martedì 18 marzo 2014

Il giro della Tuscia in 80 giorni – bioregionalismo applicato


Meno avventuroso del viaggio di Phileas Fogg (e meno drammatico si spera), ma sicuramente non meno importante per il nostro territorio: il Giro della Tuscia in 80 giorni, impresa ideata e realizzata da Marco Saverio Loperfido. Il suo percorso ritorna al Lago (dopo averlo toccato nella prima metà di marzo a Montefiascone e Bolsena) per raggiungere Grotte di Castro, Gradoli e Valentano dal 18 al 21, e Capodimonte e Marta dal 25 al 26 marzo.

 
Percorrere un territorio a piedi”, ci spiega Loperfido, “significa, come prima e fondamentale cosa, entrare in uno stretto contatto con esso, rendersi conto della maniera in cui fu vissuto per millenni, scoprire dinamicamente la prospettiva paesistica attraverso cui fu interpretato dagli uomini …”

Passo dopo passo, percorrendo il nostro territorio, possiamo riacquistare questa intima conoscenza delle nostre terre che era condizione essenziale per i nostri antenati. Se, invece di utilizzarli come oggetti a nostra disposizione, cominciamo a ri-abitare, nel senso profondo, i nostri luoghi, scopriremo che facciamo parte inscindibile di loro stessi e della loro comunità di esseri viventi; ci renderemo conto che una qualsiasi azione impropria, violenta contro di loro è rivolta anche contro di noi.

Infatti: “Non esiste altro modo dunque per tutelare il paesaggio italiano e per promuoverne la conoscenza se non quella di creare o riscoprire la rete di percorsi a piedi nei territori stessi, da paese a paese, andando in controtendenza alla moda di cementificare, di asfaltare e di dimenticare gli antichi tracciati.”

Il giro della Tuscia si inscrive nel più ampio progetto di “Ammappa l’Italia”: un progetto collettivo, dove ognuno può partecipare mettendo a disposizione di tutti la descrizione dei percorsi che conosce costruendo un’enciclopedia, libera e gratuita, dei sentieri, delle strade bianche, delle mulattiere.

Anche il “Camino dell’acqua”, percorso che collega nella sua rete i Comuni del Lago, realizzato per la prima volta nell’autunno dell’anno scorso (vedi il post), sarà “ammappato” in quest’archivio.

Sulla pagina web dedicata al Giro della Tuscia troviamo il programma del percorso per chi vuole partecipare alle passeggiate e, giorno per giorno, la descrizione del cammino appena fatto, correlata da fotografie, appunti di viaggio, filmati e annotazioni dei luoghi d’interesse storico, artistico e archeologico, e dei luoghi migliori dove mangiare e pernottare.

“Camminare infatti, nell’epoca della fretta e della superproduzione, è ormai diventato un atto rivoluzionario.”

Peter Berg, uno dei padri fondatori del movimento bioregionale nel lontano 1975, descrive così le sue basi:
“Il luogo in cui vivi è vivo e tu fai parte di questa vita. Allora, quali sono i tuoi obblighi e la tua responsabilità nei confronti di questi luoghi, in cambio del sostentamento e del supporto che ti offrono? Come li metti in atto? È qui tutta la premessa del bioregionalismo.”
La Rete Bioregionale Italiana è stata fondata nella primavera del 1996 nel Parco di Monte Rufeno ad Acquapendente come incontro di varie realtà che si occupavano e si occupano di ecologia profonda e bioregionalismo. Per un’esperienza storica del bioregionalismo italiano, Etain Addey e il bioregionalismo .

