sabato 25 maggio 2019

Un Lago da Amare. Giornate dell'Ambiente 2019


Numerose anche quest’anno le realtà associative che danno vita a Un Lago da Amare, 3° Edizione delle Giornate per l’Ambiente. L’iniziativa ruota attorno alla data del 5 Giugno, giornata dedicata all’ambiente fin dal 1972 per volontà dell’Onu. Il programma Un Lago da Amare è diffuso in varie località attorno al Lago di Bolsena, lì dove sono operative associazioni di cittadine e cittadini sensibili alla salvaguardia del nostro meraviglioso e variegato territorio.         
 
Ad inaugurare il programma le allieve e gli allievi degli Istituti Comprensivi del Lago di Bolsena e le loro insegnanti, Sabato 25 Maggio alla Rocca dei Papi alle ore 16:00. Alla scoperta del Lago di Bolsena – Discover Lake Bolsena è una Mostra-Conferenza tenuta dai giovanissimi relatori in due lingue (italiano e inglese). Gli studenti illustreranno i contenuti acquisiti durante l’anno attraverso il progetto ‘Conoscere il Lago di Bolsena, opportunità di impresa sostenibile’ un ciclo di lezioni volute da Direttrici didattiche, insegnanti con la preziosa collaborazione di vari esperti scientifici e il coordinamento di Rossella Di Stefano, Carla Carsetti e Rina Onorati.
 

Un ruolo importante del programma hanno gli appuntamenti di pulizia delle spiagge, a cui è invitata tutta la popolazione: il 2 Giugno, verso le 9:30 i Vulcanici Sub a Bolsena, partendo dal lungolago Cadorna (ristorante Il Gabbiano), effettuano un’immersione e raccolta di rifiuti dal fondale.

Il 5 Giugno alle 17:00, sempre a Bolsena, in località Guadetto, volontari e volontarie dell’Ass. Idea organizzano la pulizia della spiaggia. Tutti i partecipanti sono invitati a festeggiare con un picnic serale sulla spiaggia ma senza plastica (il Porta Party prevede che ciascuno arrivi con piatto e posate non monouso). Sabato 8 il G.A.M. invita ad una grande pulizia della bella spiaggia tra Marta e Montefiascone, partendo alle 10.00 dalla Rimessa dei Pescatori, sulla spiaggia di Marta.  Il 9 Giugno la pulizia della spiaggia riguarda le sponde del fiume Marta: l’appuntamento è alle 10:00 all’altezza del ponte all’ingresso del paese, l’iniziativa è a cura del G.A.M, Gruppo Ambiente Marta. Il 15 e 16 Giugno, dalle 10:00, i Soccorritori contro la plastica della F.I.S.A, Federazione Italiana Salvamento Acquatico, accolgono volontari e volontarie per una pulizia dei fondali e della spiaggia, e per varie attività didattiche, sul lungolago di Capodimonte.

All’azione pratica di pulizia, il programma coniuga spazi di festa, di socialità e di riflessione sulle tematiche ambientali. Nella mattinata di Sabato 1 Giugno alla Bella Verde, S.S. Verentana km 17, si tiene il bio mercato della Comunità Rurale Diffusa, con la presentazione del libro di Saviana Delfino Parodi ‘Manuale di Permacultura integrale’ (ore 12:00). A San Lorenzo Nuovo il 7 giugno alle ore 17.00 un Convegno affronterà un tema di grande rilevanza per l’economia locale: ‘La coltivazione biologica della patata in Tuscia’, con la partecipazione di produttori, ricercatori agroalimentari ed amministratori.


L’8 e 9 Giugno Un Lago da Amare si trasferisce a Marta, nello spazio fronte lago messo cortesemente a disposizione dalla Rimessa dei Pescatori. A partire dalle 15:00 l’Associazione Il Salto con il G.A.M. curano l’animazione per bambini con giochi ecologici, il mercatino sostenibile, workshop gratuiti su buone pratiche ecologiche, con la partecipazione delle associazioni del lago. L’8 giugno un incontro tematico dal titolo ‘Olivocoltura: una risorsa del nostro territorio’, con la produttrice Stefania Mezzabarba e l’agroforestale Carlo Mascioli; il 9 Giugno un secondo incontro tematico conduce il pubblico alla scoperta dell’Agroecologia, per una gestione territoriale delle risorse naturali, con Elisa D’Aloisio del Movimento Terra Contadina. I due incontri tematici vogliono essere occasione di dialogo, scambio di competenze, ricerca di soluzioni in campo agricolo nel rispetto dell’ambiente e delle persone.

A Bolsena il 9 Giugno alle 10:00 presso l’auditorium comunale si svolge la Tavola Rotonda pubblica dal titolo ‘Lago di Bolsena verso il futuro: agricoltura ecosostenibile, nuova economia’. Intervengono contadini, agronomi, amministratori e cittadinanza attiva per avviare un percorso di graduale ed auspicata transizione ad un’agricoltura capace di rinnovare un patto di tutela di aria, acqua, terra e salute.

