gestione prevedono 90 gg. Resta evidente che tutto si gioca sulla scacchiera politica, dove c’è chi spinge per una mega gestione unica regionale, e a favore di tale soluzione Valentini ha sottolineato che questo garantirebbe una disponibilità maggiore di denaro proveniente dalle bollette di tutta la regione per mantenere l’anello fognario del Lago in buono stato.

 3) Questione Arsenico: ad oggi sono stati istallati 20 dearsenificatori nei comuni con tasso alto di arsenico; entro dicembre 2014 sarà completata l’istallazione di dearsenificatori anche nei comuni con tasso di arsenico tra 10 e 20mg (i comuni del nostro territorio). Ma il grande problema dei dearsenificatori è il costo di ricambio dei filtri che non potrà essere garantito da fondi regionali.
 Resta di vitale importanza realizzare dei sistemi di miscelazione con acque prive di arsenico; a tal fine la regione sta ovviando in vari modi e per il nostro territorio si punta ad utilizzare le acque del Lago, dunque si fa stringente la necessità di innalzare il livello di qualità delle sue acque.

 4) Gestione del livello delle acque del Lago. Senza dilungarci sulla questione, diciamo che a fronte di una proposta di sistema elettronico avanzata da Valentini, le donne del MDL hanno espresso il desiderio che il controllo del livello del lago continui ad essere fatto da un essere umano che vive sul lago, e vede e ascolta chi vive sul lago piuttosto che da una centralina elettronica gestita a distanza. E soprattutto che prima di ogni spesa ulteriore, si provveda a svitare la palina di misurazione ed a riposizionarla eliminando l’attuale errore di cm 25 che falsa ogni valutazione!!!

 5) Agricoltura: il Consigliere Valentini è particolarmente sensibile ad una conversione dell’agricoltura al biologico, anche per sua specifica competenza professionale (vedi sul suo profilo fb report su Cambiamenti climatici e agricoltura). Si è espresso unanime disappunto per la quantità di diserbo che in questi giorni si è riversato sul territorio della Tuscia, anche a pochi metri dal lago. E’ urgente avviare un progetto generale di conversione ad un’agricoltura rispettosa dell’ecosistema, giacché le pratiche agricole basate su diserbanti, anticrittogamici e fertilizzanti chimici hanno già distrutto il Lago di Vico e sono stati individuati come concausa principale dell’inquinamento del Lago di Bolsena. Abbiamo sollecitato un intervento di sensibilizzazione degli imprenditori agricoli e di valorizzazione e diffusione delle buone pratiche di vita in generale ed agricole in particolare. Abbiamo espresso forti dubbi sul sistema delle Certificazioni biologiche in agricoltura che hanno raggiunto costi insostenibili e dunque disincentivano gli agricoltori; e Valentini ha auspicato che tali certificazioni possano un giorno essere rilasciate da ente pubblico regionale o ministeriale, tenendo conto che negli uffici pubblici lavorano figure professionali adeguate a tal fine.

 In conclusione, siamo state sollecitate ad avviare un percorso comune con le istituzioni per sostenere azioni di miglioramento delle politiche ambientali sul territorio, e per ulteriori decisioni è necessario che MDL si riunisca di nuovo. E’ necessario fissare i nostri obiettivi politici, valutare le nostre risorse creative, misurare la disponibilità delle singole ad eventuali impegni per la collettività, stabilire eventuali condizioni ad eventuali collaborazioni… a buon intenditrice, poche parole!!!

mercoledì 9 aprile 2014

Qual è il colore della primavera? Giallo!


“Che cosa fa d’aprile e maggio i mesi più piacevoli dell’anno? È il verde dei campi che induce gli uccellini a cantare e a esaltare la primavera e la sua deliziosa livrea d’un verde gaio”.
In questi giorni, la deliziosa livrea della natura è dappertutto macchiata di uno sporco marrone-arancione-giallastro, grazie all'uso di diserbanti chimici che vengono dispersi in grande quantità nei terreni coltivati, sui cigli delle strade, sui margini, sui bordi dei fossi e nei parchi cittadini - come “strategia semplice per coniugare efficacia e redditività” (pubblicità Monsanto) - atta a liberare le coltivazioni da erbe infestanti ed a sopprimere la vegetazione indesiderata in terreni privati e pubblici. La chimica nell’agricoltura industriale sostituisce ormai il lavoro dell’uomo e, sembrerebbe, rappresenta una soluzione facile ed economica. Soluzione che trascura, purtroppo, le esigenze del sistema complesso di cui le “malerbe” fanno parte, e che non tiene conto degli effetti del diserbo sugli altri membri dell’ecosistema, noi inclusi.


diserbo nel vigneto - alla salute!

