lunedì 22 luglio 2019

Goletta dei Laghi e Comune di Gradoli: come risolvere il problema dell’inquinamento dei fossi


Da molti anni Legambiente segnala, sulla base delle analisi della Goletta dei Laghi, l’inquinamento batterico alla foce di alcuni fossi affluenti nel Lago di Bolsena.

Uno dei punti dove le acque risultavano ogni volta inquinate era alla foce del Fosso del Rigo, nel comune di Gradoli. A luglio dell’anno scorso durante la presentazione pubblica dei risultati di Legambiente, l’allora sindaco di Gradoli, Luigi Buzi, aveva avanzato una proposta concreta per affrontare il problema, invitando l’associazione ambientalista e la cittadinanza a una collaborazione con la sua amministrazione per tentare, tramite prelievi e analisi, di accertare se ci fosse davvero un inquinamento del Fosso del Rigo.

Si era quindi concordata una collaborazione: prelevare, insieme, campioni lungo il percorso del Fosso del Rigo e nel caso se ne fosse accertato l’inquinamento, risalire alla sua fonte e risolvere il problema.
 
alla foce del Fosso del Rigo
 
Così è stato fatto nella tarda primavera di quest’anno. Le analisi hanno dato riscontro ai tratti dove si ipotizzavano possibili fonti d’inquinamento. Il Comune di Gradoli si è immediatamente attivato per eliminare la causa principale dell’inquinamento, che era localizzata in un tratto della condotta che collega le fogne del paese al collettore circumlacuale. Benché il problema fosse di responsabilità del COBALB e non del Comune, il sindaco Attilio Mancini ha fatto intervenire una ditta specializzata per risolverlo, e in più a spese del Comune, visto che il Consorzio attualmente è paralizzato dal processo di liquidazione.

Questo caso può servire da modello per risolvere simili problemi in altri comuni: invece di negare, come al solito, i presunti inquinamenti, adducendo il fatto che l’ARPA Lazio ogni anno certifica un’eccellente qualità delle acque di balneazione, Gradoli ha agito in maniera costruttiva, il che ha permesso di superare la sterile contrapposizione che finora aveva bloccato la soluzione del problema (abbiamo parlato di questa situazione incresciosa nel 2017, 2016, 2015, 2014, 2013 e 2012).
 
Vediamo i dettagli di questa azione comune. Per vari motivi – soprattutto per colpa delle persistenti piogge durante il mese di maggio – il campionamento è stato fatto soltanto il 6 giugno. Al campionamento hanno partecipato rappresentanze del Comune di Gradoli e dell’associazione Bolsena Lago d’Europa (BLEU). Sono stati prelevati 6 campioni in cinque punti diversi lungo il percorso del Fosso del Rigo, che ha il suo inizio nel paese di Gradoli e sfocia nel Lago poco a nord della Peschiera (vedi carta).


La tabella 1 informa sui vari punti di prelievo, la tabella 2 sui risultati dell’analisi batteriologica (Eurolab Marta).

 Tabella 1
 
punto, descrizione
GPS N
GPS E
alt
s.l.m
N° campione
1: uscita dal paese, canale a sud prima del ponte
42°38'35.9"N
11°51'29.2"E
422
1
2: prima possibilità di prendere campioni dopo il paese
42°38'33.28"N
11°52'3.53"E
364
2
3: punto incrocio fosso COBALB: uscita tubo di scarico
42°38'32.88''N
11°52'4.78''E
360
3
4: punto incrocio: acque mischiate
42°38'32.88''N
11°52'4.79''E
360
4
5: guado con resti di chiuse, poco a monte ponte della SP
42°38'20.19''N
11°52'50.49''E
320
5
6: foce
 
42°38'10.3"N
11°53'17.4"E
304
6

Il Fosso del Rigo, oggi, inizia al punto di unione di due canali di scolo di sezione rettangolare realizzati in cemento armato, che raccolgono le acque bianche e quelle grigie del paese. Il canale che proviene dalle frazioni settentrionali (canale N) era asciutto al momento del campionamento, il canale meridionale (canale S) portava una piccola quantità di acqua, di cui è stato preso un campione nel punto 1, poco prima dell’unione dei due canali. Come si vede dalla tabella 2, quest’acqua è leggermente inquinata, come si potrebbe supporre per acque di scolo stradale. Durante l’indagine preliminare al campionamento, abbiamo saputo che fino a due anni fa, l’inizio del fosso era fortemente inquinato da un’immissione illegittima di acque nere nel canale N (informazioni confermate da COBALB e Comune).
 
Per tutta la prima parte del percorso del fosso, dal paese fino a poco a valle della Fontana delle Cannelle, un sentiero stretto ma carrabile accompagna il Fosso del Rigo sulla sua sponda meridionale. In quasi tutta questa parte, sotto il sentiero si trova la tubazione del COBALB che convoglia le acque nere del paese di Gradoli al collettore circumlacuale. Sono visibili i tombini dei pozzetti di ispezione e di salto di questa tubazione.