domenica 9 marzo 2014

Movimento Donne per il Lago: una nuova voce, un discorso nuovo


Lei, dall’esperienza del suo impegno nella lotta contro i cambiamenti climatici, è sensibile al benessere dell’ambiente. Lei sa che l’unico modo per affrontare i gravi pericoli per l’ambiente e per la vita consiste in un’azione che considera tutti gli aspetti della minaccia e della protezione. Poiché noi donne ci riconosciamo in questo modo di pensare e agire, chiediamo di incontrarla per trovare insieme una strada per salvare il nostro Lago.
Movimento Donne per il Lago.o lasciarlo nel commento.
Noi donne siamo preoccupate per il nostro Lago e lo sentiamo soffrire. Sappiamo, da donne, che la cura e la tutela del Lago necessitano di una visione integrale dei meccanismi che lo minacciano e che lo possono proteggere, così come la cura della vita nei nostri bambini richiede una sensibilità globale a tutti gli aspetti del loro benessere.
Il Lago soffre perché è indifeso. Sebbene circondato da aree protette, è l’unico lago importante dell’Italia centrale che non gode di una protezione specifica.
Ogni giorno acque fognarie si riversano nel Lago e degradano la sua salute. Ogni giorno nasce un progetto che sfrutta e stupra le terre attorno al Lago per scopi di speculazione economica, ignorando l’interesse dell’ambiente e della popolazione. Ogni giorno, tutta una serie di attività umane compromette il benessere del Lago. Le singole amministrazioni locali fanno progetti ed interventi privi di qualsiasi coerenza sinergica con il lago e con le collettività che vivono attorno ad esso: ieri una gara mondiale di pesca sportiva, oggi una trivellazione per geotermia industriale, domani un porto per imbarcazioni a motore... Quotidianamente, noi donne lottiamo contro questi pericoli, agendo spesso in contrasto con le amministrazioni e senza mezzi efficaci di valore normativo che sostengano la nostra difesa del territorio.
Eppure molte disposizioni importanti per assicurare la cura del Lago sono proposte nelle “Misure di Conservazione” del “Piano di Gestione” della Zona di Protezione Speciale Lago di Bolsena, che non vengono applicate perché aspettano, da quattro anni, la ratificazione della Regione. Non esiste un piano strategico per tutelare le acque del Lago, mancano programmi condivisi per la pianificazione energetica e urbanistica. Sentiamo il bisogno urgente che il nostro impegno responsabile in favore della tutela del Lago sia finalmente sostenuto da norme precise e strumenti incisivi.
com o lasciarlo nel commento.
Noi donne siamo preoccupate per il nostro Lago e lo sentiamo soffrire. Sappiamo, da donne, che la cura e la tutela del Lago necessitano di una visione integrale dei meccanismi che lo minacciano e che lo possono proteggere, così come la cura della vita nei nostri bambini richiede una sensibilità globale a tutti gli aspetti del loro benesser

Il Movimento "Donne per il Lago" ha inviato la seguente lettera aperta al Consigliere Regionale Riccardo Valentini, e per conoscenza al Presidente Nicola Zingaretti e alle Consigliere Cristiana Avenali, Daniela Bianchi, Gaia Pernarella, Maria Teresa Petrangolini, Marta Bonafoni, Olimpia Tarzia, Rosa Giancola, Silvana Denicolò, Silvia Blasi e Valentina Corrado. Le donne sono fiduciose di una risposta rapida e propositiva. Per aderire o contribuire con idee e proposte, si può contattare il Movimento su facebook o all’indirizzo mail donneperillago@outlook.com.

