sabato 12 ottobre 2019

Abbraccio del Lago



Immaginiamo uno specchio d'acqua dolce di 113 km2, circondato da colline boscose, rive verdeggianti, pascoli, uliveti, coltivi. A specchiarsi sulle acque paesi antichi, campanili, palazzi e torri: è il Lago di Bolsena, omphalos del Centro Italia, il più grande lago vulcanico d'Europa.
 
Un incanto che rischia di spezzarsi e trasformarsi in palude d'acqua morta a causa di inettitudine cronica di chi governa e di pessimi progetti di chi arriva da lontano, né mai ci vivrà. Monocoltura intensiva di nocciole, pessima gestione dell'anello fognario, centrali geotermiche... un assalto programmato su un territorio di comunità assai miti: né lotte contadine, né Resistenza segnano la storia dell'Alta Tuscia. E gli speculatori sembra che lo sappiano. Pescatori, contadini, ortolani, che nel tempo si sono trasformati in albergatori, ristoratori, per accogliere un turismo internazionale che apprezza il Lago di Bolsena per soggiorni a contatto con la natura, con la storia, con una ruralità ancora genuina.
 
Nel corso degli ultimi anni, a fronte di un crescente degrado, la cittadinanza si è attivata per preservare il territorio, grazie all'azione costante di informazione attuata da associazioni locali di tutela ambientale. Dall'inizio del 2018 le associazioni hanno finalmente raccolto il consenso delle amministrazioni locali e si è creata una rete di resistenza. Decine di assemblee pubbliche, spesso volute dagli stessi sindaci dei paesi lacuali, hanno espresso contrarietà alle decisioni del Governo e della Regione, decisioni prese come se in questo territorio non ci vivesse nessuno.
Nasce così il progettoAbbraccio del Lago, che avrà luogo sabato 19 ottobre 2019 tra le 16.00 e le 19.00, quando migliaia di persone si recheranno su tutte le sponde calpestabili del lago, per rendere omaggio all'incanto del Lago di Bolsena. Le parole d'ordine dell'Abbraccio sono: Biodiversità, Tutela del paesaggio, Acqua Bene Comune, Autoproduzione energetica, Sovranità alimentare. Il Lago è stato suddiviso in 4 settori, collegati ai 4 elementi: Aria Acqua Fuoco e Terra (la locandina indica la suddivisione). Invitiamo tutti a partecipare, raggiungendo le sponde del lago, per prenderci per mano, fronte alle splendide acque di questa grande riserva di acqua potabile, luogo di vita per decine di specie animali, custode della memoria di una lunghissima storia naturale e umana.
 
 

Katia Maurelli vice presidente Ass. La Porticella

venerdì 6 settembre 2019

che fine hanno fatto le ordinanze contro i noccioleti?


Dopo un inverno intenso di mobilitazione contro l’incontrollata diffusione di noccioleti nell’Alta Tuscia, dopo la testimonianza della regista Alice Rohrwacher e dopo il grande successo del convegno a Orvieto “Il Nocciolo del Problema”, si erano riuniti a Bolsena il 5 aprile 2019 i sindaci del Lago, dei comuni di Bolsena, Gradoli, Grotte di Castro, Marta, Montefiascone, Valentano e Capodimonte. Mossi dalla preoccupazione per la salute della popolazione e dalla volontà di salvaguardare l’ambiente, tutti si erano impegnati a firmare ordinanze per ostacolare l’impianto di noccioleti nel territorio.
I rappresentanti dei comuni del Lago riuniti a Bolsena, il 5 aprile 2019

Infatti, grandi superfici di noccioleti rappresentano una minaccia: inquinano l’acquifero e il Lago con nutrienti e fitofarmaci, depauperano la sua preziosa riserva d’acqua e degradano la biodiversità: “Da monito per tutti quanto accaduto al lago di Vico”.

Furono firmate rapidamente le ordinanze del Comune di Bolsena (n°18/2019 del 7 aprile) capofila della azione, e del Comune di Grotte di Castro, molto simili nel contenuto; segui il 25 maggio l’ordinanza di Montefiascone. Sono documenti che poggiano su una priorità comune – la necessità di tutelare il Lago e la salute pubblica.