Ogni singolo cittadino può fare qualcosa per salvaguardare e proteggere l’ecosistema che ci circonda perché la questione ambientale è essenziale per noi e per le generazioni future, nessuno è escluso da questa responsabilità.

lunedì 6 maggio 2019

STOP PESTICIDI


I pesticidi sono tra i principali responsabili del declino della vita sulla Terra, denunciato dal rapporto mondiale sulla salute degli ecosistemi, presentato il 6 maggio a Parigi. Robert Watson, presidente dell’IPBES (Intergovernmental Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) avverte: “Stiamo erodendo i pilastri stessi delle nostre economie, i nostri mezzi di sostentamento, la sicurezza alimentare, la salute e la qualità di vita del mondo intero". Non è troppo tardi per agire, e conosciamo le soluzioni, ma dobbiamo agire, da subito, a tutti i livelli.
 
diserbo totale nell'uliveto

Un primo passo importante in questa direzione avrebbe potuto essere la Direttiva Europea 2009/128/EC concernente l’uso sostenibile di pesticidi (SUD: Sustainable Use of pesticides Directive). Prevedeva un preciso cronoprogramma, poneva chiari obiettivi.

Tuttavia, come constata la recente relazione sull’applicazione della SUD, adottata dal Parlamento Europeo il 12 febbraio 2019, la volontà politica di implementare pienamente questa direttiva era assente, fin dall’inizio. E ciò sia a livello europeo, dove i provvedimenti della Politica Agricola Comunitaria (PAC), aggiornati ogni sette anni, regolarmente ignorano le raccomandazioni della SUD, sia a livello nazionale, dove i Piani d’Azione Nazionali (PAN) sono estremamente carenti in questo senso. Con la conseguenza che nei 10 anni trascorsi, l’uso di pesticidi nell’UE non è diminuito. Dieci anni persi per la salvaguardia delle persone e dell’ambiente.


 Intanto tutte le ricerche, a livello mondiale e nazionale, danno indicazioni inequivocabili: è indispensabile e urgente ridurre al massimo l’uso di pesticidi, soprattutto quelli di sintesi. Un esempio di un inquietante risultato delle ricerche sul tema è contenuto in uno studio dell’Università di Nijmwegen che rileva che:

“in 63 zone naturali protette della Germania la popolazione degli insetti volanti (compresi gli impollinatori) è diminuita drasticamente di oltre il 75 % in 27 anni. Questo risultato è collegato al forte calo di specie di uccelli comuni in queste zone come in tutta Europa”.


Il rapporto dell’IPBES riassume: In Europa le specie più colpite sono l'allodola - meno 50% negli ultimi 40 anni - la piccola farfalla blu - in calo del 38% dagli anni '70 - mentre un terzo delle api ed insetti è a rischio estinzione.
Fino a un milione di specie saranno estinte nei prossimi decenni.


 Uso sostenibile di pesticidi significa, oltre a utilizzare prodotti fitosanitari a basso impatto (come quelli a base di principi esistenti in natura), applicare modalità di difesa precisa e intelligente. Comprende il ricorso a prodotti e tecniche colturali dell’agricoltura ecosostenibile, significa preservare la biodiversità e la resilienza naturale degli ecosistemi, vuol dire rafforzare il “sistema immunitario” dei sistemi agricoli potenziando le sinergie biologiche.

La transizione verso una tale gestione dei problemi fitosanitari è completamente possibile e accessibile; comporta costi più alti a breve termine, ma è estremamente vantaggiosa economicamente considerando tutti i costi legati ai danni alla salute delle persone e degli ecosistemi.

In più, è l’unica soluzione precorribile a lungo termine. Non c’è altra via.

 
Non è certamente l’agricoltore singolo che si oppone alla riduzione o all’eliminazione di pesticidi, perché egli vive e vede quotidianamente il degrado del suo ambiente ed è il primo a risentire della sparizione degli uccelli, delle api e di tanti insetti e dell’aumento di altri insetti nocivi e più resistenti; del degrado e dell’erosione del suolo; della sparizione della vegetazione ripariale del Lago e dei siti di riproduzione che offre.

Inoltre, i pesticidi colpiscono in primo luogo chi li usa: “L’esposizione cronica a pesticidi nella categoria professionale degli agricoltori è alla base di un aumento evidente del rischio di sviluppare alterazioni di svariati organi e sistemi dell’organismo umano quali quello nervoso, endocrino, immunitario, riproduttivo, renale, cardiovascolare e respiratorio, favorendo in particolare cancro, diabete, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative, cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva, disfunzioni metaboliche ed ormonali”.

 Altrettanto certo è che gli agricoltori, già messi alle strette e umiliati dal prepotere dei colossi agroalimentari, non sono in grado da soli di sostenere i costi per la transizione all’agricoltura ecosostenibile. Una parte del problema si può risolvere – e questo era uno dei principali provvedimenti della SUD – spostando i contributi statali dall’agricoltura non sostenibile a quella ecosostenibile. Dando agli agricoltori la possibilità di proteggere l'ambiente.

Questa semplice indicazione è rimasta disattesa perché contraria agli interessi delle grandi strutture economiche, spesso sovranazionali, del settore agroalimentare, i cui solidi appoggi politici intervengono bloccando le azioni necessarie.