È un sentiero molto bello che porta dal paese al Lago, fiancheggiato da vegetazione rigogliosa, con sguardi sul fosso che scorre al fondo della sua stretta e profonda valle. Per un lungo tratto, il fosso ha sponde ripidissime e non è accessibile per il campionamento. 
 
Il punto 2 di campionamento è, scendendo dal paese, il primo punto in cui il fosso è accessibile dal sentiero. L’analisi dimostra un aumento significativo dell’inquinamento da batteri fecali, comparato al punto iniziale del fosso. È probabile che l’inquinamento provenga dalle case sul ciglio nord del fosso, all’uscita del paese.

punto 3
Il terzo e quarto campione sono stati prelevati nella zona dove la tubazione del COBALB attraversa il fosso (vedi foto). Sulla sponda sud del fosso si trova un pozzetto di curva. A poca distanza, nel fosso si vede un tubo di scarico dal quale fuoriusciva acqua mischiata con evidente materiale fognario – carta, plastica, feci, e si sentiva puzza di fogna. Il punto 3 è all’uscita del tubo di scarico, il punto 4 è a un metro di distanza, dove le acque del fosso e dello scarico si mischiano.

Le analisi delle acque prelevate in questi punti mostravano un importante carico batterico. Come si era constatato durante un sopralluogo cui hanno assistito anche gli operai del COBALB, il pozzetto di curva in questione era completamente ostruito. Tramite il suo scarico di troppo pieno, una grande parte delle acque fognarie provenienti dal paese erano scaricate nel Fosso del Rigo.
 
pozzetto ostruito
Tabella 2
 
N° campione
Escherichia coli
Enterococchi intestinali
Unità di misura
 
1
50
0
 
 
u.f.c./100 ml
2
100
48
3
850
900
4
650
420
5
120
620
6
90
480
 
A valle della Fontana delle Cannelle, il cui fontanile è completamente nascosto nella vegetazione, il sentiero lascia il percorso del fosso e raggiunge la strada della Fratta. Il fosso attraversa terreni privati e recintati, non accessibili al campionamento. Il punto 5 si trova vicino al ponte dove il fosso passa sotto la strada provinciale del Lago. Le acque in questo punto risultavano ancora inquinate. La concentrazione di enterococchi intestinali era perfino più alta che nel punto 4. Si presume ci sia un’ulteriore immissione di acque fognarie tra il punto 4 e il punto 5.

L’ultimo punto di prelievo è il punto 6 alla foce del fosso. Il carico batterico era più basso di quello nel punto 5, sicuramente per diluizione da acque di scolo dal terreno, però sempre importante, con una concentrazione di batteri compatibile nei limiti dell’errore con i risultati della Goletta dei Laghi.
 
Abbiamo constatato quindi un importante inquinamento del Fosso del Rigo che proveniva da tre zone distinte lungo il suo percorso:

­– dalla sua parte iniziale, probabilmente da case sul ciglio settentrionale
– dal punto dove la tubazione del COBALB attraversa il fosso, dallo scarico di troppo pieno del pozzetto di curva forse intasato da sabbia, fanghi e altro materiale solido;
– dal suo tratto tra il punto 4 e la strada provinciale, probabilmente da scarichi irregolari da case o allevamenti. 
 
sentiero lungo il Fosso del Rigo
Tutto sommato, secondo la nostra esperienza, quella del Fosso del Rigo a Gradoli è una situazione diffusa e riscontrabile in molti paesi e fossi attorno al Lago. Situazioni per cui la soluzione proposta dal Comune di Gradoli – la collaborazione delle amministrazioni con la cittadinanza – può servire da modello che contribuirà ad eliminare questi inquinamenti, per il bene della salute del Lago e del suo turismo.

venerdì 12 luglio 2019

Lavori per il collettore: problemi, ritardi e audizione


I ritardi nei lavori di ripristino del sistema fognario mettono a dura prova la pazienza dei cittadini e delle amministrazioni del Lago di Bolsena. Come già un anno fa, le speranze in “un’estate finalmente tranquilla, con acque pulite, senza notizie allarmanti su inquinamenti fognari” non si sono concretizzate. Anche se una grande parte dei lavori sull’anello circumlacuale è terminata, i rischi di malfunzionamenti, guasti e sversamenti nel Lago durante il difficile periodo estivo sono ancora alti.

 Da molti mesi i lavori di rifacimento del sistema circumlacuale sono rimasti essenzialmente fermi, senza che se ne conoscessero i motivi. Nonostante siano stati concessi ulteriori importanti finanziamenti,
il depuratore del COBALB, fermo da anni
 
• il depuratore è ancora in stato di completo abbandono e sversa, come già da anni, le acque reflue del bacino nel fiume Marta senza depurarle

• nelle stazioni di sollevamento mancano sempre alcune pompe, in molte stazioni i gruppi elettrogeni non funzionano, l’allacciamento dei nuovi quadri elettrici non è completato, il sistema di teleallarme non è installato.

Secondo il direttore del COBALB, a rischio sono in particolare le stazioni SS9 (al Grancaro), SS13 e SS15 (sul Lungolago di Montefiascone e Marta), SS19 (a Capodimonte) e SS20 (sul Marta). E in effetti, recentemente si sono verificati sversamenti dalla SS13, con danni alla salute del lago e al turismo.

sversamento dalla SS13
 
Qual è il motivo di questi ritardi, di questi problemi interminabili?

