martedì 31 luglio 2018

Goletta dei Laghi 2018 - inquinamento e soluzioni


A Bolsena alla Libr’Osteria Le Sorgenti, Legambiente ha presentato, il 27 luglio, i risultati della Goletta dei Laghi 2018 per il Lago di Bolsena. La Goletta dei Laghi è la campagna di Legambiente che da 13 anni attraversa l’Italia per monitorare la qualità delle acque, degli ecosistemi e dei territori lacustri.
Grande afflusso del pubblico, vive discussioni dove sono intervenuti molti cittadini ben informati e, come rappresentanti delle istituzioni, Cristiana Avenali (Regione Lazio), Luigi Buzi sindaco di Gradoli, Massimo Bambini sindaco di San Lorenzo, Rita Chiatti assessora del comune di Montefiascone, Susanna Cherchi consigliera del comune di Marta e Enrico Paziani capitano della Polizia Provinciale.


È stato Roberto Scacchi, il presidente di Legambiente Lazio, a presentare i risultati del monitoraggio microbiologico (Escherichia coli e Enterococchi intestinali) della Goletta dei Laghi sul Lago di Bolsena, effettuato il 18 luglio. Risultati tutt’altro che rassicuranti: su 6 punti di campionamento, 5 sono sopra i limiti previsti dalla legge per le acque di balneazione (vedi tabella).

Montefiascone
Foce torrente nei pressi parco giochi
GPS: 42.543241, 11.991214
fortemente inquinato
Marta
Spiaggia in fondo a via Cava
GPS: 42.542895, 11.911434
fortemente inquinato
San Lorenzo Nuovo / Grotte di Castro
Foce fosso il Fiume
GPS: 42.645755, 11.903256
fortemente inquinato
San Lorenzo Nuovo
Foce fosso Grande (del Ponticello)
GPS: 42.649497, 11.914062
fortemente inquinato
Capodimonte
Spiaggia in viale Regina Margherita
GPS: 42.550038, 11.906584
entro i limiti
Gradoli
Foce fosso del Rigo
GPS: 42.636159, 11.888173
inquinato
Bolsena
Foce fosso del Cimitero
GPS: 42.644263, 11.975539
non campionato
(posizioni GPS approssimative, riprese dalla mappa della Goletta Verde)

 Questa situazione, che si perpetua ormai da anni (come abbiamo documentato nel 2017, 2016, 2015, 2014, 2013 e 2012), dimostra la presenza persistente di fonti d’inquinamento soprattutto lungo il percorso dei fossi che sfociano nel Lago.
Interessante a questo proposito, che Enrico Paziani ha rivelato durante la discussione di essere ben a conoscenza dei meccanismi d’inquinamento di molti fossi, come scarichi irregolari dai sistemi circumlacuale e comunali specialmente dopo forti piogge, dilavamento dalle strade di oli e altre sostanze nocive, abbandono di rifiuti, dilavamento di sostanze pericolose dai campi, ecc.

Polemica, purtroppo, la risposta congiunta dei sindaci ai risultati della Goletta che sembrano essere in contraddizione con quelli pubblicati dall’ARPA Lazio. Anche questo punto è stato discusso più volte, p. es. in un post di questo blog, o nell’articolo “balneabilità” dell’associazione BLEU: nessuna contraddizione, ma due facce della stessa realtà.
Molto chiara invece la risposta di Legambiente.


Esemplare nel suo intento costruttivo, l’intervento di Luigi Buzi durante l’incontro con Legambiente. Il sindaco di Gradoli, da una parte, tiene a sottolineare come la situazione d’inquinamento dipinta dalle analisi di Legambiente non sia rappresentativa dell’insieme delle acque di balneazione del Lago (posizione condivisa da Roberto Scacchi) e, dall’altra, invita i rappresentanti della Goletta dei Laghi a una collaborazione per studiare insieme le situazioni problematiche e per definire risposte adeguate e condivise.
La seconda parte dell’incontro è stata dedicata al “Contratto di Lago” come strumento partecipato di programmazione, con lo scopo di tutelare e correttamente gestire la risorsa idrica e di valorizzare il territorio in modo sostenibile.
Roberto Scacchi ha ricordato che il Lago di Bolsena è l’unico dei laghi vulcanici del Lazio a non essere tutelato dagli strumenti a disposizione di un ente parco regionale. Legambiente dà pieno sostegno al Contratto di Lago giudicandolo potenzialmente risolutivo per la salvaguardia dell’ambiente lacustre.