I diserbanti più in uso dalle nostre parti si basano sul glifosato come principio attivo e si chiamano Roundup, Rodeo, Glifoplus, Touchdown (o Buggy, Bioglif, Clinic 360, Silglif, Taifun, Risolutiv …) . Sono erbicidi sistemici e non selettivi, “totali” e in grado di sopprimere indiscriminatamente tutta la vegetazione presente; penetrano nella pianta attraverso la vegetazione fogliare. Nel terreno il glifosato si accumula perché viene saldamente adsorbito sulle particelle del suolo (ed è perciò difficile da rilevare); il suo tempo di permanenza nel suolo e nell’acqua è relativamente lungo (da alcuni a un centinaio di giorni) e vi può essere presente in concentrazioni importanti. Non è biodegradabile: lo sottolinea la condanna definitiva per pubblicità menzognera di Monsanto, in Francia, nel 2009, (su denuncia dell’associazione Eau et Rivières de Bretagne, che aveva rilevato l’erbicida nel 78% dei campioni presi dai corsi d’acqua della Bretagna): il gigante multinazionale sosteneva che il “Roundup” fosse biodegradabile e rispettasse l’ambiente.

diserbo in un campo vicino al Lago

In generale, l’effetto più grave delle molecole di erbicidi, pesticidi, insetticidi e fungicidi deriva dal fatto che eliminano o indeboliscono certi membri o funzioni dell’ecosistema, e così disturbano il suo equilibrio globale. Tutte le conseguenze di questo disturbo sono impossibili da prevedere e possono manifestarsi in tutta la loro gravità solo dopo lunghi anni: abbiamo davanti ai nostri occhi l’esempio del degrado dell’ecosistema del Lago di Vico, da attribuire allo squilibrio introdotto da un insieme di interventi sconsiderati (tra cui l’uso di pesticidi), durante decenni, sull’ambiente.
Non mancano però neanche gli effetti immediati e puntuali su animali e umani. Già nel lontano 1987, Lorenzo Tomatis denunciava la “deliberata spietatezza” con la quale tutta la popolazione del pianeta, inclusa la sua componente più fragile che sono i bambini, è minacciata “dall’esposizione diretta alla pletora di cancerogeni, mutageni e sostanze tossiche di varia natura presenti nell’acqua, aria, suolo e cibo …”.

diserbo nell'uliveto

Negli ultimi decenni l’utilizzo di fitofarmaci di sintesi in Italia è aumentato vertiginosamente, per raggiungere quasi 200 mila tonnellate nel 2013, con più di 350 molecole diverse. Più di metà delle acque superficiali ne contengono tracce, che superano i limiti di legge in un terzo dei casi.
Se ci concentriamo sui diserbanti, e qui sul glifosato, sappiamo che è irritante (per occhi e alle vie respiratorie) per l’uomo e per animali che, dopo essere stati in contatto o avere ingerito erba trattata, dimostrano segni clinici come vomito, bava alla bocca, diarrea e convulsioni.
È tossico per organismi acquatici. Secondo una pubblicazione recente, l’uso generalizzato del glifosato potrebbe essere responsabile per la “sindrome dello spopolamento degli alveari” SSA che affligge le api negli Stati Uniti e in Europa.
Il principio attivo glifosato, com’è stato dimostrato in un recente studio tedesco, è presente nel corpo della più grande parte degli abitanti delle città europee. Glifosati sono contenuti in prodotti alimentari come cereali e leguminose e nei loro derivati provenienti dall’agricoltura convenzionale (mentre sono sostanzialmente assenti negli alimenti biologici).
Nell’uomo, il glifosato è sospettato di essere dannoso per il sistema endocrino e riproduttivo. I principali rischi segnalati per esposizione (soprattutto professionale) a questi erbicidi riguardano i tumori del sangue. Da vasti studi su agricoltori statunitensi risulta in particolare un aumentato rischio di mieloma multiplo, con un incremento del 160% per chi è esposto al glifosato.