Attualmente i nostri territori stanno subendo gli effetti di questo meccanismo: le realtà imprenditoriali della filiera corilicola con l’appoggio dei loro referenti politici, locali e nazionali, tentano di invadere il territorio del Lago per trasformarlo in zona agroindustriale diffusa.

Fatto assai grave è che di tale aggressione al nostro territorio, siano complici le associazioni di categoria, che cedendo alle tentazioni economiche offerte dall’agroindustria (“700 fascicoli aziendali!”) tradiscono i loro obblighi verso gli agricoltori, i “coltivatori diretti”, l’ambiente e le generazioni future. Spesso con atteggiamenti marcatamente schizofrenici, indirizzando i fondi del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) verso l’agroindustria, deplorando allo stesso tempo il fatto che sono insufficienti le risorse per sostenere l’agricoltura biologica e per permettere l’insediamento di giovani agricoltori. Oppure quando promuovono lo sviluppo sul territorio della filiera del junk food (“55% di zucchero, 20% di olio di palma, tracce di nocciola“), e nel contempo si dichiarano promotori dell’eccellenza locale.
 
Il rapporto mondiale sulla biodiversità avverte: “Per evitare un disastro ecologico servono rapidi interventi politici per regolamentare lo sfruttamento delle terre e delle risorse naturali.

venerdì 22 marzo 2019

Il Nocciolo del Problema: convegno del 16 marzo 2019 a Orvieto


Il 16 Marso scorso si è svolto ad Orvieto il Convegno “I Noccioli del Problema”, sull’avvento della monocoltura dei noccioli nell’area a cavallo tra Umbria, Lazio e Toscana. È stato organizzato da una Rete Interregionale di associazioni cittadine, aziende agricole e cittadinanza attiva, a cui aderiscono anche le associazioni del Lago di Bolsena: La Porticella, Bolsena Lago d'Europa e Lago di Bolsena.

 
Il Convegno ha richiamato oltre 300 persone, provenienti dai tanti paesi dell’orvietano, del Lago di Bolsena, della bassa Toscana, di Viterbo. Tutte interessate a capire quale è il destino del territorio su cui insiste il "Progetto Nocciola" della multinazionale lussemburghese Ferrero.

Numerosi gli interventi: docenti universitari, medici, ricercatori, operatori agricoli, che hanno dato il loro contributo per informare la cittadinanza sul valore della biodiversità per la salute delle persone e dell’ambiente, che sono messi seriamente in pericolo da un progetto di finanziamento di piantumazione di migliaia di ettari di noccioli.

Il presidente del vicino Bio-Distretto della Via Amerina e delle Forre Famiano Crucianelli ha spiegato che la vicina Provincia di Viterbo ha ormai raggiunto la non invidiabile copertura di nocciole, di 20.000-25.000 mila ettari, con conseguente degrado del suolo; ci sono dei comuni nel viterbese che su 1800 ettari disponibili, vedono 1600 ettari coperti di noccioli. In questi noccioleti è scomparsa ogni forma di biodiversità, nessun canto di uccelli, nessun animale selvatico. E alcun altro cibo è prodotto in queste terre. I noccioleti si stanno espandendo in Umbria ed in Toscana, perché i prezzi ad ettaro sono più bassi del Lazio. Qui il video del suo intervento.

Il nocciolo è una bellissima pianta, ma quando si impone come monocoltura, il rischio di inquinamento da pesticidi è altissimo; lo ha raccontato la Dott.ssa Litta (qui il suo intervento), rappresentante di Medici per l’ambiente (ISDE), parlando dell’eutrofizzazione del Lago di Vico, con le sue acque oggi non più potabili, divenute tossiche e cancerogene a causa della coltivazione intensiva delle nocciole. La ricchezza delle zone corilicole dei Cimini si paga con la scomparsa di acqua potabile dalle case e con un tasso di tumori che supera le medie nazionali.


L’Ingegner Piero Bruni, dell’Ass. Lago di Bolsena, ha messo in guardia l’auditorio circa i rischi che corre il Lago di Bolsena, e tutto il bacino idrogeologico, con l’avvento di una monocoltura che prevede decine di trattamenti chimici all’anno (qui l'intervento). L’altro rischio deriva dalla captazione dell’acqua, perché le nocciole richiedono forti irrigazioni. Bruni ha richiamato l’attenzione sul fatto che il Lago è una Zona a Protezione Speciale, e le sue terre sono regolate da precise norme di tutela.

Andrea Ferrante, coordinatore di Schola Campesina, ha sottolineato la distanza che separa le leggi di protezione ambientale dalle decisioni dei politici e delle Istituzioni. L’intervista di Alice Rohrwacher al biologo Stefano Mancuso (vedi qui) su natura, agricoltura, e presenza antropica ha riscosso grande plauso ed è stata di grande ispirazione per una cittadinanza attiva che non ha intenzione di subire chi vuole speculare sul suolo, l’acqua, l’aria di un area che da più parti è definita unica per ricchezza e varietà di paesaggio.

