venerdì 14 aprile 2017

Attacco chimico


È un fenomeno che si ripete ogni primavera e si aggrava di anno in anno: l’uso diffuso di sostanze erbicidi nei campi, ma anche in aree pubbliche, lungo le strade, lungo i corsi d’acqua e a pochi metri dalle rive del Lago.

In un post precedente abbiamo trattato questo problema focalizzandoci sul glifosato, principio attivo dei diserbanti più usati al mondo nell’agricoltura. Fu sviluppato negli anni settanta dalla multinazionale Monsanto e si trova in commercio sotto vari nomi suggestivi: Roundup, Taifun, Desert, Rasikal Quick, Mastiff …

diserbo nel vigneto

Potrebbe essere meno dannoso di molti altri composti chimici negli erbicidi, ma è comunque pericoloso per uomo, animali, piante e l’intero ecosistema. Un erbicida sistemico totale (“seccatutto” in gergo), uccide le piante indiscriminatamente, si accumula nel terreno e nel corpo umano: è stato rilevato nell'organismo della maggioranza della popolazione nelle grandi città europee.
Il glifosato è irritante per gli occhi e alle vie respiratorie, nel contatto può provocare vomito, bava alla bocca, diarrea e convulsioni. Nell’uomo, il glifosato è sospettato di essere dannoso per il sistema endocrino e riproduttivo, e sembra collegato all’apparizione epidemica di una nuova forma d’insufficienza cronica renale (CKDu).

diserbo in un campo a pochi metri dal Lago
 
Il glifosato giunge nel corpo in vari modi: attraverso il contatto con superfici trattate, per le vie respiratorie dopo inalazione di polveri o vapori, con l’ingestione di sostanze contaminate. In pericolo sono soprattutto bambini che giocano, esplorano, toccano in zone trattate: utilizzare erbicidi in aree urbane è assolutamente da evitare.

Dopo un'analisi approfondita conclusasi nel 2015, gli esperti dell'IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) hanno deciso di inserire il glifosato nella lista delle sostanze "probabilmente cancerogene" (categoria 2A).

diserbo lungo la strada
 
Più tardi, EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) e FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per il cibo e l'agricoltura) hanno concluso che "è improbabile che il glifosato comporti un rischio di cancro per l'uomo come conseguenza dell'esposizione attraverso l'alimentazione".

Da una parte, l’ammorbidimento della posizione ufficiale è basato in parte su ricerche e reviews finanziate o influenzate da Monsanto (vedi: Glyphosate and cancer: Buying science).

Dall’altra, l’ipotesi dell’EFSA non contraddice le conclusioni dell’IARC, cioè che il glifosato arrivato nel corpo umano è probabilmente cancerogeno. Ritiene però, che le concentrazioni medie del glifosato negli alimenti non bastano ancora per aumentare significativamente il rischio di sviluppare un cancro. Il discorso cambia per persone che facilmente vengono in contatto con l’erbicida – agricoltori, operatori urbani e bambini.

perché non così?
 
Il glifosato è tossico per organismi acquatici con effetti a lungo termine per l’ambiente acquatico. È nocivo per molti insetti e danneggia gravemente gli ecosistemi naturali. Nell’agricoltura intensiva è associato all’impiego di organismi geneticamente modificati (OGM).

Nel post precedente, abbiamo proposto a tutti i Comuni del Lago di rilasciare ordinanze di divieto dell’uso di diserbanti. Nessuna risposta per due anni, soltanto poco fa il Comune di Capodimonte ha reagito, in modo indiretto e inaspettato con la Determina n. 69 del 25 marzo. Argomentando che “… le recenti acquisizioni al patrimonio comunale di vaste aree urbanizzate … unitamente alla sempre più ridotta disponibilità di personale operaio da impiegare per la manutenzione, spingono sempre più costantemente all’utilizzo di erbicidi per il contenimento della crescita delle erbe infestanti a margine dei marciapiedi e delle aree a parcheggio” ha deciso di acquistare 80 l di erbicida (non è specificato quale!).
diserbo totale nell'uliveto vicino al Lago

Se veramente ci fossero problemi di finanziare il contenimento sostenibile della crescita delle erbe infestanti (proponiamo comunque di rivedere le priorità nelle scelte della spesa pubblica, dando importanza, anzi priorità assoluta alla salute della popolazione e degli impiegati del comune) – perché non fare appello a un impegno volontario e solidale dei cittadini? E come si spiega il fatto (come abbiamo appreso in questi giorni), che lo stesso comune è pronto a spendere migliaia di Euro per tagliare 22 alberi storici del viale alberato “I Pioppi” – l’erba no, ma gli alberi sì?

