giovedì 19 giugno 2014

Lo stato di qualità delle acque del Lago di Bolsena nell’anno 2012: risultati dell’ARPA Lazio e dell’associazione Lago di Bolsena


È disponibile al pubblico da poco tempo il rapporto dell’ARPA Lazio sulla qualità delle acque nel Lazio per l’anno 2012, e in particolare sullo stato di qualità del Lago di Bolsena. Proponiamo qui  un riassunto dei risultati e un loro confronto con i dati pubblicati dall’associazione Lago di Bolsena (ALdB) quanto riguarda lo stato ecologico, e una breve discussione dello stato igienico-sanitario delle acque di balneazione, redatto dall’associazione La Porticella.

Stato ecologico del Lago:

Seguendo la nuova normativa (direttiva 2000/60/CE, recepita dal DL 152/06 e completata dai successivi regolamenti (DM 131/08 e DM 56/09), DM 260/10 e disposizioni successive), gli elementi per la classificazione dello stato ecologico del Lago sono gli Elementi di Qualità Biologica (EQB), gli elementi fisico-chimici, chimici (inquinanti specifici) e idromorfologici.

Elementi biologici e fisico-chimici:

Gli elementi biologici e fisico-chimici di sostegno permettono di determinare lo stato trofico del Lago. A questo scopo sono stati presi campioni d’acqua a varie profondità in punti vicino al centro del Lago: per l’ARPA nel punto L5.30 (42° 34,30’N, 11° 56,43’E), per l’ALdB nel punto “pelagica sud” (42° 35,00’N, 11° 56,50’E).


Illustrazione 1: Posizioni di campionamento al centro del Lago: punto L5.30 dell’ARPA, e punto “pelagica sud” dell’ALdB

 
La valutazione degli elementi biologici, che comprende l’analisi della flora e fauna acquatica, è complessa e costosa e fuori dalla portata di associazioni di volontariato come l’ALdB, però anche (almeno fino all’anno 2012) dell’ARPA Lazio. Per la valutazione dello stato trofico del Lago, ambedue si concentrano quindi sulla determinazione dell’indice LTLeco (Livello Trofico Laghi per lo stato ecologico). A questo fine si considerano tre parametri fisico-chimici – trasparenza, concentrazione totale di fosforo, e concentrazione dell’ossigeno disciolto –, che indirettamente testimoniano dello stato trofico delle acque. L’indice LTLeco corrisponde approssimativamente all’indice SEL della vecchia normativa, che fino all’anno 2010 attribuiva qualità “Sufficiente” al Lago di Bolsena.

Secondo la normativa è necessario conoscere la trasparenza “mediante il calcolo della media dei valori riscontrati nel corso dell’anno”, il livello totale di fosforo “riferito alla concentrazione media, ottenuta come media ponderata rispetto ai volumi o all’altezza degli strati, nel periodo di piena circolazione alla fine della stagione invernale”, e i valori della concentrazione dell’ossigeno disciolto “misurati nell’ipolimnio alla fine del periodo di stratificazione”.

Trasparenza:

La trasparenza fornisce una misura sommaria della concentrazione di fitoplancton nelle acque superficiali, che dipende soprattutto dalla disponibilità di nutrienti, da temperatura e intensità luminosa. Come questi fattori, la trasparenza è variabile durante l’anno, in un intervallo (per il nostro lago) tra 4 m e 11 m all’incirca.



Illustrazione 2: Variazione della trasparenza durante l’anno 2012 rilevata dall’ALdB con il disco Secchi. I punti verdi rappresentano i dati per la trasparenza rilevati dall’ARPA. La linea tratteggiata rappresenta la media pluriennale dell’andamento della trasparenza. Il valore alto per la trasparenza rilevato all’inizio di aprile (e in misura minore anche quello di fine aprile) è anomalo e dovuto al forte vento che in marzo ha rimosso il fitoplancton dalle acque superficiali.

Il valore medio per la trasparenza determinato dall’ARPA, con circa 9 m, è più alto di quello dell’ALdB di circa 8 m. A parte errori sistematici, la ragione ne è la frequenza troppo bassa delle misure dell’ARPA (solo quattro durante l’anno), insufficiente per rispecchiare le variazioni annuali della trasparenza e per correttamente valutarne la media.
 

Concentrazione totale di fosforo:

L’elemento nutriente più importante, decisivo per lo stato trofico del Lago, è il fosforo. La sua concentrazione dipende dal bilancio tra apporti (da fogne e dall’agricoltura, e tramite liberazione dal fondo in condizioni anossiche) e consumi (dagli organismi acquatici e tramite fissazione nei sedimenti). Il suo livello medio è da determinare alla fine dell’inverno quando il rimescolamento delle acque è massimo e, in condizioni favorevoli, completo. Questo era il caso nell’inverno 2011/2012 come dimostra molto bene l’analisi dell’ALdB del mese di marzo 2012 (curva blu nell’illustrazione 3): entro il margine di errore la concentrazione di fosforo è costante su tutta la colonna d’acqua con una media di quasi 13 µg/l. Istruttivo anche il grafico relativo alla concentrazione di fosforo nel mese di dicembre, nel periodo di massima stratificazione, dove il fosforo si accumula negli strati più profondi.



Illustrazione 3: Concentrazione totale di fosforo in funzione della profondità, per campioni presi nel periodo di massima stratificazione (curva rossa) e dopo rimescolamento invernale totale (curva blu). Analisi dell’ALdB

La rappresentazione grafica corrispondente dei dati dell’ARPA Lazio, della concentrazione del fosforo totale in funzione della profondità dei prelievi per le quattro campagne di monitoraggio effettuate, è più difficile da interpretare. Non è chiaro il motivo per cui il fosforo nel periodo di massimo rimescolamento si concentri negli strati superiori del Lago raggiungendo livelli notevoli; il limite di rivelabilità (con 10 µg/l) e la variabilità dei valori sono troppo alti, il numero di prelievi e l’affidabilità dell’analisi sono bassi.



Illustrazione 4: Concentrazione totale di fosforo in funzione della profondità, per campioni presi in vari periodi dell’anno. Analisi dell’ARPA Lazio

 
Concentrazione dell’ossigeno disciolto ipolimnico:

La concentrazione di ossigeno è caratteristica dell’attività biologica nell’acqua e determina le forme di vita presenti.  Illustrazione 5 mostra la distribuzione dell’ossigeno disciolto lungo tutta la colonna d’acqua nel periodo di massima stratificazione (curva rossa) determinata dall’ALdB. Si nota una concentrazione dell’ossigeno attorno al 75% della concentrazione di saturazione per la più grande parte dell’ipolimnio (che in questo caso si estende tra circa 40 m di profondità e il fondo) con una forte diminuzione vicino al fondo. La distribuzione corrispondente a fine inverno (curva blu) evidenzia (come la distribuzione del fosforo) il completo rimescolamento avvenuto inizio 2012.