Luciano Dottarelli, presidente del Club per l’UNESCO Viterbo, capofila del comitato promotore del Contratto, ha comunicato che ormai tutti i comuni e molte associazioni del comprensorio hanno aderito a questo importante strumento, sottoscrivendo un manifesto d’intenti.

Roberto Scacchi presenta i risultati della Goletta 2018 alle Sorgenti
Abbiamo apprezzato la partecipazione all’incontro di Cristiana Avenali, responsabile dell’ufficio di scopo su contratti di fiume e piccoli comuni della Regione, nonché ex-presidente di Legambiente Lazio: troppo volentieri i funzionari della Regione si sottraggono al dialogo e addirittura si oppongono a soluzioni sostenibili degli problemi ambientali. Positivo il suo intervento, dove sostiene: “Costruire un contratto di Lago nel più grande dei laghi del Lazio è un obiettivo ambizioso quanto importante. La Regione darà il suo pieno sostegno ad associazioni e comuni che intraprenderanno questo percorso. Il contratto deve avere come funzioni principali quelle di difendere la biodiversità e contrastare i rischi idrogeologici. Nel Lago di Bolsena, dove paesaggio, natura e piccoli comuni costruiscono insieme un ambiente straordinario, questo strumento permetterebbe di affrontare le eventuali criticità, al fine di rilanciare un nuovo sviluppo socio-economico e territoriale, esaltando la bellezza e la particolarità del territorio del lago.”

Nella lunga e vivace discussione sono stati affrontati molti temi rilevanti per l’ambiente del Lago, quali l’impianto di noccioleti, la posizione tentennante della Regione nei confronti del pericolo geotermia, la moria di pesci, lo stato ecologico del Lago, i reati ambientali, il pericolo di distruzione degli habitat naturali, il progetto di un bio-distretto, la mancante adozione di adeguate misure di conservazione, la necessità di una pianificazione sostenibile, ecc.
Sono intervenuti diversi cittadini con le loro interrogazioni, informati e, anche, con intelligenti proposte di soluzioni.
Ci impegniamo a mantenere vivo il dialogo con Legambiente e Cristiana Avenali, disponibili a sostenere la cittadinanza nello sforzo di tutela del Lago!

martedì 24 luglio 2018

Ancora un’estate difficile per il Lago di Bolsena


Si sperava in un’estate tranquilla finalmente, con acque pulite, senza notizie allarmanti su inquinamenti fognari …

Sembrava possibile quando, il 5 settembre 2017, erano stati consegnati i lavori di ripristino del collettore circumlacuale e dell’impianto di depurazione delle acque reflue di Marta gestiti dal COBALB (vedi qui). Gli interventi avrebbero dovuto iniziare ancora nell’autunno del 2017, invece sono iniziati solo il 20 marzo 2018.

Perché? A parte il maltempo a febbraio di quest’anno, la causa principale del ritardo è stato il fatto che il progetto di ripristino, oggetto del bando regionale,  si riferiva a uno stato (disastrato) dell’impianto, emerso da una verifica condotta nella primavera del 2013. Il bando è stato indetto quindi senza tenere conto dell’ulteriore degrado degli anni seguenti. Di conseguenza, verifiche addizionali, aggiornamenti del piano di lavoro, necessità di reperire fondi per coprire i costi addizionali hanno portato a inevitabili rinvii, facendo slittare la fine dei lavori sul collettore ad agosto.

I lavori di ripristino si articolano in varie fasi:

- Nella prima, gli interventi si concentrano sull’impiantistica idraulico-meccanica delle stazioni di sollevamento. In ogni stazione si puliscono e spurgano le vasche e condotte, si controlla lo stato delle vasche di accumulo, del valvolame e delle tubazioni per ripararle in caso di bisogno, si sostituiscono le pompe difettose e si installano queste mancanti.