Nell’UE è in corso una vasta Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) per bandire il glifosato: “Stop Glyphosate” (sostenuta tra altri da Greenpeace, Global 2000, Navdanya, Slow Food, WWOOF, Eaux et Rivières Bretagne, ARCI …). Se verranno raccolte un milione di firme in almeno 7 stati membri, la Commissione Europea sarà obbligata a considerare la richiesta – aderite!

o così?



venerdì 10 marzo 2017

Vendesi Bisentina?


L’Isola Bisentina è in vendita? Recentemente sono apparse voci circa la vendita dell’Isola e dell’interessamento di ricchi privati italiani o imprenditori stranieri - arabi, russi, americani … - pronti a comprarla. Sembra che adesso un fondo immobiliare chiuso sia concretamente interessato all’acquisto.
 
Non sappiamo a che punto sia la trattativa, ma abbiamo notato elicotteri che atterranno sull'Isola e un via vai di geometri, evidentemente autorizzati dalla proprietaria all’accesso, che eseguono rilievi degli immobili esistenti sull’isola. L’Ufficio Tecnico del Comune di Capodimonte, nella cui sfera di competenza l’Isola ricade, ha dichiarato che non è stato contattato da nessun possibile acquirente.
Già nel mese di dicembre, alcune associazioni ambientaliste che tutelano il lago hanno proposto l’acquisto al Fondo Ambiente Italiano (FAI), che ha subito dichiarato il suo vivo interesse. Infatti, l’acquisto dell’Isola da parte del FAI sembrerebbe un’ottima soluzione per garantire la tutela dell’interesse comune e il rispetto delle norme stringenti di tutela dell’Isola come patrimonio culturale e naturalistico dell’umanità.
 
Senza dubbio, dà più garanzie in questo senso una fondazione che si prefigge come scopo costitutivo la tutela del patrimonio ambientale nell’interesse collettivo, anziché un acquirente che agisce a proprio esclusivo vantaggio personale. Ricordiamo anche, che nel passato Donna Giulia Maria Crespi, fondatrice ed ex-presidente del FAI, assieme al Principe Giovanni del Drago è stata decisiva per salvare il Lago dal disastroso “Progetto Angelini”.
Le norme di tutela si esprimono in multipli vincoli - archeologici, architettonici, paesaggistici, di smaltimento dei reflui, ecc. – che in principio non lasciano spazio a interventi che modificano il patrimonio architettonico e naturalistico, ed esigono in più dal proprietario misure di tutela e ripristino.
 
Sul rispetto di questi vincoli vigilano enti pubblici: soprintendenze, comuni, provincia, regione. Ma non possiamo negare la nostra preoccupazione che grossi interessi privati, con grandi capacità finanziarie, possano far pressione affinché taluni di questi vincoli di tutela vengano "alleggeriti". 
Altre possibili soluzioni? L’interessamento di altre fondazioni, la creazione di una fondazione ad hoc, un gruppo di acquisto dell’immobile, o collaborazioni “miste” tra fondazioni, privati e enti pubblici. Si conta soprattutto nel sostegno degli enti pubblici, passivi finora, nel trovare una soluzione per la conservazione dell’Isola Bisentina come Bene Comune, e per permettere la sua fruizione dalla parte e per il bene della popolazione. Come cittadini speriamo anche di poter di nuovo usufruire dell’Isola quale centro culturale e ambientale – cuore e simbolo del Lago di Bolsena –, e non ultimo come polo di attrazione per i turisti di tutto il mondo, e quindi occasione unica per l’economia locale.
Figura centrale della vicenda è il sindaco di Capodimonte e la sua amministrazione, perciò vorremmo chiedere al sindaco:
  - di rendersi dalla proprietaria dell’Isola per un colloquio, accompagnato da un rappresentante   della cittadinanza, per informarsi e per fare presente l'interesse per un acquisto;
  - di esplorare, in tutta trasparenza, tutte le possibilità per il comune di esercitare il suo diritto di prelazione;
  - di chiedere che la proprietaria prima di una vendita adempia al suo obbligo di tutela e ripristino del patrimonio architettonico.

Le associazioni ambientaliste sono pronte a mettere le loro competenze e il loro entusiastico impegno per questo fine, augurandosi che altri si aggiungano. Comunque, anche nel caso di una vendita a privati, vigileranno energeticamente sulla stretta osservazione della normativa.

sabato 25 febbraio 2017

Taglio dei canneti - aggiornamenti


In un recente post abbiamo parlato del taglio di canneti nei Comuni di Montefiascone e Gradoli. A gennaio il terreno ripulito dalle canne è stato di nuovo lavorato, e vari cittadini ci hanno inviato mail e foto ed espresso la loro preoccupazione.
 