Illustrazione 5: Distribuzione dell’ossigeno disciolto in funzione della profondità nel periodo di massima stratificazione (curva rossa) e dopo completo rimescolamento invernale (curva blu) determinata dall’ALdB. I punti verdi denotano le concentrazioni dell’ossigeno disciolto determinate dall’ARPA nella seconda metà di ottobre.

I dati corrispondenti dell’ARPA (punti verdi nel grafico 5) sono simili, con una concentrazione d’ossigeno nell’ipolimnio di circa 72% della concentrazione di saturazione alla fine di ottobre (mancano dati per il periodo di massima stratificazione). Le poche misure nell’ipolimnio (solo 2 punti) non permettono di calcolare una media affidabile.
Tabella 1 elenca i parametri determinanti l’indice LTLeco e i loro valori secondo le due fonti, ARPA e ALdB. Questi valori ricadono in uno degli intervalli L1, L2 e L3 contribuendo, secondo l’intervallo assegnato, un punteggio di 5 punti (L1), 4 punti (L2) o 3 punti (L3) all’indice LTLeco che si calcola come somma dei tre punteggi.

parametro
valore
intervallo L1
intervallo L2
intervallo L3
punteggio assegnato
ARPA
 
 
 
 
 
Ptot [µg/l]
> 20
≤ 8
≤ 15
> 15
3
Odisc [%sat]
≈72
> 80
80 > Odisc > 40
≤ 40
4
T[ m]
≈ 9
≥ 10
≥ 5,5
< 5,5
4
LTLeco
 
 
 
 
11
 
 
 
 
 
 
ALdB
 
 
 
 
 
Ptot [µg/l]
13
≤ 8
≤ 15
> 15
4
Odisc [%sat]
≈75
> 80
80 > Odisc > 40
≤ 40
4
T[ m]
≈ 8
≥ 10
≥ 5,5
< 5,5
4
LTLeco
 
 
 
 
12

 
Tabella 1: Determinazione dell’indice LTLeco a partire dalle analisi dell’ARPA e dell’ALdB.
                                    
Le due fonti assegnano quindi un punteggio quasi identico all’indice LTLeco. Il punteggio di 11 dell’ARPA colloca il Lago di Bolsena nella classe di qualità delle acque di “Sufficiente”, mentre il punteggio di 12 dell’ALdB lo colloca nella classe di “Buono”.
Determinante per questa differenza è l’alto valore medio di Ptot nell’analisi dell’ARPA in periodo di minima stratificazione, che ci sembra, come esposto qui sopra, poco affidabile: in sintesi, lo stato di qualità delle acque sarebbe dunque “Buono” al limite di “Sufficiente”.
Nel periodo di vigore della vecchia normativa, lo stato ecologico del Lago di Bolsena, valutato tramite l’indice SEL, risultava “Sufficiente”. La promozione nella classe “Buono” è dovuto esclusivamente al cambiamento normativo dei criteri di valutazione, e non a un effettivo miglioramento della qualità delle acque. Comunque, la normativa europea prevede il confronto dello stato del lago fra l’anno 2007 e 2015 chiedendo un miglioramento da “Sufficiente” a “Buono”. Questo confronto necessariamente dev’essere fatto secondo i criteri della vecchia normativa.

Il fatto più importante da rilevare è che il parametro decisivo per la determinazione della classe di qualità è il contenuto di fosforo Ptot nelle acque del Lago. La trasparenza T, anche se  ha conosciuto una diminuzione significativa nel corso degli ultimi 20 anni (di circa 1 metro nella media annuale), ricade  nell’intervallo L2 con valori lontani dai limiti di classe. Anche il valore medio del contenuto dell’ossigeno disciolto Odisc nell’ipolimnio, soggetto a ampie variazioni di anno in anno (e senza variazioni significative durante gli ultimi dieci anni), è saldamente situato nell’intervallo L2.
In questo stesso periodo invece, Ptot ha conosciuto un aumento significativo e notevole (illustrazione 6) e rischia di raggiungere il valore soglia di 15 µg/l dell’intervallo L2 in pochi anni. Non si prevede un’inversione rapida di questa tendenza e c’è da temere di conseguenza, che la classe di qualità scenderà stabilmente a “Sufficiente”.



Illustrazione 6: Evoluzione della concentrazione totale di fosforo Ptot nel Lago nel corso degli ultimi dieci anni. Valori medi calcolati dai valori rilevati dall’ALdB dopo il rimescolamento invernale. Gli errori di misura dei valori medi indicati sono estimazioni. La linea di tendenza tratteggiata rappresenta l’ipotesi di un cambiamento lineare della concentrazione.

Elementi chimici:

Gli elementi chimici permettono di determinare lo stato chimico delle acque che, assieme allo stato trofico, definisce lo stato ecologico del Lago. Nel 2012, l’ARPA Lazio ha condotto 6 campagne di campionamento (sempre nel punto L5.30 al centro del Lago) a questo scopo, monitorando la presenza e la concentrazione delle sostanze nell’elenco di priorità e applicando gli standard di qualità previsti dalla normativa (DM 260/10, A2.6 e Tabella 1/A). Circa un terzo delle sostanze previste non sono state rilevate (e metà delle sostanze prioritarie pericolose), per il resto le concentrazioni sono state sotto i limiti di norma. È importante che la concentrazione di atrazina risulti sotto la soglia di rilevabilità: mentre il 7 giugno 2011, durante un incontro presso la Prefettura l'ingegnere Rossana Cintoli, funzionario responsabile dell'ARPA di Viterbo, aveva affermato che il Lago contiene atrazina e diserbanti vari in concentrazioni molto superiori (di più di sei volte) ai valori stabiliti dalle leggi.
Non abbiamo spiegazione per questa contradizione, e neanche l’ARPA ne fornisce una; considerando che analisi commissionate dall’ALdB nell’estate 2011 non avevano trovato tracce di atrazina, potrebbe essersi trattato banalmente di errori di misura. Sembrerebbe che questa è la posizione ufficiale dell’ARPA che, visto l’importanza dell’argomento, andrebbe convalidata da argomenti scientifici.
Lo stato chimico del Lago sarebbe quindi “Buono”, anche se un giudizio definitivo non è possibile perché mancano i dati per un terzo delle sostanze prioritarie. Importante anche il dato che la concentrazione di arsenico è di 5 µg/l per tutti i rilevamenti, e che quindi l’acqua del Lago è idonea ad essere miscelata con l’acqua degli acquedotti nel Viterbese per abbassare l’alta concentrazione di arsenico.

