giovedì 5 dicembre 2019

Quale geotermia?


Vedi qui il primo post di approfondimento della petizione seguente.
Il secondo post tratta la sostenibilità ambientale e il terzo post la questione dell'incentivazione.



FIRMA ANCHE TU:

https://www.change.org/p/change-org-si-al-taglio-degli-incentivi-alla-geotermia-elettrica-inquinante-e-speculativa

Qui il testo della petizione:


SI AL TAGLIO DEGLI INCENTIVI ALLA GEOTERMIA ELETTRICA INQUINANTE E SPECULATIVA!

Siamo in accordo con la volontà del Governo di escludere il settore geo-termoelettrico dagli incentivi per le energie rinnovabili.
Le lobby stanno facendo grandi pressioni per ottenere nuovamente gli incentivi che paghiamo nella nostra bolletta elettrica sotto la voce "oneri di sistema".
Aiutiamo il Governo a fare la scelta giusta e sostenibile, esponendo quanto segue. 

GLI OBIETTIVI DEGLI INCENTIVI alle fonti di energia rinnovabile sono:
1) La rinnovabilità: lottare contro lo spreco delle risorse naturali della Terra.
2) La sostenibilità economica, sociale e ambientale: in particolare ridurre l'Effetto Serra.

INVECE gli incentivi alla produzione elettrica da fonte geotermica creano UN'ASSURDA DISTORSIONE:

1) favoriscono l'esaurimento delle risorse geotermiche, con impianti "FLASH" (“a ciclo aperto”) o impianti "BINARI" (“a ciclo chiuso”), che producono principalmente elettricità e sprecano una grande parte della risorsa.
2) trasformano la geotermia in un’attività NON SOSTENIBILE perché:

La geotermia elettrica è inefficiente a livello energetico ed economico:

GLI INCENTIVI alla produzione elettrica promuovono l’utilizzo della risorsa geotermica con rendimento in energia elettrica molto basso. Una geotermia sostenibile ad alta efficienza energetica invece utilizza direttamente il calore geotermico per il teleriscaldamento. Giustamente, paesi come la Francia e la Germania puntano sulla geotermia profonda termica con eventuale cogenerazione di elettricità, redditizia anche senza incentivi. INCENTIVARE l’energia geotermoelettrica vuol dire tenere in vita assistita attività economicamente non sostenibili ormai abbandonate in molti paesi sviluppati.
ABOLIRE GLI INCENTIVI per gli impianti geotermoelettrici permette di risanare il settore geotermico e fare sì che diventi un settore economicamente maturo, autonomo ed efficace per la riduzione dell’Effetto Serra, sostituendo il riscaldamento da fonti combustibili ed elettriche.

La geotermia elettrica è pericolosa per la salute e la sicurezza:

GLI INCENTIVI mantengono in vita le centrali FLASH, che emettono una quantità di CO2 maggiore persino di centrali a combustibile fossile, inquinano fortemente aria, acqua e terra, e aumentano l'Effetto Serra!
GLI INCENTIVI spingono l'imprenditore, per motivi di profitto, a privilegiare una risorsa geotermica ad alta temperatura e vicina alla superficie. E con ciò a cercare risorse in zone con geologia complessa, spesso con vulcanismo recente e a rischio sismico dove i pericoli per ambiente e salute umana legati all’attività sono altissimi: terremoti indotti ed innescati distruttivi, inquinamento irreversibile della risorsa di acqua dolce, abbassamento delle falde.
GLI INCENTIVI sostengono e favoriscono sperimentazioni pericolose con progetti "pilota" a ciclo chiuso in zone ad alta criticità: Isola di Ischia, Campi Flegrei, Lago di Bolsena ... Uno spreco folle di fondi preziosi per impianti che “sperimentano”, in zone a rischio, una tecnologia già da anni messa a punto all’estero. In questo modo si utilizza impunemente la popolazione come cavie, grazie all’esenzione dalla Direttiva Seveso.
Il territorio del Lago di Bolsena, ad esempio è ad alto rischio sismico: magnitudo dei sismi naturali ≤ 6, con rischio di innesco di sismi della “grande faglia” tettonica. Qui, proprio nell’epicentro del terremoto del 2016 di magnitudo 4.1 (Castel Giorgio - TR) si vuole realizzare un impianto “pilota” a unica vocazione elettrica.