Lungolago di Montefiascone


Per esempio:

- Salve …  come voi sono un amante del Lago di Bolsena, vi contatto per chiedervi delle informazioni per quanto riguarda la questione del taglio dei canneti nel Lungolago di Montefiascone, vorrei sapere se voi state seguendo la vicenda, se siete al corrente delle intenzioni del Comune di Montefiascone,e se vi state muovendo per cercare di arginare la situazione. Grazie

- Stanno distruggendo il Lago …  ho notato passando con la barca in zona gran carro Che con le ruspe Hanno abbattuto tutta la vegetazione lacustre per fare cosa? La pista ciclabile....salviamo il nostro lago

- non so se siete al corrente che a Gradoli sul lago fanno dei lavori, dalla spiaggia del banana fin su alla spiaggia d Grotte. Tagliano le canne e puliscono tutto vedrai che fanno delle spiaggette coi baretti e tutto questo schifo e del lago se ne fregano. Ma non si puo’ fare niente?
 
Lungolago di Montefiascone



Nuove spiaggette, baretti, la pista ciclabile, piazzole per il carp-fishing?

I lavori sulla spiaggia di Montefiascone si riferiscono probabilmente ancora alla delibera N° 211 del 20 settembre 2016 citata nel post precedente.

Non sappiamo invece chi ha autorizzato i lavori sulla spiaggia di Gradoli dove la manutenzione delle spiagge (manutenzione verde, fresatura spiagge, pulizia, rifiuti …) è delegata a una cooperativa sociale locale.
spiaggia di Gradoli con alcune piante di cannuccia a palude
I canneti di canna comune (Arundo donax), specie invasiva introdotta dall’uomo in tempi lontani, entrano spesso in competizione con la cannuccia a palude (Phragmites australis) che è una specie da tutelare (per dettagli consultare le Misure di Conservazione del Piano di Gestione per il sito della Rete Natura 2000 Lago di Bolsena).

Una riduzione della fascia occupata dall’Arundo quindi può essere utile per dare spazio e vigorosità alla cannuccia a palude, sebbene il canneto a canna comune svolga comunque funzioni importanti: di protezione della cannuccia a palude e degli animali che frequentano la fascia ripariale (utile per mitigare il disturbo dovuto alla presenza dell’uomo sulla riva), e di filtro (fascia tampone per i prodotti chimici utilizzati in agricoltura).


spiaggia di Gradoli
Occorre dunque soppesare benefici e svantaggi di un’eventuale riduzione dei canneti a canna comune. Proprio questo richiede anche la normativa (DPR 120/2003, DPR 357/1997, art. 5): “ … tutti gli interventi all’interno di un sito della Rete Natura 2000, o collocati all’esterno ma che possano avere ripercussioni all’interno del sito stesso, devono essere sottoposti ex ante a Valutazione di Incidenza …”.

Ci siamo informati presso la Regione Lazio e sappiamo con certezza che non è stata avviata nessuna pratica riguardo la Valutazione di Incidenza; i lavori sono stati effettuati senza attivare la procedura, obbligatoria.

Ad ogni modo, la priorità va data alla manutenzione della naturalità dei luoghi e alla conservazione delle loro caratteristiche, evitando perturbazioni o cambiamenti d’uso.

Abbiamo chiesto a un’associazione ambientalista del comprensorio di domandare ai Comuni di Montefiascone e Gradoli informazione e accesso agli atti in merito, e vi terremo aggiornati sul risultato della richiesta.

Enrico Calvario e Georg Wallner

 
 


 

venerdì 13 gennaio 2017

Bilancio 2016


Il 2016 è stato ricco di eventi e fatti rilevanti per il Lago di Bolsena; positivi e negativi.

Il fatto più importante è, purtroppo, allarmante. Lo stato ecologico è degradato ulteriormente come dimostrano i monitoraggi dell’Associazione Lago di Bolsena: la concentrazione di fosforo, l’elemento nutriente principale, è in continua crescita e, più preoccupante ancora, al fondo del Lago si osserva uno strato senza ossigeno di circa 9 metri. Ciò significa che il Lago è sulla strada verso un drastico cambiamento ecologico che sarebbe difficilmente reversibile – con gravi conseguenze ecologiche e economiche. Causa ne è l’apporto troppo grande di nutrienti (sostanze fertilizzanti per i vegetali lacustri) dal bacino - dalle fogne e dall’agricoltura.
 