diserbo sul ciglio stradale

Uno studio pubblicato solo alcuni mesi fa, collega l’apparizione epidemica di una nuova forma d’insufficienza cronica renale (CKDu) nello Sri Lanka, in El Salvador, Nicaragua e altre nazioni, al crescente utilizzo di glifosati nell’agricoltura. Nello Sri Lanka, dove l’epidemia ha colpito 400 mila agricoltori e ha provocato la morte di 20 mila persone, il governo ha immediatamente vietato l’uso di erbicidi che contengono questa molecola considerata concausa determinante dell’epidemia.
Un ulteriore rischio “collaterale” dei glifosati proviene dal fatto che il diserbante può dimostrare tutta la sua potenza solo in combinazione con colture di piante rese insensibili al glifosato attraverso modificazione genetica indotta: ciò che permette il diserbo anche in colture agricole già in vegetazione. Il vasto uso di glifosati è quindi intimamente legato alla proliferazione di colture OGM.
Per concludere, ricordiamo che secondo il consenso della comunità scientifica i glifosati sono tra i diserbanti più innocui, e che l’utilizzo molto diffuso di altre molecole (2,4 – D (componente del famoso agente arancio), mesotrione, terbutilazina (parente stretta della micidiale atrazina), S-metolachlor e molti altri) decisamente non è meno rischioso per noi e per l’ambiente. Nella strategia del diserbo chimico l’impiego di vari principi attivi – o in un cocktail di sostanze oppure avvicendando diversi prodotti – è comunque indispensabile per evitare lo sviluppo di resistenze nella vegetazione infestante.

diserbo nell'uliveto

Proponiamo ai comuni del Lago di rilasciare ordinanze di divieto dell’uso di diserbanti (e in generale di fitofarmaci), come avvenuto a Caprarola, a Corchiano e in molti altri comuni: un divieto di utilizzare questi prodotti in tutto il territorio urbano, sul suolo pubblico e, per salvaguardare l’ecosistema del Lago, soprattutto nelle sue vicinanze e lungo i fossi. Ricorrendo a campagne di sensibilizzazione e informazione i comuni potrebbero disincentivare progressivamente l'uso dei fitofarmaci in agricoltura.
E se potessimo tornare a odorare la fragranza dell’erba fresca tagliata, ad ammirare la livrea immacolatamente verde della natura?

 

martedì 18 marzo 2014

Il giro della Tuscia in 80 giorni – bioregionalismo applicato


Meno avventuroso del viaggio di Phileas Fogg (e meno drammatico si spera), ma sicuramente non meno importante per il nostro territorio: il Giro della Tuscia in 80 giorni, impresa ideata e realizzata da Marco Saverio Loperfido. Il suo percorso ritorna al Lago (dopo averlo toccato nella prima metà di marzo a Montefiascone e Bolsena) per raggiungere Grotte di Castro, Gradoli e Valentano dal 18 al 21, e Capodimonte e Marta dal 25 al 26 marzo.

 
“Percorrere un territorio a piedi”, ci spiega Loperfido, “significa, come prima e fondamentale cosa, entrare in uno stretto contatto con esso, rendersi conto della maniera in cui fu vissuto per millenni, scoprire dinamicamente la prospettiva paesistica attraverso cui fu interpretato dagli uomini …”

Passo dopo passo, percorrendo il nostro territorio, possiamo riacquistare questa intima conoscenza delle nostre terre che era condizione essenziale per i nostri antenati. Se, invece di utilizzarli come oggetti a nostra disposizione, cominciamo a ri-abitare, nel senso profondo, i nostri luoghi, scopriremo che facciamo parte inscindibile di loro stessi e della loro comunità di esseri viventi; ci renderemo conto che una qualsiasi azione impropria, violenta contro di loro è rivolta anche contro di noi.

Infatti: “Non esiste altro modo dunque per tutelare il paesaggio italiano e per promuoverne la conoscenza se non quella di creare o riscoprire la rete di percorsi a piedi nei territori stessi, da paese a paese, andando in controtendenza alla moda di cementificare, di asfaltare e di dimenticare gli antichi tracciati.”

Il giro della Tuscia si inscrive nel più ampio progetto di “Ammappa l’Italia”: un progetto collettivo, dove ognuno può partecipare mettendo a disposizione di tutti la descrizione dei percorsi che conosce costruendo un’enciclopedia, libera e gratuita, dei sentieri, delle strade bianche, delle mulattiere.

