sabato 17 ottobre 2026

Il livello del Lago di Bolsena

  

La "Traversa sul Marta"

Più volte negli anni passati abbiamo trattato la problematica legata al livello del lago e alla sua gestione:

Un precedente riassunto di questa "eterna" problematica, redatto e tramesso alle autorità regionali dall’Associazione Lago di Bolsena (ALB di seguito) nel 2023 si trova qui.  

Tre anni fa, il 27 ottobre 2023, a Roma si è svolta una importante riunione tra i rappresentanti dell’Associazione Lago di Bolsena e i rappresentanti della

  • Direzione Regionale Lavori Pubblici, Stazione Unica Appalti, Risorse Idriche e Difesa del Suolo – Area Vigilanza e Bacini Idrografici (l’ente preposto alla gestione del livello),
  • Direzione Regionale Ambiente,
  • Direzione Regionale Ambiente Area Qualità dell’Ambiente,

preceduto da un incontro tra i rappresentanti dell’ALB e i rappresentanti dell’Autorità di Bacino Distrettuale Appennino Centrale (AUBAC), tra cui il presidente Marco Casini e l’Ing. Spina

Oggetto dell’incontro è stato “la risoluzione del conflitto derivante dalla mancata applicazione delle misure di conservazione (DGR 162/2016) sul sito Natura 2000 ZSC IT6010007 “Lago di Bolsena” a seguito dell’applicazione dell’ordinanza Ardis n° 290586/2011, relative alla regolazione idraulica del bacino all’incile del Fiume Marta”.

Una sintesi operativa dell’incontro si trova qui.

Malgrado la disponibilità di tutti i partecipanti, fino ad oggi la gestione del livello da parte degli uffici della Regione rimane insoddisfacente.

Ma facciamo qualche passo indietro nel tempo ...

 

Il livello del Lago di Bolsena dai tempi di Noè

Il livello del Lago cambia naturalmente durante l’anno, seguendo le variazioni stagionali delle piogge; cambia anche di anno in anno, a seconda che si tratti di anni piovosi o più secchi, e conosce pure variazioni su scale di tempo più lunghe seguendo i ritmi lenti dei cambiamenti climatici naturali.

Studi condotti sul nostro lago [1] confermano questa lenta variabilità durante millenni e deducono, sulla base di evidenze geomorfologiche e archeologiche, l’andamento approssimativa riportato nell’Illustrazione 1: si ipotizza un livello fino a 26 metri superiore di quello attuale alla fine dell’ultima era glaciale, che di seguito si abbassa per raggiungere un minimo cinque mila anni fa con circa 8 metri sotto il livello attuale, per risalire lentamente e raggiungere nel corso del I millennio a.C. il livello di oggi.

Illustrazione 1: Andamento storico del livello del Lago di Bolsena secondo A. Fioravanti, dedotto da rilevamenti subacquei e fonti storiche (vedi nota 1)


Regolare il livello di un lago significa intervenire per evitare che sia troppo alto o troppo basso rispetto al suo andamento medio naturale, e di gestire il flusso dell’emissario in modo che non diventi troppo forte o troppo debole. Sin dall’antichità l’uomo ha tentato di intervenire per impedire che le fluttuazioni del livello di fiumi e laghi causassero danni e per poter ottenere il massimo beneficio da essi.

Conosciamo primi esempi di tali “opere idrauliche” realizzate già cinque mila anni fa, nell’Egitto e nella Mesopotamia: costruzione di chiuse per immagazzinare l’acqua e moderare i suoi flussi, realizzazione di argini, canali e deviazioni per distribuirla e farla defluire in maniera controllata.

È possibile che anche il Lago di Bolsena abbia conosciuto un tale intervento antico. Secondo l’ipotesi di A. Fioravanti (vedi nota 1 e Illustrazione 1), nella seconda metà del primo millennio a. C. gli Etruschi o i Romani, esperti in ingegneria idraulica gli uni quanto gli altri, avrebbero aperto un varco per il Fiume Marta nella località “Sasso Tagliato” per impedire che il livello del lago continuasse a risalire, salvando così terre agricole preziose, porti e insediamenti dall’inesorabile sommersione. Altrimenti, come spiegare che la risalita del livello si sia arrestata al livello attuale?