- La seconda fase è dedicata al ripristino dell’impianto elettrico – si sostituiscono i quadri di comando e controllo, si rinnovano completamente i collegamenti elettrici e si realizzano nuovi cavidotti e pozzetti di distribuzione.  

- Nella terza fase, si procede al ripristino del depuratore, e

- in ultimo, sarà installato il nuovo sistema di telecontrollo.

Ormai i lavori delle due prime fasi sono quasi terminati; ultimo scoglio che rimane è la SS9, la stazione di sollevamento con la maggiore potenza elettrica installata, dove si è resa necessaria la sostituzione del trasformatore da 20 kV e la realizzazione di un quadro elettrico specifico.

Però, soltanto dopo il completamento di tutti i lavori sul collettore, e solo dopo il collaudo di questa prima parte delle opere di ripristino, tutte le parti del sistema sostituite e rinnovate – le pompe nuove, i quadri elettrici nuovi, le installazioni idrauliche ed elettriche – potranno entrare in funzione. Questo collaudo dovrà verificare il corretto funzionamento di tutto il sistema e certificare che l’impianto in tutti i suoi dettagli corrisponde ai requisiti tecnologici, materiali e economici specificati nel bando.  

Per ora continuano quindi gli sversamenti dalle stazioni di pompaggio, come recentemente dalle stazioni SS5, SS13, SS15 e soprattutto dalla SS9, che riversa ancora regolarmente acque fognarie nella baia del Grancaro.
sversamento sul lungolago di Montefiascone, 17 luglio 2018

La rinnovata funzionalità del collettore, a lavori e collaudi terminati, rappresenterà un grande passo verso il risanamento della salute del Lago. Rimane, però, ancora molto da fare, restano ancora molti dubbi e interrogazioni: cosa ne sarà della gestione e manutenzione dell’intero sistema fognario? Quando saranno ripristinate le reti fognarie comunali? Quando sarà completato il collettamento delle acque reflue sul versante ovest? Quando sarà verificata la tenuta delle tubazioni del collettore?

Per risolvere i rimanenti problemi, contiamo anche nel futuro sull’appoggio dell’Unione Europea. È grazie al suo intervento che i lavori sono stati finalmente appaltati, che sono arrivati a buon punto e che saranno terminati entro tempi prevedibili. È un’ottima notizia per il Lago e un grande successo dell’impegno della cittadinanza attiva del nostro territorio, riunita in varie associazioni e comitati.

sabato 7 luglio 2018

Geotermia Castel Giorgio – verso la decisione


Continua il confronto tra le parti anche nel secondo incontro “di coordinamento istruttorio”, convocato al fine di “consentire il raggiungimento della prescritta intesa da parte della regione Umbria” a riguardo dell’impianto pilota geotermico a Castel Giorgio.
 
Nessun mutamento nelle posizioni già esposte nel corso del primo incontro:

  •  parere favorevole ribadiscono il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e il Ministero dei beni e delle attività culturali (MIBAC). Non potevano fare altro che confermare il loro parere espresso sulla base delle loro precedenti valutazioni verbalizzate nella conferenza dei servizi dell’otto settembre 2015, non essendo state presentate altre nuove motivazioni successive a quella data;
  •  i comuni invece, sia della regione Umbria che del Lazio, confermano la loro contrarietà alla realizzazione dell’impianto impegnandosi a inviare tramite un legale da loro incaricato un documento con il quale saranno esposti gli aspetti contrari all’impianto, che non erano stati presi in considerazione fino alla data della suddetta conferenza dei servizi.

La regione Umbria non si è presentata, malgrado che nei giorni precedenti avesse lasciato intendere che avrebbe espresso parere contrario all’impianto.
La Regione Lazio, questa volta presente, ha espresso un parere generico a sostegno dei sindaci, riservandosi di esprimere un parere tecnico definitivo dopo aver letto la documentazione dalla quale desumere i danni che deriverebbero al Lazio, in particolare al Lago di Bolsena, dall’esercizio dell’impianto di Castel Giorgio.