Anche il “Camino dell’acqua”, percorso che collega nella sua rete i Comuni del Lago, realizzato per la prima volta nell’autunno dell’anno scorso (vedi il post), sarà “ammappato” in quest’archivio.

Sulla pagina web dedicata al Giro della Tuscia troviamo il programma del percorso per chi vuole partecipare alle passeggiate e, giorno per giorno, la descrizione del cammino appena fatto, correlata da fotografie, appunti di viaggio, filmati e annotazioni dei luoghi d’interesse storico, artistico e archeologico, e dei luoghi migliori dove mangiare e pernottare.

“Camminare infatti, nell’epoca della fretta e della superproduzione, è ormai diventato un atto rivoluzionario.”

Peter Berg, uno dei padri fondatori del movimento bioregionale nel lontano 1975, descrive così le sue basi:
“Il luogo in cui vivi è vivo e tu fai parte di questa vita. Allora, quali sono i tuoi obblighi e la tua responsabilità nei confronti di questi luoghi, in cambio del sostentamento e del supporto che ti offrono? Come li metti in atto? È qui tutta la premessa del bioregionalismo.”
La Rete Bioregionale Italiana è stata fondata nella primavera del 1996 nel Parco di Monte Rufeno ad Acquapendente come incontro di varie realtà che si occupavano e si occupano di ecologia profonda e bioregionalismo. Per un’esperienza storica del bioregionalismo italiano, Etain Addey e il bioregionalismo .

domenica 9 marzo 2014

Movimento Donne per il Lago: una nuova voce, un discorso nuovo


Lei, dall’esperienza del suo impegno nella lotta contro i cambiamenti climatici, è sensibile al benessere dell’ambiente. Lei sa che l’unico modo per affrontare i gravi pericoli per l’ambiente e per la vita consiste in un’azione che considera tutti gli aspetti della minaccia e della protezione. Poiché noi donne ci riconosciamo in questo modo di pensare e agire, chiediamo di incontrarla per trovare insieme una strada per salvare il nostro Lago.
Movimento Donne per il Lago.o lasciarlo nel commento.
Noi donne siamo preoccupate per il nostro Lago e lo sentiamo soffrire. Sappiamo, da donne, che la cura e la tutela del Lago necessitano di una visione integrale dei meccanismi che lo minacciano e che lo possono proteggere, così come la cura della vita nei nostri bambini richiede una sensibilità globale a tutti gli aspetti del loro benessere.
Il Lago soffre perché è indifeso. Sebbene circondato da aree protette, è l’unico lago importante dell’Italia centrale che non gode di una protezione specifica.
Ogni giorno acque fognarie si riversano nel Lago e degradano la sua salute. Ogni giorno nasce un progetto che sfrutta e stupra le terre attorno al Lago per scopi di speculazione economica, ignorando l’interesse dell’ambiente e della popolazione. Ogni giorno, tutta una serie di attività umane compromette il benessere del Lago. Le singole amministrazioni locali fanno progetti ed interventi privi di qualsiasi coerenza sinergica con il lago e con le collettività che vivono attorno ad esso: ieri una gara mondiale di pesca sportiva, oggi una trivellazione per geotermia industriale, domani un porto per imbarcazioni a motore... Quotidianamente, noi donne lottiamo contro questi pericoli, agendo spesso in contrasto con le amministrazioni e senza mezzi efficaci di valore normativo che sostengano la nostra difesa del territorio.
Eppure molte disposizioni importanti per assicurare la cura del Lago sono proposte nelle “Misure di Conservazione” del “Piano di Gestione” della Zona di Protezione Speciale Lago di Bolsena, che non vengono applicate perché aspettano, da quattro anni, la ratificazione della Regione. Non esiste un piano strategico per tutelare le acque del Lago, mancano programmi condivisi per la pianificazione energetica e urbanistica. Sentiamo il bisogno urgente che il nostro impegno responsabile in favore della tutela del Lago sia finalmente sostenuto da norme precise e strumenti incisivi.
com o lasciarlo nel commento.
Noi donne siamo preoccupate per il nostro Lago e lo sentiamo soffrire. Sappiamo, da donne, che la cura e la tutela del Lago necessitano di una visione integrale dei meccanismi che lo minacciano e che lo possono proteggere, così come la cura della vita nei nostri bambini richiede una sensibilità globale a tutti gli aspetti del loro benesser

Il Movimento "Donne per il Lago" ha inviato la seguente lettera aperta al Consigliere Regionale Riccardo Valentini, e per conoscenza al Presidente Nicola Zingaretti e alle Consigliere Cristiana Avenali, Daniela Bianchi, Gaia Pernarella, Maria Teresa Petrangolini, Marta Bonafoni, Olimpia Tarzia, Rosa Giancola, Silvana Denicolò, Silvia Blasi e Valentina Corrado. Le donne sono fiduciose di una risposta rapida e propositiva. Per aderire o contribuire con idee e proposte, si può contattare il Movimento su facebook o all’indirizzo mail donneperillago@outlook.com.