La geotermia elettrica distrugge risorse e patrimoni di grande valore:

L’assurdo controsenso degli incentivi rende possibile la collocazione delle centrali geotermiche OVUNQUE: poli geotermici capaci di riscaldare tutta ROMA, progettati in piena natura, ad esempio attorno al Lago di Bolsena. Questo è spreco!
Inoltre tali scelte comportano la distruzione di paesaggi, di siti termali, di zone incontaminate di pregio, di Siti di Interesse Comunitario della RETE NATURA 2000, di riserve di biodiversità e di acqua dolce potabile.
GLI INCENTIVI creano un settore geotermico malsano che compromette la principale risorsa economica d’Italia: il settore turistico. In alcuni luoghi, come attorno al lago di Bolsena, si rischia la compromissione della risorsa più preziosa: l’acqua.
SENZA GLI INCENTIVI le centrali, per motivi di competitività, devono essere progettate in aree industriali vicino a grandi centri urbani che accolgono il calore per il teleriscaldamento. E sono collocate in zone geologicamente tranquille e a bassa sismicità naturale, dove i pericoli per l’ambiente e per la salute sono bassi: come nel bacino di Parigi, a Monaco e Berlino, e a Ferrara.
CHIEDIAMO al Governo di attuare in urgenza la sua proposta di escludere il settore geotermoelettrico dagli incentivi per le energie rinnovabili. 
Invece di finanziare la nostra autodistruzione, vogliamo orientare la nostra quota di “oneri di sistema” della bolletta elettrica più verso il risparmio energetico e l’autoproduzione elettrica da VERE fonti rinnovabili: fotovoltaico sui tetti, mini eolico e geotermia domestica.

FIRMA ANCHE TU!

domenica 1 dicembre 2019

Geotermia: i terremoti indotti avvenuti in Francia facciano riflettere le autorità italiane


Circa due settimane fa la terra ha tremato in Francia nei pressi di un sito di sfruttamento della risorsa geotermica profonda a Vendenheim, comune del dipartimento del Basso Reno, a poca distanza da Strasburgo.


sito della centrale a Vendenheim

Il sito è gestito dall’impresa francese Fonroche Géothermie che ha iniziato le trivellazioni a marzo del 2018. Sin dall’inizio delle attività di perforazione sono stati registrati numerosi microsismi indotti di magnitudo inferiore a 2, ma la frequenza e l’intensità dei terremoti sono pericolosamente aumentate dopo il 10 ottobre di quest’anno, con più di cento microsismi in pochi giorni. Molto probabilmente ciò è dovuto alla fase finale di "ottimizzazione" del pozzo dopo la perforazione vera e propria, con una stimolazione chimica per aumentare la permeabilità nel serbatoio. Evidentemente qualcosa è andato fuori controllo tanto che il 12 e il 13 novembre si sono avute due scosse avvertite anche a Strasburgo, una di magnitudo 2.6 e una di 3.1, quest’ultima con lievi danni ad alcuni edifici e diverse abitazioni evacuate. I Francesi si chiedono, ora, che cosa accadrà in futuro?

Il BCSF (Bureau Central Sismologique Français), l’omologo del nostro Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha classificato tutti questi terremoti come sismi “indotti”, cioè causati dall’attività umana. Specialmente i valori delle ultime scosse hanno superato quelli dell’attività sismica media naturale della Fossa Renana.

Nello studio d’impatto ambientale relativo all’impianto geotermico francese, il rischio sismico collegato alle trivellazioni era stato considerato trascurabile, data la bassa sismicità naturale della zona. Ma, a quanto pare, le trivellazioni hanno scombussolato il sottosuolo al punto da generare terremoti sempre più frequenti ed intensi. Le perforazioni vengono effettuate ad una profondità di circa 4.500 m per “esplorare” la risorsa geotermica e sono propedeutiche alla realizzazione di una centrale geotermica binaria a ciclo chiuso di circa 6 MW elettrici ai quali si aggiungono più di 30 MW termici. L’impianto prevede un flusso di 350 tonnellate all’ora di fluido geotermico.

L’impresa Fonroche ha escluso che i terremoti siano stati indotti dai lavori di perforazione perché “le trivellazioni sono state sospese l’8 novembre (4 giorni prima della scossa), conformemente alla normale programmazione delle operazioni in corso” e perché il sisma si è verificato ad almeno 5 km a sud del sito di ricerca geotermica. I geologi consultati, tuttavia, ritengono che la sospensione delle attività non consente affatto di escludere il diretto collegamento tra i terremoti e le trivellazioni; anche dopo che la stimolazione di faglie presenti nel sottosuolo è cessata, infatti, è possibile che si verifichi un’attività sismica differita. Inoltre, come si è visto in casi analoghi nel mondo, i terremoti possono generarsi anche ad alcune decine di chilometri dal sito di sfruttamento geotermico.