Poiché gli uffici della Regione non rispondono alle richieste d’informazione, la cittadinanza ha presentato un esposto alla Procura. Inoltre, si è rivolta alla consigliera regionale Silvia Blasi (M5S) che rapidamente è riuscita a organizzare un’audizione davanti all’VIII Commissione Regionale, la commissione congiunta Agricoltura e ambiente.
 
All’audizione, avvenuta il 9 luglio, erano invitati le amministrazioni di Bolsena e Montefiascone (rappresentate dal vicesindaco Andrea di Sorte e dal sindaco Massimo Paolini), le associazioni ambientaliste (rappresentate da Piero Bruni e Georg Wallner), la consigliera del comune di Montefiascone Rosita Cicoria, il direttore del COBALB Massimo Pierangeli, l’ingegnera Wanda D’Ercole direttrice regionale Lavori pubblici, stazione unica appalti, risorse idriche e difesa del suolo, e Massimiliano Proietti, il responsabile unico del procedimento del progetto di rifacimento. Erano presenti il presidente della Commissione, Valerio Novelli, e i consiglieri Silvia Blasi (M5S) e Eugenio Patané (PD).

Su invito del presidente ha preso la parola Silvia Blasi, esprimendo la sua preoccupazione per lo stato di salute del Lago, che è sito Natura2000 e ha un’importanza essenziale per l’economia del suo bacino e della provincia di Viterbo. Silvia Blasi ha riferito che durante due sopralluoghi, a ottobre 2018 e febbraio 2019, ha constatato un essenziale stato di fermo dei lavori sulla circumlacuale; inoltre non è stato fatto nulla per il depuratore.
 
all'audizione: Paolini, Pierangeli, di Sorte

Andrea di Sorte (qui il suo intervento) ha ripercorso la storia del degrado del sistema fognario. Ha messo in dubbio l’idoneità della ditta appaltatrice, che si appoggia esclusivamente su subappaltatori, causa questa di ritardi e del frastagliamento dei lavori. Ha chiesto informazioni sui tempi previsti, più chiarezza, più collegamento con il territorio dei responsabili per i lavori che dovrebbero almeno informare i comuni sullo stato del rifacimento.

Massimo Paolini ha detto di essere sconvolto, di non sapere più che fare di fronte ai problemi e i ritardi nei lavori. Secondo lui, “ormai siamo al momento della protesta fisica”.

Anche Piero Bruni ha ripercorso gli ultimi 10 anni evidenziando che dal momento della cancellazione dei finanziamenti al COBALB la concentrazione del fosforo nel lago – indicatore del suo stato di salute – ha iniziato a salire: adesso lo stato del lago è passato da buono a sufficiente, mentre la normativa europea e nazionale richiede che tutti i corpi d’acqua dovrebbero passare a uno stato buono. Sono in corso indagini dell’UE per violazioni della Direttiva Quadro delle Acque e della Direttiva Acque Reflue, che potrebbero comportare multe che superano di molto gli investimenti necessari per risanare il sistema fognario.

Georg Wallner ha sottolineato che, a parte il problema dei lavori di rifacimento in grave ritardo, esiste il problema almeno altrettanto grave della gestione, attuale e futura, del sistema COBALB. Attualmente, non è chiaro chi gestisce e organizza i lavori necessari, con il direttore in pensione e il COBALB in liquidazione. Per il futuro la gestione dovrebbe finalmente passare al gestore unico (Talete). I comuni si oppongono, perché Talete è considerato inefficace e fallimentare, e in effetti non è né trasparente né accessibile. Ha proposto una mediazione tra Regione e Comuni, per ascoltare le preoccupazioni delle amministrazioni e dare garanzie per il futuro. Trasparenza e coinvolgimento degli stakeholder locali nelle decisioni della Regione, pertanto obbligatori per legge, sono assenti, il che rende inefficaci i processi e crea conflitti inutili.

Rosita Cicoria ha presentato un dettagliato dossier sulla ditta appaltatrice, sulle inadeguatezze dei lavori di ripristino e sui finanziamenti: 2.838.000,00 euro stanziati di cui 727.000,00 già liquidati alla data del 03/04/2019, 1.127.000,00 da liquidare entro il 31/12/2019 e 984.000,00 circa previsti con un impegno di spesa futuro.
 
Il direttore del COBALB, Massimo Pierangeli, ha rilevato che tutti i problemi non sarebbero apparsi se fosse stata applicata la legge, secondo la quale tutti i comuni avrebbero dovuto entrare in Talete nel 2007. Questo non è stato messo in pratica dalla Regione. Per quanto concerne i lavori di rifacimento, ci sono gravi problemi con la ditta appaltatrice che negli ultimi mesi ha disatteso gli ordini di servizio. Il fornitore delle pompe si rifiuterebbe di fornire le pompe mancanti e di sbloccare alcune pompe già fornite, a meno che venga versato un deposito cauzionale. Le ditte subappaltatrici non intervengono più perché non sono state ancora pagate. Secondo Pierangeli, “la ditta è inidonea”.