 Noi donne siamo preoccupate per il nostro Lago e lo sentiamo soffrire. Sappiamo, da donne, che la cura e la tutela del Lago necessitano di una visione integrale dei meccanismi che lo minacciano e che lo possono proteggere, così come la cura della vita nei nostri bambini richiede una sensibilità globale a tutti gli aspetti del loro benessere.
 Il Lago soffre perché è indifeso. Sebbene circondato da aree protette, è l’unico lago importante dell’Italia centrale che non gode di una protezione specifica.
 Ogni giorno acque fognarie si riversano nel Lago e degradano la sua salute. Ogni giorno nasce un progetto che sfrutta e stupra le terre attorno al Lago per scopi di speculazione economica, ignorando l’interesse dell’ambiente e della popolazione. Ogni giorno, tutta una serie di attività umane compromette il benessere del Lago. Le singole amministrazioni locali fanno progetti ed interventi privi di qualsiasi coerenza sinergica con il lago e con le collettività che vivono attorno ad esso: ieri una gara mondiale di pesca sportiva, oggi una trivellazione per geotermia industriale, domani un porto per imbarcazioni a motore... Quotidianamente, noi donne lottiamo contro questi pericoli, agendo spesso in contrasto con le amministrazioni e senza mezzi efficaci di valore normativo che sostengano la nostra difesa del territorio.
 Eppure molte disposizioni importanti per assicurare la cura del Lago sono proposte nelle “Misure di Conservazione” del “Piano di Gestione” della Zona di Protezione Speciale Lago di Bolsena, che non vengono applicate perché aspettano, da quattro anni, la ratificazione della Regione. Non esiste un piano strategico per tutelare le acque del Lago, mancano programmi condivisi per la pianificazione energetica e urbanistica. Sentiamo il bisogno urgente che il nostro impegno responsabile in favore della tutela del Lago sia finalmente sostenuto da norme precise e strumenti incisivi.
Giustamente, Lei dice che le terre del nostro Lago sono destinate ad essere Terra di Bellezza; la loro vocazione è di donare questa bellezza alle collettività umane. Le sue acque sane e le ricchezze naturali delle sue terre sono un tesoro inestimabile per tutti, che dobbiamo difendere e custodire per i nostri figli.
 Lei, dall’esperienza del suo impegno nella lotta contro i cambiamenti climatici, è sensibile al benessere dell’ambiente. Lei sa che l’unico modo per affrontare i gravi pericoli per l’ambiente e per la vita consiste in un’azione che considera tutti gli aspetti della minaccia e della protezione. Poiché noi donne ci riconosciamo in questo modo di pensare e agire, chiediamo di incontrarla per trovare insieme una strada per salvare il nostro Lago.
 Movimento Donne per il Lago.
 
 
 
 
 
 


 

sabato 8 marzo 2014

A proposito dell'erosione della strada tra Marta e Montefiascone


Pubblichiamo qui una lettera inviataci dalla Signora Tellik di Bolsena a proposito dell'erosione superficiale della strada sterrata sul lungolago tra Marta e Montefiascone, provocata dalle forti piogge attorno all’11 febbraio:

A proposito del dissesto geologico della strada tra Marta e Montefiascone da voi descritto...