 
Stato ecologico e ambientale del Lago:

In sintesi, lo stato ecologico del Lago di Bolsena risulta “Sufficiente” secondo le analisi dell’ARPA Lazio, e “Buono” secondo l’ALdB. A rigore, una valutazione non è possibile: gli unici dati affidabili relativi allo stato trofico del Lago sono dell’ALdB che non è in grado a valutare lo stato chimico. Le analisi dell’ARPA non permettono di determinare i parametri fisico-chimici con sufficiente accuratezza, e quindi nessuna conclusione scientifica sullo stato trofico; l’assenza di dati su un terzo delle sostanze prioritarie rende altrettanto impossibile una conclusione per quanto riguarda lo stato chimico.
Da sottolineare, che la classificazione dei corpi idrici lacustri deve essere effettuata a conclusione del ciclo di monitoraggio triennale (2010-2013) e che una determinazione annuale come quella illustrata qui sopra fornisce soltanto una valutazione provvisoria e indicativa. La “stima preliminare dell’indice chimico e fisico-chimico di qualità ambientale - anni 2011 – 2013” dell’ARPA attribuisce il giudizio “Buono” al Lago di Bolsena – ignoriamo però sulla base di quali ipotesi.
 
Stato igienico-sanitario delle acque di balneazione:

Secondo i bollettini per le acque di balneazione pubblicati dall’ARPA negli ultimi anni, lo stato igienico-sanitario delle acque del Lago è quasi sempre e dappertutto “eccellente”. Come rilevato più volte e segnalato alle autorità, questo è un artefatto reso possibile dalla violazione delle disposizioni di legge. Da una parte, la frequenza del campionamento di un prelievo al mese è troppo bassa per acque soggette a “inquinamenti a breve durata” causati dai frequenti malfunzionamenti del collettore disastrato, dall’altra parte i punti di campionamento sono spesso lontani da “dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti ed il rischio più elevato di inquinamento”. L’esempio più chiaro ne è la spiaggia di Capodimonte che è, nel suo tratto più frequentato su una lunghezza di quasi due chilometri, senza sorveglianza sanitaria, e che risultava di balneabilità “eccellente” anche nel mese di settembre 2011, quando per cinque giorni vi si riversavano tutte le acque fognarie del comune. Un altro esempio recente è la spiaggia di Bolsena, di qualità “eccellente” anche nel mese di settembre 2013, quando nella località Grancarro, per più di una settimana, accoglieva tutte le acque nere di San Lorenzo, Grotte di Castro e Bolsena.

mercoledì 4 giugno 2014

Punti interrogativi: pontili, sversamenti …



Dalla cittadinanza ci giungono varie segnalazioni che comunichiamo, con la richiesta alle amministrazioni e alle realtà associative locali di fare chiarezza sulla legittimità delle costruzioni e sulle fonti d’inquinamento.

Discussioni accese a Capodimonte a proposito di una nuova costruzione sul Lungolago, definita dal cartellone informativo “Pontile”. Realizzata sul suolo pubblico, blocca il passaggio sulla spiaggia e potrebbe sembrare, all’occhio ingenuo, una terrazza aumentando la superficie commerciale del ristorante retrostante. Una ricerca di documenti relativi all’opera sul sito del Comune (la legge sulla trasparenza esige la pubblicazione di tutti gli atti e relazioni tecniche) non dà nessun risultato.
"Pontile" in costruzione

Infatti, secondo i dizionari con il termine “pontile” s’intende

- struttura portuale in muratura, legno o ferro, simile a un ponte, che si protende verso il mare o il lago consentendo l'attracco di imbarcazioni e l'imbarco e lo sbarco di merci e passeggeri,
- oppure specie di balconata con due scalinate, da cui si leggeva il Vangelo, tipica delle chiese gotiche.


Pontile sul Lago in una cartolina anni '60

Fa dubitare il cittadino anche il fatto, che i lavori visibili hanno avuto inizio esattamente all’indomani delle elezioni comunali che hanno confermato l’amministrazione uscente, a tutt’evidenza favorevole all’opera. Opera che sottrae il suolo pubblico alla popolazione e costituisce perlopiù un precedente pericoloso - fra poco vedremo nascere tali “pontili” su tutto il Lungolago fino a coprirlo completamente? La libera spiaggia è destinata a rimanere soltanto un lontano ricordo?
 

sversamento in località Guadetto, Bolsena
A Bolsena invece, dove la cittadinanza sta completando il censimento degli scarichi abusivi sul Lungolago (ma non sarebbe questo compito dell’amministrazione comunale?), il 22 maggio ore 12:30 è stato rilevato un versamento al lago di liquami dal canale sito in zona Guadetto. Purtroppo, le autorità, che facilmente avrebbero potuto risalire alla fonte d’inquinamento, non sono state chiamate subito. Forse non si tratta di un problema isolato: i campioni per l’analisi dello stato igienico-sanitario delle acque, prelevate dall’ARPA nel punto di rilevamento più vicino (punto 1 - Le Naiadi, a una distanza di un centinaio di metri, la frequenza di prelevamento è di uno al mese), nel mese di aprile hanno mostrato una presenza importante di batteri – con 960 n°/100ml di escherichia coli solo di poco sotto il limite di legge.  


sversamento in località Guadetto, Bolsena



sabato 24 maggio 2014

Eccellenza del Lago: poesia e verità


Il 16 maggio, Tusciaweb pubblica il seguente articolo: Qualità eccellente per le acque del lago di Bolsena, Equitani: “Ora necessario mettere mano all’impianto Cobalb”

“Il livello di qualità delle acque del lago di Bolsena è eccellente. E’ quanto riportato nell’ultimo decreto del Presidente della Regione Lazio che ha individuato e classificato le acque destinate alla balneazione e i punti di monitoraggio.

Secondo le rilevazione effettuate dall’Arpa Lazio, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, la qualità delle acque del lago prelevata in più punti, nei comuni di Bolsena, Montefiascone, Marta, Capodimonte, Gradoli, Grotte di Castro e San Lorenzo Nuovo, in base agli ultimi dati, si presenta come eccellente su 26 dei 28 punti di prelievo, e comunque buona sui restanti due.

 “I risultati più che positivi delle rilevazioni– ha commentato l’assessore provinciale all’Ambiente Paolo Equitani – stanno a dimostrare che, nonostante i tanti problemi legati al funzionamento dell’impianto di depurazione del Cobalb, il lavoro portato avanti fino ad oggi per assicurare la buona qualità delle acque, ha dato i suoi frutti. Un lavoro sinergico che ha visto in prima linea tutte le istituzioni locali, la Provincia di Viterbo e la Regione Lazio e che ha permesso di scongiurare potenziali rischi di inquinamento. Questi risultati – prosegue Equitani – stanno a dimostrare la necessità di intervenire al più presto con interventi strutturali sul sistema di depurazione, ancora di più nel momento in cui sembra prendere consistenza l’ipotesi di superare l’emergenza arsenico nella Tuscia miscelando le acque del Lago di Bolsena, ricavate in profondità e dunque a scarsa concentrazione di arsenico, con quelle distribuite dalle reti, ottenendo così un abbassamento dei parametri.