 
Per salvare il salvabile, le misure da applicare urgentemente sono:

- La riparazione del collettore circumlacuale esistente e il suo completamento, anche con sistemi alternativi, sul lato ovest,
 
- Il collegamento di tutte le fognature dei comuni, delle attività turistiche e delle case private al collettore,
 
- Un adeguato finanziamento per la manutenzione del collettore dopo la riparazione e il completamento.
 
Aumento della concentrazione totale di fosforo (Ptot) negli ultimi anni
 
Un primo fatto positivo riguarda la riparazione del disastrato collettore circumlacuale: negli ultimi mesi del 2016 è stata individuata la ditta appaltatrice per i lavori, che dovrebbero iniziare prossimamente. Questi lavori saranno attentamente seguiti dalla cittadinanza – l’esempio dà Montefiascone, dove (e questo un secondo fatto positivo) la cittadinanza, su iniziativa del M5S e sostenuta dal Sindaco, ha protocollato l'attuale stato del collettore (vedi articolo).

A parte promesse, niente è stato finora fatto per eliminare gli scarichi abusivi comunali, che non solo contribuiscono a degradare lo stato ecologico del Lago, ma minacciano anche la sua balneabilità come costatato dalla Goletta dei Laghi 2016: che trova inquinati ben 6 punti su 7 esaminati!

Niente è stato fatto anche per ridurre l’apporto di nutrienti dall’agricoltura, al contrario: la Regione incentiva l’impianto di noccioleti nella Tuscia e anche attorno al Lago – malgrado il fatto che la nocciolicoltura intensiva è il responsabile principale per l’eutrofizzazione del Lago di Vico (vedi link).

E a questo proposito un altro fatto grave del 2016: inspiegabilmente, la Regione si è espressa contro una tutela a 360° dell’ecosistema del Lago rifiutando di adottare il Piano di Gestione per la “Zona di Conservazione Speciale” del Lago elaborato dai specialisti, e sostituendolo con alcune misure completamente inadatti allo scopo di tutela e rispristino richieste dall’Unione Europea.

È urgente quindi anche:

- L’aggiornamento e applicazione del Piano di Gestione finanziato dalla Comunità Europea,
 
- L’incentivazione dell’'agricoltura sostenibile nel bacino,
 
- La creazione di fasce tampone lungo i corsi d’acqua (già obbligatorie) e in riva al Lago, dove vanno tutelate le cannucce.


Fasce tampone lungo un corso d'acqua
 
Un piccolo fatto positivo: la Regione promuove l’attuazione di un “Contratto del Lago” (Legge Regionale 31 dicembre 2016, n. 17), “strumento volontario di programmazione strategica e partecipata, finalizzato alla gestione integrata delle politiche di bacino”).

Senza risoluzione è rimasto nel 2016 il problema della geotermia ad alta entalpia nel comprensorio. Il progetto della centrale di Castel Giorgio (vedi articolo), che minaccerebbe la falda acquifera del Lago, è fermo aspettando la decisione della Regione Umbria che per mesi aveva temporeggiato in attesa dell’esito del referendum del 4 dicembre. Il chiaro NO, le dimissioni di Renzi e l’indebolimento della componente massonica nel governo potrebbero dare il coraggio alla Presidente dell’Umbria di finalmente dire No (come richiesto dalla cittadinanza e da tutti i sindaci del comprensorio) all’impianto spalleggiato da potenti lobby.

Tubi abbandonati della centrale di Latera

Che non si fermerebbero lì: tutt’attorno al Lago sono previste centrali geotermiche (vedi sul sito del MISE) – ultima richiesta quella per un progetto a Latera -, che costituiscono un grave pericolo per l’ecosistema. Proprio a Latera, dove sono ben visibili i residui di un primo progetto abbandonato a causa del suo forte inquinamento ambientale (vedi articolo)!

Perciò, è urgente

- La proibizione della geotermia ad alta e media entalpia nel bacino idrogeologico del lago.


Positivi ma inquietanti i primi risultati dell’inchiesta “Vox Populi” che ha contribuito a svelare, secondo gli inquirenti, un “collaudato sistema criminale” nel settore dei lavori pubblici, in parte eseguiti di “somma urgenza”: “un escamotage per consentire gli affidamenti diretti aggirando le norme sugli appalti“. Ora, questa ed altre inchieste collegate, coinvolgono tutto un gruppo di persone e funzionari di vari uffici e enti della Regione Lazio che erano attori principali di lavori pubblici (anche di “somma urgenza” (vedi p. e. qui)) nei comuni del Lago, oltre che interlocutori delle associazioni ambientaliste.