Prima di questo intervento, per un lungo periodo il nostro lago è stato un lago “chiuso”, senza emissario. In seguito, il suo livello è rimasto pressoché costante con fluttuazioni di al massimo due o tre metri, dovuti a cambiamenti microclimatici oppure all’insabbiamento della zona dell’incile (la soglia tra lago e fiume).

Come evidenziano P. Tamburini e A. Quattranni [2] per il periodo tra il XIV e il XIX secolo, la prevenzione di quest’ultimo rischio richiedeva costante vigilanza e ripetuti lavori di manutenzione, necessari inoltre per evitare un abbassamento del flusso nel Marta che poteva compromettere la pesca delle anguille nella Cannara e la funzionalità dei mulini lungo il fiume.

Nell’anno 1700 all’incirca venne realizzata la prima “moderna” opera idraulica con la costruzione della “Traversa sul Marta”, che ancora oggi permette di regolare il livello del lago modificando il deflusso per mezzo dell’apertura delle paratoie di cinque chiuse dette “bocchette”. Una parte importante dell’opera fu anche la ripulitura della zona di transizione tra lago e fiume e la definizione dell’incile tramite una soglia di pietra.

Come ci comunica Palazzo [3],  sulla Traversa “già da tempo immemorabile esisteva, addossato al pilone centrale della suddetta diga di sbarramento, un idrometro costituito da un pilastrino di pietra su cui sono rozzamente scolpiti i segni dei decimetri e mezzi decimetri, per l'altezza di un metro.”

All’inizio del secolo scorso, la scienza arriva sul lago con la prima stazione limnologica, a Bolsena , e le prime indagini e registrazioni regolari di parametri fisici e chimici, tra cui quella del livello. Anche a Marta venne installato un “limnografo” e l’antico idrometro fu sostituito da uno nuovo, delle cui letture quotidiane fu incaricato “un bravo operaio del luogo, certo Michelangelo Ricci” (vedi [3]).

Illustrazione 2: La Traversa sul Marta attorno al 1900 (nota 3). A sinistra dell’ultima bocchetta si vede l’asta graduata del nuovo idrometro


La gestione del livello

Non sappiamo secondo quali criteri veniva, all’epoca, gestita l’apertura delle paratoie (nella foto del 1900 vediamo completamente aperte le bocchette). Sappiamo però di periodi nel secolo scorso di gestione  dell’apertura irresponsabile e abusiva (vedi nota 1b, p. 105). Solo cent’anni più tardi, nel corso della definizione delle Misure di Conservazione per il sito di interesse comunitario “Lago di Bolsena” ai sensi della Direttiva Habitat, l’Università di Roma Tre stabilisce la curva del “livello medio ottimale” (vedi Grafico 1). A seguito dell’emanazione della Delibera della Giunta Regionale del 14/04/2016, adattare il livello attuale del lago al livello medio ottimale diventa obbligo normativo.

Grafico 1: Livello medio ottimale secondo lo Studio “Gestione dell’Incile del Lago di Bolsena” dell’Università Roma Tre, parte 2, Fig. 4.28 (2009). Indicati anche, in rosso i livelli superiori e inferiori di allerta. il livello medio (blu), e il livello minimo ammissibile secondo considerazioni ecologiche (viola).


La curva del livello medio ottimale rintraccia l'andamento stagionale naturale del livello e tenta, in più, di soddisfare in modo ottimale ulteriori esigenze:

Evitare che il livello diventi troppo alto, permettendo di

  • prevedere ed evitare esondazioni e danni a case, strade e altre infrastrutture,
  • evitare l’erosione delle rive,
  • evitare la sommersione delle spiagge turistiche.

Dall’altra parte, mantenerlo su valori non troppo bassi permettendo di

  • mantenere l’agibilità dei porti,
  • evitare danni agli habitat acquatici e ripariali, e
  • assicurare una sufficiente portata all’emissario durante tutto l’anno.