Una soluzione che, in tempi non sospetti, anche la Provincia di Viterbo aveva proposto per risolvere in maniera definitiva l’emergenza, in alternativa alla dispendiosa realizzazione dei dearsenificatori. Alla luce della concreta eventualità di ricorrere in futuro alla miscelazione delle acque, è ancora più indispensabile lavorare affinché la qualità del lago di Bolsena continui a mantenersi eccellente. Per fare questo – conclude l’assessore – è necessario che la Regione metta mano alla ristrutturazione dell’impianto Cobalb purtroppo fatiscente, procedendo ad un intervento complessivo di carattere strutturale che consenta di eliminare ogni rischio alla radice”.”

Si rileva una chiara contraddizione tra l’affermazione dell’eccellenza delle acque da una parte, e la richiesta urgente di interventi sulle strutture fatiscenti dell’impianto Cobalb: se tutto va bene, perché questa fretta, questa necessità di stanziare fondi in emergenza?

scia fognaria sulla spiaggia di Capodimonte, nel tratto privo di sorveglianza sanitaria
Il problema sta nella consistenza della dichiarazione di eccellenza. Secondo i bollettini per le acque di balneazione pubblicati dall’ARPA negli ultimi anni, lo stato igienico-sanitario delle acque del Lago è quasi sempre e dappertutto “eccellente”. Come rilevato più volte e segnalato alle autorità – dall’osservatorio stesso (leggete il post Goletta dei Laghi 2013), da Legambiente e dall’associazione La Porticella (nei suoi rapporti sullo stato di salute del Lago di Bolsena) -, questo è un artefatto reso possibile dalla violazione delle disposizioni di legge.

Da una parte, la frequenza del campionamento di un prelievo al mese è troppo bassa per acque soggette a “inquinamenti a breve durata” causati dai frequenti malfunzionamenti del collettore disastrato, e dalla mancante separazione di acque bianche e acque nere nelle fognature. Dall’altra parte, i punti di campionamento sono spesso lontani da “dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti ed il rischio più elevato di inquinamento” (le informazioni su frequenza e posizione dei campionamenti sono accessibili sul sito dell’ARPA Lazio).

L’esempio più chiaro ne è la spiaggia di Capodimonte che è, nel suo tratto più frequentato su una lunghezza di quasi due chilometri, senza sorveglianza sanitaria, e che risultava di balneabilità “eccellente” anche nel mese di settembre 2011, quando per cinque giorni vi si riversavano tutte le acque fognarie del comune. Un altro esempio recente è la spiaggia di Bolsena, di qualità “eccellente” anche nel mese di settembre 2013, quando nella località Grancarro, per più di una settimana, accoglieva tutte le acque nere del tratto settentrionale del collettore.

Poiché la parola dell’ARPA per definizione “è legge”, chi rileva un inquinamento, o chi critica il giudizio dell’ARPA, rischia la denuncia – come avvenne nell’anno 2012, quando la Goletta dei Laghi fu denunciata dal sindaco di Marta, perché trovò inquinato un tratto di spiaggia.

Per concludere, va sottolineato che la qualità eccellente delle acque citata si riferisce alla qualità igienico-sanitaria (decisiva per la balneabilità), e non alla qualità ecologica che è decisiva per lo stato di salute globale del Lago. Secondo le ultime affermazioni dell’ARPA riguardanti l’anno 2012, questo stato ecologico delle acque risulta “Sufficiente”, ed è in lento e continuo degrado.

 

domenica 18 maggio 2014

15 maggio 2014, convegno a Montefiascone: riassunto degli interventi

Lago di Bolsena: un lago da bere [?] – pianificare il futuro

Apre il convegno il Sindaco di Montefiascone, Luciano Cimarello, che saluta il pubblico nella gremita sala conferenze della Rocca dei Papi. Presenti l’assessore regionale alle infrastrutture, politiche abitative e ambiente, Fabio Refrigeri, il Consigliere regionale Riccardo Valentini, l’ing. Bruno Placidi direttore della direzione regionale infrastrutture, ambiente e politiche abitative, il presidente della commissione ambiente, Enrico Panunzi, una parte dei sindaci del comprensorio, il direttore del COBALB Massimo Pierangeli, scienziati e rappresentanti delle associazioni ambientaliste.
Il sindaco Cimarello riassume le varie criticità del Lago da affrontare – il sistema fognario, l’inquinamento da varie fonti, la geotermia, la tutela del paesaggio e la potabilità dell’acqua – e chiede risposte e presa in carico definitive dai massimi dirigenti regionali.



Il primo intervento congiunto dell’ing. Piero Bruni (associazione Lago di Bolsena) e prof. Giuseppe Nascetti (Università della Tuscia) discute il lato scientifico delle criticità del Lago e il loro impatto sulla potabilità delle acque. Bruni rileva il tenore basso di arsenico nell’acqua del Lago di circa 5 µg/l che la rende idonea alla miscelazione con l’acqua degli acquedotti, offrendo una soluzione conveniente e definitiva al problema della potabilità. Parla del rischio collegato all’inquinamento della falda dallo sfruttamento geotermico che potrebbe indurre la risalita di acque termali. Nascetti esibisce le prove scientifiche per il lento degrado ecologico del Lago, citando la progressiva deossigenazione profonda, il crescente contenuto di fosforo e la diminuzione della trasparenza: lo stato ecologico, in passato “buono”, nel 2011 risultava solo “sufficiente”. Questa tendenza mette in pericolo i vari servizi ecosistemici che il Lago ci offre: ogni intervento, ogni sfruttamento delle risorse e servizi pone la questione della compatibilità con l’ecosistema. Illustra che anche il Lago di Bolsena corre il rischio di proliferazione dell’alga rossa che produce microcistine tossiche e cancerogeni e potrebbe compromettere la potabilità. Elencando le criticità, Nascetti accenna alle possibili risposte. L’apporto di nutrienti dall’agricoltura dev’essere affrontato dalla concimazione a lento rilascio, l’aumento del fosforo va contrastato con il potenziamento del sistema fognario, l’impatto del turismo va minimizzato dal controllo efficace degli impianti e dalla gestione responsabile delle fonti d’inquinamento. Obiettivo generale è un miglioramento globale della qualità delle acque che dovrebbe essere monitorato con un programma di attente rilevazioni pluriennali. I fondi per le opere di risanamento sarebbero da ricercare nei progetti europei, come nel progetto Life 2000 elaborato dall’università della Tuscia, purtroppo rimasto senza appoggio dall’amministrazione regionale precedente.

L’assessore regionale Refrigeri assicura che è ben informato sui problemi del Lago, e che la qualità di questo “straordinario lago” ha la massima attenzione della Regione. Dopo un periodo di ascolto, riflessione e concertazione, adesso si possono progettare le azioni. Annuncia che il risanamento del bilancio regionale ha permesso di rendere disponibili risorse di 2 milioni € per risanare e completare il sistema di depurazione (applausi). Sottolinea che bisogna trovare il sistema di gestione del sistema adatto. Il problema dell’acqua potabile sarebbe strettamente legato al problema della salute del Lago. Per affrontare il problema arsenico occorrono altre risorse, comunque sono già previste fondi regionali a proposito. Per non aumentare i problemi già esistenti, si dice contrario alla geotermia nel comprensorio del Lago. Accenna alla necessità di una governance locale che unisce sindaci e associazioni, e dell’urgenza di invertire le tendenze negative. Infine dichiara che per gestire meglio il livello del Lago, sono stanziati fondi per una gestione automatica delle paratie. Conclude: “La voglia c’è di fare bene; insieme ce la possiamo fare”, e deve partire per mantenere altri impegni.