Le ordinanze di Bolsena e di Grotte di Castro vietano “di realizzare impianti di noccioleti intensivi onde evitare un elevato consumo di acqua, di fitofarmaci, di antiparassitari, di insetticidi, di diserbanti e di concimi necessari alla coltivazione degli stessi, in quanto l’uso continuativo e massiccio di dette sostanze potrebbe determinare il degrado globale ed irreversibile dell’ecosistema terrestre ed acquatico con distruzione di habitat e biodiversità e con gravissime ricadute sulla salute pubblica.”
noccioleto sul Lago

Il divieto si estende, nel caso di Grotte di Castro, su tutto il territorio comunale. Per Bolsena riguarda soltanto la parte ricadente nel bacino imbrifero del Lago (il che è incoerente poiché per proteggere il Lago occorre tutelare il suo acquifero e quindi anche il bacino idrogeologico). Si teme che ambedue siano ordinanze attaccabili dal punto di vista legale, poiché potrebbero portare pregiudizio alla nocciolicoltura in generale; sono inoltre carenti in vari aspetti scientifici e legali.
Si tratta però di mozioni di grande importanza: danno un chiaro segnale di volontà politica per difendere il territorio dallo sfruttamento agroindustriale e per destinarlo, invece, a un uso ecosostenibile delle sue risorse ambientali e culturali.

Molto diversa è l’ordinanza di Montefiascone, che richiede in sostanza l’applicazione di due norme di legge in vigore già da anni, ma disattese:

- il Piano di Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (che sarà aggiornato a breve),
- l’obbligo di una Valutazione d’Incidenza (VINCA) preventiva per piani e progetti (come l’impianto di noccioleti) che hanno una possibile incidenza sul Sito di Interesse Comunitario (SIC) del Lago di Bolsena.

L’ordinanza falisca prende come modello varie ordinanze di comuni dei Cimini e del Lago di Vico (p. e. l’ordinanza di Corchiano) e le integra con le disposizioni necessarie per le zone protette della Rete Natura 2000. È un’ordinanza inattaccabile dal punto di vista legale e valida scientificamente (a parte la limitazione, incoerente anche qui, al bacino imbrifero). Certo che in nuce, richiede soprattutto l’osservanza di due norme già esistenti: non è per questo però superflua, poiché porta alla conoscenza della popolazione, degli amministratori e delle forze d’ordine locali queste leggi (ignorate da tutti), e assicura e facilita la loro applicazione ed osservanza tramite sanzioni amministrative pesanti a livello comunale.

Dopo il primo passo coraggioso di questi tre comuni, si pensava che rapidamente tutti gli altri comuni avrebbero adottato simili provvedimenti, ma non è stato così. Da un lato perché l’imminenza delle elezioni comunali ha bloccato l’operatività di alcuni comuni, dall’altro, a causa della convocazione del tavolo tecnico sull’uso dei fitofarmaci dal Prefetto di Viterbo. La sua idea iniziale era stato di avviare un dialogo a partire da un approfondimento sulla problematica sanitaria, ambientale e agricola. Le associazioni di categoria, però, hanno trasformato il tavolo in un forum di promozione della loro visione agroindustriale, che vorrebbero estendere, senza distinzione, a tutto il territorio. Con ciò, il dialogo si è bloccato sul nascere.

A riprendere l’iniziativa sono i 13 sindaci del Biodistretto della via Amerina e delle Forre che intendono riunirsi per adottare ordinanze identiche, che regolano l’uso dei fitofarmaci e vietano l’utilizzo del glifosato.
Intanto, attorno al Lago di Bolsena, si continua ad impiantare noccioleti, senza regole, illegalmente. È urgente che anche qui attorno al Lago i sindaci riprendono l’iniziativa ed emettono le ordinanze annunciate per proteggere il territorio.


lunedì 19 agosto 2019

Geotermia a Castel Giorgio – il rischio sismico


 Contro il chiaro NO espresso dalle Regioni Umbria e Lazio, dai Comuni del comprensorio e dalla popolazione, il Consiglio dei Ministri nella sua riunione del 31 luglio, ha deliberato “di consentire la prosecuzione del procedimento di realizzazione dell’impianto pilota denominato “Castel Giorgio” per ricerca di risorse geotermiche sito nel Comune di Castel Giorgio (TR), proposto da ITW LKW Geotermia Italia S.p.a.".