I lavori della Fonroche, intanto, nel rispetto del principio di precauzione, sono stati fermati; un decreto della prefettura locale stabilisce, infatti, “la sospensione delle operazioni in corso” in caso di “registrazione di sismi che superino la soglia di 2 della scala Richter”; le attività potranno riprendere solo dopo le analisi della situazione sismica condotte da un pool di esperti geologi.


Tutta questa vicenda deve far riflettere le autorità italiane sulla validità dei progetti geotermici previsti a Castel Giorgio, a Torre Alfina e intorno alla caldera vulcanica del Lago di Bolsena, oggetto di interesse di alcune imprese che vogliono investire in questo territorio approfittando degli incentivi statali alla geotermia elettrica.

A Castel Giorgio, in Umbria, sul confine idrogeologico settentrionale del Lago di Bolsena, e a Torre Alfina nel comune di Acquapendente, sono previsti due impianti geotermici binari di 5 MW per la produzione di energia elettrica. Si tratta di impianti “pilota” per i quali non sono previste emissioni in atmosfera, ma che incidono fortemente sulla stabilità del sottosuolo. Quello di Castel Giorgio, ad esempio, tramite 9 pozzi, la cui profondità varia da 1100 a 2300 metri, trasferisce ben 1000 tonnellate all’ora di fluido geotermico da una zona sotto il bacino Tevere ad una zona lontana 4 km sotto il bacino del lago di Bolsena. Nel sottosuolo il movimento di tali quantità di fluido per un periodo di 25 anni provocherebbe pericolosi stress termici e pressori, come sottolineato più volte dai geologi.

In particolare, fra gli studiosi, citiamo il geologo prof. Giuseppe Mastrolorenzo,
vulcanologo dell’INGV e primo ricercatore dell’Osservatorio Vesuviano, il quale durante un’intervista radiofonica, alcuni giorni fa, ha dichiarato che “L’area di Castel Giorgio è un’area ad elevatissima sismicità. Lì vi sono faglie attive che in passato hanno generato terremoti, anche di magnitudo prossima a 6 con ipocentro intorno agli 8 km, che hanno avuto effetti fino al 9° o 10° grado della scala Mercalli. È avvenuto nel 1695 e più recentemente nel 1957, con terremoti rispettivamente di magnitudo 5.7 e 4.9 con effetti devastanti”.



Secondo il vulcanologo “L’attività di estrazione e reiniezione di fluidi in quell’area potrebbe causare una serie di conseguenze: 1) alterare il sistema idrotermale e modificare le falde superficiali; quella più superficiale è una falda di acqua potabile, di cui fa parte il lago di Bolsena, che rischierebbe di essere contaminata da una grande quantità di arsenico, qualora risalissero i fluidi idrotermali da elevata profondità. 2) Deformazioni del suolo: subsidenza nelle zone di estrazione e sollevamento del suolo in quelle di reiniezione. 3) Sismicità indotta o innescata: si è visto a livello mondiale che, quando si va ad agire con iniezioni ed estrazioni di fluidi in aree prossime a faglie tettoniche attive (anche a qualche decina di chilometri), si può verificare la condizione per la quale tali faglie, già in condizioni critiche, vengano messe in movimento, “innescate” appunto, e si potrebbe avere uno scorrimento, cioè un terremoto anche per effetto di piccole perturbazioni”.

Mastrolorenzo ha inoltre ricordato che “Nel 2016, dopo il parere positivo della Commissione di Impatto Ambientale, si è verificato un terremoto di magnitudo 4.1 localizzato a 1 Km da Castel Giorgio, proprio nell’area in cui si pensa di fare la centrale. Sebbene non molto forte, questo terremoto indica che proprio quel tratto delle ben note faglie distensive poste in quell’area è in condizioni pre-critiche, cioè in futuro sicuramente genererà altri terremoti. Il problema è capire, ora, quale sia la probabilità che le azioni di estrazione e reiniezione di fluidi possano causare un anticipo di quei terremoti che sicuramente si verificheranno (perché quelle strutture stanno accumulando energia tettonica per i movimenti continui, seppur lenti, dell’Appenino). Di chi sarebbero allora le responsabilità se un terremoto che dovrebbe verificarsi tra qualche secolo si verificasse tra qualche anno? Questo è quello che sto cercando di denunciare e di segnalare alle autorità in termini di pericolosità connessa alle attività antropiche”.