Le realtà contadine del territorio hanno firmato un comunicato che è stato letto a conclusione: allevatori e agricoltori ogni giorno lavorano la terra, producendo cibo sano e vario in modo rispettoso dell’ambiente e della salute delle persone. (vedi qui) In molte aziende agricole si pratica la multifunzionalità, ed oltre alla produzione di miele, olio, carni, ortaggi, frutta, si svolgono attività di ricezione turistica e di educazione ambientale in fattorie didattiche. Decine di aziende accomunate dalla scelta della terra, “provando ad essere la parte del Tutto, e non la parte che fa del Tutto quel che vuole, nel nome del progresso”. Raccontano del senso di impotenza e rabbia di fronte alle minacce che arrivano dall’alto: colture intensive, cave, centrali a biomasse, geotermico, impianti fotovoltaici industriali, discariche, inceneritori, dighe, bretelle autostradali, alta velocità. Progetti di uno sviluppo che copre la terra come asfalto. L’agricoltura familiare e tradizionale non è scomparsa, bensì è messa sotto attacco dall’agroindustria speculativa. La comunità rurale in Tuscia coltiva centinaia di ettari, e non ha alcuna intenzione di cedere il passo ai colossi. L’applauso prolungato del pubblico racconta che cittadine e cittadini, da parte loro, non hanno intenzione di rinunciare all’autonomia alimentare che oggi questo territorio offre, per rimpiazzarla con barattoli di zucchero (oltre il 50%), olio di palma e il misero 15% di nocciole.
 
Piero Bruni a Inside Out
 
La giornata è proseguita con il grande successo riscosso dal progetto Inside Out, a cui partecipano numerosi artisti e fotografi: Catherine Bardinet,  Alice Rohrwacher, Paolo Soriano, Carmine Leta, Manuela Cannone, Manuela Moroni, Marinella Breccola, Daniela Vinci, Thea Apollonio. 342 persone sono state ritratte in fotografie che l’artista e perfomer JR utilizzerà per un’istallazione fotografica che darà risonanza mondiale allo slogan “Save the Biodiversity”.

Le aziende agricole biologiche del territorio hanno offerto cibo e bevande, animando un bio mercato che è testimonianza della fertilità della nostra terra, e della sapienza di chi la coltiva.


Nel tardo pomeriggio nel chiostro del Palazzo dei Sette anche i musicisti hanno testimoniato la loro solidarietà alla Rete Interregionale Protezione Ambiente, con un concerto de La Tresca, Katirre e la Compagnia della Panatella e La Banda del Comitato.

La Rete Interregionale ha numerosi progetti per proseguire l’azione di informazione e per sollecitare una rapida cessazione del accaparramento delle Terre di Tuscia.
Katia Maurelli

mercoledì 13 marzo 2019

La nocciola, ricchezza o condanna per il Lago? 3: impatti economici e sociali


Nel primo post di questa serie abbiamo discusso l’impatto sull’ambiente della “rivoluzione che parte dalla Tuscia”, che prevede estesi nuovi impianti di noccioleti anche nel comprensorio del Lago di Bolsena. Possibili soluzioni ecosostenibili sono state il tema del secondo post.
Questo terzo articolo riflette su altri impatti possibili della nocciolicoltura diffusa – impatti sociali, economici, e “altri” impatti ancora di ordine più complesso.

Altopiano dell'Alfina
 
Mentre la discussione sui rischi e impatti dei noccioleti sull’ambiente si può basare su dati e calcoli, su osservazioni e analisi scientifiche, adesso ci muoviamo su un terreno più difficile. Trattiamo di un insieme di fenomeni complessi difficili da analizzare, parametrizzare; tocchiamo fenomeni vitali.
Predire precisamente l’effetto sull’economia locale dell’industrializzazione dell’agricoltura, oppure trarre conclusioni esatte circa i suoi impatti sociali, è impossibile. Proiezioni di questo tipo dipendono da modelli, da ipotesi su uno sviluppo futuro. Tra tutta una gamma di ipotesi si possono distinguere due, due modelli, due visioni contrapposte.


La prima di queste è esposta chiaramente nella presentazione del Progetto Nocciola italia della Ferrero e viene illustrata nel suo video introduttivo.
Questi i suo tratti principali: L’eccellenza del prodotto nazionale; la massima meccanizzazione e industrializzazione dell’agricoltura; un paesaggio di monocolture di nocciole; l’evocazione dell’insieme inteso come l’agire comune di imprenditori agricoli e la Ferrero; il massimizzare dei profitti da trarre dalla filiera che rende ricco il territorio.
 
Altrettanto chiara la visione opposta, anche se spesso espressa in modo più intuitivo. Propone uno sviluppo sostenibile delle “aree interne” a partire dalle loro ricchezze connaturali. Un esempio ne è la lettera ai governatori di Alice Rohrwacher (ed è anche una visione che traspira dalle sue opere).
Questa è un’eccellenza di un altro tipo: il complesso intreccio di un paesaggio (unico al mondo) variegato con i suoi abitanti; una grande bio-diversità a tutti i livelli; un insieme ampio di contadini, popolazione, paesaggio naturale e culturale abitato con la sua storia; monumenti e ricchezze storici e culturali che fanno parte integrale di questo paesaggio; insieme unico questo che può assicurare reddito a molte persone in differenti settori, conservando la ricchezza del territorio.