Comuni e associazioni hanno deciso di ricorrere contro questa decisione presso i tribunali nazionali e le istituzioni europee, e anche le Regioni si sono espressi in questo senso. In un recente post avevamo parlato di questa decisione imminente e avevamo esposto i rischi che presenta l’impianto per la popolazione e l’ambiente.

centrale geotermica a ciclo chiuso
Tra i rischi evocati e dimostrati, il più immediato e importante per gli abitanti di Castel Giorgio è il rischio sismico. Non è di questo avviso il “general manager” della ditta proponente, l’ITW-LKW Italia: secondo i suoi comunicati e le sue affermazioni pubbliche, l’impianto pilota geotermico a Castel Giorgio è a “zero sismicità indotta o innescata”. In questo post vogliamo discutere questo parere.

L’impianto di Castel Giorgio appartiene alla categoria degli impianti “idrotermali” ed è “ad acqua dominante”: si rifornisce, cioè, per il suo funzionamento di “fluido geotermico” – nel nostro caso acqua calda (tra 125 e 150°C) satura di CO2, in cui sono disciolti altri gas come metano, H2S, NH3, radon, con importanti concentrazioni di arsenico e mercurio – presente nel sottosuolo nel “serbatoio geotermico”. Questo serbatoio è uno strato di rocce che nei suoi pori e fratture ospita il liquido pericoloso. È un impianto “binario” a “ciclo chiuso”: il fluido viene pompato nella centrale, dove cede in uno scambiatore di calore grande parte della sua energia termica che viene trasformata in energia elettrica. Il fluido raffreddato è reiniettato interamente (il che è una sfida tecnologica non da poco a causa dell’alta concentrazione di gas incondensabili nel liquido) nello stesso “serbatoio” nel sottosuolo.

Il rischio di causare sismi di un tale impianto è legato alla fase della sua realizzazione e al suo esercizio. Durante la realizzazione, le trivellazioni e gli stress meccanici e termici che l’accompagnano come anche eventuali iniezioni di liquido nei pozzi, possono provocare movimenti violenti nel sottosuolo.

Durante l’esercizio il pericolo viene dal prelievo di grandi volumi di fluido (1000 tonnellate all’ora) dalla zona di estrazione profonda circa 1000 m e dall’iniezione dello stesso volume di fluido raffreddato in una zona lontana dalla prima, a più di 2000 m di profondità. Inevitabilmente si creano stress termici, sovrappressione e conseguenti stress meccanici nella roccia della zona di reiniezione, e una certa sottopressione nella zona di estrazione. Questi stress e squilibri pressori sono tanto più grandi, quanto minore è la possibilità del fluido a circolare liberamente nel serbatoio.

Altopiano dell'Alfina
Inoltre, durante l’esercizio spesso si ricorre, anche per impianti idrotermali, a specifiche iniezioni intense di fluido per aumentare la permeabilità nel serbatoio (“fracking”) che provocano eventi sismici – queste iniezioni sono caratteristiche di, ed essenziali per impianti della categoria “a rocce calde secche” (HDR: hot dry rock).