Chiudiamo con uno dei fatti più positivi dell’anno: l’accresciuta consapevolezza e partecipazione della cittadinanza alle vicende del Lago. Una delle espressioni ne era la partecipazione delle realtà del comprensorio alla EUPC (convergenza europea di permacultura) nel mese di settembre, documentata in un bel filmato. Un’altra la nascita del Comitato “Bolsena – Lago d’Europa” che intende tessere una rete europea in sostegno del Lago: rete multifunzionale– culturale, ecologica, politica, scientifica, mediatica - e internazionale. Conta già un centinaio di aderenti provenienti da vari paesi dell’Europa, e intende:

- Agire con progetti e collaborazioni internazionali in sostegno del Lago,
 
- Sviluppare una “cultura del Lago” (quale bene ambientale, luogo storico/culturale, risorsa economica) in collaborazione con gli enti pubblici e privati del territorio e con personalità ed enti europei,
 
- Costruire una rete scientifica europea per trovare risposte adeguate per il Lago,
 
- Sollecitare gli amministratori locali nell’applicazione delle misure richieste dall’UE,
 
- Chiedere all’UE di vigilare sul rispetto delle sue direttive da parte delle amministrazioni italiane.


venerdì 18 novembre 2016

Nocciole amare

 
Investire “una superficie significativa di terreni a nocciolo all’interno della regione Lazio” (si parla di 10 mila ettari) – questo è l'obiettivo ambizioso dell'accordo firmato il 13 maggio 2015 in Regione da Nicola Zingaretti con Lucio Gomiero della Ferrero Trading Luxembourg S.A. e con il presidente dell'Ismea (l'Istituto di servizi per mercato agricolo alimentare), Ezio Castiglione (delibera N° 228 del 19/05/2015).
 
 
Nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020, la Regione sostiene il progetto soprattutto con fondi europei, secondo le indicazioni dell’UE per “indirizzare gli investimenti alle priorità chiave per la crescita”, ma anche nel segno della “sostenibilità ambientale”.

Buona notizia per la corilicoltura della Tuscia!

Buona notizia anche per il Lago di Bolsena nel cui comprensorio sono progettati centinaia di ettari di noccioleti?

Decisamente no, se pensiamo al Lago di Vico, il cui stato ecologico è precipitato da un livello tra “elevato e buono” negli anni ’70 a “scadente” nel 2009: “malato in coma” proprio a causa dello sfruttamento intensivo delle sue aree agricole coltivate per la maggior parte a noccioleti: “l’uso massiccio di fertilizzanti azotati, che poi, a causa delle piogge, si sono riversati nel bacino lacustre, comporta l’aumento di queste sostanze nocive nelle acque” riassume Giuseppe Nascetti, ordinario di Ecologia al Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Università della Tuscia, che da 20 anni studia lo stato di salute del Lago di Vico (il cui  degrado è oggetto anche di una recente interrogazione parlamentare).

Colpevoli anche tecniche colturali inadatte, che sono alla base di fenomeni come quello illustrato nell’immagine, avvenuto al Lago di Vico dopo le forti piogge di settembre: nocciole, terreno e inquinanti dilavati e trasportati nel lago.

 
A parte i danni irreversibili ambientali: l’uso incontrollato di fertilizzanti e di fitofarmaci compromette la salute della popolazione, come ripetutamente illustrato da medici specializzati in effetti ambientali (per esempio durante un recente convegno a Viterbo).

Negli ultimi anni c’è da rilevare però, che attraverso gli sforzi fatti dall’amministrazione comunale di Caprarola, si è messa in atto una campagna di sensibilizzazione degli agricoltori e si è adottato un Piano di Utilizzazione Agricola (PUA) in tutta la caldera, che prevede l’utilizzo di fertilizzanti a lento rilascio e pratiche agronomiche più sostenibili. Questo potrebbe far sì che la qualità delle acque del Lago di Vico non peggiorasse ulteriormente.

Torniamo al Lago di Bolsena: per il nostro lago, con uno stato ecologico ancora accettabile ma con chiara tendenza al peggioramento, urgono misure di ripristino. Uno degli imperativi è la riduzione dell’apporto di nutrienti dall’agricoltura, con transizione a tecniche colturali sostenibili. L’aumento invece di questo apporto in seguito all’impianto massiccio di noccioleti e alla loro concimazione spinta, gli sarebbe fatale.