Regolare correttamente il livello del lago è particolarmente importante proprio oggi, quando si tratta di mitigare gli effetti previsti del cambiamento climatico: che sono prolungati periodi di siccità, eventi di precipitazioni violenti e l’aumento dell’evaporazione d’acqua dallo specchio del lago e dalla vegetazione nel bacino circostante (vedi anche il nostro post sulla crisi idrica).

Concretamente, il livello del Lago di Bolsena viene gestito modificando il deflusso dal Fiume Marta per mezzo dell’apertura delle paratoie di cinque chiuse (dette “bocchette”) della “Traversa sul Marta”, seguendo le indicazioni dello studio dell’Università Roma 3 citato qui sopra.

Prerequisiti per una corretta gestione del livello del lago sono:

  1. un’affidabile misura dell’attuale livello,
  2. la possibilità di adeguare rapidamente il livello attuale al livello ottimale teorico, e
  3. un modello scientifico e aggiornato per il livello ottimale.

Tuttavia, oggi, malgrado il fatto che le misure del livello del lago vengono condotte con strumenti sofisticati, nessuno di questi prerequisiti è soddisfatto:

  1. esistono due misure del livello effettuate da due enti pubblici, i cui valori (precisi al millimetro) divergono di circa 38 cm (vedi Grafico 3). Nessuna delle due corrisponde al livello reale.
  2. sono pochi gli interventi di regolazione delle paratoie nell’anno, che non sembrano guidati da una strategia coerente;
  3. il modello per il livello ottimale risale a 20 anni fa è non tiene conto dei cambiamenti intervenuti.


La misura del livello

ad 1): A proposito del primo punto - per quanto riguarda la misura del livello attuale -, il Grafico 2 confronta i risultati dei tre idrometri principali del lago:

     a) l’asta graduata a lettura diretta installata nel porto di Capodimonte quasi 30 anni fa da Piero Bruni e collaboratori per l’associazione Lago di Bolsena (ALB), e due strumenti elettronici recenti a lettura remota situati nel porto di Marta,

    b) l’uno gestito dal Centro Funzionale Regionale della Protezione Civile (AEGIS),

    c) l’altro dall’AUBAC (Autorità di Bacino Distrettuale Appennino Centrale), 

    Le letture degli strumenti elettronici sono disponibili in tempo reale sui siti dei rispettivi enti.

    Grafico 2: Livello del Lago di Bolsena tra il primo luglio e il 15 ottobre 2026, secondo i rilevamenti degli strumenti ALB, AEGIS e AUBAC. Notiamo un andamento globalmente identico delle tre curve che però sono spostate l’una dall’altra lungo l’asse del livello. 


    Vediamo che i tre livelli rilevati sono differenti, un fatto a prima vista sorprendente ma probabilmente da spiegare con l’utilizzo di tre differenti livelli di riferimento (lo “zero” delle scale di misura). Per l’idrometro dell’ALB il livello di “zero metri” corrisponde alla quota dell’incile (la quota della base di pietra sulla quale poggiano le paratoie della Traversa sul Marta quando sono chiuse), uguale a 303.41 metri s.l.m. Questa scelta corrisponde alla “buona pratica” per i cosiddetti “laghi gestiti all’incile” come il nostro, ed è inoltre richiesta dalla DGR n°162 del 2016 citata qui sopra.

    Lo zero dell’idrometro dell’ALB viene regolarmente verificato ed è stato determinato tramite una livellazione topografica facendo riferimento ai capisaldi IGM vicini (vedi qui e nota 4).

    Il livello rilevato dall’ALB è quindi (nei limiti di un errore di circa 2 cm) quello corretto che può essere confrontato direttamente con il livello stabilito dalla normativa. Per gli altri due idrometri non sono specificati i livelli di riferimento, e ignoriamo anche il motivo per le scelte divergenti.

    Annotiamo soltanto che i livelli dello strumento AUBAC sono sistematicamente più bassi di circa 27.1 cm di quelli rilevati dall’ALB, e i livelli dello strumento AEGIS sono sistematicamente più alti di 11.3 cm di quelli dell’ALB.