Da tempo la Signora di Bolsena, percorrendo le strade attorno al lago, si chiedeva quanto ancora la terra avrebbe sopportato - sostenuto - se stessa, così sbriciolata dal passaggio assiduo di trattori, macchinari pesanti che spaccano e spaccano e polverizzano la terra... per arare, dicono... Certo, la meccanizzazione dell'agricoltura fu una rivoluzione, ma l'occhio di chi vive sulla terra, del contadino che da essa trae il proprio sostentamento,  non dovrebbe restare in allerta, pronto a leggere i segnali del dissesto? E gli alberi? dove sono finite le alberature? e le siepi di piccoli e medi arbusti sulle linee di confine? Chi, come, quando è stato ordinato di abbattere le siepi di confine, mettendo così a repentaglio la capacità di resistenza della terra ai deflussi delle acque piovane? La signora, come tutte le brave massaie, sa bene che in casa propria è sì padrona, ma qualora una parte della sua casa dovesse mettere a repentaglio la sicurezza altrui (una tegola smossa dal vento, un cornicione pericolante), si preoccuperebbe di fare riparazioni; né si sognerebbe di collocare vasi o altro sulla strada comunale, giacché subito i vicini le busserebbero alla porta, pretendendone la rimozione. Per quale motivo dunque i proprietari dei terreni non sono chiamati a sorvegliare che la propria  terra non vada a degradare le strade confinanti? E anzi, ad ogni passaggio di trattore espandono il proprio coltivo, rosicchiando il confine, come se oltre la propria terra non esistesse più nulla. La signora già da tempo è stufa dei discorsi sul degrado geologico, e dello ‘scarica barile’ delle responsabilità, quando il danno (e spesso grave) è già avvenuto. Non sarebbe ora di riportare ognuno alla propria responsabilità, in quanto proprietario e cittadino che vive sì sul proprio bene, ma che non può dimenticare che tutt’attorno vivono altre persone e sussistono spazi comuni?  E tornando al grave dissesto della strada tra Montefiascone e Marta (già di per sé bruttina – come si osa chiamarla ‘strada’? piuttosto una carrareccia!), il proprietario del campo, contadino o imprenditore agricolo (per essere più moderni), forse dovrebbe rivedere le proprie tecniche di intervento sulla terra, che risultano assai antiquate. Persino la signora di Bolsena , che è massaia e nulla più, sa che l’agricoltura del futuro è quella che guarda alla terra in modo globale, e che segue criteri di sinergia degli interventi: prima di continuare  a polverizzare la terra con le arature profonde, un moderno agricoltore misura il livello di permeabilità, che va di pari passo con la fertilità, conta poi quanto concime chimico dovrà riversare su quel terreno impoverito (che dalle nostre parti finisce tutto nel lago, inevitabilmente), e quanti trattamenti dovrà eseguire per combattere i parassiti. Una siepe fitta e variegata è la soluzione naturale per ‘distogliere’ i parassiti dal coltivo ed ospitare avifauna che di essi si nutre; la stessa siepe di confine costituisce la più efficace barriera di sostegno della terra stessa in caso di grandi piogge; minori saranno i costi di intervento antiparassitario, che andranno a bilanciare la perdita eventuale di qualche metro quadro di coltivo che la siepe avrà eventualmente sottratto (anche se il dubbio è forte circa la terra sottratta negli anni sui confini a scapito delle strade comunali). Non è vero che il mondo è sempre uguale: tutto si trasforma, e prima che la natura ci travolga con la sua congenita trasformazione, dovremmo noi umani provvedere e prevenire la trasformazione (che spesso è accelerata proprio da noi stessi).  La signora di Bolsena nella sua ingenuità da massaia, è convinta che proprio nella capacità di osservazione e trasformazione risiede il proprio valore umano, quel valore che forse avrebbe consentito ai dinosauri di evitare l’estinzione. Avvolte le sembra che certe persone si comportino come dinosauri, e prova pena nell’immaginare la loro inevitabile estinzione. E per concludere, la signora di Bolsena si chiede: ma che ci sta a fare un gigantesco copertone di trattore in mezzo alla strada? Da dove sbuca? Non è forse vietato abbandonare copertoni in natura? E quel dinosauro del suo proprietario verrà a rimuoverlo dalla pubblica via? Chissà?!   Maria Tellik 

 
Alcune foto e commenti per illustrare quanto esposto nella lettera:
 
 
 
ristagni d'acqua nel campo confinante con la strada
 Le interruzioni della strada – letti di scolo scavati dalle acque – sono distribuiti lungo tutto un suo tratto (dalla fine della strada asfaltata nel Comune di Marta (all'altezza della stazione 14 del COBALB) fino al (ex-)ristorante Il Faro (Comune di Montefiascone)). Questo tratto confina, verso l’entroterra, con un lungo campo lavorato che si estende fino al piede della collina coperta di boschi. Vari punti di ristagno d’acqua indicano che il suolo nel campo è poco permeabile, in tutta probabilità dovuto a tecniche colturali inadatte. Questo fatto, assieme all’assenza di una bordura di alberi lungo il campo (che da una parte con le loro radici profonde danno stabilità al terreno, dall’altra aumentano la permeabilità del suolo e la capacità di infiltrazione), fa sì che le acque, concentrate in alcuni punti, defluiscono verso il Lago scavando fossi nella strada bianca.