 Noi donne siamo preoccupate per il nostro Lago e lo sentiamo soffrire. Sappiamo, da donne, che la cura e la tutela del Lago necessitano di una visione integrale dei meccanismi che lo minacciano e che lo possono proteggere, così come la cura della vita nei nostri bambini richiede una sensibilità globale a tutti gli aspetti del loro benessere.
 Il Lago soffre perché è indifeso. Sebbene circondato da aree protette, è l’unico lago importante dell’Italia centrale che non gode di una protezione specifica.
 Ogni giorno acque fognarie si riversano nel Lago e degradano la sua salute. Ogni giorno nasce un progetto che sfrutta e stupra le terre attorno al Lago per scopi di speculazione economica, ignorando l’interesse dell’ambiente e della popolazione. Ogni giorno, tutta una serie di attività umane compromette il benessere del Lago. Le singole amministrazioni locali fanno progetti ed interventi privi di qualsiasi coerenza sinergica con il lago e con le collettività che vivono attorno ad esso: ieri una gara mondiale di pesca sportiva, oggi una trivellazione per geotermia industriale, domani un porto per imbarcazioni a motore... Quotidianamente, noi donne lottiamo contro questi pericoli, agendo spesso in contrasto con le amministrazioni e senza mezzi efficaci di valore normativo che sostengano la nostra difesa del territorio.
 Eppure molte disposizioni importanti per assicurare la cura del Lago sono proposte nelle “Misure di Conservazione” del “Piano di Gestione” della Zona di Protezione Speciale Lago di Bolsena, che non vengono applicate perché aspettano, da quattro anni, la ratificazione della Regione. Non esiste un piano strategico per tutelare le acque del Lago, mancano programmi condivisi per la pianificazione energetica e urbanistica. Sentiamo il bisogno urgente che il nostro impegno responsabile in favore della tutela del Lago sia finalmente sostenuto da norme precise e strumenti incisivi.
Giustamente, Lei dice che le terre del nostro Lago sono destinate ad essere Terra di Bellezza; la loro vocazione è di donare questa bellezza alle collettività umane. Le sue acque sane e le ricchezze naturali delle sue terre sono un tesoro inestimabile per tutti, che dobbiamo difendere e custodire per i nostri figli.
 Lei, dall’esperienza del suo impegno nella lotta contro i cambiamenti climatici, è sensibile al benessere dell’ambiente. Lei sa che l’unico modo per affrontare i gravi pericoli per l’ambiente e per la vita consiste in un’azione che considera tutti gli aspetti della minaccia e della protezione. Poiché noi donne ci riconosciamo in questo modo di pensare e agire, chiediamo di incontrarla per trovare insieme una strada per salvare il nostro Lago.
 Movimento Donne per il Lago.
 
 
 
 
 
 


 

sabato 8 marzo 2014

A proposito dell'erosione della strada tra Marta e Montefiascone


Pubblichiamo qui una lettera inviataci dalla Signora Tellik di Bolsena a proposito dell'erosione superficiale della strada sterrata sul lungolago tra Marta e Montefiascone, provocata dalle forti piogge attorno all’11 febbraio:

A proposito del dissesto geologico della strada tra Marta e Montefiascone da voi descritto...