La direttrice regionale per i Lavori pubblici, Wanda d’Ercole, ha riferito che l’appalto era già in corso quando è stata nominata, che non si può esprimere sulla ditta e che non era al corrente di molti dei problemi. Ritiene essenziale risolvere il problema gestionale e quindi ha imposto il commissariamento dei comuni che si rifiutano di entrare in Talete (vedi qui), che adesso è effettivo: secondo lei, nel giro di 90 giorni sarà definitivo il passaggio del COBALB a Talete.

L’ingegnere Proietti ha constatato che sull’appalto ha pesato molto il sequestro del depuratore con cui si è perso un anno; inoltre, alcuni aspetti contabili hanno portato “all’apnea economica dell’appalto”. Adesso le criticità sono superate, mancano un paio di mesi per risolvere i problemi della circumlacuale, entro 90 giorni le gestione passerà alla Talete che già immediatamente entrerà, in modo graduale, nella conduzione. Entro l’anno 2019 il depuratore avrà una funzionalità discreta che sarà completa all’inizio del 2020.

In conclusione, Silvia Blasi e Andrea di Sorte, pur esprimendo la loro insoddisfazione con le spiegazioni sui ritardi fornite, invitano la commissione di riunirsi a settembre a Bolsena. Ringraziando del “fruttuoso lavoro”, il presidente Novelli dichiara di voler continuare a monitorare la situazione. 

sabato 25 maggio 2019

Un Lago da Amare. Giornate dell'Ambiente 2019


Numerose anche quest’anno le realtà associative che danno vita a Un Lago da Amare, 3° Edizione delle Giornate per l’Ambiente. L’iniziativa ruota attorno alla data del 5 Giugno, giornata dedicata all’ambiente fin dal 1972 per volontà dell’Onu. Il programma Un Lago da Amare è diffuso in varie località attorno al Lago di Bolsena, lì dove sono operative associazioni di cittadine e cittadini sensibili alla salvaguardia del nostro meraviglioso e variegato territorio.         
 
Ad inaugurare il programma le allieve e gli allievi degli Istituti Comprensivi del Lago di Bolsena e le loro insegnanti, Sabato 25 Maggio alla Rocca dei Papi alle ore 16:00. Alla scoperta del Lago di Bolsena – Discover Lake Bolsena è una Mostra-Conferenza tenuta dai giovanissimi relatori in due lingue (italiano e inglese). Gli studenti illustreranno i contenuti acquisiti durante l’anno attraverso il progetto ‘Conoscere il Lago di Bolsena, opportunità di impresa sostenibile’ un ciclo di lezioni volute da Direttrici didattiche, insegnanti con la preziosa collaborazione di vari esperti scientifici e il coordinamento di Rossella Di Stefano, Carla Carsetti e Rina Onorati.
 

Un ruolo importante del programma hanno gli appuntamenti di pulizia delle spiagge, a cui è invitata tutta la popolazione: il 2 Giugno, verso le 9:30 i Vulcanici Sub a Bolsena, partendo dal lungolago Cadorna (ristorante Il Gabbiano), effettuano un’immersione e raccolta di rifiuti dal fondale.

Il 5 Giugno alle 17:00, sempre a Bolsena, in località Guadetto, volontari e volontarie dell’Ass. Idea organizzano la pulizia della spiaggia. Tutti i partecipanti sono invitati a festeggiare con un picnic serale sulla spiaggia ma senza plastica (il Porta Party prevede che ciascuno arrivi con piatto e posate non monouso). Sabato 8 il G.A.M. invita ad una grande pulizia della bella spiaggia tra Marta e Montefiascone, partendo alle 10.00 dalla Rimessa dei Pescatori, sulla spiaggia di Marta.  Il 9 Giugno la pulizia della spiaggia riguarda le sponde del fiume Marta: l’appuntamento è alle 10:00 all’altezza del ponte all’ingresso del paese, l’iniziativa è a cura del G.A.M, Gruppo Ambiente Marta. Il 15 e 16 Giugno, dalle 10:00, i Soccorritori contro la plastica della F.I.S.A, Federazione Italiana Salvamento Acquatico, accolgono volontari e volontarie per una pulizia dei fondali e della spiaggia, e per varie attività didattiche, sul lungolago di Capodimonte.

All’azione pratica di pulizia, il programma coniuga spazi di festa, di socialità e di riflessione sulle tematiche ambientali. Nella mattinata di Sabato 1 Giugno alla Bella Verde, S.S. Verentana km 17, si tiene il bio mercato della Comunità Rurale Diffusa, con la presentazione del libro di Saviana Delfino Parodi ‘Manuale di Permacultura integrale’ (ore 12:00). A San Lorenzo Nuovo il 7 giugno alle ore 17.00 un Convegno affronterà un tema di grande rilevanza per l’economia locale: ‘La coltivazione biologica della patata in Tuscia’, con la partecipazione di produttori, ricercatori agroalimentari ed amministratori.