trivellazione a Vendenheim
Ci chiediamo, allora, perché continuare a dare incentivi alla geotermia profonda in modo indiscriminato? Alcune tipologie di impianti geotermici sono sicuramente migliori di altre (ad esempio quelle che non immettono gas velenosi nell’aria), ma ciò che non si considera è DOVE questi impianti vengono installati. Non sono certo compatibili con un territorio di origine vulcanica come il nostro, caratterizzato da una elevatissima sismicità e da molte faglie attraverso le quali possono risalire i fluidi geotermici cancerogeni contaminando le falde acquifere potabili.
Come mostra l’esperienza francese e come i geologi hanno spiegato nelle numerose conferenze pubbliche svoltesi in Umbria e nei paesi intorno al lago di Bolsena, il pericolo dei terremoti non si ha solo nel periodo di funzionamento della centrale, ma anche prima, ovvero nella fase di trivellazione dei pozzi geotermici.

Probabilmente non è semplice confrontare situazioni geologiche così lontane e diverse, ma ciò che è accaduto in Francia mostra chiaramente che l’attività geotermica “sollecita” sconosciute ed imprevedibili forze presenti nel sottosuolo fino a generare pericolosi terremoti, anche differiti nel tempo.

Facciamo appello a tutte le Autorità italiane affinché non si commetta il grave errore di autorizzare definitivamente l’impianto di Castel Giorgio, così come tutti quelli che si trovano in aree a rischio. Incentivare lo sfruttamento di risorsa geotermica in queste zone è una follia.






mercoledì 13 novembre 2019

rivolta delle lenzuola





Con la petizione 
"STOP INCENTIVI ALLA GEOTERMIA ELETTRICA!"  
stiamo segnalando cosa si nasconde dietro la voce "Oneri di sistema" della nostra bolletta elettrica che incentiva le energie rinnovabili:
UNO SPRECO di miliardi di Euro!
Gli incentivi indispensabili allo sviluppo delle VERE Fonti Rinnovabili sono DIROTTATI verso attività estrattive e progetti di trivellazione che NON rispondono ai criteri ed obiettivi del Piano Energia Clima 2030.

Arresta il disastro energetico in 30 secondi: con il tuo cellulare firma la petizione!
Tutela anche tu intere popolazioni e habitat prima che sia troppo tardi e aiuta il governo ad adottare misure che rispondano all'emergenza climatica!

Se hai più di 30 secondi:
  • Copia incolla questo testo e condividilo via mail con i tuoi contatti, associazioni e giornali;
  • Trasmetti il link della petizione ai tuoi amici via Twitter, fb, WhatsApp ...
Se non hai tempo per andare ad una conferenza sulla geotermia:
  • Completa la tua conoscenza con un click! Vai sulla petizione e clicca le parole in rosso.
  • Attivati a trasmettere la conoscenza con l'affissione della locandina nei locali del tuo comune: negozi, bar, ristoranti, agriturismi … Se il tuo Comune sostiene la causa chiedigli se può stampare varie copie: 


NB: Se Change.org ti chiede di versare un contributo ti CONSIGLIAMO di non farlo. Non abbiamo bisogno di soldi, ma di più Cittadinanza Attiva!
A presto!



Materiale info da stampare, scaricare o proiettare:


Come creare un gruppo lenzuola:

Mappa dei progetti geotermici nel comprensorio del Lago di Bolsena al 30 giugno 2017: (fonte: http://osservatoriodellagodibolsena.blogspot.com/2017/09/dossier-progetti-geotermici-intorno-al.html)


Elenco dei progetti geotermici nel comprensorio del Lago di Bolsena della mappa qui sopra (fonte: http://osservatoriodellagodibolsena.blogspot.com/2017/09/dossier-progetti-geotermici-intorno-al.html)





Elenco dei comuni con progetti geotermici:

Schema dell'impianto geotermico binario con reiniezione totale del fluido geotermico previsto a Castel Giorgio:






 Sezione geologica della zona di Castel Giorgio con impianto:






Pagine dedicate al progetto di Castel Giorgio sul sito dell'associazione BLEU (Bolsena Lago d'Europa) :

(link: http://www.bolsenalagodeuropa.net/2019/10/16/geotermia-a-castel-giorgio-ricorso-al-tar/)

Raccolta fondi

Ricorsi al TAR

Descrizione del progetto: I rischi

Eventi e news

La Storia


Flyer da distribuire:
















sabato 12 ottobre 2019

Abbraccio del Lago



Immaginiamo uno specchio d'acqua dolce di 113 km2, circondato da colline boscose, rive verdeggianti, pascoli, uliveti, coltivi. A specchiarsi sulle acque paesi antichi, campanili, palazzi e torri: è il Lago di Bolsena, omphalos del Centro Italia, il più grande lago vulcanico d'Europa.
 
Un incanto che rischia di spezzarsi e trasformarsi in palude d'acqua morta a causa di inettitudine cronica di chi governa e di pessimi progetti di chi arriva da lontano, né mai ci vivrà. Monocoltura intensiva di nocciole, pessima gestione dell'anello fognario, centrali geotermiche... un assalto programmato su un territorio di comunità assai miti: né lotte contadine, né Resistenza segnano la storia dell'Alta Tuscia. E gli speculatori sembra che lo sappiano. Pescatori, contadini, ortolani, che nel tempo si sono trasformati in albergatori, ristoratori, per accogliere un turismo internazionale che apprezza il Lago di Bolsena per soggiorni a contatto con la natura, con la storia, con una ruralità ancora genuina.
 
Nel corso degli ultimi anni, a fronte di un crescente degrado, la cittadinanza si è attivata per preservare il territorio, grazie all'azione costante di informazione attuata da associazioni locali di tutela ambientale. Dall'inizio del 2018 le associazioni hanno finalmente raccolto il consenso delle amministrazioni locali e si è creata una rete di resistenza. Decine di assemblee pubbliche, spesso volute dagli stessi sindaci dei paesi lacuali, hanno espresso contrarietà alle decisioni del Governo e della Regione, decisioni prese come se in questo territorio non ci vivesse nessuno.
Nasce così il progettoAbbraccio del Lago, che avrà luogo sabato 19 ottobre 2019 tra le 16.00 e le 19.00, quando migliaia di persone si recheranno su tutte le sponde calpestabili del lago, per rendere omaggio all'incanto del Lago di Bolsena. Le parole d'ordine dell'Abbraccio sono: Biodiversità, Tutela del paesaggio, Acqua Bene Comune, Autoproduzione energetica, Sovranità alimentare. Il Lago è stato suddiviso in 4 settori, collegati ai 4 elementi: Aria Acqua Fuoco e Terra (la locandina indica la suddivisione). Invitiamo tutti a partecipare, raggiungendo le sponde del lago, per prenderci per mano, fronte alle splendide acque di questa grande riserva di acqua potabile, luogo di vita per decine di specie animali, custode della memoria di una lunghissima storia naturale e umana.
 
 

Katia Maurelli vice presidente Ass. La Porticella

venerdì 6 settembre 2019

che fine hanno fatto le ordinanze contro i noccioleti?


Dopo un inverno intenso di mobilitazione contro l’incontrollata diffusione di noccioleti nell’Alta Tuscia, dopo la testimonianza della regista Alice Rohrwacher e dopo il grande successo del convegno a Orvieto “Il Nocciolo del Problema”, si erano riuniti a Bolsena il 5 aprile 2019 i sindaci del Lago, dei comuni di Bolsena, Gradoli, Grotte di Castro, Marta, Montefiascone, Valentano e Capodimonte. Mossi dalla preoccupazione per la salute della popolazione e dalla volontà di salvaguardare l’ambiente, tutti si erano impegnati a firmare ordinanze per ostacolare l’impianto di noccioleti nel territorio.
I rappresentanti dei comuni del Lago riuniti a Bolsena, il 5 aprile 2019

Infatti, grandi superfici di noccioleti rappresentano una minaccia: inquinano l’acquifero e il Lago con nutrienti e fitofarmaci, depauperano la sua preziosa riserva d’acqua e degradano la biodiversità: “Da monito per tutti quanto accaduto al lago di Vico”.

Furono firmate rapidamente le ordinanze del Comune di Bolsena (n°18/2019 del 7 aprile) capofila della azione, e del Comune di Grotte di Castro, molto simili nel contenuto; segui il 25 maggio l’ordinanza di Montefiascone. Sono documenti che poggiano su una priorità comune – la necessità di tutelare il Lago e la salute pubblica.