paesaggio abitato
 
La visione Ferrero sottolinea senza mezzi termini la propria superiorità: ricchezza materiale sicura e di conseguenza vantaggi sociali per la Tuscia. Nessun cenno a impatti ambientali.
Un’affermazione del valore di uno spot pubblicitario. Si rivolge a investitori che contano sulla mobilità del loro impegno e non a contadini legati alla terra che curano. Nessuno è in grado di predire l’andamento futuro dell’economia locale, del nostro territorio trasformato in zona industriale diffusa:

Quale sarà lo sviluppo del mercato della nocciola? Quale parte degli introiti rimarrà nell’economia locale? Quale impatto sui suoi altri settori? Quali conseguenze della perdita dell’autonomia alimentare, della dipendenza dell’agricoltore dagli indirizzi delle multinazionali? Quale impatto dalla soppressione delle piccole realtà agricole, delle attività di giovani coltivatori? Per quanto tempo i sussidi statali ed europei potranno rimanere concentrati sul nocciolo (a danno degli altri settori dell’agricoltura e del biologico)? Chi pagherà le conseguenze del danno ambientale?
 

Torniamo a certezze scientifiche, su un livello più alto e globale. Al semplice fatto che tutti i settori della nostra vita dipendono essenzialmente da benefici multipli che ci mette a disposizione gratuitamente la Terra, dai “servizi ecosistemici”. Per la prima volta, questo fatto è stato esposto chiaramente nel “Rapporto del millennio” (Millennium Ecosystem Assessment (MEA, 2005)), uno studio generale di tutti gli ecosistemi del mondo. Questi servizi sono di supporto alla vita, di regolazione, di approvvigionamento, e culturali. La maggior parte di questi servizi non è sostituibile, e solo ecosistemi sani e intatti possono fornirli.
Un risultato principale del MEA è, che tutti gli ecosistemi della Terra sono in rapido degrado, ciò che mette in pericolo i benefici che ci regalano. Uno studio fondamentale del 1997 ha stimato il solo valore economico di questi servizi a una somma che supera il PIL di tutti i paesi del mondo presi insieme (aggiornato e ampliato nel 2014).

Vigna naturale sul Lago
 
La consapevolezza di questo valore e del pericolo imminente causato dal degrado degli ecosistemi, è alla base degli indirizzi politici mondiali. Il loro intento è di indurre urgentemente “grandi cambiamenti … nelle politiche, istituzioni e pratiche in atto.” Questi indirizzi si traducono, a livello locale, tra l’altro nel sostegno all’agricoltura biologica riconosciuta “di importanza nazionale”, nel sostegno delle piccole realtà contadine “custodi della biodiversità”, nell’obbligo di valutazioni ambientali di progetti come quello della Ferrero, nell’istituzione di una rete di siti protetti (p. e. il Lago di Bolsena, Il Bosco del Sasseto, il Monte Rufeno).

Perché nessuna traccia di questa consapevolezza, nessun cenno a questa responsabilità nel accordo tra la multinazionale Ferrero e la Regione Lazio (rappresentante locale degli indirizzi mondiali)? Perché nessuna seria valutazione dell’impatto del progetto sull’ambiente? Perché la popolazione non è coinvolta nelle decisioni?
È strano, ma sembra che il nostro territorio in tutta la sua bio-diversità, con le persone, animali, piante, con la sua storia, cultura, spiritualità, la sua energia propria, non esiste per i fautori del progetto, se non come substrato per le monocolture di nocciolo – terra nullius.

Bosco del Sasseto


venerdì 25 gennaio 2019

La nocciola, ricchezza o condanna per il Lago? 2: proposte per soluzioni


Esiste un’ampia legislazione nazionale ed europea che tenta di circoscrivere, limitare e eliminare le minacce cui attualmente sono esposti gli ecosistemi. Sono norme e leggi create nella consapevolezza di un pericolo imminente per la specie umana stessa, pericolo che impone la scelta di rendere sostenibili le nostre azioni nel senso di “soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di far fronte ai propri bisogni” (Rapporto Brundtland). La sostenibilità ambientale (“ecosostenibilità”) è essenziale per garantire stabilità, salute e resilienza degli ecosistemi e per assicurare la permanenza dei servizi che ci regalano.
 
noccioleto biologico

Le principali minacce (“pressioni”) individuate per l’ecosistema del Lago di Bolsena sono (vedi la D. G. R. 14 aprile 2016, n. 162):

- l’inquinamento delle acque da scarichi fognari e dall’agricoltura,

- l’alterazione del bilancio idrologico,

- l’alterazione di flora e fauna dell’ecosistema.

In tutti questi settori la diffusione di noccioleti nel bacino del Lago costituisce una minaccia e spinge a chiederci: come eliminare o ridurre la portata di questi pericoli? è possibile garantire la sostenibilità ambientale dei noccioleti e delle tecniche colturali usate?

Per quel che riguarda l’inquinamento delle acque dal fosforo, esistono due vie principali: ridurre o eliminare le possibilità che il fosforo, sparso sui campi con il concime, raggiunga il Lago oppure, in alternativa, diminuire la quantità di fosforo apportato alle colture:

- una prima possibilità è dunque ridurre a un minimo dilavamento, erosione e drenaggio di fosfati dai campi. Le principali misure a questo fine sono l’uso di concimi a lento rilascio di nutrienti e l’inerbimento perenne delle colture, evitando impianti in terreni con grandi pendenze (più di 8%) e vicino a corsi d’acqua e al Lago. Sono efficaci a questo scopo anche fasce di vegetazione per intercettare nutrienti nelle acque di deflusso.