L’esito positivo della VIA/VAS del 31 ottobre 2014 escludeva il rischio sismico, il rischio per la risorsa termale, l’inquinamento con arsenico dell’acquifero potabile sovrastante la zona di reiniezione e il suo depauperamento sopra la zona di produzione. La valutazione si basava su due ipotesi rivelatesi irrealistiche: l’impermeabilità della copertura del serbatoio geotermico e il ritorno sotterraneo del fluido geotermico dal punto di reiniezione al punto di prelievo.
Queste ipotesi sono smentite dal lavoro di G. Vignaroli et al. (pubblicato in Tectonophysics 608, pp. 482-498 (2013) e basato su ricerche coordinate dal Prof. Giordano dell’Università di Roma Tre), come osserva in maniera efficace Dario Tamburrano nella sua lettera al ministro dello sviluppo economico Luigi di Maio e al ministro dell’Ambiente Sergio Costa. L’eurodeputato del M5S esprime la sua preoccupazione e ritiene assolutamente indispensabile tenere conto dei suddetti gravi problemi ambientali.
 
 
Con un terzo incontro il 25 luglio terminerà l’acquisizione dei vari pareri e finirà la fase istruttoria. Si presume che sulla base dei medesimi il MISE sottoporrà al Consiglio dei Ministri le proprie valutazioni che dovranno decidere nel merito in data al momento non prevedibile.

mercoledì 13 giugno 2018

Geotermia Castel Giorgio: Aggiornamenti


Il 24 maggio è avvenuto un incontro presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per decidere le sorti dell’impianto geotermico di Castel Giorgio in Umbria. Dal verbale risulta che i sindaci convocati erano tutti presenti mentre la Regione Lazio non si era presentata, malgrado fosse stata convocata  e informata che potrebbe subire gravi conseguenze dall’esercizio della centrale.

Lago di Bolsena visto dal territorio di Castel Giorgio

Il precedente governo a guida PD sosteneva la geotermia a livello nazionale. Il PD non è più al governo, ma dello stesso partito sono rimasti i Presidenti delle Regioni Lazio e dell’Umbria che ancora seguono l’onda lunga della vecchia direttiva governativa favorevole alla geotermia a livello nazionale.
Dal verbale della riunione del 24 maggio risulta che la Presidente della Regione Umbria Marini vorrebbe approvare l’impianto, ma non lo fa perché tutti i sindaci convocati sono contrari. Tuttavia durante una riunione informale avvenuta l’11 giugno presso il comune di Castel Giorgio, la Presidente Marini, pressata dai presenti, ha assicurato che si esprimerà decisamente contro la centrale geotermica.
  
Il Presidente Zingaretti, che era stato esaurientemente informato dal Presidente della Provincia di Viterbo Nocchi sui rischi d’inquinamento da arsenico dell’acquifero del Lago di Bolsena, ritiene che il problema non sia di sua competenza perché l’impianto si trova in altra regione (gesto di cortesia fra presidenti?). 
Uno sguardo alla mappa ci insegna che questo è parere opinabile: infatti, le strutture in superficie dell’impianto si trovano effettivamente in Umbria, ma proprio sul confine idrogeologico del Lago di Bolsena.
I pozzi di produzione sono diretti verso il quadrante nord, ma data la vicinanza del confine regionale è molto probabile che il fondo di alcuni dei pozzi deviati si trovi nel Lazio.

La piazzola dei pozzi di reiniezione si trova in Umbria, ma interamente nel bacino idrogeologico del Lago di Bolsena. Il tracciato dei pozzi deviati è diretto verso sud e il loro fondo si trova nel Lazio secondo le indicazioni della ditta proponente. Data la presenza di innumerevoli faglie è molto probabile la risalita di fluido geotermico cancerogeno verso la falda superficiale dalla quale viene attinta acqua per uso potabile. Il deflusso è diretto verso il Lago.
In sintesi, il fluido geotermico prelevato in Umbria da sotto il bacino del Tevere viene riversato sotto il bacino del Lago di Bolsena.


È evidente che la Regione Lazio dovrebbe essere presente e farsi sentire. Non presentandosi lascia soli i propri sindaci e omette di proteggere i suoi cittadini.
Neanche sull’Assessore all’Ambiente Onorati si può contare perché segue le direttive del proprio Presidente. Invece la Commissione Ambiente, presieduta dal M5S Novelli che ha come Vicepresidenti Cartaginesi (FI) e Ognibene (LeU) avrebbe i necessari titoli per far sentire la propria voce al Presidente Zingaretti. In particolare LeU che fa parte della Giunta.