Prof. Roberto Minervini, che funge da moderatore, interviene brevemente per informare sul pericolo per l’ecosistema e per il turismo che presenterebbe l’introduzione, accidentale o consapevole, del pesce siluro nel Lago. Propone di includere nelle misure di conservazione della ZPS un divieto dell’introduzione e chiede un controllo efficace.

All’inizio del suo intervento, prof. Claudio Margottini dichiara di essere, quanto insegnante di geotermia, globalmente favorevole allo sfruttamento di questa energia. Non è però d’accordo quando compromette la salute dell’ambiente, come potrebbe essere nella zona del Lago, dove sono in corso molte richieste per permessi di ricerca geotermica, e dove è imminente la fase di realizzazione di un impianto pilota a Castel Giorgio, grazie alla deregulation introdotta da una legge del 2010. Espone le varie criticità per il comprensorio: la contaminazione della falda acquifera da arsenico, il pericolo di eruzioni di gas, il rischio sismico legato, da una parte, a un eventuale insufficiente scambio traversale nel serbatoio geotermico, e dall’altra alla sismicità naturale importante della zona che può essere stimolata dallo sfruttamento. Pone l’accento sulle incertezze circa la potenzialità della fonte, poiché la geotermia non è rinnovabile, mentre il calore della Terra (quasi) lo è.
Propone una moratoria per la realizzazione dell’impianto pilota e la ricerca di aree idonee su livello regionale per tutte le rinnovabili. Per eventuali impianti da realizzare chiede il ricorso alla governance locale, al monitoraggio sismico e la mappatura delle condizioni della falda acquifera. Ritiene necessario rivedere tutti i meccanismi d’incentivazione per contrastare la speculazione finanziaria; si esprime in favore della copertura dell’autoconsumo tramite piccoli impianti, e della preferenza da dare a imprese italiane.

Il consigliere Riccardo Valentini ringrazia i relatori, i sindaci e soprattutto le associazioni che con tenacia hanno seguito la problematica da tanti anni, e che sono uniti in una rete importante. Dichiara che “oggi è stato fatto un passo di storia” e conferma che dopo la rimessa in sesto del bilancio regionale, il finanziamento dell’intervento sugli impianti di depurazione è sicuro. Per risolvere il problema arsenico, la Regione intende ricorrere a fondi europei previsti nero su bianco dall’UE. Afferma che, anche se rimane tanta strada da fare, il Lago di Bolsena è un faro d’attenzione delle politiche ambientali regionali. Bisogna comprendere che il Lago è una risorsa non rinnovabile, un sistema irreversibile comparabile, su piccola scala, alla foresta amazzonica o ai ghiacciai della Groenlandia – un collasso dell’ecosistema lo rende inutilizzabile nei suoi molteplici servizi ecosistemici, con conseguenze irreversibili anche economici.
Ritiene che occorre, per quanto riguarda il progetto di depurazione, tenere conto dei problemi del passato ed evitarli. Imperativo è di ridurre i costi di gestione. L’acqua del Lago è una risorsa importante per quasi tutta la Tuscia anche per risolvere il problema arsenico, e conviene condurre uno studio attento a proposito; bisogna regolare deflusso e prelievi con razionalità. Nell’agricoltura, Valentini propone un sistema integrato di gestione con ricorso a un’agricoltura meno impattante, a progetti partecipati e l’incentivazione di prodotti biologici e tipici. Sembra che ci siano anche problemi apparsi nella pesca sportiva, dove l’inquinamento da esche incontrollate fa riflettere.
Per quanto riguarda la geotermia, Valentini esprime l’attenzione e la preoccupazione della Regione facendo riferimento alla grande sensibilità sismica della zona e dei centri storici. Propone una moratoria per impianti geotermici nella zona. Richiama alla riflessione su che cosa significa produrre energia e chiede un piano energetico regionale e delle regole che devono essere definite assieme ai cittadini e sindaci: ”L’energia non è un business e deve servire a tutti noi”. Prima importanza riviene al risparmio energetico e alla copertura dell’autoconsumo. Invita a un dialogo continuo con le forze del territorio e un percorso comune da realizzare con i cittadini e le amministrazioni, nel senso di un processo partecipatorio. Un grande applauso lo ringrazia per il suo intervento.

L’intervento di Enrico Panunzi non ha luogo perché è partito in anticipo per seguire un’altra iniziativa.
 

 
Dopo gli interventi programmati, rimane pochissimo tempo per alcuni interventi dal pubblico.

Katia Maurelli, portavoce del Movimento Donne per il Lago e rappresentante dell’associazione La Porticella e del Comitato Cittadino di Bolsena, deplora che la cittadinanza non era stata invitata a intervenire nel convegno. Sottolinea l’importanza del movimento cittadino che da anni interviene in favore della salvaguardia del Lago, che con la petizione Salvalago ha trovato l’adesione di 14 mila cittadini e che anima varie associazioni e gruppi. Ritiene che i cittadini sono i promotori principali di vari convegni tra cui di quello attuale – senza i cittadini l’importanza prestata alla salute del Lago sarebbe ben minore. Allo stesso tempo, il volontariato cittadino ha acquistato notevoli competenze, e la prova ne è che i dati scientifici citati relativi allo stato di salute del Lago provengono esclusivamente dai cittadini. Sollecita gli amministratori a prendere atto di questa realtà. Richiamo l’attenzione al fatto che in ogni comune ci sono sversamenti fognari abusivi, conosciuti alle amministrazioni, che non intervengono, e che i comuni non hanno mai preso in considerazione il controllo e la revisione della rete fognaria comunale richiesta dai cittadini. Sottolinea l’importanza fondamentale di un cambiamento nell’impostazione dell’agricoltura e chiede la definizione di norme scaturite dalle Misure di Conservazione della ZPS. Si oppone decisamente al completamento dell’anello del COBALB a ponente che implicherebbe grandi e lunghe opere, proponendo come soluzione piccoli impianti di fitodepurazione. Ricorda l’uso diffuso del diserbo chimico in tutti i comuni e chiede l’intervento delle amministrazioni. Ricorda che la legge referendaria sulla gestione pubblica delle acque chiama a una gestione locale della risorsa e propone una riflessione su modi di gestione innovativi come un azionariato cittadino. Prima di essere interrotta dal moderatore, propone una soluzione integrata per la gestione energetica degli impianti COBALB, un progetto con piccoli impianti di produzione di energia rinnovabile sul quale lavora la cittadinanza, e viene premiata da un lungo applauso.