Questa riduzione dell’apporto di nutrienti dall’agricoltura, nel quadro di una svolta verso l’agricoltura sostenibile nel bacino del Lago, già da anni è stata chiesta anche da esponenti della Regione, si trova delineata nelle Misure di Conservazione del Piano di Gestione, ed è stata richiesta recentemente dalla Commissione Petizioni dell’UE.

Sovvenzionare l’impianto di noccioleti “nel segno della sostenibilità ambientale”, senza però dare chiara preferenza alle colture sostenibili, è incoerente.  In zone protette, in aree di grande fragilità come il Lago di Bolsena, è ancora più incomprensibile e dimostra un’insufficiente integrazione dei principi di tutela ambientale nella programmazione agricolturale. Poiché non si tratta di un semplice cambiamento d’uso del suolo agricolo, ma di un intervento che incide gravemente su tutto l’ecosistema da tutelare, ogni nuovo impianto convenzionale dovrebbe essere sottoposto a una valutazione d’incidenza.
 
Alga rossa al Lago di Vico

Il Lago non rischia soltanto l’eutrofizzazione dovuta all’apporto massiccio di nutrienti. L’aumento dell’apporto di nitrati comporterebbe anche un altro pericolo: porterebbe il rapporto Ntot / Ptot in un regime favorevole alla proliferazione dell’”alga rossa” anche nel Lago di Bolsena.

Un ulteriore danno all’ecosistema del Lago e alla salute della popolazione arrecherebbe l’uso massiccio di sostanze biocide nella nocciolicoltura convenzionale. Si spera quindi che per i nuovi impianti previsti ci sia la possibilità di avviarli ad una coltivazione biologica o ecosostenibile.

A parte l’imperativo ecologico: concretamente la cura della salute del Lago è anche un’esigenza di solidarietà e di equità per difendere gli interessi, anche economici, di tutti: della popolazione e degli vari operatori e mestieri che dipendono dal Lago, della sua fauna e flora.  

Ricordiamo, che l’eutrofizzazione delle sue acque danneggerebbe gravemente il turismo e il valore del patrimonio immobiliare: precisamente questo si è osservato per il Lago di Vico, dove l’afflusso di turisti e i prezzi delle case sono crollati in parallelo al degrado ecologico. Un ulteriore calo della qualità delle acque del nostro lago distruggerebbe anche la sua funzione come riserva di acqua potabile, minaccerebbe l’esistenza economica dei pescatori del Lago, oltre a essere inaccettabile per una zona protetta sul livello comunitario.

Per dirla con la “vox populi” (e torneremo su questo tema): “Mi sembra un'idea ottusa quella di peggiorare la qualità idrica di un'area di pesca. Da dove pensano che venga l'acqua, dalla Luna?” (commento di un certo Marco, il 26-09-2011, all’operato delle amministrazioni)


cristalli formati a partire da soluzioni di preparati di nocciola, da coltivazione non biologica e biologica 
 

lunedì 24 ottobre 2016

A proposito del taglio dei canneti


Recentemente un lungo tratto di canneto situato sul Lungolago di Montefiascone, tra il ristorante Morano e la località Gabbelletta, è stato tagliato e trinciato. Un intervento analogo è stato effettuato all’inizio dell’estate sul Lungolago di Gradoli.
 
canneto di Arundo donax sul Lago
A questo proposito ci sono giunte varie segnalazioni e interrogazioni, riguardo l’utilità e la legittimità degli interventi attuati. Se ci concentriamo sulla “pulizia” fatta a Montefiascone, la delibera N° 211 del 20 settembre specifica:

“ … Che da un sopralluogo del personale dell'Ufficio Tecnico Comunale, si è riscontrata la necessità di effettuare degli interventi di manutenzione ordinaria consistenti nella trinciatura delle erbe infestanti e soprattutto dei canneti ( Arundo donax ) che oltre a ostacolare la circolazione stradale sono luogo di deposito di immondizie varie e sopratutto soffocano la crescita delle cannavella (Phragmites australis) spontanee che costituiscono habitat naturale per la riproduzione delle alcune specie di pesci che popolano il Lago di Bolsena, al fine di mantenere un igiene mirata al rispetto dell’ambiente naturale …”.