Da tempo la Signora di Bolsena, percorrendo le strade attorno al lago, si chiedeva quanto ancora la terra avrebbe sopportato - sostenuto - se stessa, così sbriciolata dal passaggio assiduo di trattori, macchinari pesanti che spaccano e spaccano e polverizzano la terra... per arare, dicono... Certo, la meccanizzazione dell'agricoltura fu una rivoluzione, ma l'occhio di chi vive sulla terra, del contadino che da essa trae il proprio sostentamento,  non dovrebbe restare in allerta, pronto a leggere i segnali del dissesto? E gli alberi? dove sono finite le alberature? e le siepi di piccoli e medi arbusti sulle linee di confine? Chi, come, quando è stato ordinato di abbattere le siepi di confine, mettendo così a repentaglio la capacità di resistenza della terra ai deflussi delle acque piovane? La signora, come tutte le brave massaie, sa bene che in casa propria è sì padrona, ma qualora una parte della sua casa dovesse mettere a repentaglio la sicurezza altrui (una tegola smossa dal vento, un cornicione pericolante), si preoccuperebbe di fare riparazioni; né si sognerebbe di collocare vasi o altro sulla strada comunale, giacché subito i vicini le busserebbero alla porta, pretendendone la rimozione. Per quale motivo dunque i proprietari dei terreni non sono chiamati a sorvegliare che la propria  terra non vada a degradare le strade confinanti? E anzi, ad ogni passaggio di trattore espandono il proprio coltivo, rosicchiando il confine, come se oltre la propria terra non esistesse più nulla. La signora già da tempo è stufa dei discorsi sul degrado geologico, e dello ‘scarica barile’ delle responsabilità, quando il danno (e spesso grave) è già avvenuto. Non sarebbe ora di riportare ognuno alla propria responsabilità, in quanto proprietario e cittadino che vive sì sul proprio bene, ma che non può dimenticare che tutt’attorno vivono altre persone e sussistono spazi comuni?  E tornando al grave dissesto della strada tra Montefiascone e Marta (già di per sé bruttina – come si osa chiamarla ‘strada’? piuttosto una carrareccia!), il proprietario del campo, contadino o imprenditore agricolo (per essere più moderni), forse dovrebbe rivedere le proprie tecniche di intervento sulla terra, che risultano assai antiquate. Persino la signora di Bolsena , che è massaia e nulla più, sa che l’agricoltura del futuro è quella che guarda alla terra in modo globale, e che segue criteri di sinergia degli interventi: prima di continuare  a polverizzare la terra con le arature profonde, un moderno agricoltore misura il livello di permeabilità, che va di pari passo con la fertilità, conta poi quanto concime chimico dovrà riversare su quel terreno impoverito (che dalle nostre parti finisce tutto nel lago, inevitabilmente), e quanti trattamenti dovrà eseguire per combattere i parassiti. Una siepe fitta e variegata è la soluzione naturale per ‘distogliere’ i parassiti dal coltivo ed ospitare avifauna che di essi si nutre; la stessa siepe di confine costituisce la più efficace barriera di sostegno della terra stessa in caso di grandi piogge; minori saranno i costi di intervento antiparassitario, che andranno a bilanciare la perdita eventuale di qualche metro quadro di coltivo che la siepe avrà eventualmente sottratto (anche se il dubbio è forte circa la terra sottratta negli anni sui confini a scapito delle strade comunali). Non è vero che il mondo è sempre uguale: tutto si trasforma, e prima che la natura ci travolga con la sua congenita trasformazione, dovremmo noi umani provvedere e prevenire la trasformazione (che spesso è accelerata proprio da noi stessi).  La signora di Bolsena nella sua ingenuità da massaia, è convinta che proprio nella capacità di osservazione e trasformazione risiede il proprio valore umano, quel valore che forse avrebbe consentito ai dinosauri di evitare l’estinzione. Avvolte le sembra che certe persone si comportino come dinosauri, e prova pena nell’immaginare la loro inevitabile estinzione. E per concludere, la signora di Bolsena si chiede: ma che ci sta a fare un gigantesco copertone di trattore in mezzo alla strada? Da dove sbuca? Non è forse vietato abbandonare copertoni in natura? E quel dinosauro del suo proprietario verrà a rimuoverlo dalla pubblica via? Chissà?!   Maria Tellik 

 
Alcune foto e commenti per illustrare quanto esposto nella lettera:
 
 
 
ristagni d'acqua nel campo confinante con la strada
 Le interruzioni della strada – letti di scolo scavati dalle acque – sono distribuiti lungo tutto un suo tratto (dalla fine della strada asfaltata nel Comune di Marta (all'altezza della stazione 14 del COBALB) fino al (ex-)ristorante Il Faro (Comune di Montefiascone)). Questo tratto confina, verso l’entroterra, con un lungo campo lavorato che si estende fino al piede della collina coperta di boschi. Vari punti di ristagno d’acqua indicano che il suolo nel campo è poco permeabile, in tutta probabilità dovuto a tecniche colturali inadatte. Questo fatto, assieme all’assenza di una bordura di alberi lungo il campo (che da una parte con le loro radici profonde danno stabilità al terreno, dall’altra aumentano la permeabilità del suolo e la capacità di infiltrazione), fa sì che le acque, concentrate in alcuni punti, defluiscono verso il Lago scavando fossi nella strada bianca.

 

 
L'ultima foto mostra che anche qui il dissesto idrogeologico è dovuto all'intervento dell'uomo: Il passaggio di mezzi pesanti (utilizzati nei lavori legati al taglio di un bosco) ha creato un sentiero (che corre lungo il piede della collina e raggiunge la strada bianca del lungolago) con superficie impermeabile e abbassata relativo ai terreni adiacenti: un letto artificiale che convoglia le acque di scorrimento dalla collina attraverso la strada bianca.
 