L’8 e 9 Giugno Un Lago da Amare si trasferisce a Marta, nello spazio fronte lago messo cortesemente a disposizione dalla Rimessa dei Pescatori. A partire dalle 15:00 l’Associazione Il Salto con il G.A.M. curano l’animazione per bambini con giochi ecologici, il mercatino sostenibile, workshop gratuiti su buone pratiche ecologiche, con la partecipazione delle associazioni del lago. L’8 giugno un incontro tematico dal titolo ‘Olivocoltura: una risorsa del nostro territorio’, con la produttrice Stefania Mezzabarba e l’agroforestale Carlo Mascioli; il 9 Giugno un secondo incontro tematico conduce il pubblico alla scoperta dell’Agroecologia, per una gestione territoriale delle risorse naturali, con Elisa D’Aloisio del Movimento Terra Contadina. I due incontri tematici vogliono essere occasione di dialogo, scambio di competenze, ricerca di soluzioni in campo agricolo nel rispetto dell’ambiente e delle persone.

A Bolsena il 9 Giugno alle 10:00 presso l’auditorium comunale si svolge la Tavola Rotonda pubblica dal titolo ‘Lago di Bolsena verso il futuro: agricoltura ecosostenibile, nuova economia’. Intervengono contadini, agronomi, amministratori e cittadinanza attiva per avviare un percorso di graduale ed auspicata transizione ad un’agricoltura capace di rinnovare un patto di tutela di aria, acqua, terra e salute.

Ogni singolo cittadino può fare qualcosa per salvaguardare e proteggere l’ecosistema che ci circonda perché la questione ambientale è essenziale per noi e per le generazioni future, nessuno è escluso da questa responsabilità.

lunedì 6 maggio 2019

STOP PESTICIDI


I pesticidi sono tra i principali responsabili del declino della vita sulla Terra, denunciato dal rapporto mondiale sulla salute degli ecosistemi, presentato il 6 maggio a Parigi. Robert Watson, presidente dell’IPBES (Intergovernmental Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) avverte: “Stiamo erodendo i pilastri stessi delle nostre economie, i nostri mezzi di sostentamento, la sicurezza alimentare, la salute e la qualità di vita del mondo intero". Non è troppo tardi per agire, e conosciamo le soluzioni, ma dobbiamo agire, da subito, a tutti i livelli.
 
diserbo totale nell'uliveto

Un primo passo importante in questa direzione avrebbe potuto essere la Direttiva Europea 2009/128/EC concernente l’uso sostenibile di pesticidi (SUD: Sustainable Use of pesticides Directive). Prevedeva un preciso cronoprogramma, poneva chiari obiettivi.

Tuttavia, come constata la recente relazione sull’applicazione della SUD, adottata dal Parlamento Europeo il 12 febbraio 2019, la volontà politica di implementare pienamente questa direttiva era assente, fin dall’inizio. E ciò sia a livello europeo, dove i provvedimenti della Politica Agricola Comunitaria (PAC), aggiornati ogni sette anni, regolarmente ignorano le raccomandazioni della SUD, sia a livello nazionale, dove i Piani d’Azione Nazionali (PAN) sono estremamente carenti in questo senso. Con la conseguenza che nei 10 anni trascorsi, l’uso di pesticidi nell’UE non è diminuito. Dieci anni persi per la salvaguardia delle persone e dell’ambiente.


 Intanto tutte le ricerche, a livello mondiale e nazionale, danno indicazioni inequivocabili: è indispensabile e urgente ridurre al massimo l’uso di pesticidi, soprattutto quelli di sintesi. Un esempio di un inquietante risultato delle ricerche sul tema è contenuto in uno studio dell’Università di Nijmwegen che rileva che:

“in 63 zone naturali protette della Germania la popolazione degli insetti volanti (compresi gli impollinatori) è diminuita drasticamente di oltre il 75 % in 27 anni. Questo risultato è collegato al forte calo di specie di uccelli comuni in queste zone come in tutta Europa”.


Il rapporto dell’IPBES riassume: In Europa le specie più colpite sono l'allodola - meno 50% negli ultimi 40 anni - la piccola farfalla blu - in calo del 38% dagli anni '70 - mentre un terzo delle api ed insetti è a rischio estinzione.
Fino a un milione di specie saranno estinte nei prossimi decenni.


 Uso sostenibile di pesticidi significa, oltre a utilizzare prodotti fitosanitari a basso impatto (come quelli a base di principi esistenti in natura), applicare modalità di difesa precisa e intelligente. Comprende il ricorso a prodotti e tecniche colturali dell’agricoltura ecosostenibile, significa preservare la biodiversità e la resilienza naturale degli ecosistemi, vuol dire rafforzare il “sistema immunitario” dei sistemi agricoli potenziando le sinergie biologiche.

La transizione verso una tale gestione dei problemi fitosanitari è completamente possibile e accessibile; comporta costi più alti a breve termine, ma è estremamente vantaggiosa economicamente considerando tutti i costi legati ai danni alla salute delle persone e degli ecosistemi.

In più, è l’unica soluzione precorribile a lungo termine. Non c’è altra via.