La riunione del 24 maggio si è conclusa rinviando ogni decisione a due ulteriori riunioni di cui la prima è fissata per il 22 giugno.
Le tre riunioni sono prescritte dalla legge e "finalizzate al raggiungimento dell'intesa, attraverso la formulazione di specifiche indicazioni necessarie alla individuazione di una soluzione condivisa, anche volta a modificare il progetto originario, motivando un’eventuale decisione in contrasto con il motivato assenso”.
A questo fine, durante la prossima riunione sarà raccolta la documentazione presentata dalle varie parti in causa. L’oggetto degli incontri al Ministero non è quello di discutere fra geotermia SI o geotermia NO a livello nazionale, ma quello di valutare localmente se l’impianto di Castel Giorgio è compatibile o meno con le esigenze e la sicurezza del territorio.
Per quanto riguarda il pericolo per l’acquifero del Lago di Bolsena, le motivazioni tecniche a tutela della parte laziale sono descritte in una relazione tecnica già resa disponibile ai sindaci e alla linea gerarchica regionale relativa alla tutela ambientale. Se il Presidente Zingaretti vuole la geotermia a Castel Giorgio, che motivi esplicitamente la sua decisione in maniera che tutti lo sappiano in modo trasparente.

 

giovedì 10 maggio 2018

Castel Giorgio – Emergenza Impianto Geotermico


È sempre in corso la lotta contro i progetti di centrali geotermiche nel bacino del Lago di Bolsena. Non è finita neanche la compatta opposizione del territorio, che unisce tutti i cittadini, i sindaci del comprensorio e il presidente della Provincia Viterbo di fronte ai pericoli che comportano gli impianti a media e alta entalpia: rischio sismico, rischio di inquinamento dell’aria e del suolo, rischio di depauperamento e inquinamento delle falde acquifere compreso lo stesso lago.
 

Dopo la bocciatura del progetto pilota “Torre Alfina” da parte del Consiglio dei Ministri e l’annullamento dell’autorizzazione alla ricerca geotermica concessa alla Tosco Geo per Montalfina e Monte Rubiaglio, per “inattività”, ecco la recente allarmante notizia:

Il TAR dell’Umbria, con una sentenza dell’8 aprile 2018, attribuisce al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) l’autorità di decidere entro 45 giorni (con scadenza il 23 maggio 2018) se consentire o meno la realizzazione dell’impianto a Castel Giorgio, per il quale l’ITW & LKW Geotermia Italia aveva ottenuto dallo stesso MISE l’autorizzazione allo sfruttamento di una concessione geotermica tramite un impianto “pilota”.

La normativa dispone che la Regione Umbria, per competenza territoriale, debba esprimersi in merito: può dare il suo consenso finale (“l’intesa”) per rendere attiva l’autorizzazione rilasciata dal MISE, oppure può negarlo.  Da due anni la Giunta Regionale dell’Umbria non riesce a decidere di negare l’intesa, come richiesto da numerosi comuni e dallo stesso Consiglio Regionale dell’Umbria.

La soluzione più chiara e trasparente in risposta alla sentenza del TAR sarebbe che la Giunta Regionale finalmente negasse la propria intesa alla realizzazione della centrale, prima che il MISE si esprima, troncando la questione.

Per quanto riguarda il MISE, il ministero è praticamente obbligato ad autorizzare l’impianto perché lo aveva approvato in precedenza. Per negare l’autorizzazione deve sopraggiungere un valido motivo, un fatto nuovo, altrimenti gli agguerriti avvocati del Proponente chiederebbero al funzionario che ha negato l’autorizzazione un risarcimento di milioni di euro come già avvenne nei confronti della Regione Umbria, quando aveva il potere di VIA, poi passato al ministero grazie all’intervento dell’On. Abrignani del gruppo dell’On. Verdini.