 
Due osservazioni per finire:

- tra il punto di erosione più appariscente e l’inizio della strada asfaltata nel territorio di Montefiascone, la strada bianca è accompagnata da un boschetto, ed è rimasta intatta;
- in due punti di ristagno d’acqua si sente puzza di fogne; entrambi distano dalla stazione 14 (dov’è avvenuto il guasto segnalato in un post precedente) di alcune centinaia di metri. Da verificare se ciò è dovuto a un ulteriore guasto dell’anello circumlacuale.
 
 
Un'ultima foto che ci ha gentilmente trasmesso Quinto Ficari, presa immediatamente dopo le forti piogge attorno al 11 febbraio: Si vede chiaramente il grande sversamento proveniente dalla stazione 14 del COBALB (nascosta dietro alla sporgenza boschiva a sinistra), e si vede il campo tra bosco e strada di cui parlavamo sopra, che inizia dalla stazione a si estende verso sinistra (verso Montefiascone). Si vede anche che le acque dal campo raggiungono il Lago lungo tutta la sua riva, però non in modo uniforme: in basso a sinistra si scorge lo sversamento importante dovuto al letto scavato nel punto della penultima foto.   
 
 
 
 

 

martedì 18 febbraio 2014

Aggiornamenti sul collettore


Vari passeggianti ci hanno segnalato che già da diversi giorni c’è un’importante perdita di acque fognarie sul Lungolago tra Marta e Montefiascone: un ruscello di acqua puzzolente che attraversa la strada bianca all’altezza della stazione 14 del collettore del COBALB e raggiunge, in dolci cascate, il Lago. Sembra che la fuoriuscita, causata dal guasto dell’unica pompa rimasta nella stazione, sia stata rilevata dalle autorità senza che siano stati affissati avvertimenti – infatti si vedono cani e bambini sguazzare tranquillamente nelle fogne. Per mancanza di fondi non è ancora stato possibile sostituire la pompa.

Simili perdite si verificano anche nelle stazioni 9 e 12 situate sul Lungolago di Montefiascone. Nella settimana scorsa si è verificato uno sversamento di acque fognarie sul Lungolago di Capodimonte. A San Lorenzo la conduttura riversa tutte le acque reflue in un fosso da ormai due anni (il sindaco di San Lorenzo non si degna di rispondere alle nostre ripetute segnalazioni), le fogne dei Felceti (Valentano) finiscono nel Fosso Spinetto. I depuratori di Valentano e Marta sono quasi totalmente privi di funzionalità.

Dalla Regione invece ci giunge qualche segnale positivo. L’ing. Bruno Placidi, Segretario Generale dell'Autorità dei bacini regionali del Lazio, è stato nominato dirigente all’ambiente – un tecnico che conosce perfettamente i problemi del nostro lago. La ing. Lo Gatto del settore Acqua è stata nominata responsabile per il collettore. Ancora buio regna sull’eventuale disponibilità di fondi per il ripristino del collettore.
 

mercoledì 12 febbraio 2014

Abuso di pazienza


Lunga ormai è la storia dell’impegno delle associazioni ambientaliste per la salvaguardia del Lago, che iniziò negli anni ‘80 con il loro leader storico “Associazione Lago di Bolsena”. Nel tempo, altre forze volontarie si sono aggiunte alla lotta, che prese un’impronta più incisiva nell’estate del 2011 con la petizione “Salvalago” e il suo enorme successo – quasi 14 mila firme che sostenevano l’appello alle amministrazioni di salvare il Lago dal degrado.
Pensavamo che i responsabili non potessero ignorare una manifestazione della volontà dei cittadini così eclatante. Ci illudevamo! Non ci rendevamo conto di tutto l’arsenale evasivo a disposizione degli amministratori – ignorare, non rispondere, evadere, aspettare, temporeggiare, convocare incontri, assemblee e comitati, promettere, ritirare le promesse, dimenticare impegni, stanziare fondi inesistenti, riferire ad altre necessità improvvise, assicurare trasparenza, chiudersi del silenzio … in questo senso è istruttivo leggere un riassunto delle promesse di finanziamento per ripristinare il funzionamento del disastrato collettore fognario del nostro lago.
Incoraggiati dai discorsi elettorali del Presidente Zingaretti, si sperava in un intervento energico e trasparente in soccorso al Lago, sia da parte del Presidente stesso, sia dell’Assessore Refrigeri e della sua squadra. Purtroppo, non è stato così.  Dopo un lungo silenzio, l’assessore acconsentì ad un incontro a Roma il 22 ottobre 2013, con due rappresentanti delle associazioni SALVALAGO. In quell’occasione fu solo promesso un successivo incontro collettivo con i funzionari responsabili dei vari settori. Dopo successive richieste fu fissato un secondo incontro per il 29 novembre, annullato però per un’imprevista convocazione del Consiglio Regionale.
 