 
Non è certamente l’agricoltore singolo che si oppone alla riduzione o all’eliminazione di pesticidi, perché egli vive e vede quotidianamente il degrado del suo ambiente ed è il primo a risentire della sparizione degli uccelli, delle api e di tanti insetti e dell’aumento di altri insetti nocivi e più resistenti; del degrado e dell’erosione del suolo; della sparizione della vegetazione ripariale del Lago e dei siti di riproduzione che offre.

Inoltre, i pesticidi colpiscono in primo luogo chi li usa: “L’esposizione cronica a pesticidi nella categoria professionale degli agricoltori è alla base di un aumento evidente del rischio di sviluppare alterazioni di svariati organi e sistemi dell’organismo umano quali quello nervoso, endocrino, immunitario, riproduttivo, renale, cardiovascolare e respiratorio, favorendo in particolare cancro, diabete, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative, cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva, disfunzioni metaboliche ed ormonali”.

 Altrettanto certo è che gli agricoltori, già messi alle strette e umiliati dal prepotere dei colossi agroalimentari, non sono in grado da soli di sostenere i costi per la transizione all’agricoltura ecosostenibile. Una parte del problema si può risolvere – e questo era uno dei principali provvedimenti della SUD – spostando i contributi statali dall’agricoltura non sostenibile a quella ecosostenibile. Dando agli agricoltori la possibilità di proteggere l'ambiente.

Questa semplice indicazione è rimasta disattesa perché contraria agli interessi delle grandi strutture economiche, spesso sovranazionali, del settore agroalimentare, i cui solidi appoggi politici intervengono bloccando le azioni necessarie.


Attualmente i nostri territori stanno subendo gli effetti di questo meccanismo: le realtà imprenditoriali della filiera corilicola con l’appoggio dei loro referenti politici, locali e nazionali, tentano di invadere il territorio del Lago per trasformarlo in zona agroindustriale diffusa.

Fatto assai grave è che di tale aggressione al nostro territorio, siano complici le associazioni di categoria, che cedendo alle tentazioni economiche offerte dall’agroindustria (“700 fascicoli aziendali!”) tradiscono i loro obblighi verso gli agricoltori, i “coltivatori diretti”, l’ambiente e le generazioni future. Spesso con atteggiamenti marcatamente schizofrenici, indirizzando i fondi del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) verso l’agroindustria, deplorando allo stesso tempo il fatto che sono insufficienti le risorse per sostenere l’agricoltura biologica e per permettere l’insediamento di giovani agricoltori. Oppure quando promuovono lo sviluppo sul territorio della filiera del junk food (“55% di zucchero, 20% di olio di palma, tracce di nocciola“), e nel contempo si dichiarano promotori dell’eccellenza locale.
 
Il rapporto mondiale sulla biodiversità avverte: “Per evitare un disastro ecologico servono rapidi interventi politici per regolamentare lo sfruttamento delle terre e delle risorse naturali.

venerdì 22 marzo 2019

Il Nocciolo del Problema: convegno del 16 marzo 2019 a Orvieto


Il 16 Marso scorso si è svolto ad Orvieto il Convegno “I Noccioli del Problema”, sull’avvento della monocoltura dei noccioli nell’area a cavallo tra Umbria, Lazio e Toscana. È stato organizzato da una Rete Interregionale di associazioni cittadine, aziende agricole e cittadinanza attiva, a cui aderiscono anche le associazioni del Lago di Bolsena: La Porticella, Bolsena Lago d'Europa e Lago di Bolsena.

 
Il Convegno ha richiamato oltre 300 persone, provenienti dai tanti paesi dell’orvietano, del Lago di Bolsena, della bassa Toscana, di Viterbo. Tutte interessate a capire quale è il destino del territorio su cui insiste il "Progetto Nocciola" della multinazionale lussemburghese Ferrero.

Numerosi gli interventi: docenti universitari, medici, ricercatori, operatori agricoli, che hanno dato il loro contributo per informare la cittadinanza sul valore della biodiversità per la salute delle persone e dell’ambiente, che sono messi seriamente in pericolo da un progetto di finanziamento di piantumazione di migliaia di ettari di noccioli.

Il presidente del vicino Bio-Distretto della Via Amerina e delle Forre Famiano Crucianelli ha spiegato che la vicina Provincia di Viterbo ha ormai raggiunto la non invidiabile copertura di nocciole, di 20.000-25.000 mila ettari, con conseguente degrado del suolo; ci sono dei comuni nel viterbese che su 1800 ettari disponibili, vedono 1600 ettari coperti di noccioli. In questi noccioleti è scomparsa ogni forma di biodiversità, nessun canto di uccelli, nessun animale selvatico. E alcun altro cibo è prodotto in queste terre. I noccioleti si stanno espandendo in Umbria ed in Toscana, perché i prezzi ad ettaro sono più bassi del Lazio. Qui il video del suo intervento.

Il nocciolo è una bellissima pianta, ma quando si impone come monocoltura, il rischio di inquinamento da pesticidi è altissimo; lo ha raccontato la Dott.ssa Litta (qui il suo intervento), rappresentante di Medici per l’ambiente (ISDE), parlando dell’eutrofizzazione del Lago di Vico, con le sue acque oggi non più potabili, divenute tossiche e cancerogene a causa della coltivazione intensiva delle nocciole. La ricchezza delle zone corilicole dei Cimini si paga con la scomparsa di acqua potabile dalle case e con un tasso di tumori che supera le medie nazionali.