Esiste un’ampia letteratura scientifica internazionale che dimostra, documenta e analizza questi meccanismi e pericoli, e che riporta ed esamina sismi indotti da centrali geotermiche, di tipo idrotermale e non, in tutto il mondo. Illustriamo brevemente due esempi tra i tanti, interessanti perché molto ben studiati:

1) Le centrali geotermiche nella zona di Monaco (Baviera). Tra queste ci sono impianti quasi identici a quello progettato a Castel Giorgio, che prelevano acqua calda da una falda geotermica profonda inserita nel Bacino della Molassa prealpino. Per merito delle caratteristiche del suo sottosuolo è una zona quasi priva di sismicità naturale. Dall’inizio della realizzazione della prima centrale a Unterhaching circa 15 anni fa, sono stati registrati i sismi indotti e indubbiamente riconducibili all’esercizio degli impianti, di solito di magnitudo massima attorno a 2. Il che, anche a causa della bassa profondità degli ipocentri, basta per provocare lievi danni: come circa due anni fa, quando l’esercizio della centrale di Poing fu interrotto a causa di un terremoto indotto.

2) Le centrali del campo geotermico di Salton Sea nella California meridionale. Sono centrali del tipo “flash” come quelle dell’Amiata in una zona con una sismicità locale naturale comparabile a quella dell’Alfina. Si approvvigionano da un serbatoio con fluido molto caldo (circa 300 °C). Secondo lo studio disponibile online, esistono registrazioni accessibili della sismicità dal 1981 (caso quasi unico al mondo), che dimostrano una chiara correlazione tra attività delle centrali geotermiche e frequenza dei terremoti, con una magnitudo massima di 5,1.

Il database online mondiale dei terremoti indotti (lontano da essere completo) attribuisce alla geotermia, nella nostra zona, il terremoto del 2000 del Monte Amiata (magnitudo M = 4,5) che causò gravi danni materiali perché l’ipocentro era a bassa profondità (il che è tipico per terremoti indotti), quello di Torre Alfina del 1977 (M = 3) e uno di Latera (1984, M = 2,9).

Senza possibilità di dubbio, la geotermia, che sia della categoria “idrotermale” o di quella “HDR”, causa terremoti. Perché negarlo?

Il sottosuolo di Castel Giorgio, situato sul bordo del complesso vulcanico Volsini, è particolare e porta le tracce della sua storia – l’origine con la formazione di un centinaio di vulcani, l’espulsione e l’accumulo di materiale durante le eruzioni, e finalmente il crollo dei coni vulcanici e la formazione della caldera. Una storia e una struttura geologica complessa, con molteplici fratture della roccia e con molte faglie, in parte attive e causa dell’importante sismicità naturale della zona: con i terremoti, con epicentri proprio a Castel Giorgio, del 1957 (magnitudo 4,9) e del 2016 (M = 4,1) che hanno provocato danni anche gravi. Lo strato profondo di rocce carbonatiche che contiene il fluido geotermico è strutturato in compartimenti che impediscono la circolazione libera dei fluidi. Questa inomogeneità (anche in termini di permeabilità) favorisce l’accumulo di pressioni e stress meccanici, che causano fratture e spostamenti della roccia lungo le linee di fratture e i piani delle faglie. In più, gli squilibri di pressione provocano la risalita del fluido lungo le faglie e la discesa di acqua dalle falde superficiali. Queste caratteristiche della struttura geologica sono dimostrate inequivocabilmente, tra l’altro dal lavoro scientifico di Vignaroli et. al.

La domanda da porre, considerando queste circostanze e la mole delle prove scientifiche da tutto il mondo, è: come può non provocare terremoti la realizzazione e l’esercizio della centrale di Castel Giorgio?

E infatti: la centrale di Castel Giorgio provocherà eventi sismici. La magnitudo di questi terremoti indotti, secondo il consenso del mondo scientifico, potrà raggiungere la magnitudo della sismicità naturale della zona.

Come può parlare allora di “sismicità zero” della centrale il “general manager” dell’ITW-LKW, come si possono apostrofare “cretini” cittadini che avanzano preoccupazione e riserve fondate, e “piccola mafietta locale senza competenze, da diserbare come l’erba cattiva”?