- rappresentativa per la seconda via, innovativa, è la fertilizzazione fogliare nel noccioleto: il concime non è più sparso sul terreno, ma spruzzato sulle foglie che l’assorbono e lo rendono disponibile per la pianta. Questa tecnica sperimentata dal Dafne dell’Università della Tuscia permette di ridurre drasticamente la quantità di fosforo apportato al terreno. Un’alternativa potrebbe essere anche la (parziale) fertirrigazione.
 
diserbo meccanico nel noccioleto

L’inquinamento delle acque da fitofarmaci di sintesi presenta un altro pericolo: tutte queste sostanze sono dannose per l’ecosistema e si accumulano negli organismi con rischi sanitari spesso gravi. La soluzione conosciuta e sperimentata nella pratica è il ricorso all’inerbimento perenne con sfalci controllati (per evitare il diserbo chimico), la spollonatura meccanica, e in generale l’utilizzo esclusivo di sostanze ammesse nell’agricoltura biologica. In ogni caso, è d’obbligo astenersi dall’uso di sostanze nocive per organismi acquatici e di alta solubilità nell’acqua (glifosato!) e di trattamenti chimici in preraccolta, che è un periodo ad alto rischio di precipitazioni violente, causa di forte dilavamento ed erosione.

Ci sono poche possibilità per evitare l’impatto sul bilancio idrologico dei prelievi per l’irrigazione. Il nocciolo esige un determinato apporto d’acqua, altrimenti si mettono in pericolo sviluppo e produttività ottimali della pianta. Un certo risparmio è possibile selezionando varietà poco esigenti di acqua o impiegando portainnesti resistenti alla siccità. Soprattutto si tratterebbe però di minimizzare gli sprechi dovuti a modalità di irrigazione sommarie e incontrollate (molto diffuse oggi) favorendo la microirrigazione (“a goccia” o subirrigazione) programmata e controllata, apportando niente più del reale fabbisogno d’acqua.
suolo nel noccioleto biodinamico
 
Per proteggere la biodiversità ed evitare l’alterazione di flora e fauna dell’ecosistema, è necessario mettere un limite alla superficie totale dei noccioleti nel bacino e ridurre le superfici dei singoli impianti, prevedendo appezzamenti di vegetazione interposti – siepi, boschetti, fasce di vegetazione. La riduzione della biodiversità in monocolture di nocciolo ha molti effetti negativi, tra cui la proliferazione di malattie e insetti fitofagi che a loro volta richiedono sempre più trattamenti fitosanitari, sempre più pesanti (vedi ad esempio il grave problema del “cimiciato”).

L’insieme di queste misure – che in parte appartengono al corredo dell’agricoltura biologica, e in parte integrano questo per soddisfare le esigenze specifiche del territorio – corrisponde pienamente alle richieste della stessa Ferrero, nelle parole del project manager Fabio Piretta di “qualità, trasparenza, tracciabilità e sostenibilità ambientale del prodotto”. Regole da cui, sottolinea Piretta, non si prescinde, “altrimenti le nocciole in fabbrica neanche ci mettono piede”. Fondamentale, quindi, “migliorare le pratiche agricole per ridurre l’impatto ambientale”. È questa “la rivoluzione che parte dalla Tuscia”, o sono solo parole? E chi sorveglia che siano osservate queste regole imprescindibili?

Esistono già gli strumenti per attivare queste regole di sostenibilità ambientale:

- l’obbligo della “Valutazione d’Incidenza Ambientale” (VINCA) per l’impianto di noccioleti con cambiamento d’uso del suolo nei siti Natura 2000,

- le recenti integrazioni nella Legge Regionale L.R. 06/10/1997, n. 29, Capo IV (vedi qui), che individuano gli organi di controllo per violazioni della normativa e le relative pene (multe e obbligo di ripristino dello stato dei luoghi).

Però, l’esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che la minaccia principale per l’ambiente non è la mancanza di regole, norme, leggi, ma l’assenza della volontà politica di applicarle e farle rispettare.

La situazione ambientale attuale del bacino del Lago è caratterizzata da anni di gestione di suolo, acque ed ecosistema non sostenibile, e di conseguenza da un degrado di tutti i componenti dell’ecosistema del territorio. Ne segue, che non rimane nessun margine per inserire richieste, pressioni, prelievi addizionali. Unica soluzione: ridurre, in tutti i settori, le attuali pressioni eccessive - evitare inquinamento, limitare severamente prelievi, ridurre stress e sprechi, ovvero una conversione generale a pratiche agricole ecosostenibili.