L’Ingegner Piero Bruni, dell’Ass. Lago di Bolsena, ha messo in guardia l’auditorio circa i rischi che corre il Lago di Bolsena, e tutto il bacino idrogeologico, con l’avvento di una monocoltura che prevede decine di trattamenti chimici all’anno (qui l'intervento). L’altro rischio deriva dalla captazione dell’acqua, perché le nocciole richiedono forti irrigazioni. Bruni ha richiamato l’attenzione sul fatto che il Lago è una Zona a Protezione Speciale, e le sue terre sono regolate da precise norme di tutela.

Andrea Ferrante, coordinatore di Schola Campesina, ha sottolineato la distanza che separa le leggi di protezione ambientale dalle decisioni dei politici e delle Istituzioni. L’intervista di Alice Rohrwacher al biologo Stefano Mancuso (vedi qui) su natura, agricoltura, e presenza antropica ha riscosso grande plauso ed è stata di grande ispirazione per una cittadinanza attiva che non ha intenzione di subire chi vuole speculare sul suolo, l’acqua, l’aria di un area che da più parti è definita unica per ricchezza e varietà di paesaggio.

Le realtà contadine del territorio hanno firmato un comunicato che è stato letto a conclusione: allevatori e agricoltori ogni giorno lavorano la terra, producendo cibo sano e vario in modo rispettoso dell’ambiente e della salute delle persone. (vedi qui) In molte aziende agricole si pratica la multifunzionalità, ed oltre alla produzione di miele, olio, carni, ortaggi, frutta, si svolgono attività di ricezione turistica e di educazione ambientale in fattorie didattiche. Decine di aziende accomunate dalla scelta della terra, “provando ad essere la parte del Tutto, e non la parte che fa del Tutto quel che vuole, nel nome del progresso”. Raccontano del senso di impotenza e rabbia di fronte alle minacce che arrivano dall’alto: colture intensive, cave, centrali a biomasse, geotermico, impianti fotovoltaici industriali, discariche, inceneritori, dighe, bretelle autostradali, alta velocità. Progetti di uno sviluppo che copre la terra come asfalto. L’agricoltura familiare e tradizionale non è scomparsa, bensì è messa sotto attacco dall’agroindustria speculativa. La comunità rurale in Tuscia coltiva centinaia di ettari, e non ha alcuna intenzione di cedere il passo ai colossi. L’applauso prolungato del pubblico racconta che cittadine e cittadini, da parte loro, non hanno intenzione di rinunciare all’autonomia alimentare che oggi questo territorio offre, per rimpiazzarla con barattoli di zucchero (oltre il 50%), olio di palma e il misero 15% di nocciole.
 
Piero Bruni a Inside Out
 
La giornata è proseguita con il grande successo riscosso dal progetto Inside Out, a cui partecipano numerosi artisti e fotografi: Catherine Bardinet,  Alice Rohrwacher, Paolo Soriano, Carmine Leta, Manuela Cannone, Manuela Moroni, Marinella Breccola, Daniela Vinci, Thea Apollonio. 342 persone sono state ritratte in fotografie che l’artista e perfomer JR utilizzerà per un’istallazione fotografica che darà risonanza mondiale allo slogan “Save the Biodiversity”.

Le aziende agricole biologiche del territorio hanno offerto cibo e bevande, animando un bio mercato che è testimonianza della fertilità della nostra terra, e della sapienza di chi la coltiva.


Nel tardo pomeriggio nel chiostro del Palazzo dei Sette anche i musicisti hanno testimoniato la loro solidarietà alla Rete Interregionale Protezione Ambiente, con un concerto de La Tresca, Katirre e la Compagnia della Panatella e La Banda del Comitato.

La Rete Interregionale ha numerosi progetti per proseguire l’azione di informazione e per sollecitare una rapida cessazione del accaparramento delle Terre di Tuscia.
Katia Maurelli

mercoledì 13 marzo 2019

La nocciola, ricchezza o condanna per il Lago? 3: impatti economici e sociali


Nel primo post di questa serie abbiamo discusso l’impatto sull’ambiente della “rivoluzione che parte dalla Tuscia”, che prevede estesi nuovi impianti di noccioleti anche nel comprensorio del Lago di Bolsena. Possibili soluzioni ecosostenibili sono state il tema del secondo post.
Questo terzo articolo riflette su altri impatti possibili della nocciolicoltura diffusa – impatti sociali, economici, e “altri” impatti ancora di ordine più complesso.

Altopiano dell'Alfina
 
Mentre la discussione sui rischi e impatti dei noccioleti sull’ambiente si può basare su dati e calcoli, su osservazioni e analisi scientifiche, adesso ci muoviamo su un terreno più difficile. Trattiamo di un insieme di fenomeni complessi difficili da analizzare, parametrizzare; tocchiamo fenomeni vitali.
Predire precisamente l’effetto sull’economia locale dell’industrializzazione dell’agricoltura, oppure trarre conclusioni esatte circa i suoi impatti sociali, è impossibile. Proiezioni di questo tipo dipendono da modelli, da ipotesi su uno sviluppo futuro. Tra tutta una gamma di ipotesi si possono distinguere due, due modelli, due visioni contrapposte.