"L'Altra Camminata" per raccogliere fondi per il ricorso

Preferiamo di non dare risposta, ma vogliamo illustrare quali passi, secondo le raccomandazioni internazionali, potrebbe seguire il processo decisionale per creare l’accettanza pubblica di un progetto geotermico:

·         Informare apertamente la popolazione,

·         illustrare chiaramente tutti i rischi e i vantaggi della centrale,

·         elaborare una risposta condivisa, 

·         coinvolgere gli stakeholder locali nel processo decisionale e nella gestione,

·         presentare garanzie valide per evitare danni (monitoraggi, sistema di salvaguardia “a semaforo”) e, nel caso estremo, per compensare i cittadini degli eventuali danni.

Può succedere anche che si arrivi alla decisione di non realizzare il progetto – perché ritenuto rischioso, poco vantaggioso, perché la ditta proponente è ritenuta poco affidabile e credibile. Oppure perché esistono valide alternative, sicure e poco costose, all’impianto – come nel nostro caso, dove l’aumento di efficacia ed efficienza energetica nella zona, o l’allestimento di una modesta superficie di pannelli fotovoltaici potrebbero rendere superflua la discussa centrale geotermica.
 
Cartografia delle sequenza sismica del 2016. La linea mediana dello sciame sismico segue approssimativamente la linea della faglia attiva e passa attraverso la zona dei pozzi di reiniezione della centrale
 

martedì 30 luglio 2019

Geotermia a Castel Giorgio: verso l'approvazione tra falsi e omissioni


All’ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio dei Ministri, mercoledì 31 luglio, è prevista l’approvazione del progetto dell’impianto pilota geotermico di Castel Giorgio, proposto dall’ITW-LKW Geotermia Italia.

Tutti i comuni del territorio, nell’Umbria e nel Lazio, ed anche la Regione Umbria hanno espresso la loro motivata contrarietà alla realizzazione della centrale. I comuni laziali hanno chiesto che anche il Presidente Zingaretti si esprima nello stesso senso.

Lago dalla zona di reiniezione nel comune di Bolsena
L’impianto di Castel Giorgio aveva ottenuto il parere positivo del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e del Ministero dei beni e delle attività culturali (MIBAC). Pare che adesso non possano far altro che confermare il parere espresso precedentemente da questi stessi ministeri, sulla base delle valutazioni verbalizzate nella conferenza dei servizi dell’8 settembre 2015.

Queste valutazioni positive sono state formulate da una Commissione VIA presieduta da Guido Monteforte Specchi, che (in evidente conflitto d’interesse) era contemporaneamente consulente privato della Società ITW-LKW proponente il progetto. Secondo il parere della commissione, la realizzazione e l’esercizio della centrale non avrebbero presentati pericoli per il territorio.

L’esito positivo della Valutazione d’Incidenza Ambientale poggia essenzialmente su due presupposti formulati dalla ditta proponente:

·         che la copertura dal serbatoio che contiene il fluido geotermico e impermeabile;

·         che il fluido geotermico può circolare liberamente all’interno del suo serbatoio.

Questi presupposti sono però stati confutati in una pubblicazione scientifica di Vignaroli et. al. (vedi qui), di cui gli “esperti” della commissione VIA (un astrofisico, un geologo specializzato in ghiacciai alpini e un avvocato) e la ditta proponente erano al corrente. Il permesso per la realizzazione dell’impianto di Castel Giorgio si basa quindi su un errore scientifico – incompetenza, svista, errore, falso?

carta dei terremoti maggio/giugno 2016, con epicentro a Castel Giorgio

Tenendo conto della realtà e quindi della conformazione specifica del sottosuolo fortemente fratturato nel comprensorio del Lago di Bolsena, è stato dimostrato che l’impianto presenta diversi possibili pericoli per la popolazione e l’ambiente. In particolare:

·         il pericolo di depauperamento dell’acquifero superficiale nella zona di prelievo del fluido geotermico, a causa della presenza di numerose faglie;

·         il pericolo della risalita del fluido geotermico verso la falda acquifera superficiale nella zona di reiniezione, inquinandola con arsenico e altre sostanze cancerogene;

·         il pericolo del trasferimento permanente di fluido geotermico dalla zona di produzione a quella di reiniezione, a causa della formazione di “compartimenti” nella roccia del serbatoio dovuta alle faglie, che ostacolano i flussi orizzontali;

·         l’aumento del rischio sismico dovuto agli squilibri di pressione e di temperatura nelle zone di produzione e di reiniezione, tenendo conto anche della presenza di faglie attive nella zona (evidenziata dal terremoto del 2016 e da altri eventi sismici che si verificano numerosi in questa zona).