cannuccia di palude (Phragmites australis)
La determina distingue tra la canna comune (o domestica) – Arundo donax, e la cannuccia a palude (cannavella) – Phragmites australis, quest’ultima una specie vegetale da tutelare: “Il canneto riveste una notevole importanza per numerose specie animali. È un ambiente di fondamentale importanza per la riproduzione di diverse specie ittiche quali il luccio, la scardola, la tinca e la carpa, che depongono le loro uova in prossimità delle canne e su altre piante acquatiche; inoltre questo ambiente offre rifugio e nutrimento agli stadi giovanili di molte specie di pesci. Per quanto riguarda gli Uccelli, nella ZPS il canneto costituisce l’habitat riproduttivo per il Tarabusino (specie di interesse comunitario), per 2 specie di Acrocephalini (Cannaiola e Cannareccione) oltre che per diverse specie di uccelli quali Svasso maggiore, Tuffetto, Germano reale, Folaga, Gallinella d’acqua. Svolge inoltre una funzione di ricovero notturno e in condizioni climatiche sfavorevoli durante i mesi invernali, per i numerosi contingenti di uccelli acquatici svernanti nel sito tra le cui specie ricordiamo la Strolaga mezzana” si legge nello Studio Generale ZPS “Lago di Bolsena – Is. Bisentina e Martana” e SIC “Lago di Bolsena” e “Isole Bisentina e Martana” (p. 197 ff.).

canna comune (Arundo donax)
Le Misure di Conservazione del Piano di Gestione per la ZPS/SIC del Lago propongono varie misure per la sua salvaguardia – e giustamente, la determina del Comune di Montefiascone tiene conto del suo grande valore ecologico.

L’Arundo donax invece è una specie comune e invasiva, la cui presenza “è legata a un intenso disturbo di origine antropica”: spesso in competizione con la cannuccia a palude limitando l’espansione di essa verso l’entroterra. Nondimeno, anche il canneto di canna comune svolge funzioni utili: di schermo (utile per mitigare il disturbo dovuto alla presenza antropica sulla riva nei confronti degli uccelli acquatici svernanti), di filtro (fascia tampone per i prodotti chimici utilizzati in agricoltura).
 
canneto dopo il taglio
Detto questo, occorre però rilevare che sarebbe stato opportuno, oltreché previsto dalle norme (DPR 120/2003), sottoporre la realizzazione dell’intervento alla procedura di “valutazione di incidenza”, necessaria per quegli interventi svolti all’interno o in prossimità dei siti della Rete Natura 2000 (come il Lago di Bolsena), in questo caso non al fine di osteggiare l’azione prevista, potenzialmente positiva come detto per l’ambiente naturale, ma al fine di individuare misure di mitigazione efficaci per andare a sostituire quelle funzioni ecologiche utili che comunque il canneto ad Arundo donax, svolgeva. 

In riferimento a quanto letto in un recente articolo (vedi qui), preoccupa comunque il pericolo di un'antropizzazione della zona che probabilmente farebbe sparire i piccoli lembi residui di canneto a Phragmites australis (come sul resto del Lungolago), invece di proteggerlo, di risanarlo e farlo sviluppare verso l’entroterra.
Enrico Calvario e Georg Wallner

mercoledì 19 ottobre 2016

Nuovi spunti



Il 10 settembre su invito del Comune di Capodimonte, l’appuntamento era al Museo della Navigazione nelle Acque Interne per l’incontro intitolato “La verità sulla salute del Lago di Bolsena” (qui il link alla registrazione video).
Nella gremita sala del Museo, la conferenza è stata aperta dal sindaco Mario Fanelli che ha dichiarato che gli amministratori conoscono benissimo le criticità del Lago. Le ha riassunto così:

- il completamento del collettore circumlacuale e la sua perfetta funzionalità,
- l’individuazione di scarichi di acque nere nei fossi e nelle acque bianche,
- il perfetto funzionamento del depuratore.

Si è impegnato a trovare le soluzioni per questi problemi.


Dopo di lui, Piero Bruni, presidente dell’associazione Lago di Bolsena, ha esposto in forma concisa i meccanismi che determinano lo stato di salute globale del Lago e i problemi che la minacciano. Ha evidenziato il chiaro trend all’aumento della concentrazione dei nutrienti nel Lago, in particolare del fosforo, e ha sottolineato che è urgente arrestare questa tendenza e il concomitante degrado dell’ecosistema del Lago:
- eliminando l’apporto di acque fognarie e di acque bianche inquinate,
- riducendo l’apporto di fertilizzanti provenienti da dilavamenti di origine agricola, e
- adottando misure efficaci per la tutela globale dell’ecosistema del Lago, tra cui il divieto della geotermia nel bacino.