Milvo Ferrara, presidente di una cooperativa di professionisti nel settore dell’ambiente, propone di adottare le buone pratiche proposte dalla CE e consiglia ai cittadini di mettersi insieme come cooperativa di comunità, nell’obiettivo di non fare gestire da altri quello che è del cittadino, il bene comune. Significa unirsi in uno strumento unico dove mettere la politica nelle condizioni di seguirli. Occorre decidere su quale territorio intervenire, e con quale strategia, che comunque oggi si sintetizza con la parola SMART. Se immaginiamo il Lago di Bolsena e la sua comunità come una cooperativa di comunità SMART, la comunità avrebbe un orizzonte enorme; se dei 14 mila firmatari della petizione Salvalago ognuno versa solo 100 €, la comunità si prende il sistema idrico e decide come farlo nell’ambito di una progettazione partecipata. L’esempio della cooperativa di comunità di Prato allo Stelvio dimostra, che insieme si vince. Unico vincolo: non fare cose grosse, bisogna stare nel piccolo.

In conclusione interviene il moderatore Roberto Minervini dicendo che la CE non finanzia praticamente più iniziative che non abbiano una condivisione dal basso, nel contesto dei “contratti” locali.

Anna Claudia Cenciarini dell’associazione Lago di Bolsena annuncia che il dirigente regionale responsabile delle conferenze di servizi riguardanti progetti di esplorazione geotermica ha sospeso le convocazioni, considerando l’opposizione della popolazione, e attendendo una decisione politica. Si dichiara preoccupata dalla proposta di un piano energetico regionale: piani di questo genere servirebbero secondo la sua esperienza a permettere e non per regolare, e comunque sono in continuazione bypassati. Rileva l’assenza della possibilità alla partecipazione dei cittadini, e il fatto che l’assessore responsabile per i progetti di geotermia, l’assessore alle attività produttive, non è presente.

Il direttore del COBALB Pierangeli pone una domanda al consigliere Valentini che avrebbe voluto fare all’assessore Refrigeri: i fondi per il ripristino del collettore fra quanto tempo saranno a disposizione? E, considerando i tempi burocratici lunghi, come si pensa di superare le emergenze durante la stagione estiva? Dice di avere spedito, 20 giorni fa, una lettera al prefetto, alla Provincia e all’assessore Refrigeri a questo proposito, chiedendo 50/60 mila € di fondi. Il sindaco di Marta interviene accusandolo di avere specificato poco fa che il sistema fosse a posto. Pierangeli puntualizza che, anche se al momento il sistema funziona, ci sono criticità attuali e previsibili dove conviene prevenire invece di rischiare sversamenti durante la stagione, ad esempio nei casi dove una stazione di pompaggio dispone di una sola pompa invece delle 4 pompe previste. Dopodiché il convegno finisce in una discussione comune e vivace, durante la quale il consigliere Valentini si dichiara disposto a verificare, assieme ai cittadini, diverse situazioni abusive oggetto di denunce ignorate dalle autorità.

  

 

giovedì 10 aprile 2014

Il Movimento Donne per il Lago incontra Riccardo Valentini


 Il 9 marzo 2014 il Movimento Donne per il Lago aveva inviato una lettera aperta al Consigliere Regionale Riccardo Valentini chiedendo un incontro "per trovare insieme una strada per salvare il nostro Lago".
Lunedì 7 Aprile si è svolto l’incontro tra le portavoci del Movimento Donne per il Lago (MDL) e il Consigliere Regionale Riccardo Valentini. All’incontro era presente anche Daniele Camilli, della segreteria provinciale del consigliere. MDL era rappresentato da Angela Ricci, Catherine Bardinet, Francesca Ferri e Katia Maurelli.
Pubblichiamo qui il report di questo incontro:

 Al consigliere abbiamo narrato lo stato di profonda preoccupazione delle Donne per lo stato di salute del Lago di Bolsena, per il generale stato di abbandono del nostro territorio rispetto alla salvaguardia ed alla valorizzazione del suo patrimonio ambientale, a fronte di tante parole spese dagli uomini della politica sul valore delle nostre terre. Si è denunciata la minaccia che grava sulle terre attorno al lago da parte di speculatori e sfruttatori di risorse (Geotermia industriale, parchi eolici e solari di grande estensione). Si è riferito della lunga battaglia condotta per il ripristino dell’anello fognario, che allo stato attuale ha prodotto solo carta e promesse non mantenute. Abbiamo espresso il desiderio di una nuova politica agricola di conversione al biologico e di uno sviluppo verso un turismo responsabile, che garantiscano alta qualità della vita per tutte e tutti.


 Il Consigliere Valentini ha affrontato i singoli argomenti, esprimendo piena comprensione ed in generale una adesione alle istanze del MDL, rispondendo nel seguente modo:

 1) I tempi della politica sono lentissimi, e lasciano costernato una persona che come lui giunge alla politica dalla dimensione della ricerca applicata; la lentezza burocratica spiega il fatto che ancora non siano disponibili i soldi stanziati per l’ammodernamento dell’anello fognario. Nel corso di Aprile saranno istallate le nuove pompe che la Regione Lazio ha acquistato direttamente (evitando di girare fondi al Cobalb) per un importo di euro 60.000. Un intervento simile era stato fatto nell’agosto del 2013. Quest’anno hanno voluto anticipare i tempi di riparazione rispetto alla stagione estiva. Dobbiamo considerarlo un buon risultato. La Regione Lazio sta varando la normativa derivante dal Piano di gestione dello ZPS (Zona a Protezione Speciale), ma su questo punto Valentini si è dimostrato evasivo, o comunque non informato. Abbiamo fatto la richiesta di inserire un tecnico rappresentante dei Comitati Cittadini, e comunque siamo pronte a presentare le nostre valutazioni sul nuovo regolamento entro 90 giorni dalla sua pubblicazione, come previsto dalla legge.

 2) La nuova legge regionale sull’acqua pubblica (che per prima in Italia accoglie i risultati referendari sull’acqua bene comune) rimette in discussione l’intero sistema delle società di gestione, ed il dibattito è in corso fra i politici e chi aspira a lottizzare nuovamente l’acqua potabile (anche se la nuova legge crea forti impedimenti alla lottizzazione, giacché stabilisce che la gestione dell’acqua potabile non deve produrre utili). Valentini si è dichiarato favorevole all’idea di un organismo pubblico di gestione dell’acqua pubblica e dell’anello fognario del Lago, creato sulla base di un azionariato cittadino, e vincolato da un serio meccanismo di verifica e controllo. I tempi di definizione del nuovo ente di gestione prevedono 90 gg. Resta evidente che tutto si gioca sulla scacchiera politica, dove c’è chi spinge per una mega gestione unica regionale, e a favore di tale soluzione Valentini ha sottolineato che questo garantirebbe una disponibilità maggiore di denaro proveniente dalle bollette di tutta la regione per mantenere l’anello fognario del Lago in buono stato.