Le ordinanze di Bolsena e di Grotte di Castro vietano “di realizzare impianti di noccioleti intensivi onde evitare un elevato consumo di acqua, di fitofarmaci, di antiparassitari, di insetticidi, di diserbanti e di concimi necessari alla coltivazione degli stessi, in quanto l’uso continuativo e massiccio di dette sostanze potrebbe determinare il degrado globale ed irreversibile dell’ecosistema terrestre ed acquatico con distruzione di habitat e biodiversità e con gravissime ricadute sulla salute pubblica.”
noccioleto sul Lago

Il divieto si estende, nel caso di Grotte di Castro, su tutto il territorio comunale. Per Bolsena riguarda soltanto la parte ricadente nel bacino imbrifero del Lago (il che è incoerente poiché per proteggere il Lago occorre tutelare il suo acquifero e quindi anche il bacino idrogeologico). Si teme che ambedue siano ordinanze attaccabili dal punto di vista legale, poiché potrebbero portare pregiudizio alla nocciolicoltura in generale; sono inoltre carenti in vari aspetti scientifici e legali.
Si tratta però di mozioni di grande importanza: danno un chiaro segnale di volontà politica per difendere il territorio dallo sfruttamento agroindustriale e per destinarlo, invece, a un uso ecosostenibile delle sue risorse ambientali e culturali.

Molto diversa è l’ordinanza di Montefiascone, che richiede in sostanza l’applicazione di due norme di legge in vigore già da anni, ma disattese:

- il Piano di Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (che sarà aggiornato a breve),
- l’obbligo di una Valutazione d’Incidenza (VINCA) preventiva per piani e progetti (come l’impianto di noccioleti) che hanno una possibile incidenza sul Sito di Interesse Comunitario (SIC) del Lago di Bolsena.

L’ordinanza falisca prende come modello varie ordinanze di comuni dei Cimini e del Lago di Vico (p. e. l’ordinanza di Corchiano) e le integra con le disposizioni necessarie per le zone protette della Rete Natura 2000. È un’ordinanza inattaccabile dal punto di vista legale e valida scientificamente (a parte la limitazione, incoerente anche qui, al bacino imbrifero). Certo che in nuce, richiede soprattutto l’osservanza di due norme già esistenti: non è per questo però superflua, poiché porta alla conoscenza della popolazione, degli amministratori e delle forze d’ordine locali queste leggi (ignorate da tutti), e assicura e facilita la loro applicazione ed osservanza tramite sanzioni amministrative pesanti a livello comunale.

Dopo il primo passo coraggioso di questi tre comuni, si pensava che rapidamente tutti gli altri comuni avrebbero adottato simili provvedimenti, ma non è stato così. Da un lato perché l’imminenza delle elezioni comunali ha bloccato l’operatività di alcuni comuni, dall’altro, a causa della convocazione del tavolo tecnico sull’uso dei fitofarmaci dal Prefetto di Viterbo. La sua idea iniziale era stato di avviare un dialogo a partire da un approfondimento sulla problematica sanitaria, ambientale e agricola. Le associazioni di categoria, però, hanno trasformato il tavolo in un forum di promozione della loro visione agroindustriale, che vorrebbero estendere, senza distinzione, a tutto il territorio. Con ciò, il dialogo si è bloccato sul nascere.

A riprendere l’iniziativa sono i 13 sindaci del Biodistretto della via Amerina e delle Forre che intendono riunirsi per adottare ordinanze identiche, che regolano l’uso dei fitofarmaci e vietano l’utilizzo del glifosato.
Intanto, attorno al Lago di Bolsena, si continua ad impiantare noccioleti, senza regole, illegalmente. È urgente che anche qui attorno al Lago i sindaci riprendono l’iniziativa ed emettono le ordinanze annunciate per proteggere il territorio.


lunedì 19 agosto 2019

Geotermia a Castel Giorgio – il rischio sismico


 Contro il chiaro NO espresso dalle Regioni Umbria e Lazio, dai Comuni del comprensorio e dalla popolazione, il Consiglio dei Ministri nella sua riunione del 31 luglio, ha deliberato “di consentire la prosecuzione del procedimento di realizzazione dell’impianto pilota denominato “Castel Giorgio” per ricerca di risorse geotermiche sito nel Comune di Castel Giorgio (TR), proposto da ITW LKW Geotermia Italia S.p.a.".