Il “fatto nuovo”, per ottenere dal MISE quantomeno una moratoria, potrebbe essere un tempestivo intervento della Regione Lazio per chiedere al MISE e alla regione Umbria una più attenta lettura di quanto dichiarato dallo stesso proponente a pagina 76 della presentazione progettuale: “… solo il tratto terminale della tubazione di reiniezione e i pozzi di reiniezione si collocano nell’area dove il drenaggio sotterraneo dell’acquifero delle vulcaniti è diretto verso il lago di Bolsena. I pozzi di produzione sono invece ubicati nelle zone dove il drenaggio è in direzione opposta, verso il fiume Paglia e il Tevere ..”
 
Castel Giorgio - impianto e strutture in superficie
 
Da essa si evince che i pozzi di produzione estraggono fluido geotermico dall’Umbria e, mediante pozzi deviati, lo reiniettano nel Lazio in direzione del lago di Bolsena. Sulla base della documentazione disponibile non è possibile stabilire se il fondo dei pozzi deviati è nella Regione Umbria o nella Regione Lazio, per cui occorre una perizia per accertare se è rispettata o meno la competenza territoriale.

Sempre in base alla dichiarazione del proponente è certo che i fondi dei pozzi di reiniezione sono sotto il bacino idrogeologico del lago di Bolsena. Da una rilettura del verbale della relazione di VIA si evince che non è stato considerato il recente lavoro pubblicato sulla rivista scientifica specializzata “Tectonophysics” N 608 pagine 482-498 avente per titolo: “Structural compartmentalisation of a geothermal system, the Torre Alfina field (central Italy)” a firma di Gianluca Vignaroli et al. (2013) con il coordinamento del Prof. Guido Giordano dell’Università di Roma Tre.

Il lavoro dimostra, che le faglie determinano una struttura a “compartimenti stagni” del serbatoio di rocce carbonatiche dell’Alfina per cui le faglie ostacolano il ritorno ipogeo del fluido geotermico dal compartimento laziale a quello umbro. La conseguenza è un aumento del rischio sismico e la risalita di fluidi geotermici, notoriamente cancerogeni per il loro alto contenuto di arsenico, verso il Lago e verso la falda dalla quale viene attinta acqua potabile. Su questa possibilità sta studiando anche la Commissione Ambiente europea.
 

In conclusione il MISE potrebbe decidere una moratoria motivandola con la richiesta ufficiale (più incisiva  sarebbe una diffida) da parte della Regione Lazio per verificare la competenza territoriale e la tutela ambientale, sulla base di una revisione della VIA che tenga conto del lavoro scientifico di Vignaroli.

Un’altra possibilità sarebbe il ricorso presso il Consiglio di Stato contro la sentenza che sotto molti aspetti sembra equivoca ed erronea – un ricorso del MISE stesso, oppure della Regione Umbria e del Comune di Castel Giorgio. Gli altri comuni interessati e la Provincia di Viterbo, non sono citati nella sentenza, ma possono intervenire ad adiuvandum. Tuttavia, se il ricorso fosse vincente, la situazione sarebbe immutata nel senso che la regione Umbria rimarrebbe con la facoltà di decidere non si sa come, non si sa quando.

sabato 24 marzo 2018

L’Europa e il Lago: eppure si muove

Per la terza volta, Piero Bruni, il firmatario della petizione N° 2191/2013 sull'inquinamento del lago di Bolsena, è stato accolto dalla Commissione Petizioni dell’Unione Europa a Bruxelles. L’audizione avvenuta il 21 marzo si era resa necessaria, sia perché in occasione della precedente audizione del luglio 2017 il rappresentante della Commissione Europea, tenuto a rispondere alla problematica sollevata, non si era presentato, sia perché nel frattempo le condizioni del Lago sono peggiorate anche a causa dei continui rinvii degli interventi necessari.