 

 
L'ultima foto mostra che anche qui il dissesto idrogeologico è dovuto all'intervento dell'uomo: Il passaggio di mezzi pesanti (utilizzati nei lavori legati al taglio di un bosco) ha creato un sentiero (che corre lungo il piede della collina e raggiunge la strada bianca del lungolago) con superficie impermeabile e abbassata relativo ai terreni adiacenti: un letto artificiale che convoglia le acque di scorrimento dalla collina attraverso la strada bianca.
 

 
Due osservazioni per finire:

- tra il punto di erosione più appariscente e l’inizio della strada asfaltata nel territorio di Montefiascone, la strada bianca è accompagnata da un boschetto, ed è rimasta intatta;
- in due punti di ristagno d’acqua si sente puzza di fogne; entrambi distano dalla stazione 14 (dov’è avvenuto il guasto segnalato in un post precedente) di alcune centinaia di metri. Da verificare se ciò è dovuto a un ulteriore guasto dell’anello circumlacuale.
 
 
Un'ultima foto che ci ha gentilmente trasmesso Quinto Ficari, presa immediatamente dopo le forti piogge attorno al 11 febbraio: Si vede chiaramente il grande sversamento proveniente dalla stazione 14 del COBALB (nascosta dietro alla sporgenza boschiva a sinistra), e si vede il campo tra bosco e strada di cui parlavamo sopra, che inizia dalla stazione a si estende verso sinistra (verso Montefiascone). Si vede anche che le acque dal campo raggiungono il Lago lungo tutta la sua riva, però non in modo uniforme: in basso a sinistra si scorge lo sversamento importante dovuto al letto scavato nel punto della penultima foto.   
 
 
 
 

 

martedì 18 febbraio 2014

Aggiornamenti sul collettore


Vari passeggianti ci hanno segnalato che già da diversi giorni c’è un’importante perdita di acque fognarie sul Lungolago tra Marta e Montefiascone: un ruscello di acqua puzzolente che attraversa la strada bianca all’altezza della stazione 14 del collettore del COBALB e raggiunge, in dolci cascate, il Lago. Sembra che la fuoriuscita, causata dal guasto dell’unica pompa rimasta nella stazione, sia stata rilevata dalle autorità senza che siano stati affissati avvertimenti – infatti si vedono cani e bambini sguazzare tranquillamente nelle fogne. Per mancanza di fondi non è ancora stato possibile sostituire la pompa.

Simili perdite si verificano anche nelle stazioni 9 e 12 situate sul Lungolago di Montefiascone. Nella settimana scorsa si è verificato uno sversamento di acque fognarie sul Lungolago di Capodimonte. A San Lorenzo la conduttura riversa tutte le acque reflue in un fosso da ormai due anni (il sindaco di San Lorenzo non si degna di rispondere alle nostre ripetute segnalazioni), le fogne dei Felceti (Valentano) finiscono nel Fosso Spinetto. I depuratori di Valentano e Marta sono quasi totalmente privi di funzionalità.

Dalla Regione invece ci giunge qualche segnale positivo. L’ing. Bruno Placidi, Segretario Generale dell'Autorità dei bacini regionali del Lazio, è stato nominato dirigente all’ambiente – un tecnico che conosce perfettamente i problemi del nostro lago. La ing. Lo Gatto del settore Acqua è stata nominata responsabile per il collettore. Ancora buio regna sull’eventuale disponibilità di fondi per il ripristino del collettore.
 