Comuni e associazioni hanno deciso di ricorrere contro questa decisione presso i tribunali nazionali e le istituzioni europee, e anche le Regioni si sono espressi in questo senso. In un recente post avevamo parlato di questa decisione imminente e avevamo esposto i rischi che presenta l’impianto per la popolazione e l’ambiente.

centrale geotermica a ciclo chiuso
Tra i rischi evocati e dimostrati, il più immediato e importante per gli abitanti di Castel Giorgio è il rischio sismico. Non è di questo avviso il “general manager” della ditta proponente, l’ITW-LKW Italia: secondo i suoi comunicati e le sue affermazioni pubbliche, l’impianto pilota geotermico a Castel Giorgio è a “zero sismicità indotta o innescata”. In questo post vogliamo discutere questo parere.

L’impianto di Castel Giorgio appartiene alla categoria degli impianti “idrotermali” ed è “ad acqua dominante”: si rifornisce, cioè, per il suo funzionamento di “fluido geotermico” – nel nostro caso acqua calda (tra 125 e 150°C) satura di CO2, in cui sono disciolti altri gas come metano, H2S, NH3, radon, con importanti concentrazioni di arsenico e mercurio – presente nel sottosuolo nel “serbatoio geotermico”. Questo serbatoio è uno strato di rocce che nei suoi pori e fratture ospita il liquido pericoloso. È un impianto “binario” a “ciclo chiuso”: il fluido viene pompato nella centrale, dove cede in uno scambiatore di calore grande parte della sua energia termica che viene trasformata in energia elettrica. Il fluido raffreddato è reiniettato interamente (il che è una sfida tecnologica non da poco a causa dell’alta concentrazione di gas incondensabili nel liquido) nello stesso “serbatoio” nel sottosuolo.

Il rischio di causare sismi di un tale impianto è legato alla fase della sua realizzazione e al suo esercizio. Durante la realizzazione, le trivellazioni e gli stress meccanici e termici che l’accompagnano come anche eventuali iniezioni di liquido nei pozzi, possono provocare movimenti violenti nel sottosuolo.

Durante l’esercizio il pericolo viene dal prelievo di grandi volumi di fluido (1000 tonnellate all’ora) dalla zona di estrazione profonda circa 1000 m e dall’iniezione dello stesso volume di fluido raffreddato in una zona lontana dalla prima, a più di 2000 m di profondità. Inevitabilmente si creano stress termici, sovrappressione e conseguenti stress meccanici nella roccia della zona di reiniezione, e una certa sottopressione nella zona di estrazione. Questi stress e squilibri pressori sono tanto più grandi, quanto minore è la possibilità del fluido a circolare liberamente nel serbatoio.

Altopiano dell'Alfina
Inoltre, durante l’esercizio spesso si ricorre, anche per impianti idrotermali, a specifiche iniezioni intense di fluido per aumentare la permeabilità nel serbatoio (“fracking”) che provocano eventi sismici – queste iniezioni sono caratteristiche di, ed essenziali per impianti della categoria “a rocce calde secche” (HDR: hot dry rock).

Esiste un’ampia letteratura scientifica internazionale che dimostra, documenta e analizza questi meccanismi e pericoli, e che riporta ed esamina sismi indotti da centrali geotermiche, di tipo idrotermale e non, in tutto il mondo. Illustriamo brevemente due esempi tra i tanti, interessanti perché molto ben studiati:

1) Le centrali geotermiche nella zona di Monaco (Baviera). Tra queste ci sono impianti quasi identici a quello progettato a Castel Giorgio, che prelevano acqua calda da una falda geotermica profonda inserita nel Bacino della Molassa prealpino. Per merito delle caratteristiche del suo sottosuolo è una zona quasi priva di sismicità naturale. Dall’inizio della realizzazione della prima centrale a Unterhaching circa 15 anni fa, sono stati registrati i sismi indotti e indubbiamente riconducibili all’esercizio degli impianti, di solito di magnitudo massima attorno a 2. Il che, anche a causa della bassa profondità degli ipocentri, basta per provocare lievi danni: come circa due anni fa, quando l’esercizio della centrale di Poing fu interrotto a causa di un terremoto indotto.