 
Durante il mese di dicembre non è mai stato possibile contattare l’Assessore, e i rappresentanti di SALVALAGO si sono rivolti ai due Consiglieri regionali di maggioranza: Riccardo Valentini ed Enrico Panunzi. Il primo è uno scienziato e perfettamente a conoscenza dei problemi del Lago, il secondo è Presidente della Commissione Ambiente e quindi presumibilmente informatissimo.
Ricordiamo che in ottobre, durante la conferenza sulla geotermia a Bolsena, Valentini annunciò che “l'Assessore Refrigeri starebbe lavorando a un piano strategico (pronto “a giorni” o al massimo “nel giro di alcune settimane”) che risolve in un quadro condiviso e serio i vari problemi – l’inquinamento del lago dal sistema fognario disastrato, l’arsenico nell’acqua potabile (poiché il Lago potrebbe essere una fonte di acqua pulita) e le varie minacce alla qualità delle acque (come la geotermia).” Abbiamo quindi chiesto due settimane fa al Consigliere Valentini un incontro per conoscere gli sviluppi del piano strategico, ma siamo in attesa di risposta.
Il primo febbraio è avvenuto il primo incontro di un rappresentante di SALVALAGO con il Consigliere Panunzi, ma neanche lui ha dato risposte sul finanziamento. Ha detto che bisogna vedere se l’attuale impianto è la soluzione giusta, poiché consuma molta corrente elettrica...
In gennaio è stato pubblicato il bilancio regionale che prevede un finanziamento di 1,5 milioni di euro genericamente per “opere idriche”, che potrebbero contenere fondi per il ripristino del collettore del Lago. Non sappiamo però che cosa comprende questa voce, com’è la suddivisione della somma sui vari impieghi, qual è la tempistica degli interventi ...
Al fine di avere notizie dettagliate, SALVALAGO ha chiesto all’Assessore Refrigeri un ulteriore appuntamento, specificando che la finalità principale dell’incontro sarebbe di avere informazioni sul finanziamento del collettore. All’incontro fissato per il 4 febbraio, l’Assessore non si è presentato causa impegni imprevisti e urgenti, ma ha lasciato l’incarico a due assistenti che però erano del tutto ignari nel merito. Hanno detto che le cifre in bilancio sono grezze e che devono essere esplicitate dal nuovo Dirigente (come noto quello precedente, Raniero de Filippis, già pluriindagato e pluricondannato, è stato arrestato nel contesto dell’affare Cerroni). Non hanno potuto dare alcuna indicazione, neppure a livello d’intenzioni.
La voce di 14 mila cittadini, da ignorare? Le loro firme, da buttare? Insisteremo comunque, nonostante i nostri vani sforzi durante quasi tre anni, per tentare di tenere informati i cittadini e ottenere risultati tangibili. Prendiamo anche atto che trasparenza e coinvolgimento della cittadinanza – le misure d’eccellenza per combattere la corruzione - non sono prioritari per le nostre amministrazioni.