mercoledì 12 febbraio 2014

Abuso di pazienza


Lunga ormai è la storia dell’impegno delle associazioni ambientaliste per la salvaguardia del Lago, che iniziò negli anni ‘80 con il loro leader storico “Associazione Lago di Bolsena”. Nel tempo, altre forze volontarie si sono aggiunte alla lotta, che prese un’impronta più incisiva nell’estate del 2011 con la petizione “Salvalago” e il suo enorme successo – quasi 14 mila firme che sostenevano l’appello alle amministrazioni di salvare il Lago dal degrado.
Pensavamo che i responsabili non potessero ignorare una manifestazione della volontà dei cittadini così eclatante. Ci illudevamo! Non ci rendevamo conto di tutto l’arsenale evasivo a disposizione degli amministratori – ignorare, non rispondere, evadere, aspettare, temporeggiare, convocare incontri, assemblee e comitati, promettere, ritirare le promesse, dimenticare impegni, stanziare fondi inesistenti, riferire ad altre necessità improvvise, assicurare trasparenza, chiudersi del silenzio … in questo senso è istruttivo leggere un riassunto delle promesse di finanziamento per ripristinare il funzionamento del disastrato collettore fognario del nostro lago.
Incoraggiati dai discorsi elettorali del Presidente Zingaretti, si sperava in un intervento energico e trasparente in soccorso al Lago, sia da parte del Presidente stesso, sia dell’Assessore Refrigeri e della sua squadra. Purtroppo, non è stato così.  Dopo un lungo silenzio, l’assessore acconsentì ad un incontro a Roma il 22 ottobre 2013, con due rappresentanti delle associazioni SALVALAGO. In quell’occasione fu solo promesso un successivo incontro collettivo con i funzionari responsabili dei vari settori. Dopo successive richieste fu fissato un secondo incontro per il 29 novembre, annullato però per un’imprevista convocazione del Consiglio Regionale.
 
 
Durante il mese di dicembre non è mai stato possibile contattare l’Assessore, e i rappresentanti di SALVALAGO si sono rivolti ai due Consiglieri regionali di maggioranza: Riccardo Valentini ed Enrico Panunzi. Il primo è uno scienziato e perfettamente a conoscenza dei problemi del Lago, il secondo è Presidente della Commissione Ambiente e quindi presumibilmente informatissimo.
Ricordiamo che in ottobre, durante la conferenza sulla geotermia a Bolsena, Valentini annunciò che “l'Assessore Refrigeri starebbe lavorando a un piano strategico (pronto “a giorni” o al massimo “nel giro di alcune settimane”) che risolve in un quadro condiviso e serio i vari problemi – l’inquinamento del lago dal sistema fognario disastrato, l’arsenico nell’acqua potabile (poiché il Lago potrebbe essere una fonte di acqua pulita) e le varie minacce alla qualità delle acque (come la geotermia).” Abbiamo quindi chiesto due settimane fa al Consigliere Valentini un incontro per conoscere gli sviluppi del piano strategico, ma siamo in attesa di risposta.
Il primo febbraio è avvenuto il primo incontro di un rappresentante di SALVALAGO con il Consigliere Panunzi, ma neanche lui ha dato risposte sul finanziamento. Ha detto che bisogna vedere se l’attuale impianto è la soluzione giusta, poiché consuma molta corrente elettrica...
In gennaio è stato pubblicato il bilancio regionale che prevede un finanziamento di 1,5 milioni di euro genericamente per “opere idriche”, che potrebbero contenere fondi per il ripristino del collettore del Lago. Non sappiamo però che cosa comprende questa voce, com’è la suddivisione della somma sui vari impieghi, qual è la tempistica degli interventi ...
Al fine di avere notizie dettagliate, SALVALAGO ha chiesto all’Assessore Refrigeri un ulteriore appuntamento, specificando che la finalità principale dell’incontro sarebbe di avere informazioni sul finanziamento del collettore. All’incontro fissato per il 4 febbraio, l’Assessore non si è presentato causa impegni imprevisti e urgenti, ma ha lasciato l’incarico a due assistenti che però erano del tutto ignari nel merito. Hanno detto che le cifre in bilancio sono grezze e che devono essere esplicitate dal nuovo Dirigente (come noto quello precedente, Raniero de Filippis, già pluriindagato e pluricondannato, è stato arrestato nel contesto dell’affare Cerroni). Non hanno potuto dare alcuna indicazione, neppure a livello d’intenzioni.
La voce di 14 mila cittadini, da ignorare? Le loro firme, da buttare? Insisteremo comunque, nonostante i nostri vani sforzi durante quasi tre anni, per tentare di tenere informati i cittadini e ottenere risultati tangibili. Prendiamo anche atto che trasparenza e coinvolgimento della cittadinanza – le misure d’eccellenza per combattere la corruzione - non sono prioritari per le nostre amministrazioni.