Si deve premettere che il tempo di parola concesso durante le audizioni è di solo cinque minuti e quindi, nel caso del Lago di Bolsena, assolutamente insufficiente per illustrare le varie tematiche sul suo stato ecologico e sulla geotermia. In pratica l’intera sostanza tecnica della petizione viene trattata in precedenza con un dettagliato scambio di corrispondenza fra il firmatario e la Commissione Europea e fra questa e le autorità italiane.  La finalità dell’audizione è quella di informare sinteticamente i Membri della Commissione Petizioni presenti in aula sullo stato di avanzamento della petizione prima che venga sottoposta al loro voto. I membri hanno la facoltà di votare se la loro Commissione deve continuare a sostenere l’azione chiesta dal firmatario o se chiuderla perché ritenuta superata. Dopo l’intervento del firmatario e le risposte del tecnico della Commissione Europea, i membri presenti hanno votato di mantenere attiva la petizione. Ciò consentirà al firmatario di fornire informazioni supplementari, e ai tecnici della Commissione di continuare ad interloquire con le autorità italiane.

Complessivamente per via epistolare e in audizione Bruni ha esposto i punti salienti: il continuo degrado dello stato di salute del Lago, causato dall’apporto di sostanze nutrienti dal disastrato sistema fognario e dall’agricoltura. Ha rilevato che questa situazione presenta violazioni di tre importanti direttive europee: della Direttiva Acque Reflue (91/271/CEE), della Direttiva Quadro sulle Acque (DQA, 2000/60/CE) e della Direttiva Habitat (92/43/CEE). Durante l’audizione gli efficaci interventi degli eurodeputati Dario Tamburrano ed Eleonora Evi (M5S) hanno confermato il potenziale grave pericolo per le acque del Lago dovuto allo sfruttamento industriale dell’energia geotermica nel bacino del Lago, che rischierebbe a contaminare irreversibilmente la sua falda acquifera con sostanze tossiche e cancerogene.


La vera notizia, nuova e importante, dell’esame della petizione è stata la risposta della Commissione Europea. Finora i suoi interventi si erano limitati ad esigere adattamenti del sistema fognario come richiesto dalla Direttiva Acque Reflue. Per quanto riguarda lo stato ecologico del Lago, la Commissione aveva ritenuto, sulla base dei dati forniti dallo Stato Italiano, che il corpo idrico non presentasse rischi significativi di eutrofizzazione e che il suo stato fosse buono. I nuovi elementi forniti dal firmatario – il degrado dello stato del Lago da “Buono” a Sufficiente” certificato dall’ARPA Lazio, le registrazioni multiparametriche dell’Associazione Lago di Bolsena, le contestuali analisi chimiche effettuate dall’Istituto per gli Ecosistemi di Pallanza - hanno indotto la Commissione a considerare un’eventuale violazione anche della DQA. Infine, la Commissione ritiene possibile anche una violazione della Direttiva Habitat, perché le Misure di Conservazione adottate dalla Regione Lazio non corrisponderebbero ai requisiti stabiliti.

Quindi, se anche con tempi lunghi – dovuti alla complessità delle vie di comunicazione come pure ai ritardi delle autorità italiane nel rispondere – l’intervento di Bruni si sta dimostrando efficace.

Il primo risultato ne era stato l’avvio di un’indagine della Commissione con EU Pilot 6800/14, che ha dato luogo a numerosi scambi con le autorità italiane. Dopo aver constatato che il Lago e il suo bacino sono stati designati come area sensibile ai sensi della DGR 317/2003, la Commissione aveva invitato le autorità italiane a riparare e completare l'impianto di trattamento delle acque reflue, non conforme alla pertinente legislazione dell'UE. Le autorità italiane si erano impegnate a farlo e secondo le ultime informazioni fornite alla Commissione, i lavori di riparazione dovevano iniziare il 5 settembre 2017. A tale proposito Bruni ha comunicato che i lavori non sono ancora iniziati, malgrado siano trascorsi 12 mesi dall’aggiudicazione dell’appalto e sei mesi dalla consegna del cantiere all’impresa designata. È un rinvio che aumenta significativamente il contenuto di fosforo nel lago.

Un secondo risultato si sta delineando adesso e consiste nel fatto che  la Commissione Europea considera il degrado ecologico del Lago una possibile violazione del principio di non-degrado della DQA e svolgerà ulteriori indagini a questo proposito.