    Illustrazione 3: a) Asta graduata nel porto di Capodimonte, b) strumento con idrometro AEGIS a lettura remota nel porto di Marta, c) idrometro AUBAC a lettura remota nel porto di Marta.

    a)








    b)









    c)









    Sul Lago di Bolsena esistono anche altri idrometri: uno nel porto di Marta allestito dall’ARDIS, accanto allo strumento dell’AUBAC (si vede nella foto 2c in basso a destra), le cui letture corrispondono più o meno a quelle dell’AUBAC, un altro nel porto di Bolsena che mostra un livello di 62 cm più basso dell’idrometro ALB, e l’idrometro in muratura dell’Istituto Geografico Militare (IGM) che si trova sul lungolago di Marta, che è costituito da un pilastro che sostiene una striscia di marmo verticale graduata. Lo zero della graduazione, quotato dall’IGM, si trova a 301,683 metri sopra il livello medio del mare – sottraendo dal valore indicato la quota dell’incile di 303.41 m, si arriva al livello sopra l’incile.

    Infine, un’analoga stazione idrometrica dell’IGM si trova a Bolsena, con una quota dello zero di stazione di 301,533 m s.l.m.

     

    Come regolare il livello

    ad 2): Per quanto riguarda il secondo punto, la gestione concreta del livello consiste nell’adeguare il deflusso d’acqua nell’emissario in funzione della differenza tra livello rilevato e livello previsto dalla norma, aumentando o riducendo l’apertura delle paratoie. Idealmente, questa azione si fa quotidianamente, in periodi non critici anche settimanalmente.

    Per regolare l’apertura in maniera mirata e razionale, è necessario poter prevedere l’effetto di ogni intervento, cioè di prevedere come cambia il deflusso in funzione dell’apertura e di calcolare l’andamento del livello dopo l’intervento.

    Per fare ciò, ci sono due possibilità: misurare il deflusso prima e dopo la modifica dell’apertura, oppure calcolare il cambiamento del deflusso sulla base di un “relazione di calibrazione” che è stata definita in precedenza, misurando il deflusso in funzione dell’apertura delle paratoie e del livello del lago.

    Anche se il nostro è un lago “pacifico”, non comparabile a laghi e fiumi legati a zone montagnose con il rischio di un aumento dei livelli catastrofico, è comunque importante poter reagire rapidamente a eventi insoliti di precipitazioni (come p. es. le eccezionali piogge di inizio giugno 2009 che hanno alzato il livello repentinamente di 25 cm), e vigilare costantemente sulla corrispondenza del livello con le indicazioni della normativa.

     

    Qual è il livello ottimale del Lago?

    ad 3): Nel maggio 2010 il livello del lago aveva superato la quota di 140 cm sopra l’incile, causando danni lungo il litorale di Bolsena e l’inquinamento delle acque con liquami fognari. A seguito di proteste del Comune di Bolsena, l’ARDIS nel 2011 ha emesso un’ordinanza, protocollo 290586, ignorando pertanto lo Studio “Gestione dell’Incile del Lago di Bolsena” dell’Università Roma Tre del 2009 (vedi qui sopra).

    L’ordinanza ARDIS conferma che la quota dell’incile è 303,41 m s.l.m. ma poche righe più sotto afferma che la quota dell’incile non è di 303,662 metri s.l.m.. Dispone inoltre, che (con riferimento all’incile assunto a 303,662 m s.l.m.) il livello sia modulato come illustrato nel Grafico 3: da gennaio a giugno 80 cm; da luglio a settembre da 80 a 75 cm; da ottobre a dicembre da 75 a 80 cm.

    Grafico 3: Programma dell’ARDIS, secondo il protocollo 290586 del 2011

    Il programma dell’ARDIS, che è stato la base degli interventi di regolazione del livello dal 2011 almeno fino al 2023 (e forse lo è tuttora), ha due grandi difetti: non osserva l’esigenza ecologica di adattare il livello al suo andamento naturale stagionale (il che permette di minimizzare lo stress per gli ecosistemi), e inoltre presuppone che le inevitabili perdite estive di acqua dovute all’aumento dell’evaporazione e dei prelievi (corrispondenti a un calo medio del livello di circa 40 cm) possano essere compensate da equivalenti riduzioni del deflusso nell’emissario – un’ipotesi che negli anni dopo l’entrata in vigore della disposizione dell’ARDIS si è mostrata irrealizzabile.