Georg Wallner, referente per l’ambiente dell’associazione La Porticella, si è soffermato sulla spigolosa questione della balneabilità del Lago che è minacciata da episodi d’inquinamento di breve durata, a causa di sversamenti dalle reti fognarie (circumlacuali e comunali) e dell’inquinamento delle acque bianche che giungono al Lago. Ha illustrato come la normativa richiede adeguate misure di gestione della problematica al fine di tutelare i bagnanti e di eliminare le fonti d’inquinamento.
Ha riassunto che, visto l’assenza di tali misure, la sorveglianza sanitaria delle spiagge non è garantita, ed che non è lecito attribuire l’eccellenza alla balneabilità.
Infine, ha proposto che i cittadini stessi si prendano la responsabilità di un soddisfacente monitoraggio della qualità delle acque di balneazione.

Molto positivo era il fatto che tutti e tre i referenti erano concordi su tre delle principali misure urgenti da adottare per ridurre l’inquinamento delle acque - appunto quelle esposte dal Sindaco Fanelli. È interessante in particolare, che Fanelli promette di prestare attenzione all’individuazione e all’eliminazione di scarichi abusivi nelle acque bianche - nei fossi e nelle condotte delle acque bianche, e nei tombini stradali. Un importante passo verso la soluzione di un grande problema che affligge tutti i comuni del comprensorio, e che è stato a lungo ignorato e negato dalle amministrazioni.



 Poche settimane fa si è costituito il Comitato “Bolsena – Lago d’Europa”, un comitato per la tutela e la promozione del Lago di Bolsena con un’impostazione nuova: che parte dalla considerazione che il nostro lago è un bene non soltanto italiano, ma europeo – sostenuto da strumenti e risorse dei cittadini europea, e tutelato da leggi comunitarie. Il comitato è costituito da un nutrito gruppo di cittadini europei con un mix equilibrato di nazionalità – italiani, francesi, tedeschi, belgi, olandesi, inglesi …, che risiedono nel comprensorio del Lago o che lo frequentano. Si propone di creare una rete europea di sostegno politico, scientifico e culturale del Lago, e di intervenire per il suo sviluppo e la sua tutela presso l’Unione Europea. Il nostro lago, il primo lago veramente europeo?  
Vi invitiamo a visitare il sito del comitato e a sostenere le sue iniziative!



A Bolsena, dal 7 al 11 settembre, si è svolta la “EUPC 2016” (convergenza europea di Permacultura) con il titolo: “Permaculture: a living community” (Permacultura: una comunità vivente)
La Permacultura, inizialmente un insieme di tecniche per un’agricoltura permanente e sostenibile, è evoluta in un sistema di progettazione durabile in molti settori quali architettura, economia, ecologia e altri, e oggi è inteso nel senso generale come “permanent culture” – cultura permanente, durabile.
La Permacultura è la progettazione, la conservazione consapevole ed etica di (eco)sistemi produttivi che hanno la diversità, la stabilità e la flessibilità degli ecosistemi naturali.”
Un importante evento su livello europeo; cinque giorni intensi di conferenze, workshops, presentazioni e attività (tra cui molte attività interessanti delle realtà permaculturali locali), ricchi di informazioni, novità e spunti. L’accento sulle realtà territoriali ha fatto nascere l’idea di applicare la progettazione permaculturale ai problemi attuali e locali – di sviluppare proposte di gestione durabile dell’ecosistema del Lago nella visione della Permacultura.
Possiamo sperare nei primi risultati per il prossimo Festival di Permacultura, a Bolsena nel 2017?



Un’ultima riflessione a proposito di queste immagini che illustrano alcune delle segnalazioni di abusi ambientali che ci giungono. Ci si chiede: com’è possibile che l’essere umano agisce così – ferire e uccidere gli alberi suoi fratelli, avvelenare, inquinare la sua sorella acqua, distruggere l’ambiente nel quale deve sopravvivere? Leggi, multe, sanzioni, denunce sono necessari, ma non in grado di risanare il problema di fondo, la profonda ferita, il distacco dalla base vitale dell’uomo.
Come guarirlo? Una via, forse l’unica, è di riacquisire, da piccoli, l’attenzione sensibile per tutto ciò che ci circonda. Riacquisire la sensibilità e l’insegnamento antico dei popoli indigeni - varie conferenze e workshops dell’EUPC hanno trattato questo complesso di temi.

Gli Indiani d’America riassumono così l’insegnamento degli loro antenati:
- il rispetto per l’altro e l’Altro -  che ci trasmette il senso che ognuno è collegato a Tutto e ne dipende;
- la volontà di entrare in questo cerchio della vita e collegarsi con il Tutto;
- la convinzione che tutto è sacro, il meravigliarsi: “ricominciare a stupirsi ogni mattina”.