martedì 17 dicembre 2013

La corsa all'oro


Abitate in uno di questi comuni: Acquapendente, Allumiere, Anguillara Sabazia, Arlena di Castro, Bagnoregio, Bassano Romano, Blera, Bolsena, Bomarzo, Bracciano, Calcata, Campagnano Romano, Canale Monterano, Canepina, Canino, Capodimonte, Capranica, Caprarola, Carbognano, Castel Giorgio, Castel Sant’Elia, Castell’Azzara, Cellere, Celleno, Cerveteri, Civitella d’Agliano, Fabrica di Roma, Farnese, Fiumicino, Graffignano, Grotte di Castro, Ischia di Castro, Lubriano, Magliano Romano, Manziana, Marta, Mazzano Romano, Montalto di Castro, Montefiascone, Monteromano, Monterosi, Nepi, Onano, Oriolo Romano, Piancastagnaio, Piansano, Proceno, Roma, Ronciglione, Sacrofano, San Casciano dei Bagni, San Lorenzo Nuovo, Sorano, Soriano del Cimino, Sutri, Tarquinia, Tessennano, Tolfa, Trevignano Romano, Tuscania, Valentano, Vallerano, Vejano, Vetralla, Vignanello, Viterbo, Vitorchiano?

sfruttamento industriale della geotermia sull'Amiata, centrale Bagnore 3
Allora il vostro territorio è interessato da una delle numerose “Richieste di conferimento del permesso di ricerca per risorse geotermiche” di cui la Provincia di Viterbo è a conoscenza (417 di queste istanze sono in corso in tutto il Lazio), e che sono state presentate da 13 società diverse. Se eccettuiamo l’impianto geotermico di Castel Giorgio in Umbria per il quale è già stato presentato il progetto definitivo e che è in attesa della valutazione d’impatto ambientale ministeriale, le più avanzate pratiche nella Tuscia sono quelle di “Grotte di Castro”, di “Piana del Diavolo” (comuni di Cellere, Farnese e di Ischia di Castro) e di “Cellere”, per le quali la conferenza di servizi ha dato parere favorevole. Per il 20 dicembre 2013 è convocata la conferenza di servizi per il progetto “Celleno” (che interessa i comuni di Bagnoregio, Celleno, Civitella d’Agliano, Graffignano, Montefiascone e Viterbo) presentato dalla Geoenergy Srl, e anche qui il parere positivo finale sembra scontato: poiché nulla valgono in questa sede le rare opposizioni, come quelle del sindaco di Valentano per il progetto “Cellere” e dell’amministrazione di San Lorenzo per il progetto “Grotte di Castro”. Di regola le amministrazioni sono assenti, in due casi hanno dato parere favorevole (quella di Bolsena per il progetto “Grotte di Castro” e quella di Canino per il progetto “Cellere”): sarebbe invece importante dare, sin dall’inizio, un chiaro segnale di opposizione massiccia a questi progetti.

Anche se nella maggioranza dei casi le ricerche geotermiche preliminari si concentrano su misurazioni non intrusive, oppure prevedono al massimo la perforazione di pozzi di alcune centinaia di metri finalizzate a misure geofisiche, è comunque essenziale dichiarare, subito ed energicamente, la contrarietà dei comuni alle ricerche ulteriori e allo sfruttamento della risorsa geotermica.

Tuttavia la ricerca di risorse geotermiche non è limitata alle suddette misure non intrusive, ma prevede anche la trivellazione di pozzi esplorativi profondi e prolungate prove di produzione come descritto nel DPR 27/05/1991 n. 395. Sappiamo fin da ora che la fase successiva alla ricerca di superficie (e la sua continuazione logica) sono l’esplorazione profonda, e infine la “coltivazione” con numerosi pozzi profondi, e che ambedue comportano rischi inaccettabili per il nostro territorio. Se la fase di ricerca ha un risultato positivo, sarà poi molto difficile opporsi a questo sfruttamento finale e industriale della geotermia, a fronte degli ingenti costi sostenuti dalle imprese, attratte e motivate dagli esorbitanti incentivi (subdolamente inseriti nelle bollette pagate dai cittadini per i prossimi venti anni). Bisogna fermare questa corsa all’oro nella fase iniziale, adesso.

centrale geotermica sull'Amiata
Non siamo contrari alla geotermia in generale, ma bisogna valutare attentamente se l’impatto ambientale e sociale rapportato alle condizioni locali la rendano fattibile e conveniente. Nel nostro territorio, come evidenziato più volte, insorge il pericolo d’inquinamento delle acque della falda acquifera superficiale (cui fa parte il Lago di Bolsena) con acque del serbatoio geotermico ricche di sostanze nocive, e il rischio di forti terremoti indotti dovuto alla specifica conformazione del sottosuolo, nonché la minaccia dell’emissione nell’atmosfera di gas inquinanti e tossici, come la Regione Toscana consente nell’Amiata.