Allora sì che il territorio potrebbe accogliere una certa superficie di noccioleti per il bene dell’economia locale, definendo e imponendo chiare regole di ecosostenibilità dei nuovi impianti secondo le indicazioni di cui sopra. Un modello per la corilicoltura del futuro?
 
nocciole ecosostenibili

 

martedì 15 gennaio 2019

Uno strumento in più per la tutela dei siti Natura 2000 (SIC, ZPS, ZSC) della nostra regione


Con la legge regionale del 22 ottobre 2018, n°7 “Disposizioni per la semplificazione e lo sviluppo regionale”, sono state introdotte alcune integrazioni e modifiche alla L.R. 06/10/1997, n°29 “Norme in materia di aree naturali protette regionali” (legge 29/97 integrazioni e modifiche, vedi articolo 5);   in particolare la legge introduce sanzioni per violazioni di norme all’interno dei siti Natura 2000 (Zone di Protezione Speciale - ZPS, Siti di Interesse Comunitario – SIC, ormai trasformati in Zone Speciali di Conservazione – ZSC), in particolare:

·         violazioni alle Misure di Conservazione (vedi la DGR sulle Misure di Conservazione delle ZSC  in Provincia di Viterbo, e qui invece la DGR sulle Misure di Conservazione delle ZPS);

·         violazioni alle prescrizioni formulate dalla Regione Lazio in sede di parere di incidenza in riferimento a specifici piani e/o progetti;

·         contrasto con gli obiettivi specifici di tutela e di conservazione del sito, così come definito dalle Misure di Conservazione.

 In questo modo per le forze dell’ordine deputate al controllo ed alla sorveglianza dei siti Natura 2000 (Polizia Ambientale Provinciale, Carabinieri) e per i singoli cittadini che vorranno segnalare inadempienze o violazioni, uno strumento in più da utilizzare e a cui fare riferimento, per difendere questo importante patrimonio ambientale.
 
nibbio bruno
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Di seguito si riporta l’articolo 38 della legge regionale n°29/97 così come modificato dalla legge regionale n° 7/2018.

In rosso gli altri articoli e commi della legge, richiamati nell'articolo 38.

Art. 38
Sanzioni.

1.Salvo che il fatto costituisca un reato, ogni violazione dei vincoli, dei divieti, delle prescrizioni e in genere delle norme stabilite dalla presente legge e dalle leggi istituite delle singole aree naturali protette è soggetta ad una sanzione pecuniaria da euro 50,00 a euro 3.000,00. Nel caso di più violazioni si applica quanto previsti dall'articolo 8, comma 1, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale) (132).

2. Le leggi regionali istitutive delle aree naturali protette possono prevedere singole fattispecie di violazioni sanzionabili pecuniariamente e commisurare ad esse la sanzione entro il minimo ed il massimo previsti dal comma 1.

3. In deroga alle disposizioni contenute negli articoli 182 e 208 della legge regionale 6 agosto 1999, n. 14 (Organizzazione delle funzioni a livello regionale e locale per la realizzazione del decentramento amministrativo), all'irrogazione delle sanzioni provvede il direttore dell'ente di gestione dell'area naturale protetta, nel rispetto della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale) e successive modifiche, in quanto compatibile (133).

3-bis. Qualora la violazione di cui al comma 1 sia commessa all'interno dei siti e delle zone di cui all'articolo 6, comma 5, all'irrogazione delle sanzioni ai sensi del comma 3 provvede l'ente competente alla gestione (134).  
 
-(Art. 6 comma 5. Ai siti e alle zone di cui alla direttiva 92/43/CEE e di cui alla direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, relativa alla conservazione degli uccelli selvatici si applicano le misure di conservazione previste dalla normativa di attuazione delle citate direttive).
 
 macrofite nel Lago
 
4. L'autore della violazione resta comunque obbligato, a norma dell'articolo 18 della L. n. 349/1986 e successive modifiche, al risarcimento del danno ambientale nei confronti dell'organismo di gestione dell'area naturale protetta ed al ripristino dello stato dei luoghi (135).

4-bis. Fermo restando quanto previsto al comma 1, l'esecuzione di interventi e opere in assenza o in difformità dalla valutazione di incidenza è punita con una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra un minimo di 1.000 euro e un massimo di 10.000 euro (136).

4-ter. Gli enti gestori esercitano le funzioni inerenti l'irrogazione delle sanzioni amministrative di cui al comma 4-bis. I proventi derivanti dall'applicazione delle sanzioni sono destinati al miglioramento ambientale, alla salvaguardia e alla conservazione dei siti (137).

4-quater. Agli interventi e alle opere realizzate in difformità a quanto disposto dal piano di gestione e dalle misure di conservazione di cui all'articolo 6, comma 5, o in assenza o in difformità dalla valutazione di incidenza oppure in contrasto con gli obiettivi specifici di tutela e di conservazione, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 28, commi 3 e 4-ter (138).

-Articolo 28 comma 3. Qualora nelle aree naturali protette venga esercitata un'attività in difformità dal piano, dal regolamento o dal nulla-osta, direttore dell'ente di gestione dispone la sospensione dell'attività medesima ed ordina la riduzione in pristino o la ricostruzione di specie vegetali o animali ai sensi dell'articolo 29 della L. n. 394/1991 (100).

-Articolo 28 comma 4-ter. Non sono soggette a nulla osta, fermo restando quanto previsto dall'articolo 13, commi 1, 2 e 4 della L. 394/1991, le ricorrenti pratiche di conduzione delle aziende agricole, che non comportino modificazioni sostanziali del territorio ed in particolare: a) la manutenzione ordinaria del sistema idraulico agrario e del sistema infrastrutturale aziendale esistenti; b) l'impianto o l'espianto delle colture arboree e le relative tecniche utilizzate (103).
 