Nella consapevolezza dei pericoli imminenti per la popolazione, tutto il territorio ha espresso una decisa opposizione all’impianto. Però, la verità scientifica e il No unito e motivato di tutto il territorio non valgono niente contro la lobby dell’industria geotermica.

In una lettera al Consiglio dei Ministri, il Sindaco del Comune di Bolsena, Paolo Dottarelli, ha espresso, a nome del Comune di Bolsena, parere contrario all’autorizzazione dell’impianto in oggetto perché questo costituisce “un inaccettabile rischio sanitario” in quanto può contaminare “la falda acquifera dalla quale viene estratta l’acqua per uso potabile ed irrigua” con “sostanze cancerogene, notoriamente presenti ad elevata concentrazione nei fluidi di geotermici.” Chiede pertanto “di respingere il progetto geotermico in oggetto”.
terremoto a Castel Giorgio nel 1957, "omesso" dalla Commissione VIA"
Anche il Sindaco di Castel Giorgio si è rivolto al Consiglio dei Ministri costatando che è suo dovere, “a salvaguardia del territorio e della salute della cittadinanza, denunciare che i pareri tecnici recentemente (il 31 maggio e il 5 luglio 2019) forniti dalla Commissione Via, sono inaccettabili e fuorvianti, in quanto tali da indurre le SS.VV. a prendere decisioni basate su dati incompleti”.

Suddetti pareri della Commissione che, sempre presieduta dall’Ing. Monteforte Specchi, si doveva esprimere in merito all’importanza degli eventi sismici nella zona di Castel Giorgio, affermano che c’è una sismicità locale moderata, fornendo una tabella di sismi locali di magnitudo tra 0,8 e 3,4, tra il 1985 e il 2014.

Si escludono dalla tabella (per motivi non specificati) due recenti terremoti che hanno causato gravi danni a Castel Giorgio: quello del 6 dicembre 1957 di magnitudo 4,9, e quello del 31 maggio 2016 di magnitudo 4,1.

Quest’è un’omissione voluta, che può avere conseguenze gravi.

Pochi giorni fa, nella sua consueta superficialità e ignoranza, il rappresentante dell’ITW-LKW Italia, Diego Righini, interpreta la massiccia adesione di enti e associazioni al Contratto del Lago di Bolsena, Fiume Marta e Costa antistante Tarquinia come una manifestazione del territorio in sostegno della geotermia parlando addirittura di “benedizione” da parte dei firmatari.

centrale geotermica a ciclo chiuso
Questa affermazione fuorviante è stata duramente respinta con richiesta di rettifica, da Luciano Dottarelli, Presidente del Club per l’UNESCO Viterbo Tuscia.

È vero: il Contratto del Lago è un forte SÌ, ma all’uso ecosostenibile del territorio, alla tutela del Lago, alla protezione dell’ambiente, alla salvaguardia dei cittadini, al biodistretto del Lago di Bolsena. È un chiaro NO allo sfruttamento industriale delle nostre terre, un NO alla geotermia, un NO alla coltura intensiva della nocciola (anche se qualcuno non l’ha ancora capito).

lunedì 22 luglio 2019

Goletta dei Laghi e Comune di Gradoli: come risolvere il problema dell’inquinamento dei fossi


Da molti anni Legambiente segnala, sulla base delle analisi della Goletta dei Laghi, l’inquinamento batterico alla foce di alcuni fossi affluenti nel Lago di Bolsena.

Uno dei punti dove le acque risultavano ogni volta inquinate era alla foce del Fosso del Rigo, nel comune di Gradoli. A luglio dell’anno scorso durante la presentazione pubblica dei risultati di Legambiente, l’allora sindaco di Gradoli, Luigi Buzi, aveva avanzato una proposta concreta per affrontare il problema, invitando l’associazione ambientalista e la cittadinanza a una collaborazione con la sua amministrazione per tentare, tramite prelievi e analisi, di accertare se ci fosse davvero un inquinamento del Fosso del Rigo.