La prima di queste è esposta chiaramente nella presentazione del Progetto Nocciola italia della Ferrero e viene illustrata nel suo video introduttivo.
Questi i suo tratti principali: L’eccellenza del prodotto nazionale; la massima meccanizzazione e industrializzazione dell’agricoltura; un paesaggio di monocolture di nocciole; l’evocazione dell’insieme inteso come l’agire comune di imprenditori agricoli e la Ferrero; il massimizzare dei profitti da trarre dalla filiera che rende ricco il territorio.
 
Altrettanto chiara la visione opposta, anche se spesso espressa in modo più intuitivo. Propone uno sviluppo sostenibile delle “aree interne” a partire dalle loro ricchezze connaturali. Un esempio ne è la lettera ai governatori di Alice Rohrwacher (ed è anche una visione che traspira dalle sue opere).
Questa è un’eccellenza di un altro tipo: il complesso intreccio di un paesaggio (unico al mondo) variegato con i suoi abitanti; una grande bio-diversità a tutti i livelli; un insieme ampio di contadini, popolazione, paesaggio naturale e culturale abitato con la sua storia; monumenti e ricchezze storici e culturali che fanno parte integrale di questo paesaggio; insieme unico questo che può assicurare reddito a molte persone in differenti settori, conservando la ricchezza del territorio.

paesaggio abitato
 
La visione Ferrero sottolinea senza mezzi termini la propria superiorità: ricchezza materiale sicura e di conseguenza vantaggi sociali per la Tuscia. Nessun cenno a impatti ambientali.
Un’affermazione del valore di uno spot pubblicitario. Si rivolge a investitori che contano sulla mobilità del loro impegno e non a contadini legati alla terra che curano. Nessuno è in grado di predire l’andamento futuro dell’economia locale, del nostro territorio trasformato in zona industriale diffusa:

Quale sarà lo sviluppo del mercato della nocciola? Quale parte degli introiti rimarrà nell’economia locale? Quale impatto sui suoi altri settori? Quali conseguenze della perdita dell’autonomia alimentare, della dipendenza dell’agricoltore dagli indirizzi delle multinazionali? Quale impatto dalla soppressione delle piccole realtà agricole, delle attività di giovani coltivatori? Per quanto tempo i sussidi statali ed europei potranno rimanere concentrati sul nocciolo (a danno degli altri settori dell’agricoltura e del biologico)? Chi pagherà le conseguenze del danno ambientale?
 

Torniamo a certezze scientifiche, su un livello più alto e globale. Al semplice fatto che tutti i settori della nostra vita dipendono essenzialmente da benefici multipli che ci mette a disposizione gratuitamente la Terra, dai “servizi ecosistemici”. Per la prima volta, questo fatto è stato esposto chiaramente nel “Rapporto del millennio” (Millennium Ecosystem Assessment (MEA, 2005)), uno studio generale di tutti gli ecosistemi del mondo. Questi servizi sono di supporto alla vita, di regolazione, di approvvigionamento, e culturali. La maggior parte di questi servizi non è sostituibile, e solo ecosistemi sani e intatti possono fornirli.
Un risultato principale del MEA è, che tutti gli ecosistemi della Terra sono in rapido degrado, ciò che mette in pericolo i benefici che ci regalano. Uno studio fondamentale del 1997 ha stimato il solo valore economico di questi servizi a una somma che supera il PIL di tutti i paesi del mondo presi insieme (aggiornato e ampliato nel 2014).

Vigna naturale sul Lago
 
La consapevolezza di questo valore e del pericolo imminente causato dal degrado degli ecosistemi, è alla base degli indirizzi politici mondiali. Il loro intento è di indurre urgentemente “grandi cambiamenti … nelle politiche, istituzioni e pratiche in atto.” Questi indirizzi si traducono, a livello locale, tra l’altro nel sostegno all’agricoltura biologica riconosciuta “di importanza nazionale”, nel sostegno delle piccole realtà contadine “custodi della biodiversità”, nell’obbligo di valutazioni ambientali di progetti come quello della Ferrero, nell’istituzione di una rete di siti protetti (p. e. il Lago di Bolsena, Il Bosco del Sasseto, il Monte Rufeno).

Perché nessuna traccia di questa consapevolezza, nessun cenno a questa responsabilità nel accordo tra la multinazionale Ferrero e la Regione Lazio (rappresentante locale degli indirizzi mondiali)? Perché nessuna seria valutazione dell’impatto del progetto sull’ambiente? Perché la popolazione non è coinvolta nelle decisioni?
È strano, ma sembra che il nostro territorio in tutta la sua bio-diversità, con le persone, animali, piante, con la sua storia, cultura, spiritualità, la sua energia propria, non esiste per i fautori del progetto, se non come substrato per le monocolture di nocciolo – terra nullius.

Bosco del Sasseto