Enrico Calvario
canneti nel Lago
 

venerdì 4 gennaio 2019

La nocciola, ricchezza o condanna per il Lago? 1: I rischi ambientali


Cresce di giorno in giorno la consapevolezza della vulnerabilità del Lago di Bolsena e della urgenza di proteggerlo. Allo stesso tempo è in crescita la superficie dei terreni impiantati a noccioli, agevolata dal Piano di Sviluppo Rurale e promossa dal Progetto Nocciola Italia Ferrero che promette una “rivoluzione che parte dalla Tuscia”. E cresce anche la preoccupazione: il nostro Lago farà la fine del Lago di Vico, danneggiato gravemente (e forse irreversibilmente) da una nocciolicoltura non sostenibile? La nocciola, ricchezza o condanna per il Lago?

In questa prima parte, discutiamo i rischi che la nocciolicoltura comporta per l’ambiente. In una seconda parte, presenteremo proposte per soddisfare esigenze solo apparentemente in conflitto: l’esigenza di sviluppo economico e quella di tutela del territorio. Tratteremo i rischi per il tessuto socioeconomico del territorio in un terzo post specifico.

I principali pericoli per l’ambiente del bacino del Lago sono:

– l’ulteriore inquinamento da fosforo delle acque del Lago. I concimi sono essenziali per la produttività di un noccioleto, e il fosforo ne è una componente importante. Dal suolo dei campi, questi concimi raggiungono le acque del Lago in vari modi – per ruscellamento, erosione, percolazione o drenaggio. Oggi, l’apporto troppo grande di fosforo dal bacino (che supera il cosiddetto “carico massimo sostenibile” o “carico critico”) è la causa dell’attuale degrado dello stato ecologico del Lago, che comporta il rischio della sua eutrofizzazione.
 
erosione in un noccioleto in prossimità del Lago
 
Una stima, basata su parametri validi per i noccioleti convenzionali del Lago di Vico, quantifica l’apporto addizionale di fosforo da una superficie di mille ettari, a due tonnellate di fosforo all’anno, quindi a circa il 30% del carico critico: questo in una situazione dove tutti gli sforzi dovrebbero andare verso una diminuzione della concentrazione di fosforo.

– l’inquinamento delle acque da fitofarmaci di sintesi. Attualmente, nei noccioleti in tutto il mondo si impiegano molti pesticidi diversi (circa 70 sostanze), dannosi per gli operatori agricoli, il suolo, le acque, le api e gli animali selvatici.

Se ci concentriamo sulle acque del Lago, il pericolo maggiore per flora e fauna acquatica proviene (secondo gli studi sul Lago di Vico) dagli erbicidi, e tra di loro dal glifosato. Già una importante relazione di Leone (UNITUS) di venti anni fa conclude: “ è assolutamente incompatibile l’uso del glyphosate”. Ciò corrisponde alla conclusione di una recente nota informativa dell’ISPRA: “…ne [del glifosato] va invece assolutamente proibito l’uso all’interno di aree naturali protette”.

 
– l’abbassamento della falda acquifera dovuto ai prelievi per l’irrigazione. Produttività del noccioleto e qualità del prodotto dipendono da un apporto consistente di acqua d’irrigazione. Il fabbisogno annuale di noccioleti di un’estensione di mille ettari, potrebbe raggiungere fino ad alcuni milioni di metri cubi di acqua che viene sottratta dalla falda, cioè fin a un terzo del volume dei prelievi per vari usi (idropotabile, irrigazione, ecc.) attuali.

Consideriamo che l’uso che si fa oggi della risorsa acqua nel bacino del Lago non è sostenibile: già 20 anni fa, nell’ultimo studio disponibile, veniva osservato un continuo e consistente abbassamento del livello della falda. Occorre risanare questa situazione, invece di aggravarla.

Poi, il prelievo addizionale di acqua dal bacino ha un effetto indiretto indesiderato: aumenterebbe il tempo di ricambio del Lago e in tal modo il pericolo di eutrofizzazione.

– la riduzione della biodiversità dovuta all’impianto massiccio di grandi superfici di noccioleti. Ciò è in contraddizione all’obbligo – ai sensi della Direttiva Habitat – di mantenere e ripristinare la biodiversità della zona del Lago di Bolsena. Solo conservando la complessità dell’ecosistema si può garantire la sua qualità e funzionalità, il suo equilibrio e la sua resilienza. La riduzione della biodiversità ha multiple conseguenze negative – ad esempio riduce la capacità dell’ecosistema del Lago di far fronte all’inquinamento da fosforo e da sostanze biocide, e allo stress idrico.

 
La conclusione è evidente: l’impianto di noccioleti nel bacino non è sostenibile, se le modalità di gestione sono le stesse delle colture convenzionali intorno al Lago di Vico. Inoltre, questo modo di gestione ormai superato è in contraddizione con le indicazioni della normativa nazionale ed europea.

In una seconda parte a seguire, proporremo soluzioni sostenibili per la nocciolicoltura nel bacino del Lago di Bolsena.