 3) Questione Arsenico: ad oggi sono stati istallati 20 dearsenificatori nei comuni con tasso alto di arsenico; entro dicembre 2014 sarà completata l’istallazione di dearsenificatori anche nei comuni con tasso di arsenico tra 10 e 20mg (i comuni del nostro territorio). Ma il grande problema dei dearsenificatori è il costo di ricambio dei filtri che non potrà essere garantito da fondi regionali.
 Resta di vitale importanza realizzare dei sistemi di miscelazione con acque prive di arsenico; a tal fine la regione sta ovviando in vari modi e per il nostro territorio si punta ad utilizzare le acque del Lago, dunque si fa stringente la necessità di innalzare il livello di qualità delle sue acque.

 4) Gestione del livello delle acque del Lago. Senza dilungarci sulla questione, diciamo che a fronte di una proposta di sistema elettronico avanzata da Valentini, le donne del MDL hanno espresso il desiderio che il controllo del livello del lago continui ad essere fatto da un essere umano che vive sul lago, e vede e ascolta chi vive sul lago piuttosto che da una centralina elettronica gestita a distanza. E soprattutto che prima di ogni spesa ulteriore, si provveda a svitare la palina di misurazione ed a riposizionarla eliminando l’attuale errore di cm 25 che falsa ogni valutazione!!!

 5) Agricoltura: il Consigliere Valentini è particolarmente sensibile ad una conversione dell’agricoltura al biologico, anche per sua specifica competenza professionale (vedi sul suo profilo fb report su Cambiamenti climatici e agricoltura). Si è espresso unanime disappunto per la quantità di diserbo che in questi giorni si è riversato sul territorio della Tuscia, anche a pochi metri dal lago. E’ urgente avviare un progetto generale di conversione ad un’agricoltura rispettosa dell’ecosistema, giacché le pratiche agricole basate su diserbanti, anticrittogamici e fertilizzanti chimici hanno già distrutto il Lago di Vico e sono stati individuati come concausa principale dell’inquinamento del Lago di Bolsena. Abbiamo sollecitato un intervento di sensibilizzazione degli imprenditori agricoli e di valorizzazione e diffusione delle buone pratiche di vita in generale ed agricole in particolare. Abbiamo espresso forti dubbi sul sistema delle Certificazioni biologiche in agricoltura che hanno raggiunto costi insostenibili e dunque disincentivano gli agricoltori; e Valentini ha auspicato che tali certificazioni possano un giorno essere rilasciate da ente pubblico regionale o ministeriale, tenendo conto che negli uffici pubblici lavorano figure professionali adeguate a tal fine.

 In conclusione, siamo state sollecitate ad avviare un percorso comune con le istituzioni per sostenere azioni di miglioramento delle politiche ambientali sul territorio, e per ulteriori decisioni è necessario che MDL si riunisca di nuovo. E’ necessario fissare i nostri obiettivi politici, valutare le nostre risorse creative, misurare la disponibilità delle singole ad eventuali impegni per la collettività, stabilire eventuali condizioni ad eventuali collaborazioni… a buon intenditrice, poche parole!!!

mercoledì 9 aprile 2014

Qual è il colore della primavera? Giallo!


“Che cosa fa d’aprile e maggio i mesi più piacevoli dell’anno? È il verde dei campi che induce gli uccellini a cantare e a esaltare la primavera e la sua deliziosa livrea d’un verde gaio”.
In questi giorni, la deliziosa livrea della natura è dappertutto macchiata di uno sporco marrone-arancione-giallastro, grazie all'uso di diserbanti chimici che vengono dispersi in grande quantità nei terreni coltivati, sui cigli delle strade, sui margini, sui bordi dei fossi e nei parchi cittadini - come “strategia semplice per coniugare efficacia e redditività” (pubblicità Monsanto) - atta a liberare le coltivazioni da erbe infestanti ed a sopprimere la vegetazione indesiderata in terreni privati e pubblici. La chimica nell’agricoltura industriale sostituisce ormai il lavoro dell’uomo e, sembrerebbe, rappresenta una soluzione facile ed economica. Soluzione che trascura, purtroppo, le esigenze del sistema complesso di cui le “malerbe” fanno parte, e che non tiene conto degli effetti del diserbo sugli altri membri dell’ecosistema, noi inclusi.


diserbo nel vigneto - alla salute!

I diserbanti più in uso dalle nostre parti si basano sul glifosato come principio attivo e si chiamano Roundup, Rodeo, Glifoplus, Touchdown (o Buggy, Bioglif, Clinic 360, Silglif, Taifun, Risolutiv …) . Sono erbicidi sistemici e non selettivi, “totali” e in grado di sopprimere indiscriminatamente tutta la vegetazione presente; penetrano nella pianta attraverso la vegetazione fogliare. Nel terreno il glifosato si accumula perché viene saldamente adsorbito sulle particelle del suolo (ed è perciò difficile da rilevare); il suo tempo di permanenza nel suolo e nell’acqua è relativamente lungo (da alcuni a un centinaio di giorni) e vi può essere presente in concentrazioni importanti. Non è biodegradabile: lo sottolinea la condanna definitiva per pubblicità menzognera di Monsanto, in Francia, nel 2009, (su denuncia dell’associazione Eau et Rivières de Bretagne, che aveva rilevato l’erbicida nel 78% dei campioni presi dai corsi d’acqua della Bretagna): il gigante multinazionale sosteneva che il “Roundup” fosse biodegradabile e rispettasse l’ambiente.

diserbo in un campo vicino al Lago

In generale, l’effetto più grave delle molecole di erbicidi, pesticidi, insetticidi e fungicidi deriva dal fatto che eliminano o indeboliscono certi membri o funzioni dell’ecosistema, e così disturbano il suo equilibrio globale. Tutte le conseguenze di questo disturbo sono impossibili da prevedere e possono manifestarsi in tutta la loro gravità solo dopo lunghi anni: abbiamo davanti ai nostri occhi l’esempio del degrado dell’ecosistema del Lago di Vico, da attribuire allo squilibrio introdotto da un insieme di interventi sconsiderati (tra cui l’uso di pesticidi), durante decenni, sull’ambiente.
Non mancano però neanche gli effetti immediati e puntuali su animali e umani. Già nel lontano 1987, Lorenzo Tomatis denunciava la “deliberata spietatezza” con la quale tutta la popolazione del pianeta, inclusa la sua componente più fragile che sono i bambini, è minacciata “dall’esposizione diretta alla pletora di cancerogeni, mutageni e sostanze tossiche di varia natura presenti nell’acqua, aria, suolo e cibo …”.