2) Le centrali del campo geotermico di Salton Sea nella California meridionale. Sono centrali del tipo “flash” come quelle dell’Amiata in una zona con una sismicità locale naturale comparabile a quella dell’Alfina. Si approvvigionano da un serbatoio con fluido molto caldo (circa 300 °C). Secondo lo studio disponibile online, esistono registrazioni accessibili della sismicità dal 1981 (caso quasi unico al mondo), che dimostrano una chiara correlazione tra attività delle centrali geotermiche e frequenza dei terremoti, con una magnitudo massima di 5,1.

Il database online mondiale dei terremoti indotti (lontano da essere completo) attribuisce alla geotermia, nella nostra zona, il terremoto del 2000 del Monte Amiata (magnitudo M = 4,5) che causò gravi danni materiali perché l’ipocentro era a bassa profondità (il che è tipico per terremoti indotti), quello di Torre Alfina del 1977 (M = 3) e uno di Latera (1984, M = 2,9).

Senza possibilità di dubbio, la geotermia, che sia della categoria “idrotermale” o di quella “HDR”, causa terremoti. Perché negarlo?

Il sottosuolo di Castel Giorgio, situato sul bordo del complesso vulcanico Volsini, è particolare e porta le tracce della sua storia – l’origine con la formazione di un centinaio di vulcani, l’espulsione e l’accumulo di materiale durante le eruzioni, e finalmente il crollo dei coni vulcanici e la formazione della caldera. Una storia e una struttura geologica complessa, con molteplici fratture della roccia e con molte faglie, in parte attive e causa dell’importante sismicità naturale della zona: con i terremoti, con epicentri proprio a Castel Giorgio, del 1957 (magnitudo 4,9) e del 2016 (M = 4,1) che hanno provocato danni anche gravi. Lo strato profondo di rocce carbonatiche che contiene il fluido geotermico è strutturato in compartimenti che impediscono la circolazione libera dei fluidi. Questa inomogeneità (anche in termini di permeabilità) favorisce l’accumulo di pressioni e stress meccanici, che causano fratture e spostamenti della roccia lungo le linee di fratture e i piani delle faglie. In più, gli squilibri di pressione provocano la risalita del fluido lungo le faglie e la discesa di acqua dalle falde superficiali. Queste caratteristiche della struttura geologica sono dimostrate inequivocabilmente, tra l’altro dal lavoro scientifico di Vignaroli et. al.

La domanda da porre, considerando queste circostanze e la mole delle prove scientifiche da tutto il mondo, è: come può non provocare terremoti la realizzazione e l’esercizio della centrale di Castel Giorgio?

E infatti: la centrale di Castel Giorgio provocherà eventi sismici. La magnitudo di questi terremoti indotti, secondo il consenso del mondo scientifico, potrà raggiungere la magnitudo della sismicità naturale della zona.

Come può parlare allora di “sismicità zero” della centrale il “general manager” dell’ITW-LKW, come si possono apostrofare “cretini” cittadini che avanzano preoccupazione e riserve fondate, e “piccola mafietta locale senza competenze, da diserbare come l’erba cattiva”?

"L'Altra Camminata" per raccogliere fondi per il ricorso

Preferiamo di non dare risposta, ma vogliamo illustrare quali passi, secondo le raccomandazioni internazionali, potrebbe seguire il processo decisionale per creare l’accettanza pubblica di un progetto geotermico:

·         Informare apertamente la popolazione,

·         illustrare chiaramente tutti i rischi e i vantaggi della centrale,

·         elaborare una risposta condivisa, 

·         coinvolgere gli stakeholder locali nel processo decisionale e nella gestione,

·         presentare garanzie valide per evitare danni (monitoraggi, sistema di salvaguardia “a semaforo”) e, nel caso estremo, per compensare i cittadini degli eventuali danni.

Può succedere anche che si arrivi alla decisione di non realizzare il progetto – perché ritenuto rischioso, poco vantaggioso, perché la ditta proponente è ritenuta poco affidabile e credibile. Oppure perché esistono valide alternative, sicure e poco costose, all’impianto – come nel nostro caso, dove l’aumento di efficacia ed efficienza energetica nella zona, o l’allestimento di una modesta superficie di pannelli fotovoltaici potrebbero rendere superflua la discussa centrale geotermica.
 
Cartografia delle sequenza sismica del 2016. La linea mediana dello sciame sismico segue approssimativamente la linea della faglia attiva e passa attraverso la zona dei pozzi di reiniezione della centrale