Si era quindi concordata una collaborazione: prelevare, insieme, campioni lungo il percorso del Fosso del Rigo e nel caso se ne fosse accertato l’inquinamento, risalire alla sua fonte e risolvere il problema.
 
alla foce del Fosso del Rigo
 
Così è stato fatto nella tarda primavera di quest’anno. Le analisi hanno dato riscontro ai tratti dove si ipotizzavano possibili fonti d’inquinamento. Il Comune di Gradoli si è immediatamente attivato per eliminare la causa principale dell’inquinamento, che era localizzata in un tratto della condotta che collega le fogne del paese al collettore circumlacuale. Benché il problema fosse di responsabilità del COBALB e non del Comune, il sindaco Attilio Mancini ha fatto intervenire una ditta specializzata per risolverlo, e in più a spese del Comune, visto che il Consorzio attualmente è paralizzato dal processo di liquidazione.

Questo caso può servire da modello per risolvere simili problemi in altri comuni: invece di negare, come al solito, i presunti inquinamenti, adducendo il fatto che l’ARPA Lazio ogni anno certifica un’eccellente qualità delle acque di balneazione, Gradoli ha agito in maniera costruttiva, il che ha permesso di superare la sterile contrapposizione che finora aveva bloccato la soluzione del problema (abbiamo parlato di questa situazione incresciosa nel 2017, 2016, 2015, 2014, 2013 e 2012).
 
Vediamo i dettagli di questa azione comune. Per vari motivi – soprattutto per colpa delle persistenti piogge durante il mese di maggio – il campionamento è stato fatto soltanto il 6 giugno. Al campionamento hanno partecipato rappresentanze del Comune di Gradoli e dell’associazione Bolsena Lago d’Europa (BLEU). Sono stati prelevati 6 campioni in cinque punti diversi lungo il percorso del Fosso del Rigo, che ha il suo inizio nel paese di Gradoli e sfocia nel Lago poco a nord della Peschiera (vedi carta).


La tabella 1 informa sui vari punti di prelievo, la tabella 2 sui risultati dell’analisi batteriologica (Eurolab Marta).

 Tabella 1
 
punto, descrizione
GPS N
GPS E
alt
s.l.m
N° campione
1: uscita dal paese, canale a sud prima del ponte
42°38'35.9"N
11°51'29.2"E
422
1
2: prima possibilità di prendere campioni dopo il paese
42°38'33.28"N
11°52'3.53"E
364
2
3: punto incrocio fosso COBALB: uscita tubo di scarico
42°38'32.88''N
11°52'4.78''E
360
3
4: punto incrocio: acque mischiate
42°38'32.88''N
11°52'4.79''E
360
4
5: guado con resti di chiuse, poco a monte ponte della SP
42°38'20.19''N
11°52'50.49''E
320
5
6: foce
 
42°38'10.3"N
11°53'17.4"E
304
6

Il Fosso del Rigo, oggi, inizia al punto di unione di due canali di scolo di sezione rettangolare realizzati in cemento armato, che raccolgono le acque bianche e quelle grigie del paese. Il canale che proviene dalle frazioni settentrionali (canale N) era asciutto al momento del campionamento, il canale meridionale (canale S) portava una piccola quantità di acqua, di cui è stato preso un campione nel punto 1, poco prima dell’unione dei due canali. Come si vede dalla tabella 2, quest’acqua è leggermente inquinata, come si potrebbe supporre per acque di scolo stradale. Durante l’indagine preliminare al campionamento, abbiamo saputo che fino a due anni fa, l’inizio del fosso era fortemente inquinato da un’immissione illegittima di acque nere nel canale N (informazioni confermate da COBALB e Comune).
 