diserbo nell'uliveto

Negli ultimi decenni l’utilizzo di fitofarmaci di sintesi in Italia è aumentato vertiginosamente, per raggiungere quasi 200 mila tonnellate nel 2013, con più di 350 molecole diverse. Più di metà delle acque superficiali ne contengono tracce, che superano i limiti di legge in un terzo dei casi.
Se ci concentriamo sui diserbanti, e qui sul glifosato, sappiamo che è irritante (per occhi e alle vie respiratorie) per l’uomo e per animali che, dopo essere stati in contatto o avere ingerito erba trattata, dimostrano segni clinici come vomito, bava alla bocca, diarrea e convulsioni.
È tossico per organismi acquatici. Secondo una pubblicazione recente, l’uso generalizzato del glifosato potrebbe essere responsabile per la “sindrome dello spopolamento degli alveari” SSA che affligge le api negli Stati Uniti e in Europa.
Il principio attivo glifosato, com’è stato dimostrato in un recente studio tedesco, è presente nel corpo della più grande parte degli abitanti delle città europee. Glifosati sono contenuti in prodotti alimentari come cereali e leguminose e nei loro derivati provenienti dall’agricoltura convenzionale (mentre sono sostanzialmente assenti negli alimenti biologici).
Nell’uomo, il glifosato è sospettato di essere dannoso per il sistema endocrino e riproduttivo. I principali rischi segnalati per esposizione (soprattutto professionale) a questi erbicidi riguardano i tumori del sangue. Da vasti studi su agricoltori statunitensi risulta in particolare un aumentato rischio di mieloma multiplo, con un incremento del 160% per chi è esposto al glifosato.

diserbo sul ciglio stradale

Uno studio pubblicato solo alcuni mesi fa, collega l’apparizione epidemica di una nuova forma d’insufficienza cronica renale (CKDu) nello Sri Lanka, in El Salvador, Nicaragua e altre nazioni, al crescente utilizzo di glifosati nell’agricoltura. Nello Sri Lanka, dove l’epidemia ha colpito 400 mila agricoltori e ha provocato la morte di 20 mila persone, il governo ha immediatamente vietato l’uso di erbicidi che contengono questa molecola considerata concausa determinante dell’epidemia.
Un ulteriore rischio “collaterale” dei glifosati proviene dal fatto che il diserbante può dimostrare tutta la sua potenza solo in combinazione con colture di piante rese insensibili al glifosato attraverso modificazione genetica indotta: ciò che permette il diserbo anche in colture agricole già in vegetazione. Il vasto uso di glifosati è quindi intimamente legato alla proliferazione di colture OGM.
Per concludere, ricordiamo che secondo il consenso della comunità scientifica i glifosati sono tra i diserbanti più innocui, e che l’utilizzo molto diffuso di altre molecole (2,4 – D (componente del famoso agente arancio), mesotrione, terbutilazina (parente stretta della micidiale atrazina), S-metolachlor e molti altri) decisamente non è meno rischioso per noi e per l’ambiente. Nella strategia del diserbo chimico l’impiego di vari principi attivi – o in un cocktail di sostanze oppure avvicendando diversi prodotti – è comunque indispensabile per evitare lo sviluppo di resistenze nella vegetazione infestante.

diserbo nell'uliveto

Proponiamo ai comuni del Lago di rilasciare ordinanze di divieto dell’uso di diserbanti (e in generale di fitofarmaci), come avvenuto a Caprarola, a Corchiano e in molti altri comuni: un divieto di utilizzare questi prodotti in tutto il territorio urbano, sul suolo pubblico e, per salvaguardare l’ecosistema del Lago, soprattutto nelle sue vicinanze e lungo i fossi. Ricorrendo a campagne di sensibilizzazione e informazione i comuni potrebbero disincentivare progressivamente l'uso dei fitofarmaci in agricoltura.
E se potessimo tornare a odorare la fragranza dell’erba fresca tagliata, ad ammirare la livrea immacolatamente verde della natura?

 

martedì 18 marzo 2014

Il giro della Tuscia in 80 giorni – bioregionalismo applicato


Meno avventuroso del viaggio di Phileas Fogg (e meno drammatico si spera), ma sicuramente non meno importante per il nostro territorio: il Giro della Tuscia in 80 giorni, impresa ideata e realizzata da Marco Saverio Loperfido. Il suo percorso ritorna al Lago (dopo averlo toccato nella prima metà di marzo a Montefiascone e Bolsena) per raggiungere Grotte di Castro, Gradoli e Valentano dal 18 al 21, e Capodimonte e Marta dal 25 al 26 marzo.

 
Percorrere un territorio a piedi”, ci spiega Loperfido, “significa, come prima e fondamentale cosa, entrare in uno stretto contatto con esso, rendersi conto della maniera in cui fu vissuto per millenni, scoprire dinamicamente la prospettiva paesistica attraverso cui fu interpretato dagli uomini …”

Passo dopo passo, percorrendo il nostro territorio, possiamo riacquistare questa intima conoscenza delle nostre terre che era condizione essenziale per i nostri antenati. Se, invece di utilizzarli come oggetti a nostra disposizione, cominciamo a ri-abitare, nel senso profondo, i nostri luoghi, scopriremo che facciamo parte inscindibile di loro stessi e della loro comunità di esseri viventi; ci renderemo conto che una qualsiasi azione impropria, violenta contro di loro è rivolta anche contro di noi.

Infatti: “Non esiste altro modo dunque per tutelare il paesaggio italiano e per promuoverne la conoscenza se non quella di creare o riscoprire la rete di percorsi a piedi nei territori stessi, da paese a paese, andando in controtendenza alla moda di cementificare, di asfaltare e di dimenticare gli antichi tracciati.”

Il giro della Tuscia si inscrive nel più ampio progetto di “Ammappa l’Italia”: un progetto collettivo, dove ognuno può partecipare mettendo a disposizione di tutti la descrizione dei percorsi che conosce costruendo un’enciclopedia, libera e gratuita, dei sentieri, delle strade bianche, delle mulattiere.

Anche il “Camino dell’acqua”, percorso che collega nella sua rete i Comuni del Lago, realizzato per la prima volta nell’autunno dell’anno scorso (vedi il post), sarà “ammappato” in quest’archivio.

Sulla pagina web dedicata al Giro della Tuscia troviamo il programma del percorso per chi vuole partecipare alle passeggiate e, giorno per giorno, la descrizione del cammino appena fatto, correlata da fotografie, appunti di viaggio, filmati e annotazioni dei luoghi d’interesse storico, artistico e archeologico, e dei luoghi migliori dove mangiare e pernottare.

“Camminare infatti, nell’epoca della fretta e della superproduzione, è ormai diventato un atto rivoluzionario.”

Peter Berg, uno dei padri fondatori del movimento bioregionale nel lontano 1975, descrive così le sue basi:
“Il luogo in cui vivi è vivo e tu fai parte di questa vita. Allora, quali sono i tuoi obblighi e la tua responsabilità nei confronti di questi luoghi, in cambio del sostentamento e del supporto che ti offrono? Come li metti in atto? È qui tutta la premessa del bioregionalismo.”
La Rete Bioregionale Italiana è stata fondata nella primavera del 1996 nel Parco di Monte Rufeno ad Acquapendente come incontro di varie realtà che si occupavano e si occupano di ecologia profonda e bioregionalismo. Per un’esperienza storica del bioregionalismo italiano, Etain Addey e il bioregionalismo .