Non potrà non essere oggetto di questa procedura quella che è la causa fondamentale dei pericoli in cui versa il Lago: l’assenza di una gestione coordinata ed efficace di tutto l’insieme dell’ecosistema e delle sue problematiche. L’introduzione di un tale “lake management” è anche una fondamentale richiesta delle tre Direttive Europee in questione, ed è questo l’ultimo punto sollevato dal firmatario.

Al momento dell’uscita di Piero Bruni dalla sala dell’audizione, la Presidente Cecilia Wikström e scesa dal suo palco per salutarlo con una inattesa e calorosa stretta di mano.

 

 


mercoledì 28 febbraio 2018

Addio Pioppi?


Ricordiamoci, e rileggiamo la cronologia degli eventi: un anno fa, il 20 febbraio 2017, il Comune di Capodimonte affida i lavori di abbattimento di 22 pioppi del viale alberato sul Lungolago di Capodimonte. Questo storico viale chiamato “I Pioppi” è unico al mondo per bellezza, estensione e antichità – l’impianto originale risale al 1400.
 
 
Tutti i grandi pioppi nella parte finale del viale tra il Fosso del Tavolino e il campeggio saranno tagliati.  Molti cittadini protestano, l’associazione locale La Porticella chiede spiegazioni al Comune e tenta di aprire un dialogo. Il movimento cittadino prende ampie dimensioni, una raccolta firme durante l’estate raggiunge quasi mille firme, la popolazione aderisce in massa a una fantasiosa manifestazione-festa in sostegno degli alberi - l'Abbraccio dei Pioppi.

 
Il Comune però rifiuta ogni incontro e dialogo. Avanza di nuovo motivi futili (la “lanuggine”, le allergie – inesistenti, allergogena invece la Tingide del Platano) e la pericolosità degli alberi. La Porticella chiede al Comune di accertare quest’ultimo punto. Il Comune rifiuta. Così l’associazione, con una raccolta fondi chiede il parere di un esperto esterno. Questo, dopo un attento esame visivo, accerta che gli alberi non sono pericolanti. Il perito chiede, per approfondire l’esame e stabilire eventuali interventi curativi, il permesso per un esame visivo in quota.

La riposta del Comune è negativa:

… con Determinazione n. 46/T del 20/02/2017 è stato disposto conseguentemente l’abbattimento delle piante di pioppo che ostacolano la regolare crescita delle nuove essenze impiantate.

Pertanto, ferma restando l’illegittimità dell’incarico ricevuto per conto di un soggetto privo di titolo si comunica con la presente il formale diniego ad effettuare le richieste indagini.

Nel diffidare la S. V. a proseguire le attività come commissionate dall’Associazione “La Porticella”, si fa presente che in difetto questa Amministrazione provvederà a tutelare i propri interessi nelle sedi competenti …

Va ricordato invece che sia cittadini che associazioni sono “portatori d’interesse” (nel caso specifico La Porticella è anche iscritta come tale nei registri della Regione), e di conseguenza hanno un titolo legittimo per chiedere e ottenere informazioni in materia ambientale.

Non se la passano meglio alcuni vecchissimi alberi dalla parte iniziale del viale. Due di loro, compresi nell’area occupata da un chiosco, sono stati ridotti in fin di vita da modalità inadatte di potatura. L’anno scorso uno di loro è stato rimosso, in questi giorni l’altro. Il Comune non si è opposto a questa azione, denunciata dal 2013: Lasciateci vivere!

 
Già il famoso statuto Farnesiano del 1558 stabiliva: “Si doveva subito ripiantare un novo albero, dove per qualunque cagione alcuno ne fosse mancato … “. Lo stesso principio è confermato il 18 giugno 1823 dall’Assessorato Camerale dello Stato di Castro.

Ci risulta che anche in anni recenti sia stata concordata una simile regola, come ci rivela un commento su facebook di un membro del Consiglio Comunale di Capodimonte: “…  da accordi presi e firmati dal sindaco nel momento in cui si sarebbero seccati [gli alberi], …sarebbero stati rimpiazzati con altri uguali”.

Vorremmo essere fiduciosi che questo accordo venga rispettato. Però … almeno per adesso, l’albero rimosso l’anno scorso non è ancora stato sostituito. Altri, rimossi anni fa per creare parcheggi presso un ristorante sul Lungolago, nemmeno.