    Se aggiungiamo a questo fatto l’erronea definizione della quota dell’incile, non sorprende che la gestione del livello negli ultimi 15 anni è stata erratica. In particolare, durante un incontro convocato il 20 marzo 2013 a Bolsena per discutere delle cause delle esondazioni di inizio del marzo 2013, è diventato chiaro che a causa del succitato errore, i tecnici dell’ARDIS negli uffici a Roma supponevano che il livello del lago fosse più basso di 25 cm di quello reale. Ci sembra possibile che tale errore non sia mai stato corretto, e che esso è oggi il motivo per il livello erroneo misurato dall’AUBAC. 

    Come menzionato qui sopra, il programma dell’Università Roma Tre (vedi Grafico 2), diventato norma di legge nel 2016, è stato ignorato fino ad almeno l’anno 2023.

    Negli anni successivi alla sua pubblicazione, l’associazione Lago di Bolsena e l’Università della Tuscia hanno formulato due proposte per migliorarlo e aggiornarlo (vedi il Grafico 4 per quella più recente), che però la Regione non ha considerato.


    Grafico 4: Proposta migliorativa formulata dall’ALB e dall’Università della Tuscia


    Oggi, un aggiornamento è più che mai importante, per multipli motivi:

    • lo studio di Roma Tre si basa su un insieme di dati precedenti il 2009 (riguardo ai parametri climatici; il volume dei prelievi di acqua nel bacino viene stimato a partire dai dati del 1999, la media dei livelli dai dati tra il 1948 e il 2000);
    • non considera effetti del cambiamento climatico antropico in atto, che causa un aumento della temperatura degli strati superficiali del lago e quindi un’accresciuta evaporazione dallo specchio d’acqua e dalle terre circonstanti con la loro vegetazione, e può inoltre provocare cambiamenti nel volume (con una tendenza alla diminuzione) e nel periodo delle precipitazioni pioggia;
    • né tiene conto di un altro cambiamento sopravvenuto, cioè della sistemazione delle “Martarelle” (canale parallelo al Fiume Marta dove passa per la “Cannara”) avvenuta (su richiesta dello studio di Roma 3) dopo il 2010, che oggi permette deflussi più grandi (fino a 6-8 m3/s) e quindi possibilità di gestione più ampie accentuando il loro carattere asimmetrico – con un deflusso medio oggi di 1 m3/s, è più facile debellare il rischio di livelli troppo alti che bassi, fatto che consiglia mirare a un livello medio più elevato di circa 100 cm (con un livello attorno ai 120 cm a inizio estate);
    • è da riflettere, se il modello numerico alla base della curva teorica dell’andamento ottimale potrebbe essere migliorato. Infatti, la stima dell’andamento medio “naturale” del livello si basa sulla media degli andamenti del livello nel passato che portano l’impronta degli interventi di gestione avvenuti, che spesso sono stati aleatori e sconsiderati (vedi p. es. FLA3). Secondo noi, per determinare l’andamento naturale del livello si dovrebbe di preferenza tenere conto dell’andamento stagionale medio delle precipitazioni.

     

    La situazione attuale

    Come possiamo vedere dal Grafico 5, negli ultimi anni la corrispondenza tra livello reale e livello prescritto è nettamente insoddisfacente – nel 2020, 2021 e 2026 i livelli reali sono stati più alti di quelli prescritti, negli altri anni invece i livelli reali sono stati molto più bassi.

    Solo nel breve periodo tra il 21 giugno e il 25 agosto 2023, il livello corrisponde a quello prescritto!