Sono in gioco la sicurezza e la salute delle persone. Una decisione che non può essere delegata al Sindaco, bisogna che la popolazione sia pienamente informata di tutti gli aspetti dei progetti e possa fare pesare la propria opinione con un referendum locale o altra procedura, come avviene in altri paesi. Sono o non sono i cittadini a decidere sulla loro salute e sul futuro del territorio? Spetta ai cittadini scegliere: appoggiare la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile di agricoltura e turismo nelle loro terre, o destinarle a zona industriale degradata dedicata al massimo sfruttamento delle risorse energetiche.

venerdì 13 dicembre 2013

Lasciateci vivere!


Tutto attorno al Lago li incontriamo, questi scheletri di alberi, vittime di maltrattamenti commessi durante il corso dell’anno. Assieme a centinaia di alberi abbattuti senza motivo valido ed alle migliaia di alberi minacciati e maltrattati, testimoniano della nostra insensibilità nei confronti degli alberi e del loro valore, sia quanto riguarda i molteplici servizi che rendono al nostro ecosistema, sia con riferimento alla loro importanza per il nostro benessere psicologico e spirituale: ancora consideriamo l’albero soltanto oggetto da manipolare a nostro piacere.


 

Ne abbiamo parlato in alcuni post precedenti e ne riparliamo adesso perché ci sono giunte varie segnalazioni di scempi e richieste di intervenire. I cittadini, che adottano anche forme fantasiose di sensibilizzazione, si sentono abbandonati dalle amministrazioni, inerti davanti alle continue violazioni di legge, e di conseguenza complici degli scempi.


Particolarmente gravi sono i casi dove gli alberi minacciati o danneggiati costituiscono un patrimonio storico e paesaggistico importante - ricordiamo soltanto la lotta per gli alberi condannati a morte della Faggeta del Lago di Vico e l’insensibilità di fronte al viale alberato “I Pioppi” a Capodimonte – pertanto unico nel mondo non solo per la sua bellezza, ma per la sua antichità ed estensione. Creato attorno al 1400 probabilmente dai duchi Farnese, il viale alberato fu tutelato dagli stessi Farnese con precise norme: “Si doveva subito ripiantare un novo albero, dove per qualunque cagione alcuno ne fosse mancato … “. Questo interesse nella cura del viale – che nel suo nucleo corrisponde alla doppia fila di alberi lunga più di due kilometri, a destra e sinistra dell’attuale viale Regina Margherita – rimase vivo fino all’inizio del secolo scorso, quando fu completato, a più riprese, con un filare di platani e pioppi lungo la riva del Lago. Soltanto in seguito “I Pioppi” furono seriamente danneggiati dall’espansione urbanistica e dalla costruzione di strutture turistiche (in grande parte abusive).



Nelle foto vediamo le vittime delle ultime sevizie: gli alberi in questione furono sottomessi alla capitozzatura ed a ulteriori interventi di “cura” – tutto ciò in modo rigorosamente illegale. Nasce il sospetto che si sia voluto uccidere gli alberi per sgomberare il campo all’installazione di tende, tettoie e verande; ed a niente è servito l’appello disperato di un cittadino “lasciateci vivere”.

Abbiamo trasmesso le segnalazioni agli organi pubblici e in contempo alla Procura della Repubblica e al Giudice di Pace, e speriamo nel loro intervento.

Per sostenere il loro patrimonio, sarebbe utile che i cittadini di tutti i comuni si attivassero e insistessero presso le loro amministrazioni sull’attuazione della legge 14 gennaio 2013 n.10, che nel suo articolo 7 riporta le “disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale”. Tra l’altro, la legge obbliga i comuni a redigere l’elenco degli alberi, filari e alberate di particolare pregio da tutelare.