Per tutta la prima parte del percorso del fosso, dal paese fino a poco a valle della Fontana delle Cannelle, un sentiero stretto ma carrabile accompagna il Fosso del Rigo sulla sua sponda meridionale. In quasi tutta questa parte, sotto il sentiero si trova la tubazione del COBALB che convoglia le acque nere del paese di Gradoli al collettore circumlacuale. Sono visibili i tombini dei pozzetti di ispezione e di salto di questa tubazione.

È un sentiero molto bello che porta dal paese al Lago, fiancheggiato da vegetazione rigogliosa, con sguardi sul fosso che scorre al fondo della sua stretta e profonda valle. Per un lungo tratto, il fosso ha sponde ripidissime e non è accessibile per il campionamento. 
 
Il punto 2 di campionamento è, scendendo dal paese, il primo punto in cui il fosso è accessibile dal sentiero. L’analisi dimostra un aumento significativo dell’inquinamento da batteri fecali, comparato al punto iniziale del fosso. È probabile che l’inquinamento provenga dalle case sul ciglio nord del fosso, all’uscita del paese.

punto 3
Il terzo e quarto campione sono stati prelevati nella zona dove la tubazione del COBALB attraversa il fosso (vedi foto). Sulla sponda sud del fosso si trova un pozzetto di curva. A poca distanza, nel fosso si vede un tubo di scarico dal quale fuoriusciva acqua mischiata con evidente materiale fognario – carta, plastica, feci, e si sentiva puzza di fogna. Il punto 3 è all’uscita del tubo di scarico, il punto 4 è a un metro di distanza, dove le acque del fosso e dello scarico si mischiano.

Le analisi delle acque prelevate in questi punti mostravano un importante carico batterico. Come si era constatato durante un sopralluogo cui hanno assistito anche gli operai del COBALB, il pozzetto di curva in questione era completamente ostruito. Tramite il suo scarico di troppo pieno, una grande parte delle acque fognarie provenienti dal paese erano scaricate nel Fosso del Rigo.
 
pozzetto ostruito
Tabella 2
 
N° campione
Escherichia coli
Enterococchi intestinali
Unità di misura
 
1
50
0
 
 
u.f.c./100 ml
2
100
48
3
850
900
4
650
420
5
120
620
6
90
480
 
A valle della Fontana delle Cannelle, il cui fontanile è completamente nascosto nella vegetazione, il sentiero lascia il percorso del fosso e raggiunge la strada della Fratta. Il fosso attraversa terreni privati e recintati, non accessibili al campionamento. Il punto 5 si trova vicino al ponte dove il fosso passa sotto la strada provinciale del Lago. Le acque in questo punto risultavano ancora inquinate. La concentrazione di enterococchi intestinali era perfino più alta che nel punto 4. Si presume ci sia un’ulteriore immissione di acque fognarie tra il punto 4 e il punto 5.

L’ultimo punto di prelievo è il punto 6 alla foce del fosso. Il carico batterico era più basso di quello nel punto 5, sicuramente per diluizione da acque di scolo dal terreno, però sempre importante, con una concentrazione di batteri compatibile nei limiti dell’errore con i risultati della Goletta dei Laghi.
 
Abbiamo constatato quindi un importante inquinamento del Fosso del Rigo che proveniva da tre zone distinte lungo il suo percorso:

­– dalla sua parte iniziale, probabilmente da case sul ciglio settentrionale
– dal punto dove la tubazione del COBALB attraversa il fosso, dallo scarico di troppo pieno del pozzetto di curva forse intasato da sabbia, fanghi e altro materiale solido;
– dal suo tratto tra il punto 4 e la strada provinciale, probabilmente da scarichi irregolari da case o allevamenti. 
 
sentiero lungo il Fosso del Rigo
Tutto sommato, secondo la nostra esperienza, quella del Fosso del Rigo a Gradoli è una situazione diffusa e riscontrabile in molti paesi e fossi attorno al Lago. Situazioni per cui la soluzione proposta dal Comune di Gradoli – la collaborazione delle amministrazioni con la cittadinanza – può servire da modello che contribuirà ad eliminare questi inquinamenti, per il bene della salute del Lago e del suo turismo.