    Grafico 5: Confronto dei livelli rilevati con la norma, dal primo gennaio 2020 al 15 ottobre 2026. In nero il livello medio ottimale secondo la normativa, in verde l’andamento rilevato dallo strumento AEGIS (dati disponibili dal 2020), in arancione la curva rilevata dall’AUBAC (dati disponibili da fine maggio 2025), in rosso i dati dell’ALB rilevati mensilmente (registrazione interrotta tra il 2015 e il 2022).


    Azioni da prendere

    Sono indispensabili azioni concrete e urgenti:

    • chiarire le motivazioni che conducono a letture diverse dei livelli da parte dei sistemi automatici che operano in loco e individuare una misurazione “effettiva” del livello del lago da utilizzare per verificare il rispetto della DGR 162/2016,
    • migliorare la gestione delle paratoie e la tempestività dei necessari interventi magari incaricando delle azioni necessarie un ente locale affidabile, sulla base di un programma chiaro e trasparente,
    • verificare frequentemente l’eventuale insabbiamento dell’incile,
    • migliorare e aggiornare il modello del livello medio ottimale,
    • assicurare un costante coordinamento tra gli enti tecnici regionali e nazionali competenti nella gestione del livello del lago e nella verifica del rispetto delle Misure di Conservazione del sito Natura 2000 del Lago di Bolsena, derivanti dalla DGR 162/2016 (Autorità di Bacino, Regione Lazio) ed Associazioni che agiscono per la tutela ambientale del lago, finalizzato a definire in modo univoco le modalità di gestione dell’incile nel rispetto delle esigenze ecologiche del lago.

     



    [1] 

    a) A. Fioravanti: Contributo alla conoscenza dei fondali occidentali del Lago di Bolsena in relazione agli antichi insediamenti perilacustri.  Atti del II Seminario di Geoarcheologia “Forma Lacus Antiqui”, Bollettino di Studi e Ricerche a cura della Biblioteca Comunale di Bolsena 9 (1994), p. 19;

    b) A. Fioravanti: Una ipotesi geoarcheologica sulla formazione del tratto iniziale del Fiume Marta. Atti del III Seminario di Geoarcheologia “Forma Lacus Antiqui”, Bollettino di Studi e Ricerche a cura della Biblioteca Comunale di Bolsena, a cura di A. Quattranni e A. Fioravanti  12 (1997), p. 133;

    c) P. Tamburini: Introduzione ai lavori e proposta per una rilettura dei dati archeologici. Atti del I Seminario di Geoarcheologia “Forma Lacus Antiqui”, Bollettino di Studi e Ricerche a cura della Biblioteca Comunale di Bolsena 7 (1993), p. 7;

    d) C. Margottini e C. Puglisi: Le variazioni di livello del lago di Bolsena nella cronologia postglaciale: sintesi delle conoscenze e nuovi studi per un tentativo di inquadramento paleoclimatico. Atti del II Seminario di Geoarcheologia “Forma Lacus Antiqui”, Bollettino di Studi e Ricerche a cura della Biblioteca Comunale di Bolsena 9 (1994), p. 47.

    I numeri nell'Illustrazione 1 si riferiscono a vari ritrovamenti subacquei (vedi b)). Fioravanti propone due ipotesi. La prima (in a)) ipotizza un intervento preventivo realizzato prima che il livello raggiungesse la soglia naturale a 306 metri (oppure a 310 m). La seconda (in b)) suppone un intervento realizzato dopo che il livello avesse raggiunto il livello massimo.

    [2]

    a) A. Quattranni: Il livello del Lago di Bolsena e lo “spurgo” dell’emissario Marta: Un caso di controllo ambientale tra XVIII e XIX secolo. Atti del II Seminario di Geoarcheologia “Forma Lacus Antiqui”, Bollettino di Studi e Ricerche a cura della Biblioteca Comunale di Bolsena 9 (1994), p. 193.

    b) P. Tamburini: Le Trasgressioni Lacustri (2020).

    [3] 

    L. Palazzo: La stazione limnologica di Bolsena. Bollettino della Società Geografica Italiana (1904), p. 407.

    [4] 

    ST03 Studio Idrogeologico del Bacino di Bolsena redatto dalla Lotti & Associati, promosso dalla Regione Lazio